FESI 2025, le maschere cadono sempre davanti alla realtà

La nota ufficiale del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri parla chiaro.

Il decreto FESI 2025 è stato predisposto secondo criteri concordati con le APCSM firmatarie del rinnovo contrattuale. Altro che imposizioni respinte. Altro che “non passerà”. Altro che cambiamenti radicali.

E i fatti sono ancora più evidenti sono:

  • rimane il tetto delle 1.680 ore;
  • resta l’impianto già contestato;
  • vengono confermati criteri che continuano a creare disparità;
  • le risorse aggiuntive sono marginali rispetto alle reali esigenze del personale.

A rendere ancora più evidente il fallimento di questa gestione vi è un ulteriore elemento estremamente grave: all’interno della nota ufficiale dell’Arma non viene riportata alcuna certezza sui tempi di pagamento del FESI.

Questo dato pesa enormemente sulla dignità economica di tutti i Carabinieri, in un momento in cui il caro vita continua ad aumentare.

Mentre qualcuno continua a vantare vittorie, la nota informativa smonta la propaganda.

Il pagamento del FESI potrebbe non avvenire nel mese di giugno, come storicamente accaduto.

IL TEMPO DELLA PROPAGANDA È FINITO.

Se dopo tutta questa propaganda si arriva perfino a non avere nemmeno la certezza sui tempi di corresponsione del FESI, vuol dire che nulla è realmente cambiato rispetto alle vecchie logiche del passato.

Per mesi qualcuno ha costruito propaganda sulle spalle dei Carabinieri con proclami e annunci trionfali.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri lo aveva detto dall’inizio, con trasparenza, onestà intellettuale, senza slogan e senza illudere i Carabinieri.

Ed è inutile continuare a parlare di “grandi risultati” quando:

  • il potere d’acquisto continua a crollare;
  • il FESI resta ancorato a logiche vecchie;
  • gli incrementi annunciati rischiano di trasformarsi in pochi centesimi sui servizi.

Questa è la conferma che il sistema continua a non rispondere alla realtà quotidiana dei Carabinieri.

Il SIC continuerà a fare quello che ha sempre fatto, dire la verità, difendere i Carabinieri e non piegarsi alla propaganda.

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Oggi a Firenze ha giurato il futuro dell’Arma

Si è svolta oggi, presso la Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri di Firenze, la cerimonia di giuramento e conferimento degli Alamari agli Allievi Marescialli del 15° Corso Triennale.

Presenti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale di Corpo d’Armata Luciano Portolano e il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo.

Per il SIC erano presenti il Segretario Generale Regionale Toscana Fabio Scanu e il Segretario Regionale Pasquale Capasso.

Particolarmente significative le parole del Comandante Generale Salvatore Luongo rivolte agli Allievi Marescialli: “Vedo in voi i protagonisti delle fortune dei nostri reparti e il futuro dell’Istituzione. Dovrete governare questa realtà complessa con visione moderna e rigore di comportamento, avendo sempre il coraggio di agire senza farvi imbrigliare dalla burocrazia.”

Parole che rappresentano una visione concreta, moderna e operativa dell’Arma dei Carabinieri, sempre più orientata all’efficienza, alla responsabilità e alla capacità di affrontare le sfide del presente.

Il SIC partecipa a questi momenti non per semplice presenza formale, ma per rappresentare concretamente una realtà sindacale innovativa, vicina ai giovani Carabinieri e a quelli che saranno i futuri comandanti dell’Arma.

Gli alamari racchiudono un significato ideale e morale immenso, perché rappresentano il giuramento di fedeltà allo Stato e una scelta di vita votata alla comunità.

A tutti gli Allievi Marescialli va il nostro augurio più sincero affinché possano offrire, con coraggio e responsabilità, un costante contributo alla sicurezza dei cittadini e del Paese.

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Il FESI è un sistema anacronistico: si paga il presente con le risorse del passato…e con tempi incerti

Il Sindacato Indipendente Carabinieri interviene con fermezza sul Fondo Efficienza Servizio Istituzionale (il cosiddetto Premio produzione), oggi sempre più distante dalla realtà economica e operativa del personale.

UN SISTEMA SCOLLEGATO DAL PRESENTE

Il FESI si basa su risorse dell’anno precedente, erogate nell’anno successivo.

Nel 2026 si percepiranno importi riferiti al 2025, senza alcun adeguamento al costo della vita attuale. In un contesto di inflazione e aumento dei costi, questo sistema è ormai superato.

INCERTEZZA SUI TEMPI DI PAGAMENTO

Storicamente il FESI viene corrisposto nel mese di giugno.

Ad oggi, tuttavia, non vi sono certezze sull’effettiva erogazione in tale periodo. In mancanza di conferme, il pagamento potrebbe subire uno slittamento.

IMPEGNO ATTUALE, RICONOSCIMENTO PASSATO

A fronte di maggiori responsabilità e carichi di lavoro crescenti, gli importi restano invariati.

Premiare l’impegno di oggi con risorse ferme al passato significa non riconoscerlo adeguatamente. Sono state inserite ulteriori risorse, ma risultano comunque insufficienti rispetto alle reali esigenze del personale.

LA POSIZIONE DEL SIC

Non si può pretendere efficienza moderna con strumenti economici ancorati a logiche del passato. Serve un intervento concreto:

  • adeguamento delle risorse;
  • revisione del meccanismo;
  • coerenza tra servizio e riconoscimento.

IMPEGNO E RESPONSABILITÀ

Il SIC continuerà a operare con trasparenza e concretezza, nel rispetto di tutti i Carabinieri, a fronte di un servizio sempre più impegnativo, le retribuzioni non sono adeguate.

È necessario che l’Amministrazione si faccia promotrice, presso il Governo, di ulteriori stanziamenti per recuperare il potere d’acquisto perso.

Abbiamo scelto una strada chiara informare e dire la Verità.

La Segreteria Generale Nazionale

Il Generale di Corpo d’Armata Massimo Mennitti è il nuovo Vicecomandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

La nomina del Generale di Corpo d’Armata Massimo Mennitti a Vicecomandante Generale dell’Arma dei Carabinieri rappresenta un passaggio istituzionale di assoluta rilevanza per l’intera Istituzione.

Il Vicecomandante Generale è una figura centrale nell’equilibrio del vertice dell’Arma, fondamentale per garantire continuità, indirizzo e capacità di risposta alle sfide sempre più complesse che investono il Comparto Sicurezza.

Il SIC esprime apprezzamento per la nomina del Generale Mennitti, persona da sempre conosciuta e stimata, che nel corso della propria carriera ha rappresentato un punto di riferimento per molti Carabinieri, dando esempio concreto di dedizione, senso delle Istituzioni e attenzione al benessere del personale.

Siamo certi che il Generale Mennitti saprà svolgere il proprio incarico con visione, equilibrio, concretezza e attenzione verso le Donne e gli Uomini dell’Arma dei Carabinieri, interpretando un ruolo così delicato con la piena consapevolezza delle reali esigenze del personale.

In un momento storico caratterizzato da crescenti responsabilità operative, carichi di lavoro significativi e aspettative sempre più elevate, riteniamo imprescindibile che il confronto con le rappresentanze sindacali si traduca in ascolto reale e azioni concrete.

Il SIC continuerà a porsi come interlocutore leale e responsabile, ma determinato nel rappresentare le istanze dei Carabinieri: tutele effettive, condizioni di lavoro dignitose, valorizzazione professionale e benessere del personale.

Contestualmente, il SIC rivolge un sentito saluto al Generale di Corpo d’Armata Marco Minicucci, che lascia l’incarico di Vicecomandante Generale, esprimendo apprezzamento per le qualità umane e professionali dimostrate nel corso del suo percorso, nonché per l’attenzione e la sensibilità verso il personale dell’Arma.

Il nostro riconoscimento si fonda sul valore della persona e sul contributo offerto al benessere dei Carabinieri, elementi che per un sindacato rappresentano il parametro principale di valutazione.

A lui va il nostro augurio sincero di buon proseguimento umano e professionale.

Per il SIC il principio resta chiaro: un’Arma forte nasce da Carabinieri ascoltati, rispettati e messi nelle condizioni di operare con dignità ed efficacia.

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

1° Maggio, non solo lavoratori. I Carabinieri sono Professionisti della Sicurezza dello Stato

C’è un dato che oggi non può essere ignorato.

Mentre il Paese celebra la Festa dei Lavoratori, migliaia di Carabinieri non festeggiano.

Sono in servizio. In strada. Nelle piazze. Nei territori più difficili.

A garantire ciò che molti danno per scontato: la sicurezza.

Ed è proprio da qui che bisogna partire.

I Carabinieri sono lavoratori, sì, ma fermarsi a questo significa non comprendere fino in fondo la loro funzione.

I Carabinieri sono professionisti della sicurezza dello Stato.

Professionisti che operano in condizioni complesse, spesso con risorse limitate, esposti quotidianamente a rischi concreti per la propria incolumità fisica, con responsabilità che vanno ben oltre qualsiasi altra categoria lavorativa.

Professionisti che garantiscono ordine, legalità e tutela dei cittadini anche quando il resto del Paese si ferma.

Come Sindacato vogliamo affermare con chiarezza:

  • non può esistere una reale celebrazione del lavoro se non si riconosce, in modo concreto e non solo simbolico, la specificità di chi garantisce la sicurezza pubblica.
  • non esiste sicurezza senza Carabinieri messi nelle condizioni di operare con dignità.

In questa giornata, il nostro pensiero va a tutte le Donne e gli Uomini dell’Arma che oggi sono in servizio, lontani dalle proprie famiglie.

Il SIC continuerà a fare ciò che ha scelto fin dall’inizio:

ESSERE AL FIANCO DEI CARABINIERI “SEMPRE”

Perché chi garantisce la sicurezza dell’Italia non può essere considerato uno come tanti.

 

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Sicurezza, lo Stato non può chiedere sacrifici senza garantire rispetto, risorse adeguate e tutele reali agli operatori

È una criticità strutturale che incide direttamente sulla capacità dello Stato di garantire presenza, prevenzione e controllo reale del territorio.

Il SIC ritiene doveroso riportare il dibattito su un piano serio, concreto e non più rinviabile.

Una carenza strutturale che non può più essere ignorata

I dati oggi parlano chiaro: la carenza organica si attesta intorno al 9-10% per l’Arma dei Carabinieri e su valori superiori al 10% per la Polizia di Stato, rispetto alle rispettive piante organiche.

In termini reali, questo significa oltre 20.000 operatori in meno sulle strade, nei reparti e nei territori più complessi.

Non è un’oscillazione fisiologica, è un vuoto strutturale che indebolisce la capacità operativa dello Stato.

Il paradosso territoriale: dove serve più Stato, lo Stato rischia di essere meno presente

Le aree maggiormente esposte alla pressione criminale coincidono spesso con territori nei quali la carenza organica pesa in modo ancora più grave.

Parliamo di realtà complesse come Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Sardegna.

Con particolare riferimento ad alcune province e aree interne, dove la presenza dello Stato dovrebbe essere rafforzata ed il personale è, invece,  spesso costretto a lavorare con organici ridotti, carichi crescenti e responsabilità sempre più gravose.

Questo non è un problema amministrativo.ma un problema di sicurezza nazionale.

Le scelte del passato presentano il conto

Le politiche di contenimento della spesa adottate negli anni passati hanno progressivamente indebolito il Comparto Sicurezza.

Risparmiare sulla Sicurezza non significa semplicemente ridurre costi.

Significa ridurre pattuglie, presenza, prevenzione, deterrenza.

Significa mettere in maggiore difficoltà chi indossa una divisa.

Significa esporre maggiormente le Forze dell’Ordine.

Significa lasciare più soli i cittadini.

E oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: intere fasce deboli della popolazione — anziani, donne, famiglie, bambini — vivono con crescente insicurezza, limitano la propria libertà, evitano strade, piazze e luoghi pubblici dopo una certa ora.

Quando il cittadino si sente costretto a chiudersi in casa, lo Stato ha già perso terreno.

Il presidio più vicino ai cittadini

L’Arma dei Carabinieri rappresenta il presidio più capillare dello Stato sul territorio.

Nei grandi centri, nei piccoli comuni, nelle periferie, nelle aree rurali e interne, il Carabiniere è spesso il primo volto dello Stato che il cittadino incontra.

Indebolire l’Arma significa indebolire l’intero sistema sicurezza del Paese.

Rinnovo contrattuale 2025-2027: la dignità non si liquida con cifre irrisorie

Il nodo economico è centrale.

Il rinnovo contrattuale 2025-2027, per come si sta delineando, rischia di rappresentare l’ennesima mortificazione per chi ogni giorno garantisce sicurezza pubblica, ordine e legalità.

Parliamo di incrementi lordi che, nelle prospettive indicate, si attesterebbero orientativamente su circa 20 euro nel 2025, circa 40 euro nel secondo anno e circa 90 euro nel terzo anno.

Lordo, non netto.

Questa non è valorizzazione.

Non è riconoscimento.

Non è rispetto.

È una risposta economicamente debole, socialmente inadeguata e sindacalmente fallimentare.

Chi siede ai tavoli negoziali non può presentare come risultato ciò che, per migliaia di Donne e Uomini in divisa, rischia di tradursi nell’ennesima elemosina contrattuale.

La rappresentanza non si misura dai numeri dichiarati.

Si misura dalla capacità di ottenere risultati veri.

FESI – fondo efficienza servizio istituzionale, un sistema che non risponde più alla realtàIl FESI, noto come premio di produzione, rappresenta un ulteriore elemento di criticità.

Si tratta di un istituto che utilizza risorse economiche riferite all’anno precedente, erogate nell’anno successivo.

Questo significa che il FESI percepito nel 2026 è costruito su risorse del 2025, senza alcun adeguamento al contesto economico attuale.

In un periodo caratterizzato da aumento del costo della vita e perdita del potere d’acquisto, questo meccanismo risulta inadeguato.

Non si registrano incrementi significativi né una reale evoluzione nella distribuzione delle risorse.

Il risultato è evidente: importi sostanzialmente invariati, scollegati dalla realtà economica e dalle condizioni operative del personale.

Il FESI, così strutturato, rischia di diventare uno strumento privo di reale efficacia, incapace di riconoscere adeguatamente l’impegno dei Carabinieri.

Tutela giudiziaria e Decreto Sicurezza:  passi avanti, ma siamo ancora lontani

Sul piano delle tutele giuridiche qualche passo avanti è stato compiuto, ma non basta.

Il Carabiniere che interviene su strada non può essere lasciato solo dopo aver fatto il proprio dovere.

Non può affrontare anni di procedimento, esposizione mediatica, spese legali, tensioni familiari e incertezza professionale per poi sentirsi dire, magari dopo molto tempo, che ha agito correttamente.

Uno Stato serio deve proteggere chi protegge.

Non può limitarsi a pretendere coraggio, prontezza e responsabilità senza garantire tutele immediate, effettive e proporzionate.

Le soluzioni temporanee non risolvono problemi strutturali

La carenza organica non si affronta con formule provvisorie, precarie o emergenziali.

La Sicurezza non può essere programmata a termine.

Servono arruolamenti stabili, formazione seria, continuità operativa, investimenti reali e una visione strategica.

Ogni altra soluzione rischia di essere solo un tampone su una frattura profonda.

La posizione del SIC

Il SIC continuerà a denunciare con forza questa condizione.

Non per polemica, ma per responsabilità.

Perché un Carabiniere stanco, sottopagato, esposto, non tutelato e impiegato in organici insufficienti non è solo un lavoratore penalizzato.

È un presidio dello Stato indebolito.

E quando si indebolisce chi garantisce Sicurezza, si indebolisce la sicurezza di tutti.

In conclusione

Continuare a chiedere sacrifici a chi indossa una divisa, oppure iniziare finalmente a riconoscere, tutelare e valorizzare chi ogni giorno difende lo Stato.

Il SIC non arretra.

Un Carabiniere tutelato è un Carabiniere più efficace.

Un Carabiniere efficace significa maggiore sicurezza per i cittadini.

La Segreteria Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Conversione in legge del Decreto sicurezza 2026. Il SIC rivendica il cambio di passo normativo e richiama la necessità di tutele giuridiche effettive per il personale operante

Il Decreto Sicurezza 2026 è stato definitivamente convertito in legge, segnando un passaggio rilevante in materia di sicurezza pubblica e operatività delle Forze di polizia.

Questa APCSM prende atto di un intervento normativo che, su più aspetti, va nella direzione da tempo indicata: rafforzare gli strumenti operativi e rendere più efficace l’azione di contrasto ai fenomeni criminali.

Si tratta di un cambio di passo che riconosce, almeno in parte, esigenze reali più volte rappresentate dal SIC nelle sedi istituzionali, e per questo esprimiamo apprezzamento verso chi ha dimostrato capacità di ascolto. Più strumenti, ma servono garanzie.

Resta però fermo un principio per noi imprescindibile:

  • l’ampliamento dei poteri operativi deve essere accompagnato da tutele giuridiche adeguate per il personale;
  • l’efficacia dell’azione di polizia è direttamente collegata alla serenità di chi opera sul territorio.

Permangono criticità su cui il SIC continuerà a intervenire con determinazione:

  • tutela legale preventiva per il personale impiegato in servizio;
  • revisione delle procedure di iscrizione nel registro degli indagati, soprattutto nei casi legati all’adempimento del dovere, e chiarezza applicativa e uniformità delle norme, per evitare che il peso delle decisioni ricada sul singolo.

La sicurezza non si costruisce solo con nuove leggi, ma mettendo i Carabinieri nelle condizioni di operare con equilibrio, professionalità e fiducia nelle Istituzioni.

Questa realtà associativa lo dice da sempre, chi difende lo Stato deve avere la certezza di non doversi difendere dallo Stato.

Il decreto è un primo passo, ma il percorso deve proseguire con interventi che rendano effettive e proporzionate le tutele rispetto alle responsabilità richieste.

Un Carabiniere tutelato è un Carabiniere più efficace. Un Carabiniere efficace significa maggiore sicurezza per i cittadini.

Il SIC continuerà a lavorare con determinazione e responsabilità, senza arretrare.

 

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, giurano i nuovi Ufficiali. Il SIC: “Onore, responsabilità e centralità dell’uomo in divisa”

Oggi, presso la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri di Roma, alla presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, e del Comandante della Scuola Ufficiali, Generale di Divisione Canio Giuseppe La Gala, si è svolta una cerimonia di straordinario valore istituzionale e simbolico, ovvero, il giuramento dei nuovi Ufficiali dell’Arma.

Alla cerimonia hanno preso parte, per il SIC, il Segretario Generale Nazionale Luigi Pettineo e il Segretario Generale Regionale Lazio Salvatore De Santis, a testimonianza della vicinanza concreta del sindacato ai momenti più significativi della vita istituzionale dell’Arma.

IL VALORE DEL GIURAMENTO

Il giuramento non è un atto formale, è una scelta di vita.

È il momento in cui si assume, davanti allo Stato e ai cittadini, un impegno che va oltre la professione: quello di servire con disciplina, onore e senso del dovere, anche nelle condizioni più difficili.

Ai nuovi Ufficiali va l’augurio sincero del SIC di intraprendere un percorso ricco di soddisfazioni, risultati e traguardi importanti, ma soprattutto di svolgere il loro ruolo di Guida con equilibrio, responsabilità, profonda attenzione verso il personale e, soprattutto, sempre attraverso l’Esempio.

LA CENTRALITÀ DEL PERSONALE NON UNO SLOGAN, MA UNA PRIORITÀ

Il SIC lo ribadisce con chiarezza:

  • la sicurezza del Paese passa attraverso il benessere dei Carabinieri;
  • chi oggi assume ruoli di comando dovrà avere piena consapevolezza che il personale non è una risorsa accessoria, ma il cuore operativo e umano dell’Istituzione;
  • leadership significa decidere, ma anche ascoltare;
  • comandare significa dirigere, ma soprattutto prendersi cura.

UNA ISTITUZIONE CHE GUARDA AL FUTURO

L’Arma dei Carabinieri, fondata nel 1814, celebra quest’anno 212 anni di storia, confermandosi una delle istituzioni più solide e credibili del Paese.

Una storia costruita su sacrificio, dedizione e senso dello Stato, che oggi continua grazie anche ai giovani Ufficiali che hanno scelto di indossare questa uniforme.

IL RINGRAZIAMENTO ISTITUZIONALE

Il SIC esprime un sentito ringraziamento al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, per il suo intervento, che ha saputo richiamare con autorevolezza i valori fondanti dell’Arma e la responsabilità che ogni Ufficiale è chiamato ad assumere nel proprio percorso.

Un ringraziamento anche al Generale di Divisione Canio Giuseppe La Gala, Comandante della Scuola Ufficiali, per il lavoro svolto nella formazione delle nuove generazioni di comandanti, in un contesto sempre più complesso e sfidante.

LA POSIZIONE DEL SIC

Il SIC continuerà a essere presente, con spirito costruttivo e determinazione, accanto ai Carabinieri di ogni ordine e grado, promuovendo una visione moderna dell’Istituzione, dove efficienza operativa e tutela del personale viaggiano insieme.

Un Carabiniere tutelato è un Carabiniere più efficace.

Un Carabiniere più efficace garantisce più sicurezza ai cittadini.

È da qui che nasce tutto.

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Il rinnovo contrattuale lo decide la Funzione pubblica, non chi vanta solo numeri

Cari Colleghi,

Dall’incontro con la Funzione Pubblica sul rinnovo contrattuale emerge un dato estremamente significativo, che il SIC aveva già indicato con chiarezza nei giorni scorsi.

L’orientamento della Funzione Pubblica è quello di destinare il 90% delle risorse al trattamento fondamentale e il 10% alle indennità accessorie e chiude il contratto in tempi relativamente brevi.

Una linea che riteniamo corretta, perché rafforza lo stipendio, dà stabilità economica e produce effetti concreti e duraturi per il personale.

Su questo punto il SIC era già intervenuto con una nota specifica, evidenziando come la stragrande maggioranza delle risorse stanziate debba essere destinata al trattamento fondamentale, lasciando solo una quota residuale al trattamento accessorio, proprio per garantire benefici diretti e immediati in busta paga ai colleghi.

Ed è qui che dobbiamo essere lucidi.

E allora la domanda è inevitabile, a cosa serve oggi la cosiddetta “rappresentatività”, se nei tavoli dove si decide davvero la parola di chi dovrebbe rappresentare i colleghi rischia di non incidere concretamente?

Essere ammessi a un tavolo non significa automaticamente contare qualcosa.

Se non si incide, se non si orientano le decisioni, quella presenza rischia di diventare solo formale.

Ancora oggi assistiamo troppo spesso a silenzi, atteggiamenti remissivi o prese di posizione tardive, ancora legate a logiche della vecchia rappresentanza militare, che nulla hanno a che vedere con un modello sindacale moderno, autonomo e realmente orientato alla tutela del personale.

Noi del SIC vogliamo essere diversi, trasparenti, concreti e responsabili.

Il messaggio che dobbiamo far passare è semplice: il potere non deriva da un’etichetta di rappresentatività, ma dalla capacità concreta di incidere, proporre e ottenere risultati per i colleghi.

Per questo continueremo a proporre soluzioni concrete e assumerci la responsabilità delle posizioni che portiamo avanti.

La credibilità non si dichiara, si costruisce con i fatti.

Diffondiamo questo contenuto e stimoliamo consapevolezza.

Perché oggi più che mai serve un sindacato capace di incidere davvero.

Meno forma, più sostanza.

Più risultati, meno parole.

Il SIC c’è e continuerà a fare la propria parte.

Avanti sempre, con forza e dignità.

 

La Segreteria Generale Nazionale

 

Innalzamento delle temperature e criticità operative connesse all’attuale disciplina sull’impiego delle uniformi

 

Fluminimaggiore,  21 aprile 2026

 

AL SIG. COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI

Gen. C.A. Salvatore LUONGO

ROMA

 

OGGETTO: Innalzamento delle temperature e criticità operative connesse all’attuale disciplina sull’impiego delle uniformi.

 

Signor Comandante Generale,

nel quadro di una leale e fattiva collaborazione istituzionale, questa Segreteria Generale intende sottoporre alla Sua autorevole attenzione una criticità che, alla luce dell’innalzamento repentino delle temperature su vasta parte del territorio nazionale con particolare incidenza nelle regioni del Centro-Sud e nelle aree insulari, sta assumendo rilevanza concreta sul piano operativo e sul benessere del personale.

Si riscontra, infatti, una crescente discrepanza tra la rigidità dell’attuale sistema di “cambio uniforme”, ancorato a criteri temporali predeterminati, e le reali condizioni climatiche in cui i Carabinieri sono quotidianamente chiamati ad operare.

In numerosi contesti territoriali, già nel corso dei mesi primaverili si registrano temperature elevate che rendono l’impiego della divisa invernale o di mezza stagione non più adeguato, soprattutto nei servizi esterni svolti nelle ore diurne, con conseguenti situazioni di affaticamento fisico e potenziale stress termico.

Tale condizione incide, non solo, sul comfort individuale, ma assume una diretta rilevanza operativa.

Un operatore esposto a condizioni climatiche non compatibili con l’uniforme prevista si trova a operare con maggiore difficoltà, con possibili riflessi sulla prontezza operativa, sulla capacità decisionale e, conseguentemente, sull’efficacia complessiva del servizio reso.

A ciò si aggiungono ulteriori elementi di criticità, connessi alla necessità di garantire elevati standard di decoro e immagine istituzionale, che comportano per il personale frequenti cambi di vestiario, con inevitabili ricadute sulla gestione quotidiana e sui costi individuali.

Analogamente, le condizioni climatiche determinano un maggiore ricorso ai sistemi di climatizzazione sui veicoli di servizio, con conseguente incremento dei consumi.

La rigidità dell’attuale disciplina, fondata su un calendario uniforme valido sull’intero territorio nazionale, appare pertanto non più pienamente coerente con l’evoluzione climatica in atto, rendendo opportuno un adeguamento organizzativo basato su parametri più flessibili e aderenti alla realtà operativa.

Alla luce di quanto sopra, questa Segreteria Generale chiede un intervento tempestivo volto a:

  • valutare l’anticipazione dell’impiego della divisa estiva, in particolare nelle aree maggiormente interessate dall’innalzamento delle temperature;
  • introdurre criteri di flessibilità territoriale, demandando ai Comandi Legionali la possibilità di modulare l’utilizzo delle uniformi in relazione alle effettive condizioni climatiche locali;
  • favorire l’adozione e la diffusione di capi operativi più funzionali, quali maglie tipo “polo” o analoghi indumenti tecnici, già oggetto di precedente segnalazione da parte di questa Organizzazione Sindacale, in grado di garantire adeguati livelli di traspirabilità e comfort, nel pieno rispetto del decoro istituzionale.

Si tratta di un intervento che non può essere ricondotto a mere esigenze di comfort, ma che incide direttamente sull’efficienza dello strumento operativo e sulla tutela del personale, elementi strettamente connessi alla qualità del servizio reso alla collettività.

Certi della sensibilità dell’Ill.ma S.V. rispetto a tematiche che attengono alla sicurezza, all’efficienza e al benessere dei Carabinieri, si resta in attesa di un cortese e sollecito riscontro, rinnovando la piena disponibilità a ogni eventuale approfondimento tecnico.

Con osservanza.

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTA NOTA IN PDF