Suicidio di un Carabiniere. Rispetto, verità e responsabilità. No ai processi sommari, sì alla prevenzione seria

“In questo contesto non può essere ignorato un dato oggettivo che impone attenzione e responsabilità, negli ultimi undici giorni si sono verificati due suicidi tra i Carabinieri, un quadro molto preoccupante che non può essere minimizzato”.

IL DOVERE DEL RISPETTO E DELLA VERITÀ

Il suicidio di un Carabiniere è sempre una ferita profonda che attraversa la famiglia, i colleghi, la comunità e l’intera Arma. Di fronte a tragedie di questa portata, il primo dovere è il rispetto, rispetto per chi non c’è più, per chi resta e per un dolore che non può e non deve essere strumentalizzato.

Come Organizzazione Sindacale riteniamo necessario ribadire con chiarezza un principio troppo spesso ignorato, il suicidio non è mai il risultato di una sola causa. Ridurre automaticamente ogni gesto estremo al servizio, alla caserma o all’Amministrazione rappresenta una semplificazione pericolosa e, in molti casi, profondamente ingiusta.

Le ragioni che possono condurre una persona a una decisione così drammatica sono complesse, intrecciate e profondamente individuali. Possono concorrere fattori personali, familiari, psicologici, sanitari, economici e relazionali.

In alcune circostanze il servizio può incidere, in altre può non avere alcun ruolo, in altre ancora può rappresentare solo uno degli elementi di un quadro molto più ampio. Ogni vicenda ha una storia propria e merita di essere compresa nella sua interezza, non ridotta a uno schema precostituito.

Va riconosciuto che, nel contesto delle Forze di Polizia, la disponibilità di un’arma d’ordinanza è un elemento di cui tenere conto con attenzione. Questo aspetto richiede una sensibilità particolare nell’ambito della prevenzione e del supporto.

COSA IL SIC NON FARÀ

Il Sindacato Indipendente Carabinieri respinge con fermezza:

 

  • I processi sommari
  • Le sentenze mediatiche
  • Le ricostruzioni automatiche
  • L’uso del dolore come strumento di propaganda sindacale o politica

 

Un sindacato serio non è un tribunale e non ha il compito di individuare colpevoli senza fatti accertati. Il nostro ruolo è diverso e più responsabile, comprendere, prevenire, tutelare.

L’APPROCCIO GIUSTO AL DISAGIO SUICIDARIO

Il tema del disagio e del fenomeno suicidario deve essere affrontato con prudenza, responsabilità e onestà intellettuale, senza ideologie e senza scorciatoie comunicative. Parlare senza conoscere i fatti non aiuta la prevenzione, non tutela i colleghi e non rende giustizia alle famiglie.

Difendere i Carabinieri significa anche difendere la verità dei fatti, anche quando è complessa o scomoda. La prevenzione reale non nasce dagli slogan, ma da:

 

  • Ascolto autentico
  • Individuazione precoce del disagio
  • Strumenti di supporto realmente efficaci
  • Attenzione concreta al benessere umano e psicologico del personale
  • Capacità di analisi, non di reazione emotiva

 

L’IMPEGNO DEL SIC

Il SIC continuerà a mantenere una linea chiara, equilibrata e responsabile, vicino ai Carabinieri, alle famiglie e all’Arma, ma lontano da ogni forma di strumentalizzazione.

Solo così si onora davvero chi non c’è più.

Solo così si lavora seriamente affinché tragedie simili possano essere comprese e, per quanto possibile, prevenute.

IL PRINCIPIO CHE CI GUIDA

Il SIC non si sottrae al dolore, ma non lo utilizza.

Non punta il dito, ma non si volta dall’altra parte.

Si assume una responsabilità chiara e non delegabile, difendere i Carabinieri con serietà, anche quando questo significa dire verità difficili.

Perché chi urla fa rumore, chi analizza, tutela.

Chi si assume responsabilità, prova davvero a salvare vite.

 

Fluminimaggiore, 5 gennaio 2026

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Bologna, 35 anni fa la strage del Pilastro

Oggi, 4 gennaio 2026, a distanza di 35 anni, rendiamo onore a Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini, tre giovani Carabinieri che la sera del 4 gennaio 1991 furono uccisi a Bologna, nel quartiere Pilastro, dalla famigerata banda della Uno Bianca.

Intorno alle 22, in via Casini, questi tre Servitori dello Stato furono trucidati mentre svolgevano il loro dovere.

Erano poco più che ventenni, e il loro sacrificio resta un monito eterno.

Ci uniamo sempre al dolore indelebile dei loro familiari, che ancora oggi ricordano i propri eroi con rispetto e commozione.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri sarà sempre al fianco di chi garantisce la sicurezza.

Condanniamo con fermezza ogni traditore dello Stato, dentro e fuori, e onoriamo chi ha dato la vita per la nostra comunità.

IL SIC NON DIMENTICA

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Accordi sindacali e arretrati per i dirigenti, un intervento parziale che non copre tutte le necessità del ruolo dirigenziale

Fluminimaggiore, 2 gennaio 2025

AL SIG. MINISTRO DELLA DIFESA

Onl.e Guido CROSETTO

ROMA

e p.c. 

AL SIG. COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI

Gen. C.A. Salvatore LUONGO

ROMA

 

OGGETTO:         Accordi sindacali e arretrati per i dirigenti, un intervento parziale che non copre tutte le necessità del ruolo dirigenziale.

___________________

Egregio Signor Ministro,

il Sindacato Indipendente Carabinieri prende atto con la consueta trasparenza e rigore che i recenti accordi sindacali sugli arretrati relativi ai trienni 2018/2020 e 2021/2023 destinati ai dirigenti, pubblicati in Gazzetta Ufficiale in data 31.12.2025, rappresentano un passo formale e circoscritto.

È un riconoscimento delle specificità dirigenziali nel comparto sicurezza e difesa, ma non rappresenta una soluzione complessiva e strutturale.

Il SIC, che ha già in passato sollecitato in sede negoziale l’estensione di istituti economici come l’indennità cyber e strumenti di welfare a tutela della famiglia, già previsti per il personale non dirigente, rileva che la misura adottata, pur costituendo un atto dovuto, si traduce di fatto in un importo una tantum di limitata portata.

Un riconoscimento di circa 2.000 euro per due trienni, che equivale a un euro al giorno, non può essere considerato un adeguato riconoscimento economico delle responsabilità assunte dai dirigenti dell’Arma dei Carabinieri.

Il SIC sottolinea che, pur apprezzando l’impegno istituzionale, continuerà a vigilare affinché si giunga a una reale valorizzazione del ruolo dirigenziale, anche attraverso l’introduzione di nuove indennità accessorie e di misure che garantiscano una tutela complessiva e non frammentaria.

In conclusione, il SIC conferma la propria posizione sindacale: quanto fatto è un punto di partenza, non di arrivo. Il nostro sindacato rimane fermo nel richiedere interventi strutturali e non meri aggiustamenti temporanei, per assicurare che la dignità e le responsabilità dei Dirigenti Carabinieri siano pienamente riconosciute e tutelate.

Con stima,

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Cogne (AO), Carabiniere gravemente ferito durante un intervento di soccorso. Gli viene amputata una gamba

La sicurezza dei cittadini passa dalla tutela di chi rappresenta lo Stato.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri esprime profonda vicinanza al Carabiniere rimasto gravemente ferito durante un intervento di soccorso stradale avvenuto nel comune di Cogne, lungo una strada regionale della Valle d’Aosta, al quale, nelle ultime ore, è stata purtroppo amputata una gamba a seguito delle gravissime lesioni riportate.

Secondo quanto emerso, una pattuglia dei Carabinieri era intervenuta per prestare aiuto a una cittadina straniera con un’auto elettrica in panne.

Un intervento di assistenza e tutela, svolto con lo spirito che da sempre contraddistingue i Carabinieri sul territorio.

In una fase successiva, in modo improvviso e imprevedibile, la donna ha avviato il veicolo investendo un militare, causando conseguenze devastanti.

Dai successivi accertamenti risulterebbe che la conducente fosse affetta da patologie psichiche.

Questo elemento non può e non deve diventare terreno di strumentalizzazione, ma rafforza una verità che il SIC denuncia da tempo: i Carabinieri intervengono sempre, anche in contesti ad altissima imprevedibilità, senza sapere cosa li attende, mettendo quotidianamente a rischio la propria incolumità per aiutare i cittadini.

Questo episodio rappresenta, in modo drammatico, l’anima del Carabiniere: la donna e l’uomo in divisa che non voltano le spalle, che soccorrono, che proteggono, che garantiscono ordine e sicurezza pubblica anche nelle situazioni più delicate e complesse.

È il Carabiniere che agisce in pochi istanti, prende decisioni in frazioni di secondo e affronta pericoli reali anche durante quelli che, all’apparenza, sembrano interventi ordinari.

Per questo il SIC si batte in tutte le sedi e in tutti i modi affinché Governo e forze politiche non imbocchino strade diverse, ma un unico percorso chiaro e responsabile, la sicurezza dei cittadini non è negoziabile, è un bene collettivo, non ha colore politico e riguarda l’intero Paese.

Garantire sicurezza ai cittadini significa garantire maggiori tutele operative ai Carabinieri, maggiore attenzione alle loro condizioni di lavoro e una dignità economica adeguata alla specificità del servizio svolto.

Non chiediamo privilegi. Chiediamo rispetto e riconoscimento per una funzione che espone quotidianamente a rischi elevatissimi chi rappresenta lo Stato sul territorio.

Chi oggi governa ha il dovere di prendere atto della realtà in cui operano i Carabinieri, della complessità degli interventi che affrontano e del prezzo umano che spesso sono chiamati a pagare.

Lo facciamo per il bene di tutti, per il bene dell’Italia, perché un Carabiniere tutelato e rispettato è la prima vera garanzia di sicurezza per i cittadini.

 

Fluminimaggiore, 27 dicembre 2025

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Legge di Bilancio, 20 ml sulla previdenza dedicata e nulla sulla previdenza complementare. Gli sforzi del Governo sono ancora insufficienti

Accogliamo con soddisfazione la notizia dell’introduzione della cosiddetta previdenza dedicata, accompagnata da uno stanziamento di 20 milioni di euro per il 2026, una misura che guarda alle nuove generazioni e che rappresenta un segnale positivo verso i Carabinieri più giovani.

Allo stesso tempo, non possiamo nascondere una profonda amarezza.

La previdenza dedicata, infatti, favorisce principalmente chi è entrato in servizio negli ultimi anni, mentre resta irrisolta la questione della previdenza complementare, che avrebbe garantito un trattamento più equo anche ai Carabinieri con maggiore anzianità di servizio. Uomini e donne che hanno servito lo Stato per decenni e che oggi rischiano di essere dimenticati.

Il SIC ritiene che la tutela dei Carabinieri non possa essere parziale né generazionale.

Per questo sproniamo il Governo a non limitarsi a interventi settoriali, ma a introdurre investimenti strutturali e una visione complessiva che restituisca dignità reale a chi garantisce ogni giorno la sicurezza del Paese.

SERVONO:

  • aumenti concreti degli organici, per consentire alle Forze dell’Ordine di affrontare le sfide sul territorio con maggiore efficacia e sicurezza;
  • una tutela legale realmente completa, che non gravi economicamente sui singoli Carabinieri e sulle famiglie, come troppo spesso accade;
  • una tutela sanitaria adeguata, perché le aggressioni subite dai Carabinieri producono conseguenze fisiche e psicologiche che oggi si traducono in spese a carico del militare, spesso lontano da casa, monoreddito e con una famiglia da mantenere.

Il SIC continuerà a investire tutti i canali istituzionali e sindacali affinché nessun Carabiniere venga lasciato solo.

La sicurezza dello Stato passa dalla tutela concreta di chi la garantisce ogni giorno, in silenzio e con sacrificio.

Fluminimaggiore, 24.12.2025

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Attuazione art. 28 D.L. 48/2025 – Possibilità per gli operatori delle Forze di Polizia di dotarsi di arma per la tutela personale fuori servizio – Adozione del regolamento attuativo e adeguamento dell’art. 73 R.D. 635/1940.

Fluminimaggiore, 15 dicembre 2025

 

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

Al Signor Ministro dell’Interno

Prefetto Matteo Piantedosi

e p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

 

OGGETTO:  Attuazione art. 28 D.L. 48/2025 – Possibilità per gli operatori delle Forze di Polizia di dotarsi di arma per la tutela personale fuori servizio – Adozione del regolamento attuativo e adeguamento dell’art. 73 R.D. 635/1940.

 

Signori Ministri,

Signor Comandante Generale,

il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC), nel pieno e rigoroso rispetto delle prerogative attribuite alle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari, interviene con la presente esclusivamente nell’ambito della tutela delle condizioni di lavoro, della sicurezza e dell’incolumità del personale, profili che incidono direttamente sulla capacità dell’Arma dei Carabinieri di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica a tutela dei cittadini.

Questa Organizzazione sindacale, nel pieno rispetto delle prerogative e delle funzioni attribuite alle APCSM, interviene con spirito costruttivo e collaborativo, riconoscendo la piena ed esclusiva competenza dell’Amministrazione in materia operativa e tattica, da sempre attenta alla sicurezza e alla tutela dei Carabinieri.

L’azione del SIC si colloca, pertanto, esclusivamente sul piano delle condizioni di lavoro, della sicurezza individuale e della tutela dell’incolumità del personale, ambiti che incidono direttamente sulla serenità professionale dei Carabinieri e che si riflettono in modo immediato sulla sicurezza degli operatori e su una maggiore efficacia e qualità del servizio istituzionale reso alla collettività.

È in tale perimetro, pienamente conforme alle finalità sindacali e alla normativa vigente, che il SIC sottopone alla Vostra attenzione la problematica oggetto della presente.

L’art. 28 del D.L. 11 aprile 2025, n. 48, convertito dalla Legge 9 giugno 2025, n. 80, ha introdotto una rilevante innovazione in materia di porto e detenzione di armi da parte degli agenti di Pubblica Sicurezza anche fuori servizio, riconoscendo la necessità di un adeguamento del quadro normativo alle concrete esigenze di tutela personale degli operatori.

La medesima disposizione, al comma 2, prevede espressamente che con regolamento adottato ai sensi dell’art. 17, comma 2, della Legge 23 agosto 1988, n. 400, entro un anno dall’entrata in vigore della legge di conversione, siano apportate le necessarie modifiche all’art. 73 del Regolamento di esecuzione del T.U.L.P.S. (R.D. 6 maggio 1940, n. 635), al fine di rendere pienamente coerente e operativa la disciplina introdotta dal legislatore.

Ad oggi, tuttavia, tale iter attuativo non risulta ancora completato, determinando una evidente discrasia tra la volontà legislativa e l’effettiva applicazione della norma.

Ne deriva una situazione di incertezza regolamentare che continua a gravare sugli operatori di polizia e, in particolare, sui Carabinieri, chiamati quotidianamente a operare anche in contesti di rischio elevato, senza poter contare su un quadro normativo chiaro, uniforme e definitivamente consolidato.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene non ulteriormente procrastinabile il completamento di tale percorso, poiché la mancata attuazione regolamentare incide direttamente sulla sicurezza individuale del personale, sulla serenità professionale e, indirettamente, sulla qualità, sull’efficacia e sulla performance complessiva del servizio istituzionale reso ai cittadini.

Per tali ragioni, il SIC chiede formalmente:

  • l’immediata adozione del regolamento attuativo previsto dall’art. 28 del D.L. 48/2025, ai sensi dell’art. 17, comma 2, della L. 400/1988;
  • il conseguente adeguamento dell’art. 73 del R.D. 6 maggio 1940, n. 635, al fine di garantire una disciplina chiara, coerente e uniformemente applicabile su tutto il territorio nazionale, un indirizzo istituzionale univoco, che consenta agli operatori di polizia di operare in condizioni di piena certezza giuridica e di adeguata tutela personale.

Alla luce di quanto rappresentato, il Sindacato Indipendente Carabinieri confida in un intervento tempestivo e coordinato da parte delle Autorità competenti, volto a completare l’iter regolamentare previsto dal legislatore e a restituire certezza normativa, uniformità applicativa e piena tutela agli operatori della sicurezza.

Nel ribadire il massimo rispetto per i ruoli istituzionali e nella convinzione che una leale e fattiva collaborazione tra Amministrazione e rappresentanza sindacale costituisca un valore aggiunto per l’intero sistema sicurezza del Paese, il SIC resta a disposizione per ogni contributo tecnico e di approfondimento ritenuto utile.

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Ritardi nell’iter autorizzativo per il conferimento del grado superiore. Richiesta di intervento

Fluminimaggiore, 12 dicembre 2025

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Ritardi nell’iter autorizzativo per il conferimento del grado superiore. Richiesta di intervento.

 

Spettabile Signor Comandante Generale,

questa Organizzazione Sindacale, nel solco di una leale e costruttiva collaborazione istituzionale, ritiene doveroso sottoporre alla Sua autorevole attenzione una problematica che, da tempo, viene segnalata con crescente preoccupazione da numerosi appartenenti all’Arma dei Carabinieri, afferente ai ritardi che caratterizzano l’iter amministrativo per il conferimento del grado superiore nei diversi ruoli.

In particolare, anche in presenza della formale sottoscrizione della dichiarazione attestante l’assenza di motivi ostativi, il procedimento risulta spesso gravato da tempistiche eccessivamente dilatate, che non appaiono coerenti né con i principi di efficienza e buon andamento dell’azione amministrativa, né con il livello di modernizzazione e digitalizzazione che l’Amministrazione ha progressivamente perseguito negli ultimi anni.

Tale inefficienza determina ritardi non giustificabili nel riconoscimento del grado e nel conseguente adeguamento economico, con evidente pregiudizio sia sotto il profilo morale che patrimoniale per il personale interessato.

Risulta oggettivamente penalizzante che il grado venga indossato solo dopo attese eccessivamente prolungate e che i correlati incrementi retributivi siano soggetti a dilazioni temporali sproporzionate rispetto ai termini massimi previsti dall’ordinamento vigente.

Alla luce delle criticità sopra rappresentate, questa Organizzazione Sindacale chiede un intervento volto a:

 

  • favorire una tempestiva azione delle Autorità competenti, ivi compresi il Ministero della Difesa e il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, finalizzata a velocizzare, razionalizzare e rendere più efficaci i controlli amministrativi connessi al conferimento del grado superiore;
  • promuovere l’adozione di procedure pienamente digitalizzate, protocolli operativi chiari e tempistiche certe, in linea con il processo di modernizzazione tecnologica già avviato e con le esigenze operative del personale;
  • garantire la pubblicazione trasparente, sui portali istituzionali, dei tempi medi ed effettivi di definizione delle istruttorie, al fine di assicurare un controllo diffuso e verificabile da parte degli interessati;
  • assicurare il rigoroso rispetto dei termini massimi previsti dall’ordinamento amministrativo, prevedendo, ove necessario, adeguati strumenti di tutela a favore dei dipendenti che subiscano ritardi ingiustificati.

 

A sostegno della presente richiesta, si richiamano alcune disposizioni fondamentali dell’ordinamento:

Legge 7 agosto 1990, n. 241 – Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi

  • 1 l’attività amministrativa deve ispirarsi ai criteri di efficacia, efficienza, trasparenza e tempestività;
  • 2, comma 1: ogni procedimento amministrativo deve concludersi con un provvedimento espresso;
  • 2, comma 4: per i procedimenti complessi i termini possono superare i 90 giorni, ma non eccedere i 180 giorni;
  • 2, comma 7: la sospensione dei termini procedimentali è consentita una sola volta e per un periodo non superiore a 30 giorni;
  • 2-bis: è prevista la responsabilità risarcitoria in caso di ritardo nell’adozione del provvedimento.

Legge 11 febbraio 2005, n. 15, che ha riformato la Legge n. 241/1990, rafforzando i principi di certezza dei tempi e di partecipazione procedimentale.

  • 97 della Costituzione, che sancisce i principi di buon andamento e imparzialità dell’amministrazione, imponendo un’azione pubblica efficiente, trasparente e tempestiva.

 

La dottrina amministrativa ha più volte evidenziato come tali principi trovino applicazione anche nei procedimenti interni alle amministrazioni militari, pur nel rispetto delle specificità ordinamentali.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri confida che un Suo autorevole intervento possa consentire un tempestivo riallineamento delle procedure interne dell’Arma dei Carabinieri, garantendo al personale avente diritto il riconoscimento del grado e dei connessi effetti economici nei tempi previsti, nel pieno rispetto della dignità professionale e del buon andamento dell’Istituzione.

Il Sindacato resta a disposizione per partecipare a ogni tavolo di confronto istituzionale che l’Amministrazione vorrà attivare al fine di individuare soluzioni condivise a una problematica ormai non più differibile.

Con immutata e incondizionata stima,

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Effetti della detrazione aggiuntiva prevista dalla Legge di Bilancio 2025. L’analisi tecnica svolta dal SIC

Negli ultimi giorni è circolata una Nota Informativa del Centro Nazionale Amministrativo dell’Arma dei Carabinieri riguardante l’applicazione dell’ulteriore detrazione prevista dalla Legge di Bilancio 2025.

Come Sindacato Indipendente Carabinieri riteniamo necessario fornire una lettura tecnica, chiara e completa, priva di interpretazioni strumentali e fondata esclusivamente su dati normativi e fiscali verificabili.

 

  1. Che cosa chiarisce realmente la Nota del Comando Generale

La comunicazione del CNA, esaminata dal nostro team tecnico, riguarda esclusivamente:

L’ulteriore detrazione fiscale fino a 1.000 euro introdotta dall’art.1, comma 6, della L. 207/2024.

Il meccanismo progressivo di riduzione tra 20.000 e 40.000 euro di reddito.

I possibili conguagli dovuti all’aumento dell’imponibile nel mese di dicembre (indennità, straordinari, eventi eccezionali).

Le modalità di eventuale recupero a partire da febbraio 2026, in rate se superiori a 60 euro.

La perdita totale o parziale della detrazione in presenza di altri redditi non conosciuti dal sostituto d’imposta (es. locazioni, collaborazioni, redditi familiari ecc.).

–        Nessun passaggio della Nota parla di errori sul calcolo del cuneo fiscale.

–        Non vengono citate anomalie o irregolarità sui cedolini di dicembre.

–        La Nota non nasce per “correggere” una criticità, ma per applicare una norma fiscale introdotta dalla legge di bilancio.

Questa distinzione è fondamentale per evitare fake-news e letture arbitrarie.

 

  1. Dove può sorgere realmente un problema per i Carabinieri

La nostra analisi tecnico-fiscale evidenzia un punto critico che non dipende dall’Arma ma dalla struttura stessa della norma.

La detrazione aggiuntiva di 1.000 euro NON è strutturale, NON è garantita e può ridursi o azzerarsi per cause indipendenti dal lavoratore.

In particolare:

Le indennità aggiuntive di dicembre fanno aumentare l’imponibile fiscale e possono ridurre o annullare la detrazione.

Chi supera, anche di poco, le soglie di reddito 20.000–40.000 euro, non riceverà l’importo pieno.

Chi ha altri redditi extra deve attendersi possibili restituzioni in sede di dichiarazione dei redditi.

Il conguaglio effettivo arriverà solo nel 2026, quindi il personale rischia sorprese future.

Questi elementi vanno spiegati con trasparenza, perché possono incidere sullo stipendio in modo significativo.

 

  1. La posizione del SIC: serietà tecnica, nessun allarmismo, nessuna strumentalizzazione

Il SIC non usa la fiscalità come terreno di scontro politico né per rivendicare meriti che non gli appartengono.

Il nostro compito è uno soltanto: dire la verità e tutelare i Carabinieri su basi normative concrete.

Per questo affermiamo, con chiarezza:

✔ La Nota del Comando Generale non segnala errori nel calcolo del cuneo fiscale.

✔ Il problema non è un “errore”, ma una legge che genera effetti variabili e imprevedibili sui redditi dei Carabinieri.

✔ Il SIC continuerà a monitorare ogni fase del conguaglio per prevenire impatti ingiustificati sui cedolini.

✔ Il personale ha diritto a essere informato prima, in modo trasparente, puntuale e comprensibile.

 

Questa è la differenza tra fare sindacato e fare propaganda.

 

  1. La vera criticità sistemica che il SIC porta all’attenzione del Governo

Come sempre diciamo: la Sicurezza non può dipendere da bonus che cambiano ogni anno né da detrazioni che si annullano al primo straordinario.

Il SIC ribadisce due richieste strutturali:

  1. STOP agli interventi fiscali temporanei e instabili: serve un sistema chiaro, prevedibile e stabile per chi serve lo Stato;
  2. TRASPARENZA preventiva sui meccanismi fiscali: il Carabiniere deve sapere oggi cosa succederà al suo stipendio nel 2026, non a posteriori.

 

  1. Conclusione

Il SIC continuerà a vigilare, verificare e spiegare con precisione tutte le ricadute fiscali che potrebbero interessare i Carabinieri.

Lo faremo con:

–        competenza tecnica,

–        responsabilità istituzionale,

–        rispetto per la verità,

–        tutela dei colleghi.

 

Perché la dignità economica non è un privilegio: è un diritto.

SIC – Avanti sempre, con forza e dignità.

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Osservazioni tecniche sulla proposta di costituzione del Dipartimento Sanitario della Difesa e tutela della specificità sanitaria dell’Arma dei Carabinieri

 

Fluminimaggiore, 9 dicembre 2025

 

OGGETTO:  Osservazioni tecniche sulla proposta di costituzione del Dipartimento Sanitario della Difesa e tutela della specificità sanitaria dell’Arma dei Carabinieri

 

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

e, p.c

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

 

Ministro, Comandante Generale,

 

il SIC – Sindacato Indipendente Carabinieri, nel prendere visione delle interlocuzioni avviate presso lo Stato Maggiore della Difesa circa l’ipotesi di un Dipartimento Sanitario della Difesa a ordinamento centralizzato, formula le seguenti osservazioni tecniche a tutela della specificità dell’Arma e della sicurezza del personale.

La sanità militare dell’Arma non è un settore amministrativo: è un pilastro della sicurezza nazionale.

L’Arma dei Carabinieri, pur appartenendo alle Forze Armate, esercita funzioni di Sicurezza, Ordine Pubblico e Polizia Giudiziaria che nessuna altra Forza Armata svolge.

La sua struttura territoriale – unica nel Paese – rappresenta un modello di prossimità, continuità operativa e tutela del cittadino che non può essere trattato secondo parametri indistinti o sovraforze.

  1. La specificità sanitaria dell’Arma non può essere omologata

Il personale sanitario dell’Arma:

  • opera nei contesti operativi più esposti del territorio;
  • supporta attività di Ordine Pubblico, investigazione e sicurezza;
  • garantisce risposta immediata ai reparti territoriali e speciali;
  • è integrato nella catena di comando tipica dell’Arma, fondata su rapidità e prossimità.

Un Dipartimento Sanitario unico comporterebbe rischi concreti:

  • disallineamento tra esigenze operative e struttura sanitaria;
  • perdita del modello sanitario integrato nell’Arma;
  • dissoluzione dello status di Carabiniere del personale sanitario, elemento identitario e funzionale;
  • lentezze decisionali incompatibili con l’operatività quotidiana.

La specificità dell’Arma non è negoziabile perché coincide con la tutela della collettività.

  1. Una riforma centralizzata in piena crisi di organico aggraverebbe la sicurezza nazionale

L’Arma sta vivendo la più grave crisi di organico della sua storia recente.

A fronte di aggressioni ai Carabinieri quadruplicate, i reparti lavorano con numeri ridotti e turni che superano ogni compatibilità.

In questo quadro, ogni Carabiniere infortunato o aggredito che viene avviato a CMO/CMV resta fermo per mesi, spesso per inerzia procedurale, nonostante la volontà di rientrare in servizio per garantire la sicurezza dei cittadini.

Questo significa:

  • reparti ulteriormente scoperti;
  • aumento dei carichi di lavoro per chi resta;
  • diminuzione della capacità operativa sul territorio;
  • rischio per la continuità del presidio di legalità nel Paese.

Un Dipartimento Sanitario unico, costruito secondo logiche valide per Esercito, Marina o Aeronautica, aggraverebbe i tempi di valutazione e recupero del personale dell’Arma, compromettendo ancora di più la sicurezza dei cittadini.

Trattare chi fa polizia come chi non la fa è un errore strutturale.

  1. Ambiguità della futura dipendenza gerarchico-operativa

Dalla documentazione attualmente nota non risulta definito:

  • se il personale sanitario manterrà piena dipendenza gerarchica dai Comandi dell’Arma;
  • se verrà inserito in una catena interforze esterna all’Arma;
  • quale sarà il rapporto nei servizi operativi di ordine pubblico e nelle operazioni speciali;
  • chi risponderà dei conflitti di competenze.

Una riforma senza chiarezza sulla catena di comando espone il personale a rischi operativi, disciplinari, amministrativi e persino penali.

  1. Violazione del pluralismo sindacale e mancata convocazione del SIC

Si rileva, con rammarico, che il tavolo di confronto attivato sulla riforma sanitaria non ha incluso tutte le APCSM iscritte all’albo, tra cui il SIC.

Tale esclusione:

  • contrasta con l’art. 39 Cost.;
  • contrasta con l’art. 5, comma 4, della L. 46/2022;
  • genera una discriminazione sindacale non prevista dall’ordinamento;
  • altera la parità di dignità tra sigle che la legge impone.

Una riforma di tale portata non può essere definita senza ascoltare l’intero pluralismo sindacale previsto dalla normativa vigente.

  1. La posizione del SIC: riformare sì, ma con metodo e rispetto dell’operatività dell’Arma

Il SIC propone che:

la sanità dell’Arma resti pienamente integrata nelle sue catene di comando;

il personale sanitario mantenga lo status di Carabiniere;

vengano ridotti drasticamente i tempi di recupero dei militari in attesa di giudizio medico;

venga garantita la prossimità territoriale degli assetti sanitari;

le riforme siano condivise con tutte le APCSM iscritte all’albo, come prevede la legge.

 

Ministro, Comandante Generale, la tutela della specificità dell’Arma non è solo una questione sindacale: è una questione di sicurezza nazionale.

Una riforma sanitaria che non tenga conto della realtà operativa dei Carabinieri rischia di produrre effetti gravi e permanenti sul funzionamento dell’Istituzione, sui reparti e sulla sicurezza dei cittadini.

Il SIC ribadisce la massima disponibilità a un confronto tecnico, trasparente e completo, nel pieno rispetto della legge e dell’interesse dell’Arma.

Con osservanza,

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Area negoziale Dirigenti: Fondino, Arretrati Una Tantum E Previdenza Dedicata. DIRIGENTI MILITARI DIMENTICATI DAL GOVERNO

Fluminimaggiore, 1° dicembre 2025

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

e, p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Area negoziale Dirigenti: Fondino, Arretrati Una Tantum E Previdenza Dedicata. DIRIGENTI MILITARI DIMENTICATI DAL GOVERNO.

 

Egregio Signor Ministro,

il Sindacato Indipendente Carabinieri rileva la permanenza di rilevanti criticità in merito all’area negoziale Dirigenti e ai ritardi connessi agli impegni assunti dal Governo, sia relativamente accordi negoziali già sottoscritti (contratti trienni 2018/2021 e 2021/2023), sia per il triennio 2023/2026 la cui contrattazione non risulta ancora avviata.

Nonostante ad agosto 2025 il Governo abbia sottoscritto l’accordo negoziale relativo ai rinnovi contrattuali dei trienni 2018/2021 e 2021/2023, le relative indennità “una tantum”, ad oggi, non risultano ancore corrisposte.

Anche la liquidazione del cosiddetto “fondino” per l’anno 2025, riservato ai Dirigenti con il grado di Maggiore e Tenente Colonnello, ai sensi dell’art. 45, comma 11, del D. Lgs. n. 95/2017, non è stato ancora corrisposto (e verrà erogato presumibilmente, con ritardo a dicembre).

Permangono, poi, le criticità più volte segnalate in merito alla costante perdita del potere d’acquisto dei salari dei Dirigenti, alla necessità di avviare una forma di previdenza dedicata e all’assenza di garanzie e tutele nei confronti dei Dirigenti militari e delle forze di polizia che per sventura siano dichiarati inidonei al servizio[1].

Il Sic chiede al Governo di porre rimedio alle suddette criticità e si rende sin d’ora disponibile ad un confronto con il Governo e con gli Stati Maggiori della Difesa, volto all’ottimizzazione delle risorse al fine di tutelare in un’ottica collaborativa il benessere e gli interessi dei propri tesserati.

Con osservanza,

 

 

[1] Mentre il personale non dirigente inidoneo al servizio (da Car. a Cap.) può transitare nei ruoli civili della Difesa, per i Dirigenti militari e della Pds (Da Maggiore a Gen. CA) non vi è alcun tipo di tutela. Se un Maggiore/Tenente Colonnello ai sensi dell’art. 930, co. 1-sexies del COM) hanno la facoltà di transitare in un ruolo non dirigenziale ovvero la posizione prevista per i capitani, di fatto accettando un demansionamento, mentre analoga e ben più paradossale situazione riguarda i militari nel grado di Colonnello in su in quanto la legge nulla prevede. Pertanto, qualora Colonnelli e Generali risultassero inidonei al servizio militare incondizionato – anche a causa di attività di servizio – non potrebbero transitare nei ruoli civili del Ministero della Difesa né in altra Pubblica Amministrazione, di fatto venendo posti in congedo e perdendo il proprio posto di lavoro.

 

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