Lombardia, il SIC nei Reparti. Tre giorni di attività assembleari tra Desio, Pavia e Lodi

Tre giornate intense di attività assembleare sindacale, confronto diretto con i militari e presenza concreta nei reparti dell’Arma.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri ha svolto in Lombardia un importante ciclo di assemblee sindacali presso la Compagnia Carabinieri di Desio, la Compagnia Carabinieri di Pavia e la Compagnia Carabinieri di Lodi, confermando ancora una volta la volontà di essere presente tra i Carabinieri e vicino a chi ogni giorno opera sul territorio.

L’attività è stata organizzata dal Segretario Generale Regionale SIC Lombardia Federica Santelli, impegnata in un significativo lavoro di radicamento e consolidamento della struttura sindacale sul territorio lombardo.

Alle assemblee hanno partecipato il Segretario Generale Nazionale del SIC Luigi Pettineo ed il Segretario Nazionale Francesco Piero Lo Iacono.

La presenza dei vertici nazionali ha rappresentato un segnale concreto di sostegno al lavoro della struttura regionale e ai giovani riferimenti del SIC Lombardia, nel pieno spirito di un Sindacato che rafforza il territorio e valorizza le energie locali.

Il ciclo di attività assembleari è iniziato il 5 marzo presso la Compagnia Carabinieri di Desio ed è proseguito il 6 marzo presso la Compagnia Carabinieri di Pavia e la Compagnia Carabinieri di Lodi, consentendo un confronto diretto con numerosi Carabinieri in servizio nei rispettivi territori.

Durante le assemblee sono stati illustrati in maniera chiara e trasparente:

–         il progetto organizzativo del Sindacato Indipendente Carabinieri;

–         le attività sindacali svolte a livello nazionale e territoriale;

–         i servizi concreti messi a disposizione degli iscritti;

–         il sistema di tutela legale effettiva garantito ai Carabinieri;

–         i risultati e le vittorie sindacali ottenute in difesa dei colleghi.

Le assemblee hanno rappresentato momenti di confronto aperto e partecipato, durante i quali i militari hanno potuto porre domande, rappresentare criticità e condividere riflessioni sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive di miglioramento della tutela del personale.

Tre giornate intense di lavoro, un vero tour de force sindacale, che ha consentito al SIC di rafforzare ulteriormente il proprio rapporto con il territorio lombardo e con i Carabinieri che vi prestano servizio.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri desidera inoltre esprimere un sincero ringraziamento per l’attenzione e la sensibilità istituzionale dimostrate al Comandante della Compagnia Carabinieri di Desio, Capitano Cristiano Barboni, al Comandante Provinciale dei Carabinieri di Pavia, Colonnello Pantaleone Grimaldi, al Comandante della Compagnia Carabinieri di Pavia, Capitano Davide Masina, al Comandante Provinciale dei Carabinieri di Lodi, Colonnello Alberto Cicognani, e al Comandante della Compagnia Carabinieri di Lodi, Maggiore Daniele Brasi.

Un ringraziamento per l’apertura dimostrata, per la sensibilità istituzionale e per il confronto garantito nell’accogliere l’attività assembleare sindacale.

Nel corso delle giornate di lavoro vi è stata inoltre l’occasione di incontrare gli Avvocati Maria Paola Marro e Antonio Cirella, professionisti che da tempo collaborano con il Sindacato Indipendente Carabinieri offrendo un contributo qualificato nell’ambito della tutela legale degli associati.

L’incontro ha rappresentato un momento di ulteriore consolidamento di una collaborazione professionale fondata su stima reciproca, competenza e piena disponibilità, elementi che consentono al SIC di garantire ai propri iscritti un’assistenza legale altamente qualificata e concreta.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri desidera pertanto esprimere anche a loro un sincero ringraziamento per la costante disponibilità e per il contributo professionale che continuano a mettere al servizio degli associati.

Il SIC continuerà a essere presente nei reparti e sui territori, con un obiettivo chiaro: rafforzare la tutela dei Carabinieri e dare voce concreta alle loro esigenze.

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Posto di controllo Carabinieri

Escalation di eventi ad alto rischio per cittadini e operatori delle Forze di Polizia – richiesta urgente di intervento istituzionale

Fluminimaggiore, 5 marzo 2026

Al Signor Ministro della Difesa

Onorevole Guido Crosetto

Al Signor Ministro dell’Interno

Prefetto Matteo Piantedosi

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Escalation di eventi ad alto rischio per cittadini e operatori delle Forze di Polizia – richiesta urgente di intervento istituzionale

 

Signori Ministri,

Signor Comandante Generale,

il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene doveroso rappresentare con estrema chiarezza la forte preoccupazione che sta emergendo tra i militari dell’Arma e tra gli operatori delle Forze di Polizia in relazione a una escalation di eventi ad altissimo rischio verificatisi negli ultimi giorni.

A Roma, un veicolo in fuga dalle Forze dell’Ordine ha provocato un incidente con esiti mortali travolgendo una famiglia.

Tra Marche e Umbria, un inseguimento sulla Strada Statale Flaminia si è concluso con uno speronamento e il ferimento di due Carabinieri.

A Cerveteri, una Carabiniera è stata travolta durante un posto di controllo ed elitrasportata d’urgenza al Policlinico Gemelli.

Non si tratta di singoli episodi scollegati tra loro.

Si tratta del segnale evidente di una dinamica sempre più frequente: soggetti che, pur di sottrarsi ai controlli delle Forze di Polizia, sono disposti a mettere deliberatamente a rischio la vita dei cittadini e degli operatori dello Stato.

Pur riconoscendo che il Decreto Sicurezza recentemente entrato in vigore fa già un passo significativo verso il riconoscimento e la persecuzione di questo fenomeno (l’articolo 8 modifica l’articolo 192 del Codice della Strada aggiungendo la reclusione da 6 mesi a 5 anni, il ritiro della patente e la confisca del mezzo per chi fugge all’alt dandosi ad una fuga pericolosa) riteniamo necessario affermare con chiarezza alcuni aspetti che non possono più essere ignorati:

–           Il livello di deterrenza nei confronti di chi forza i controlli delle Forze dell’Ordine appare sempre più insufficiente;

–           Quando un soggetto decide di fuggire ad alta velocità, speronare un mezzo di servizio o travolgere un operatore pur di sottrarsi alla legge, significa che il timore delle conseguenze non rappresenta più un freno reale a tali condotte;

–           Gli operatori delle Forze di Polizia sono sempre più esposti a rischi operativi estremamente elevati;

–           I servizi di controllo del territorio, gli inseguimenti e i posti di blocco rappresentano oggi momenti operativi ad altissima pericolosità, nei quali uomini e donne in divisa si trovano a fronteggiare soggetti determinati a tutto pur di sottrarsi alla legge;

–           La sicurezza dei cittadini e degli operatori dello Stato rappresenta una responsabilità primaria delle istituzioni.

Quando cittadini innocenti perdono la vita o quando militari e operatori restano feriti durante attività di servizio, non può essere accettato che tali episodi vengano percepiti come inevitabili.

Un Carabiniere che esce in servizio non dovrebbe sentirsi costretto a sperare di rientrare a casa sano e salvo per riabbracciare i propri familiari.

Un cittadino non dovrebbe correre il rischio di perdere la vita semplicemente perché qualcuno decide di sottrarsi a un controllo delle Forze dell’Ordine.

Alla luce di quanto esposto, questa APCSM ritiene non più rinviabile un intervento deciso volto a:

–           rafforzare le tutele operative per il personale impegnato nei servizi di controllo e negli inseguimenti ad alto rischio;

–           potenziare strumenti tecnologici e dispositivi di sicurezza a disposizione degli operatori;

–           valutare interventi normativi capaci di garantire una reale deterrenza nei confronti di chi mette deliberatamente in pericolo la vita degli operatori delle Forze di Polizia e dei cittadini;

–           avviare un monitoraggio nazionale del fenomeno per comprendere con precisione l’effettiva dimensione di un rischio che sta assumendo contorni sempre più preoccupanti.

Tuttavia riteniamo che la tutela della sicurezza pubblica e dell’incolumità degli operatori dello Stato non possa essere affidata alla casualità degli eventi.

Su questi temi è necessario un segnale chiaro e tempestivo.

Restiamo disponibile a fornire contributi tecnici e operativi utili a individuare soluzioni efficaci nell’interesse esclusivo della sicurezza dei cittadini e del personale dell’Arma dei Carabinieri

Con osservanza istituzionale,

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Titolo onorifico di “Veterano della Difesa” – apprezzamento istituzionale e proposta di evoluzione sostanziale

 

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

= ROMA =

e p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

= ROMA =

 

 

OGGETTO:  Titolo onorifico di “Veterano della Difesa” – apprezzamento istituzionale e proposta di evoluzione sostanziale

 

Egregio Signor Ministro,

il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC), nel rispetto dei ruoli istituzionali e con spirito di leale collaborazione, intende esprimere il proprio apprezzamento per l’istituzione del titolo onorifico di “Veterano della Difesa”, introdotto con Decreto del Ministro della Difesa del 21 febbraio 2025, nonché sottoporre alcune riflessioni di carattere dottrinale finalizzate alla sua valorizzazione sostanziale.

  1. Premessa istituzionale

Il SIC riconosce nell’iniziativa del Ministro della Difesa un atto di significativo valore politico e istituzionale, volto a riconoscere formalmente il servizio prestato dai militari delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri, anche in congedo, in contesti operativi caratterizzati da elevata complessità, responsabilità ed esposizione al rischio.

Tale riconoscimento contribuisce a consolidare la memoria operativa dello Stato e a restituire dignità a chi ha servito la Patria con disciplina, onore e senso delle Istituzioni.

  1. Definizione sostanziale del titolo di Veterano

Il SIC ritiene opportuno richiamare il significato pieno e dottrinale del concetto di Veterano della Patria o della Difesa.

Veterano è colui che ha servito lo Stato in funzioni operative essenziali alla difesa della Nazione, assumendosi rischi concreti per la propria integrità fisica e psichica, nonché per la sicurezza della collettività, al fine di garantire la salvaguardia delle istituzioni democratiche e il rispetto dell’ordinamento giuridico.

Il riconoscimento di tale figura non può esaurirsi in una dimensione meramente simbolica, ma riflette la missione costituzionale delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri e il valore umano e professionale del servizio reso.

  1. La cesura post-servizio e il limite dell’attuale disciplina

L’ordinamento vigente prevede che, al termine del servizio attivo, il personale militare cessi ogni forma di appartenenza ordinamentale, pur avendo svolto attività caratterizzate da elevata responsabilità, esposizione al rischio e significativa usura psico-fisica.

In questo contesto, il titolo di “Veterano della Difesa”, così come attualmente configurato, rischia di assumere una valenza prevalentemente onorifica e amministrativa, non traducendo pienamente il valore sostanziale del servizio prestato.

Il punto centrale non riguarda l’opportunità del riconoscimento che il SIC condivide bensì la necessità che esso evolva verso una configurazione coerente con la responsabilità istituzionale che lo Stato assume nei confronti di chi lo ha difeso.

  1. Analisi comparata e coerenza istituzionale

Da uno studio comparato condotto dal SIC emerge che in numerose democrazie alleate quali Stati Uniti, Regno Unito e Francia  il riconoscimento del veterano si traduce in misure concrete di sostegno sanitario, sociale e logistico, ispirate al principio di continuità istituzionale del servizio reso.

In tali ordinamenti, lo status di veterano comporta, tra l’altro:

– programmi strutturati di supporto psicologico post-servizio;

– agevolazioni nell’accesso a servizi statali e pubblici (trasporti, formazione, percorsi di reinserimento lavorativo);

– strumenti di tutela per le famiglie nei casi di invalidità grave o decesso.

Non si tratta di privilegi, ma di misure coerenti con il sacrificio richiesto e con la responsabilità pubblica che ne deriva.

L’eventuale ispirazione a buone prassi internazionali, opportunamente adattate alle specificità dell’ordinamento italiano, garantirebbe coerenza tra il riconoscimento formale e la sostanza del rapporto tra Stato e suoi difensori.

  1. Per chi Vive e per chi è Caduto responsabilità istituzionale permanente

Chi ha servito per decenni con dedizione e disciplina non può essere considerato semplicemente un destinatario di un titolo onorifico, tuttavia rappresenta una parte viva del patrimonio umano e professionale formato dallo Stato.

Allo stesso modo, chi ha perso la vita in servizio merita un ricordo permanente, istituzionalmente garantito.

Uno Stato maturo riconosce con pari dignità i vivi e i caduti, mantenendo saldo il legame tra memoria, servizio e responsabilità pubblica.

  1. Proposta del SIC

Il SIC non richiede trattamenti privilegiati né benefici impropri.

Sollecita, invece, una riflessione volta a conferire al titolo di Veterano della Difesa una configurazione evolutiva orientata alla definizione di uno status giuridico e funzionale coerente con il valore umano, professionale e istituzionale del servizio reso.

Il riconoscimento non può limitarsi a una certificazione formale, ma deve tendere a rappresentare, in modo sostanziale, il legame permanente tra lo Stato e coloro che ne hanno garantito la difesa.

  1. Conclusione

Uno Stato che riconosce formalmente i propri veterani compie un passo importante.

Uno Stato che ne riconosce pienamente lo status rafforza se stesso, la propria credibilità istituzionale e il legame con le Istituzioni che lo tutelano.

Il SIC conferma il proprio spirito di collaborazione istituzionale e la disponibilità a contribuire, con competenza ed esperienza sindacale, a un eventuale percorso di approfondimento volto a rendere il riconoscimento del Veterano della Difesa pienamente coerente con la sua valenza costituzionale e sociale.

Con rispetto, senso dello Stato e responsabilità democratica.

Avanti sempre, con forza e dignità.

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Servizio Navale, valorizzazione delle professionalità e prospettive organizzative

Fluminimaggiore, 2 marzo 2026

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Servizio Navale, valorizzazione delle professionalità e prospettive organizzative.

 

Signor Comandante Generale,

nel solco della leale e concreta collaborazione istituzionale che il Sindacato Indipendente Carabinieri intende mantenere con il Vertice dell’Arma, si ritiene doveroso sottoporre alla Sua autorevole attenzione alcune riflessioni concernenti il personale del Servizio Navale.

Istituito l’11 novembre 1969, il Servizio Navale rappresenta una componente altamente specializzata dell’Arma, costruita nel tempo attraverso investimenti, formazione dedicata e consolidamento di competenze tecniche di elevato profilo.

Le attività di vigilanza delle acque interne e marittime, sicurezza della navigazione, controllo dei traffici illeciti, presidio portuale, contrasto all’immigrazione clandestina, soccorso e supporto operativo ai reparti territoriali e subacquei costituiscono espressione concreta della funzione di forza di polizia a competenza generale attribuita all’Arma.

Il personale impiegato stabilmente in tale settore ha maturato, spesso in decenni di servizio, una professionalità specialistica che rappresenta un patrimonio operativo e istituzionale di assoluto rilievo.

Sono pervenute a questo Sindacato segnalazioni relative a possibili ipotesi di accorpamento del personale del Servizio Navale presso Comandi Stazione territoriali, con conseguente modifica dell’attuale specificità d’impiego.

Pur nella piena consapevolezza che ogni scelta organizzativa rientra nelle prerogative dell’Amministrazione, appare necessario evidenziare che una rimodulazione non adeguatamente ponderata rischierebbe di:

– disperdere competenze altamente specialistiche consolidate in oltre mezzo secolo di esperienza;

– incidere sulla motivazione di personale con significativa anzianità di servizio;

– determinare una contrazione del trattamento economico connesso a incarichi di comando e responsabilità tecniche;

– generare disorientamento professionale, con possibili riflessi sull’efficienza operativa complessiva.

In tale contesto, appare opportuno richiamare che il Servizio Navale costituisce articolazione specialistica prevista nell’assetto ordinamentale delineato dal Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 e disciplinata dal D.P.R. 15 marzo 2010, n. 90, nell’ambito dei reparti a connotazione tecnico-operativa. Le funzioni esercitate si inseriscono nel quadro delle attribuzioni riconosciute all’Arma dalla Legge 1 aprile 1981, n. 121.

Alla luce di tale cornice normativa, eventuali interventi organizzativi  pur legittimi nelle finalità dovrebbero essere orientati a salvaguardare la continuità funzionale del settore e la valorizzazione delle professionalità maturate, in coerenza con i principi di buon andamento, proporzionalità e ragionevolezza dell’azione amministrativa.

Particolare attenzione merita altresì il legittimo affidamento del personale che ha costruito il proprio percorso professionale nell’ambito della specialità navale, anche con riferimento alle responsabilità e agli incarichi esercitati nel tempo.

Alla luce dei profili sopra evidenziati attinenti al benessere del personale, alla dignità economica connessa alla funzione esercitata e alla valorizzazione delle risorse umane specialistiche il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene opportuno poter avviare un tavolo di confronto dedicato con la S.V., anche in considerazione del ruolo che le realtà associative iscritte all’albo rivestono nella rappresentanza del personale, nelle forme e nei tempi che Ella riterrà opportuni.

Un momento di interlocuzione istituzionale consentirebbe di approfondire gli impatti organizzativi dell’eventuale riorganizzazione e di contribuire, in un’ottica costruttiva e collaborativa, all’individuazione di soluzioni equilibrate e rispettose delle professionalità coinvolte.

Confidando nella Sua sensibilità istituzionale e nella costante attenzione dimostrata verso la tutela delle professionalità dell’Arma, il Sindacato auspica che eventuali scelte strategiche sappiano coniugare esigenze organizzative e valorizzazione di un patrimonio specialistico che rappresenta un valore aggiunto per l’Istituzione.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri resta, come sempre, a disposizione per un confronto costruttivo e responsabile.

Con osservanza,

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Ostia e Bracciano: il SIC entra nelle Compagnie. Assemblee partecipate e confronto trasparente a 360 gradi

Questa mattina, il Sindacato Indipendente Carabinieri ha svolto due importanti assemblee sindacali presso la Compagnia Carabinieri di Ostia e la Compagnia Carabinieri di Bracciano, confermando con i fatti una presenza concreta, strutturata e orientata esclusivamente alla tutela reale dei Carabinieri.

Un’attività sindacale completa, seria, leale e trasparente, organizzata dal Segretario Generale Regionale SIC Lazio Salvatore De Santis, che ha saputo coordinare il territorio con metodo, responsabilità e visione strategica.

Alle assemblee hanno preso parte il Segretario Generale Nazionale Luigi Pettineo, i Segretari Nazionali Vincenzo Verlezza e Marco Lattanzi, ed i Segretari del Direttivo Nazionale Franco Pace ed Umberto Turchetta.

Una presenza compatta dei quadri nazionali a supporto del territorio, nel pieno rispetto del principio che guida il SIC, secondo il quale la forza nazionale deve rafforzare il radicamento locale, non sostituirlo.

Durante gli incontri è stato illustrato in modo chiaro e documentato:

  • Il progetto strutturale del SIC e la sua organizzazione nazionale e regionale;
  • Il team operativo e i dipartimenti attivi;
  • Le attività concretamente svolte negli ultimi mesi;
  • Le tutele legali effettive garantite agli iscritti;
  • Le vittorie reali ottenute, con casi concreti e risultati verificabili;
  • I servizi attivati a favore del personale.

Non slogan, non promesse generiche, ma risultati, numeri, assistenza immediata, presenza costante.

È stato un confronto a 360 gradi, improntato alla massima trasparenza, con spazio per domande, confronto diretto e ascolto delle criticità operative.

La partecipazione registrata e l’attenzione dimostrata dai colleghi hanno confermato quanto sia oggi necessario un sindacato competente, presente e capace di dare risposte concrete.

Particolarmente significativa è stata l’accoglienza istituzionale ricevuta.

Il SIC esprime un sentito ringraziamento al Maggiore Marco Dal Bello, Comandante della Compagnia Carabinieri di Ostia, e al Capitano Simone Notaro, Comandante della Compagnia Carabinieri di Bracciano, per l’ospitalità, la disponibilità e soprattutto per l’elevata sensibilità istituzionale dimostrata.

Una sensibilità concreta verso il benessere dei Carabinieri amministrati, che rappresenta un segnale importante di equilibrio, apertura e rispetto delle prerogative sindacali.

Il successo di queste assemblee non è solo nella partecipazione, ma nel metodo: quadri nazionali presenti, territorio protagonista, dialogo istituzionale corretto.

Il SIC continuerà a essere questo: presenza, competenza, tutela reale.

Il Segretario Generale Regionale

Salvatore De Santis

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Lanciano, quartiere Santa Rita: crimine dilagante e cittadini in rivolta

IMPROROGABILE UN INTERVENTO DELLE AUTORITÀ PROVINCIALI  E DELL’AUTORITÀ GIUDIZIARIA

 

Il Sindacato Indipendente Carabinieri apprende con profonda preoccupazione e forte allarme istituzionale gli sviluppi dei servizi straordinari di controllo effettuati nell’area del quartiere Santa Rita di Lanciano (CH), finalizzati al contrasto dei reati contro la persona, il patrimonio, lo spaccio di stupefacenti e la detenzione illecita di armi.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale e confermato da segnalazioni dirette dei nostri iscritti impiegati nei servizi, in più occasioni si sono registrati scontri, aggressioni e comportamenti ostili nei confronti dei militari operanti, con operatori costretti a ricorrere alle cure mediche per lesioni riportate durante le operazioni di polizia giudiziaria.

Parallelamente, emerge un clima di crescente esasperazione tra i residenti del quartiere, con proteste pubbliche e richieste di maggiore sicurezza, segnale evidente di tensioni ambientali che richiedono una risposta coordinata e istituzionalmente strutturata.

Il quadro operativo rappresentato dai colleghi sul campo evidenzia:

  • contesti di perquisizione ad alta conflittualità;
  • assembramenti ostili durante le attività investigative;
  • concreta esposizione del personale a rischio fisico;
  • crescente pressione sociale sul territorio.

Di fronte a una situazione che rischia di compromettere l’efficacia dell’azione di legalità garantita dall’Arma, il SIC chiede con urgenza:

  • alle Autorità Provinciali, la convocazione immediata del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, al fine di ridefinire il dispositivo di prevenzione e controllo nel quartiere interessato, rafforzando presidi e misure di tutela per gli operatori;
  • all’Autorità Giudiziaria, nella piena autonomia delle proprie prerogative, una pronta e rigorosa valutazione dei fatti emersi, affinché eventuali condotte violente trovino tempestiva risposta nell’ordinamento, a tutela della legalità e della sicurezza pubblica.

Il SIC renderà partecipe della situazione operativa il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, affinché siano valutate eventuali misure di supporto e rafforzamento del dispositivo territoriale.

La sicurezza dei cittadini e la tutela degli operatori delle Forze dell’Ordine sono inscindibili.

Non può esistere presidio efficace del territorio se chi lo garantisce opera in condizioni di esposizione sistemica al rischio.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri ribadisce con determinazione che sarà in prima linea nel difendere i Carabinieri impegnati a Lanciano, garantendo loro ogni forma di tutela sindacale e supporto istituzionale.

Non lasceremo soli i colleghi che operano in contesti ad alto rischio per assicurare legalità e sicurezza.

La serenità operativa dei militari è condizione essenziale per la sicurezza dei cittadini.

Il SIC è e resterà al loro fianco, con fermezza, responsabilità e presenza concreta.

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Giustizia

Eccesso colposo nell’adempimento del dovere: se diventa regola, si paralizza l’azione delle Forze dell’Ordine. il caso Ramy lo dimostra

Il Sindacato Indipendente Carabinieri prende posizione in modo fermo e responsabile sul recente sviluppo giudiziario relativo al caso Ramy Elgaml.

La nuova contestazione di omicidio stradale per eccesso colposo nell’adempimento del dovere nei confronti del Carabiniere alla guida dell’auto di servizio impone una riflessione seria e non ideologica.

La realtà operativa dei Carabinieri non si svolge nei laboratori del diritto, ma nelle strade, spesso in condizioni di pericolo concreto, con decisioni da assumere in pochi istanti e con informazioni inevitabilmente incomplete. È in quei secondi che un militare sceglie di intervenire per fermare chi fugge, per impedire ulteriori reati, per proteggere i cittadini e anche la propria incolumità.

Il caso Ramy è emblematico non solo per il suo tragico epilogo, ma per il messaggio che rischia di trasmettere agli operatori: ogni intervento dinamico può trasformarsi, a distanza di mesi, in un percorso giudiziario che logora professionalmente e umanamente.

È doveroso ricordare un principio elementare:

  • se il conducente dello scooter si fosse fermato all’alt, oggi non staremmo parlando di questa tragedia;
  • la fuga è stata una scelta. E ogni scelta comporta responsabilità.

Il SIC non mette in discussione il ruolo dell’autorità giudiziaria. Ma afferma con chiarezza che la valutazione dell’azione di un Carabiniere deve essere compiuta considerando il contesto reale, non con la freddezza di una ricostruzione ex post priva delle tensioni e dei rischi del momento.

Quando l’istituto dell’eccesso colposo nell’adempimento del dovere viene applicato in modo estensivo, il rischio è evidente rischiando di generare una “polizia difensiva”.

Un operatore che teme di essere trascinato per anni in un procedimento penale tenderà inevitabilmente a ridurre l’iniziativa. E questo non è un problema per le Forze dell’Ordine, è un problema per i cittadini.

Non chiediamo immunità per chi sbaglia volontariamente o gravemente.

Chiediamo che chi agisce nell’adempimento del dovere non venga sistematicamente posto sotto accusa come automatismo.

Dietro ogni divisa c’è una persona. Dietro quella persona c’è una famiglia. Ci sono figli. C’è una vita che resta sospesa per anni.

La sicurezza non è uno slogan. È una responsabilità concreta.

E chi la esercita ogni giorno deve essere sostenuto dallo Stato, non lasciato solo.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a battersi in ogni sede istituzionale e normativa per garantire tutele chiare, proporzionate e coerenti con la realtà operativa di chi serve il Paese in prima linea.

 

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Addestramento nei poligoni civili, la proposta del SIC diventa realtà

Il Sindacato Indipendente Carabinieri esprime soddisfazione per la circolare emanata dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri in data 10 febbraio 2026, con la quale viene disciplinata la possibilità per i Carabinieri di esercitarsi con l’arma in dotazione individuale presso i poligoni dell’Unione Italiana Tiro a Segno.

Il provvedimento recepisce quanto formalmente rappresentato dal SIC nel 2024 attraverso una proposta tecnicamente strutturata, orientata esclusivamente al rafforzamento dell’addestramento individuale e alla tutela operativa del personale.

Già allora avevamo evidenziato come l’esercitazione autonoma, svolta libero dal servizio e senza oneri per l’Amministrazione, costituisse un investimento concreto sulla sicurezza dell’operatore e, conseguentemente, del cittadino.

Oggi quell’impostazione trova piena attuazione.

La nuova disciplina introduce tracciabilità delle sessioni di tiro, registrazione tecnica dei colpi esplosi e attestazione formale dell’attività svolta, rafforzando standard professionali, responsabilità individuale e cultura della sicurezza.

Il SIC rivendica con legittima soddisfazione un risultato che nasce da studio, confronto normativo e contributo propositivo serio e documentato.

Desideriamo esprimere un sentito e qualificato ringraziamento al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, per la guida autorevole, la visione strategica e l’attenzione costante riservata ai contributi tecnici e alle proposte costruttive provenienti dal Sindacato Indipendente Carabinieri.

La capacità di ascolto istituzionale e la volontà di valorizzare iniziative orientate alla formazione, al benessere e alla sicurezza del personale rappresentano un segnale di responsabilità e lungimiranza, che rafforza il rapporto tra vertice e base operativa nell’esclusivo interesse dell’Arma e dei suoi Uomini e Donne.

Il SIC continuerà a fornire contributi concreti, fondati su competenza, analisi normativa e visione organizzativa, con un unico obiettivo, garantire ai Carabinieri strumenti adeguati per operare in sicurezza e tornare a casa ogni giorno.

 

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Assoluzione in appello per un nostro associato: Giustizia ristabilita, dignità restituita. Il SIC vince con i fatti

Il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) accoglie con piena soddisfazione la sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte d’Appello Militare di Roma nei confronti di un proprio Associato, ingiustamente condannato in primo grado per il reato di ingiuria nei confronti di un superiore, a seguito di un diverbio inserito in un contesto ben più complesso di quanto inizialmente rappresentato.

La decisione di primo grado non aveva adeguatamente considerato il quadro complessivo dei fatti, né la condotta provocatoria e lesiva posta in essere dal superiore, il quale,  come ora emerge con chiarezza, sarà a sua volta chiamato a rispondere del reato di ingiuria nei confronti dell’inferiore.

Con questa pronuncia viene ristabilito un principio fondamentale che il SIC rivendica da sempre: la disciplina militare, pur costituendo un valore fondante dell’ordinamento, non può essere interpretata in modo meramente formalistico né utilizzata per comprimere diritti, dignità e tutele fondamentali del personale.

Il rispetto della gerarchia non può mai trasformarsi in una zona franca per comportamenti arbitrari o vessatori, né legittimare abusi che incidano sulla dignità professionale e personale dei militari.

Il SIC esprime piena soddisfazione per un esito che restituisce equilibrio, giustizia e serenità a una vicenda nella quale il collega non avrebbe mai dovuto trovarsi solo, né sul piano umano né su quello professionale. Determinante, in tal senso, la tutela legale garantita dal Sindacato e dall’Maria Paola Marro, il cui contributo ha rappresentato un valore aggiunto decisivo per il ripristino della verità.

Questo è il SIC: un sindacato che lavora, che tutela e che difende i propri iscritti con i fatti, con serietà, competenza e risultati concreti, sempre al fianco dei Carabinieri.

 

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Porto d’arma fuori servizio: risultato concreto del SIC a tutela della sicurezza degli operatori

Il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) esprime piena soddisfazione per il significativo risultato ottenuto in materia di tutela personale fuori servizio degli operatori delle Forze di Polizia, a seguito dell’azione sindacale strutturata e incisiva condotta negli ultimi mesi.

L’IMPEGNO DEL SINDACATO E L’ATTENZIONE DELLA STAMPA SPECIALIZZATA

L’azione sindacale del SIC ha preso avvio il 15 dicembre 2025, in continuità con il percorso già avviato nel corso dello stesso anno, quando il Sindacato ha trasmesso a tutte le Autorità competenti una istanza formale (VEDI ALLEGATO 1) finalizzata all’attuazione dell’art. 28 del D.L. 48/2025.

La richiesta verteva sull’adozione del regolamento attuativo per l’acquisto di un’arma destinata alla difesa personale fuori servizio e sul necessario adeguamento dell’art. 73 del R.D. 635/1940, al fine di superare le criticità interpretative esistenti.

Questo percorso sindacale, fondato su presupposti giuridici e operativi concreti, ha trovato immediato riscontro anche nelle riviste di settore, che hanno seguito con attenzione l’iniziativa del SIC.

Il 17 dicembre 2025, Armi e Tiro riportava: “Pistola fuori servizio, il sindacato dei carabinieri scrive ai ministri” (VEDI ALLEGATO 2).

Il 22 dicembre 2025, Armi Magazine titolava: “Sul porto di pistola fuori servizio il sindacato dei carabinieri scrive al Governo” (VEDI ALLEGATO 3).

 

LA SVOLTA ISTITUZIONALE

In data 5 febbraio 2026, il percorso intrapreso ha raggiunto un traguardo di rilievo. Il Ministero dell’Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza (Ufficio per l’Amministrazione Generale), con nota a firma del Direttore dell’Ufficio, Dott. Manella, ha fornito i chiarimenti attesi, recependo le osservazioni tecniche e giuridiche formalmente avanzate dal SIC.

Si tratta di un passaggio di rilievo sostanziale, che incide direttamente sull’interpretazione normativa e sulla futura applicazione delle disposizioni in materia di porto e detenzione di armi comuni da sparo fuori servizio, con evidenti ricadute sulla sicurezza individuale degli operatori.

L’iniziativa del SIC, avviata il 15 dicembre 2025 mediante la trasmissione di una istanza formale a tutte le Autorità competenti, era finalizzata proprio a sollecitare l’adozione del regolamento attuativo previsto dal legislatore e a superare le persistenti incertezze applicative.

Il SIC ribadisce che la sicurezza degli operatori non può essere affrontata in termini meramente teorici. L’arma d’ordinanza rappresenta uno strumento essenziale, ma non sempre risulta adeguata al porto fuori servizio; l’accesso a armi più compatte e funzionali costituisce pertanto una tutela concreta e coerente con le esigenze operative reali.

Il riscontro ministeriale conferma come un Sindacato serio, competente e propositivo possa incidere concretamente sulle scelte istituzionali, contribuendo al rafforzamento del sistema di tutele.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a vigilare affinché alle interpretazioni fornite seguano attuazioni concrete ed efficaci, nella consapevolezza che la sicurezza di chi difende lo Stato non può mai essere considerata un optional.

 

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