Fluminimaggiore, 7 agosto 2026
AL SIGNOR MINISTRO DELL’INTERNO
Pref. Matteo PIANTEDOSI – ROMA
AL SIGNOR MINISTRO DELLA DIFESA
On. Guido CROSETTO – ROMA
AL SIGNOR MINISTRO DELLA SALUTE
Prof. Orazio SCHILLACI – ROMA
AL SIGNOR COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI
Gen. C.A. Salvatore LUONGO – ROMA
OGGETTO: Gestione degli interventi nei Trattamenti Sanitari Obbligatori (T.S.O.), negli Accertamenti Sanitari Obbligatori (A.S.O.) e nelle emergenze psichiatriche e psicosociali. Segnalazione delle criticità operative, richiamo al quadro normativo vigente e proposte finalizzate alla tutela dell’incolumità del personale dell’Arma dei Carabinieri, della collettività e della corretta ripartizione delle competenze istituzionali.
Le Illustrissime Autorità in indirizzo sono invitate a voler esaminare con la massima attenzione la presente nota, predisposta dal Sindacato Indipendente Carabinieri, nell’esercizio delle prerogative riconosciute alle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (A.P.C.S.M.).
La presente iniziativa nasce nello spirito della leale e fattiva collaborazione istituzionale che questa associazione sindacale intende assicurare alle Amministrazioni dello Stato, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento dell’efficienza del servizio, alla tutela del personale militare e alla sicurezza della collettività, attraverso la segnalazione di criticità operative e la formulazione di proposte concrete, coerenti con il vigente quadro normativo.
Le numerose segnalazioni pervenute alla Segreteria Generale Nazionale da parte dei Reparti territoriali dell’Arma dei Carabinieri, unitamente all’analisi dei più recenti episodi verificatisi sull’intero territorio nazionale, evidenziano una criticità ormai strutturale nella gestione degli interventi relativi ai Trattamenti Sanitari Obbligatori (T.S.O.), agli Accertamenti Sanitari Obbligatori (A.S.O.) e, più in generale, alle emergenze psichiatriche e psicosociali.
Sempre più frequentemente il personale dell’Arma viene chiamato a intervenire quale unico presidio dello Stato, assumendo responsabilità operative che esulano dalle proprie competenze istituzionali e professionali, con inevitabili ricadute sotto il profilo della sicurezza, della responsabilità giuridica e della tutela psicofisica dei militari.
La presente nota non nasce da un singolo episodio, bensì rappresenta il risultato di una costante attività di ascolto e di analisi delle problematiche operative segnalate dai Carabinieri impegnati quotidianamente nei servizi di controllo del territorio.
Riteniamo doveroso sottoporre tali criticità all’attenzione delle SS.VV., confidando nell’adozione delle più opportune iniziative amministrative e organizzative, nella consapevolezza che la sicurezza degli operatori rappresenta un presupposto imprescindibile per garantire la sicurezza dei cittadini.
L’analisi delle numerose segnalazioni ricevute evidenzia un fenomeno ormai sistematico. Di fronte a soggetti in stato di grave alterazione psicofisica, crisi psichiatriche, episodi autolesionistici, stati deliranti, condizioni derivanti dalla mancata assunzione di terapie farmacologiche o da altre situazioni di emergenza sanitaria, la risposta operativa sul territorio viene frequentemente demandata quasi esclusivamente ai Carabinieri.
È doveroso evidenziare come il personale dell’Arma non possieda né possa possedere per formazione professionale e competenza istituzionale gli strumenti clinici necessari per effettuare valutazioni diagnostiche o distinguere, nell’immediatezza dell’intervento, tra una patologia psichiatrica, una crisi tossicologica, una condizione neurologica o una situazione di grave disagio emotivo.
Ciononostante, i Carabinieri continuano ad intervenire, come hanno sempre fatto, con senso del dovere, spirito di servizio e assoluta dedizione allo Stato, ponendo la tutela della vita umana al di sopra di ogni altra considerazione e affrontando situazioni ad elevatissimo rischio, spesso in assenza del necessario supporto sanitario e degli altri soggetti istituzionalmente competenti.
L’approfondimento tecnico-giuridico svolto da questa Organizzazione Sindacale conferma che il Trattamento Sanitario Obbligatorio costituisce un procedimento amministrativo di natura sanitaria disciplinato dalla Legge 23 dicembre 1978, n. 833 (artt. 33, 34 e 35) e dall’art. 50 del D.Lgs. 267/2000 (T.U.E.L.), riconducibile alle competenze del Sindaco quale Autorità Sanitaria Locale, mentre le attività di natura sanitaria competono al Servizio Sanitario Nazionale. L’esecuzione, la notifica e l’accompagnamento del paziente competono in via prioritaria alla Polizia Locale quale forza di polizia amministrativa e sanitaria direttamente dipendente dal Primo Cittadino, come espressamente chiarito dalla Circolare del Ministero dell’Interno n. 3/2001 del 20 luglio 2001 e confermato dalla giurisprudenza amministrativa (TAR Catania, Sez. I, Sent. n. 799/2005).
Un quadro procedurale le cui garanzie verso il cittadino sono state ulteriormente rafforzate dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 76/2025, a conferma di come il T.S.O. costituisca un atto di garanzia giuridico-sanitaria complessa e non un’operazione di polizia o di coercizione cieca.
Ne consegue che l’intervento dell’Arma dei Carabinieri deve mantenere un carattere meramente eccezionale e di supporto residuale per le sole esigenze di ordine e sicurezza pubblica, evitando che il personale venga sistematicamente investito di responsabilità che appartengono ad altre Amministrazioni.
Particolare attenzione merita la gestione operativa delle persone in evidente stato di sofferenza psichica. Quando non vi sia un pericolo concreto e immediato per l’incolumità delle persone, l’azione delle pattuglie dovrebbe essere orientata prioritariamente alla messa in sicurezza dell’area, al contenimento della situazione mediante tecniche di de-escalation e all’attesa dell’intervento del personale sanitario specializzato, al quale competono le valutazioni cliniche e gli eventuali trattamenti terapeutici.
Un intervento coercitivo anticipato, in assenza di un’effettiva necessità operativa, rischia infatti di aggravare le condizioni del paziente, esporre i militari a conseguenze giudiziarie e compromettere la sicurezza di tutti gli operatori presenti.
Alla luce di tali criticità, il Sindacato Indipendente Carabinieri chiede che vengano adottate iniziative finalizzate a garantire:
- Procedure operative uniformi su tutto il territorio nazionale;
- Una più efficace formazione degli operatori delle Centrali Operative del Numero Unico di Emergenza (N.U.E. 112), affinché di fronte a chiamate per crisi psicopatologiche o emotive venga effettuato un immediato triage sanitario che disponga l’invio contestuale e prioritario delle equipe mediche del 118 e della Polizia Locale, evitando di accreditare l’Arma dei Carabinieri quale unico ed isolato organo di primo intervento;
- L’emanazione di specifiche direttive operative da parte del Comando Generale dell’Arma;
- La definizione, presso ogni Prefettura, di protocolli condivisi tra Prefetture, Aziende Sanitarie Locali, Comuni e Forze di Polizia, nel pieno rispetto delle competenze attribuite dalla normativa vigente.
Il Sindacato Indipendente Carabinieri rinnova la piena disponibilità a collaborare con le Istituzioni nell’individuazione di ogni soluzione utile a rafforzare la tutela della salute pubblica, la sicurezza dei cittadini e la protezione delle donne e degli uomini dell’Arma che quotidianamente operano al servizio del Paese.
Certi della sensibilità istituzionale che le SS.VV. vorranno riservare alla presente segnalazione, si resta in attesa di un cortese riscontro e si porgono i più distinti saluti.

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