Truffe agli anziani

Roma, sventata la truffa del “finto Carabiniere”: la lucidità di una 88enne e la pronta risposta dell’Arma.

COLPIRE ANZIANI E PERSONE FRAGILI FACENDO LEVA SULLA PAURA E SUGLI AFFETTI È UNA DELLE FORME PIÙ VILI E MISERABILI DI CRIMINALITÀ. L’ARMA C’È, È SUL TERRITORIO ED È AL FIANCO DEI CITTADINI

Abbiamo appreso attraverso un video ormai diventato virale sui social del tempestivo e straordinario intervento dei Carabinieri a Roma, conclusosi con l’arresto in flagranza di reato della giovane truffatrice.

Nel filmato si scorge un passaggio umano e professionale bellissimo: il Carabiniere che, con fare protettivo, suggerisce all’orecchio della signora di 88 anni come comportarsi, e la donna che, mentre si avvia verso la porta con ironica fierezza e straordinaria lucidità, rassicura il militare dicendo: “guardo ho  88 anni, però capisco le cose!”. Un momento di grande complicità che dimostra come la presenza dei colleghi abbia infuso serenità e sicurezza nell’anziana cittadina.

Un profondo riconoscimento va proprio a questa signora che, senza esporsi a rischi, ha finto di assecondare i truffatori e ha allertato il 112, permettendo ai Carabinieri di coordinare l’intervento all’atto della consegna dei preziosi e bloccare la malintenzionata in flagranza.

Questo episodio racconta, ancora una volta, cosa significhi concretamente presidio del territorio, cittadini che si fidano delle Istituzioni e Carabinieri pronti a rispondere immediatamente con professionalità e umanità.

Come Sindacato Indipendente Carabinieri riteniamo le truffe ai danni degli anziani tra le forme più odiose, vili e miserabili di criminalità. Chi entra nelle case delle persone più vulnerabili usando la leva della paura per un familiare pur di sottrarre ricordi di una vita, dimostra una miseria morale intollerabile.

Ancora più grave è l’uso fraudolento del nome e dell’uniforme dell’Arma. La nostra divisa, simbolo di protezione e vicinanza, non può essere infangata per ingannare i cittadini.

Ai colleghi intervenuti va il nostro sincero apprezzamento per la freddezza e la prontezza dimostrate. Alla signora di 88 anni va un messaggio chiaro: la sua prontezza e la sua simpatia non hanno solo sventato un reato, ma l’hanno resa una straordinaria alleata dell’Arma dei Carabinieri.

L’Arma c’è. L’Arma ascolta. L’Arma protegge.

Davanti a chi colpevolmente colpisce i più fragili, i Carabinieri non lasciano mai solo nessuno.

 

La Segreteria Generale Nazionale

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Gestione degli interventi nei Trattamenti Sanitari Obbligatori (T.S.O.), negli Accertamenti Sanitari Obbligatori (A.S.O.) e nelle emergenze psichiatriche e psicosociali.

Fluminimaggiore, 7 agosto 2026

AL SIGNOR MINISTRO DELL’INTERNO
Pref. Matteo PIANTEDOSI – ROMA

AL SIGNOR MINISTRO DELLA DIFESA
On. Guido CROSETTO – ROMA

AL SIGNOR MINISTRO DELLA SALUTE
Prof. Orazio SCHILLACI – ROMA

AL SIGNOR COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI
Gen. C.A. Salvatore LUONGO – ROMA

 

OGGETTO: Gestione degli interventi nei Trattamenti Sanitari Obbligatori (T.S.O.), negli Accertamenti Sanitari Obbligatori (A.S.O.) e nelle emergenze psichiatriche e psicosociali. Segnalazione delle criticità operative, richiamo al quadro normativo vigente e proposte finalizzate alla tutela dell’incolumità del personale dell’Arma dei Carabinieri, della collettività e della corretta ripartizione delle competenze istituzionali.

 

Le Illustrissime Autorità in indirizzo sono invitate a voler esaminare con la massima attenzione la presente nota, predisposta dal Sindacato Indipendente Carabinieri, nell’esercizio delle prerogative riconosciute alle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (A.P.C.S.M.).

​La presente iniziativa nasce nello spirito della leale e fattiva collaborazione istituzionale che questa associazione sindacale intende assicurare alle Amministrazioni dello Stato, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento dell’efficienza del servizio, alla tutela del personale militare e alla sicurezza della collettività, attraverso la segnalazione di criticità operative e la formulazione di proposte concrete, coerenti con il vigente quadro normativo.

​Le numerose segnalazioni pervenute alla Segreteria Generale Nazionale da parte dei Reparti territoriali dell’Arma dei Carabinieri, unitamente all’analisi dei più recenti episodi verificatisi sull’intero territorio nazionale, evidenziano una criticità ormai strutturale nella gestione degli interventi relativi ai Trattamenti Sanitari Obbligatori (T.S.O.), agli Accertamenti Sanitari Obbligatori (A.S.O.) e, più in generale, alle emergenze psichiatriche e psicosociali.

​Sempre più frequentemente il personale dell’Arma viene chiamato a intervenire quale unico presidio dello Stato, assumendo responsabilità operative che esulano dalle proprie competenze istituzionali e professionali, con inevitabili ricadute sotto il profilo della sicurezza, della responsabilità giuridica e della tutela psicofisica dei militari.

​La presente nota non nasce da un singolo episodio, bensì rappresenta il risultato di una costante attività di ascolto e di analisi delle problematiche operative segnalate dai Carabinieri impegnati quotidianamente nei servizi di controllo del territorio.

​Riteniamo doveroso sottoporre tali criticità all’attenzione delle SS.VV., confidando nell’adozione delle più opportune iniziative amministrative e organizzative, nella consapevolezza che la sicurezza degli operatori rappresenta un presupposto imprescindibile per garantire la sicurezza dei cittadini.

​L’analisi delle numerose segnalazioni ricevute evidenzia un fenomeno ormai sistematico. Di fronte a soggetti in stato di grave alterazione psicofisica, crisi psichiatriche, episodi autolesionistici, stati deliranti, condizioni derivanti dalla mancata assunzione di terapie farmacologiche o da altre situazioni di emergenza sanitaria, la risposta operativa sul territorio viene frequentemente demandata quasi esclusivamente ai Carabinieri.

​È doveroso evidenziare come il personale dell’Arma non possieda né possa possedere per formazione professionale e competenza istituzionale gli strumenti clinici necessari per effettuare valutazioni diagnostiche o distinguere, nell’immediatezza dell’intervento, tra una patologia psichiatrica, una crisi tossicologica, una condizione neurologica o una situazione di grave disagio emotivo.

​Ciononostante, i Carabinieri continuano ad intervenire, come hanno sempre fatto, con senso del dovere, spirito di servizio e assoluta dedizione allo Stato, ponendo la tutela della vita umana al di sopra di ogni altra considerazione e affrontando situazioni ad elevatissimo rischio, spesso in assenza del necessario supporto sanitario e degli altri soggetti istituzionalmente competenti.

​L’approfondimento tecnico-giuridico svolto da questa Organizzazione Sindacale conferma che il Trattamento Sanitario Obbligatorio costituisce un procedimento amministrativo di natura sanitaria disciplinato dalla Legge 23 dicembre 1978, n. 833 (artt. 33, 34 e 35) e dall’art. 50 del D.Lgs. 267/2000 (T.U.E.L.), riconducibile alle competenze del Sindaco quale Autorità Sanitaria Locale, mentre le attività di natura sanitaria competono al Servizio Sanitario Nazionale. L’esecuzione, la notifica e l’accompagnamento del paziente competono in via prioritaria alla Polizia Locale quale forza di polizia amministrativa e sanitaria direttamente dipendente dal Primo Cittadino, come espressamente chiarito dalla Circolare del Ministero dell’Interno n. 3/2001 del 20 luglio 2001 e confermato dalla giurisprudenza amministrativa (TAR Catania, Sez. I, Sent. n. 799/2005).

​Un quadro procedurale le cui garanzie verso il cittadino sono state ulteriormente rafforzate dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 76/2025, a conferma di come il T.S.O. costituisca un atto di garanzia giuridico-sanitaria complessa e non un’operazione di polizia o di coercizione cieca.

​Ne consegue che l’intervento dell’Arma dei Carabinieri deve mantenere un carattere meramente eccezionale e di supporto residuale per le sole esigenze di ordine e sicurezza pubblica, evitando che il personale venga sistematicamente investito di responsabilità che appartengono ad altre Amministrazioni.

​Particolare attenzione merita la gestione operativa delle persone in evidente stato di sofferenza psichica. Quando non vi sia un pericolo concreto e immediato per l’incolumità delle persone, l’azione delle pattuglie dovrebbe essere orientata prioritariamente alla messa in sicurezza dell’area, al contenimento della situazione mediante tecniche di de-escalation e all’attesa dell’intervento del personale sanitario specializzato, al quale competono le valutazioni cliniche e gli eventuali trattamenti terapeutici.

​Un intervento coercitivo anticipato, in assenza di un’effettiva necessità operativa, rischia infatti di aggravare le condizioni del paziente, esporre i militari a conseguenze giudiziarie e compromettere la sicurezza di tutti gli operatori presenti.

​Alla luce di tali criticità, il Sindacato Indipendente Carabinieri chiede che vengano adottate iniziative finalizzate a garantire:

  • ​Procedure operative uniformi su tutto il territorio nazionale;
  • ​Una più efficace formazione degli operatori delle Centrali Operative del Numero Unico di Emergenza (N.U.E. 112), affinché di fronte a chiamate per crisi psicopatologiche o emotive venga effettuato un immediato triage sanitario che disponga l’invio contestuale e prioritario delle equipe mediche del 118 e della Polizia Locale, evitando di accreditare l’Arma dei Carabinieri quale unico ed isolato organo di primo intervento;
  • ​L’emanazione di specifiche direttive operative da parte del Comando Generale dell’Arma;
  • ​La definizione, presso ogni Prefettura, di protocolli condivisi tra Prefetture, Aziende Sanitarie Locali, Comuni e Forze di Polizia, nel pieno rispetto delle competenze attribuite dalla normativa vigente.

​Il Sindacato Indipendente Carabinieri rinnova la piena disponibilità a collaborare con le Istituzioni nell’individuazione di ogni soluzione utile a rafforzare la tutela della salute pubblica, la sicurezza dei cittadini e la protezione delle donne e degli uomini dell’Arma che quotidianamente operano al servizio del Paese.

​Certi della sensibilità istituzionale che le SS.VV. vorranno riservare alla presente segnalazione, si resta in attesa di un cortese riscontro e si porgono i più distinti saluti.

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Il SIC lancia l'allarme Sicurezza

Allarme sulla sicurezza nazionale. Il territorio sempre più ostaggio della criminalità e i cittadini lo percepiscono ogni giorno. L’Italia non può arrendersi alla criminalità

Fluminimaggiore, 4 agosto 2026

AL MINISTRO DELLA DIFESA
On.le Guido Crosetto

AL MINISTRO DELL’INTERNO
Prefetto Matteo Piantedosi

 AL COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA
Comandante C.A. Salvatore Luongo

 

Oggetto: Allarme sulla sicurezza nazionale. Il territorio sempre più ostaggio della criminalità e i cittadini lo percepiscono ogni giorno. L’Italia non può arrendersi alla criminalità

Negli ultimi mesi, e con particolare intensità nelle ultime settimane, l’Italia sta assistendo a una preoccupante escalation di violenza, aggressioni, rapine, baby gang, spaccio diffuso e criminalità urbana. Da Roma a Milano, da Torino a Napoli, il senso di sicurezza dei cittadini viene messo quotidianamente alla prova.

Da Quarticciolo, Tor Bella Monaca, San Basilio, Corviale, Torre Maura, Pigneto, Stazione Termini e Quartiere Africano a Roma; da San Siro, Rogoredo, Corvetto, Quarto Oggiaro e l’area della Stazione Centrale a Milano; da Barriera di Milano, Aurora e Porta Palazzo a Torino; da Scampia, Secondigliano, San Giovanni a Teduccio, Forcella e Quartieri Spagnoli nell’area metropolitana di Napoli; fino ad altre realtà urbane come San Giorgio a Bari, sono sempre più numerosi i territori nei quali la criminalità diffusa alimenta un crescente senso di insicurezza tra i cittadini.

L’elenco potrebbe purtroppo continuare. Ed è proprio questo il dato più allarmante: oggi il problema non riguarda più un singolo quartiere o una singola città. Riguarda l’intero Paese.

Le cronache degli ultimi giorni raccontano di aggressioni, violenze, truffe ai danni degli anziani, episodi di criminalità diffusa, inseguimenti ad alto rischio, baby gang che agiscono in pieno giorno e operatori delle Forze dell’Ordine aggrediti durante il servizio. Allo stesso tempo, raccontano anche di Carabinieri che salvano anziani da truffe, arrestano rapinatori, smantellano organizzazioni criminali, sequestrano armi e droga e restituiscono sicurezza alle comunità. È questa la differenza tra chi genera paura e chi restituisce libertà.

​In questo scenario, mentre la criminalità si manifesta con modalità sempre più aggressive, organizzate e violente, alimentata anche dal traffico di sostanze stupefacenti e da fenomeni di illegalità diffusa, i Carabinieri e le altre Forze dell’Ordine rappresentano la presenza concreta dello Stato sul territorio.

​Sono loro ad affrontare quotidianamente le situazioni più complesse e pericolose, intervenendo per difendere cittadini, famiglie e comunità, spesso in condizioni di grave carenza di organico, con risorse limitate e sotto una pressione operativa sempre più elevata. Un impegno che, troppo frequentemente, si traduce in aggressioni, ferimenti e in un livello di esposizione al rischio che non ha eguali nella Pubblica Amministrazione.

​Gli episodi registrati nelle ultime settimane dimostrano inoltre come la presenza di pattuglie sul territorio rappresenti il più efficace deterrente contro la criminalità. Se gruppi di baby gang riescono ad agire indisturbati perfino durante le ore diurne, significa che gli attuali organici non consentono più una copertura adeguata del territorio. Questa è una realtà che non può più essere ignorata.

​Più Carabinieri e più Forze dell’Ordine presenti nelle città significano più prevenzione, maggiore controllo del territorio, interventi più rapidi e una più efficace tutela dei cittadini. È arrivato il momento di smettere di inseguire l’emergenza e di affrontarla con decisioni coraggiose. Non è più il tempo delle dichiarazioni di circostanza, delle promesse o dei rinvii. Ogni giorno perso viene pagato dai cittadini onesti e dalle donne e dagli uomini dello Stato che ogni giorno indossano una divisa.

​La sicurezza nazionale non appartiene a una parte politica. È un patrimonio della Repubblica. Per questo motivo Governo, Parlamento, Regioni, Enti locali e tutte le forze politiche hanno il dovere morale e istituzionale di superare ogni contrapposizione e fare fronte comune. Così come il Paese sa unirsi davanti alle grandi sfide nazionali, oggi deve unirsi per difendere la sicurezza dell’Italia.

​Servono scelte immediate. Servono investimenti straordinari. Servono più Carabinieri e più Forze dell’Ordine sul territorio. Servono organici adeguati, bodycam, dashcam, giubbotti antitaglio, dotazioni tecnologiche moderne, strumenti di protezione individuale e mezzi operativi all’altezza di una criminalità sempre più organizzata e violenta.

​Non possiamo continuare a chiedere agli operatori di garantire sicurezza con risorse insufficienti, mentre il livello dello scontro con la criminalità cresce giorno dopo giorno.

​Ogni aggressione contro un appartenente alle Forze dell’Ordine è un’aggressione allo Stato. Ogni cittadino che rinuncia alla propria libertà per paura della criminalità rappresenta una sconfitta delle Istituzioni.

​Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a denunciare con fermezza ogni criticità e a sostenere ogni iniziativa realmente orientata alla tutela della sicurezza pubblica. Oggi, però, non bastano più le parole. È il momento che tutte le Istituzioni si assumano fino in fondo la responsabilità di difendere il Paese con scelte concrete, tempestive e condivise.

Quando lo Stato arretra, la criminalità occupa gli spazi lasciati liberi. Quando le Forze dell’Ordine vengono lasciate sole, non falliscono i Carabinieri: fallisce lo Stato.

 

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Emergenza bradisismo nei Campi flegrei. Il SIC al fianco dei cittadini e dei Carabinieri

CHI SERVE LO STATO IN PRIMA LINEA MERITA TUTELE, DIGNITÀ

E GIUSTI RICONOSCIMENTI

 

Il Sindacato Indipendente Carabinieri segue con la massima attenzione e profonda preoccupazione il perdurare dell’emergenza bradisismica che sta interessando i Campi Flegrei, aggravata dal recente terremoto di magnitudo 4.7 che ha provocato danni, feriti e nuove evacuazioni.

Esprimiamo anzitutto la nostra più sincera vicinanza alla popolazione, costretta a convivere ogni giorno con la paura, l’incertezza e il rischio di dover abbandonare la propria casa.

Ma il nostro pensiero va anche ai Carabinieri che operano in quel territorio, uomini e donne che, oltre a vivere personalmente la medesima emergenza con le proprie famiglie, continuano a garantire senza esitazione la sicurezza dei cittadini, il soccorso pubblico, l’ordine pubblico e la presenza dello Stato.

Mentre la terra continua a tremare, i Carabinieri non arretrano di un passo. Restano al loro posto, spesso affrontando turni massacranti, forte stress psicofisico e il peso di un’emergenza che sembra non avere fine. Sono il volto dello Stato nei momenti più difficili, offrendo sicurezza e rassicurazione alla comunità anche quando loro stessi vivono la medesima condizione di precarietà.

È proprio per questo che non è più accettabile che a un sacrificio tanto straordinario continui a non corrispondere un adeguato riconoscimento istituzionale.

Il SIC chiede al Comando Generale dell’Arma e al Governo un intervento immediato affinché nel prossimo rinnovo contrattuale venga prevista una specifica Indennità di Disagio per il personale impiegato nei Campi Flegrei, quale concreto riconoscimento delle eccezionali condizioni operative e del costante stress cui è sottoposto.

Chiediamo inoltre il conferimento di encomi o altre solenni attestazioni di merito a tutti i Carabinieri che, pur vivendo in prima persona l’emergenza sismica, continuano a servire lo Stato con disciplina, coraggio e straordinaria abnegazione.

Chi protegge una comunità che vive nella paura non può essere lasciato solo.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a sostenere ogni iniziativa utile affinché ai Carabinieri dei Campi Flegrei siano finalmente garantiti tutele concrete, dignità economica e il riconoscimento che il loro servizio merita.

Il coraggio non può essere considerato un dovere senza valore. Va rispettato, tutelato e riconosciuto.

 

La Segreteria Generale Nazionale

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Val di Susa, i Carabinieri non sono carne da macello

Alla luce delle manifestazioni annunciate per il prossimo fine settimana in Val di Susa, il Sindacato Indipendente Carabinieri richiama tutte le Istituzioni alla massima responsabilità.

Il diritto di manifestare pacificamente è un valore costituzionale che nessuno mette in discussione. Altra cosa sono le infiltrazioni violente che, come dimostrano i gravissimi episodi della scorsa settimana, trasformano il dissenso in aggressioni contro le Forze dell’Ordine, con oltre 140 operatori rimasti feriti.

I Carabinieri non sono carne da macello.

Ogni Carabiniere ha il diritto di svolgere il proprio servizio con dispositivi adeguati, regole operative chiare e la consapevolezza che lo Stato farà tutto il possibile per proteggerlo.

C’è poi un’altra riflessione che non può essere ignorata. Ogni centinaio di operatori impiegati per fronteggiare la violenza di pochi viene sottratto alla sicurezza quotidiana dei cittadini. Ogni reparto impiegato in ordine pubblico è una risorsa in meno nelle città.

Il SIC ribadisce un principio non negoziabile: lo Stato non può indietreggiare davanti alla violenza. Ma non può nemmeno pretendere che siano sempre gli stessi uomini e le stesse donne in uniforme a pagarne il prezzo più alto.

I Carabinieri servono lo Stato. Lo Stato ha il dovere di proteggere i propri Carabinieri.

 

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Conviene andare in pensione anticipata a 37 anni e mezzo o aspettare i 60 anni?

Questi sono i numerosi quesiti che ci sono arrivati in questi giorni, e oggi vogliamo rispondere nel merito.

​Prima di entrare nel tema pensioni, però, è d’obbligo aprire una breve parentesi: il punto di partenza non può che essere il contratto recentemente firmato.

​Certamente questo contratto non ha portato la giusta dignità ai Carabinieri, ma ha portato, invece, tanta delusione. Una delusione profonda, perché era un nostro pieno diritto avere un contratto adeguato e dignitoso; per questo l’amarezza è forte sia verso il Governo che verso tutti coloro che hanno accettato e firmato queste condizioni.

​Non vogliamo entrare nel merito delle decisioni altrui, tra chi ha firmato e chi non ha firmato, o di chi parla di responsabilità e di attacchi.

Ma va detto chiaramente: questo era un contratto che, non offrendo un adeguamento reale rispetto all’inflazione e al potere d’acquisto che abbiamo perso negli ultimi 3 anni, andava semplicemente rispedito al mittente. Questa è la nostra considerazione.

​Quindi, quando qualcuno parla di responsabilità, dovrebbe stare molto più attento: la responsabilità verso oltre 110.000 Carabinieri è enorme e oggi chi si è assunto questa responsabilità deve metterci la faccia.

IL NODO PENSIONI E IL MALESSERE SUL TERRITORIO

​È proprio da questo clima di forte disagio che nasce la domanda che in tantissimi mi ponete: conviene la pensione anticipata a 37 anni e mezzo o conviene aspettare il limite d’età dei 60 anni?

​Già il fatto che questo quesito arrivi così frequentemente dimostra un malessere reale, aggravato da una carenza organica del 12-14% che sul campo si traduce in turni gravosi, straordinari e forte stress.

​Analizzando le cose con lucidità, bisogna considerare che arrivare ai 60 anni offre dei vantaggi economici e tecnici precisi:

  1. Permette di massimizzare il montante contributivo;
  2. Garantisce un coefficiente di trasformazione più alto con l’applicazione del moltiplicatore;
  3. Assicura un TFS decisamente più alto e con tempi di attesa molto più brevi rispetto all’uscita anticipata.

​Allo stesso tempo, però, la scelta va pesata attentamente tenendo conto di altri tre fattori fondamentali: l’impatto reale del carico operativo quotidiano sulla propria salute, l’esigenza del tempo da dedicare alla famiglia e la sostenibilità economica della differenza mensile netta tra le due opzioni.

IL NOSTRO CONSIGLIO: NON DECIDETE DA SOLI

​Proprio per questo vi diciamo: prima di prendere qualsiasi decisione, contattateci.

​Se siete a un anno o due dal pensionamento o dal raggiungimento della prima finestra dei 37 anni e mezzo, scriveteci: vi faremo il calcolo preciso di tutte le vostre condizioni pensionistiche individuali, permettendovi di valutare numeri e qualità della vita per fare la scelta migliore e più consapevole.

Contattateci per richiedere una consulenza dedicata.

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Il Sistema sicurezza è al collasso per il fallimento degli altri reparti dello Stato

Oggi agli operatori delle Forze dell’Ordine viene chiesto di essere contemporaneamente poliziotti, psicologi, psichiatri, mediatori, assistenti sociali, negoziatori e operatori sanitari. Non possiamo essere i tuttologi di uno Stato che rinuncia a prevenire e che non garantisce pari protezione a tutti i suoi servitori.

​Negli ultimi mesi il dibattito sulla sicurezza pubblica si è impoverito in un rituale di slogan fotocopia. Ogni emergenza, ogni aggressione, ogni episodio critico viene liquidato con il solito comunicato che nessuno prende più in seria considerazione: più bodycam, più taser, più DPI, più formazione.

Richieste legittime che sosteniamo da sempre, ma che oggi non bastano più a nascondere la triste realtà di un sistema sicurezza in Italia che è al collasso, perché si continua a curare il sintomo ignorando la malattia.

Oggi la domanda da porsi è una sola: perché l’ennesima emergenza sociale, sanitaria o migratoria finisce per gravare unicamente sulle spalle di una pattuglia composta da due Carabinieri?

​Dalle baby gang nelle periferie al degrado e alle occupazioni criminali nelle stazioni, dall’immigrazione clandestina priva di accoglienza e controllo, alla violenza di soggetti con gravissime patologie psichiatriche lasciati a vagare senza assistenza; dagli assalti eversivi ai cantieri fino alla criminalità predatoria.

Le Forze dell’Ordine sono chiamate a intervenire quando hanno già fallito il sistema sanitario, la psichiatria, i servizi sociali, il sistema dell’immigrazione e la prevenzione del territorio.

​E poi assistiamo a cittadini, politici e media che giudicano soltanto i pochi secondi finali di un intervento drammatico come nel recente caso del fermo di Bologna ignorando che, in quella circostanza, il soggetto fermato versava in uno stato di totale abbandono istituzionale ed era privo di assistenza sanitaria da mesi.

Il ruolo delle Forze dell’Ordine è far rispettare le leggi e garantire l’ordine e sicurezza pubblica, ma sistematicamente i colleghi sono chiamati ad affrontare contesti dove sarebbero necessari lo psicologo, lo psichiatra, il mediatore, l’assistente sociale o il negoziatore. È il caso quotidiano di:

  • ​Dissidi familiari e violenza di genere;
  • ​Soggetti pericolosi e armati in strada che seminano il panico;
  • ​Persone con gravissime patologie psichiatriche in crisi;
  • ​Soggetti irregolari e senza tetto, facile preda della criminalità;
  • ​Individui sotto l’effetto prolungato di sostanze stupefacenti e alcol.

IL PARADOSSO DELLA FORMAZIONE E LA CARENZA DI ORGANICO


Respingiamo al mittente la narrazione colpevolizzante secondo cui il problema sia una presunta mancanza di addestramento. L’Amministrazione compie sforzi enormi per garantire la formazione e l’aggiornamento professionale del personale.

​Il problema è puramente matematico e strutturale: mancano circa 12-14 mila Carabinieri e altrettanti appartenenti alla Polizia di Stato.

Sul territorio gravano quasi 30.000 operatori in meno.

​A questo si aggiunge il paradosso del tempo operativo: in presenza di un contratto collettivo che tutela giustamente i diritti dei lavoratori, ogni ora sottratta al servizio sul territorio per fare addestramento significa togliere pattuglie e sicurezza reale ai cittadini.

LA TECNOLOGIA È UN DPI INDISPENSABILE (ART. 2087 C.C.), NON LA SOLUZIONE AI FALLIMENTI DELLO STATO

Anche sulle dotazioni serve chiarezza istituzionale. L’attuale contesto socio-ambientale è caratterizzato da un’elevata imprevedibilità della minaccia, che grava in modo uniforme sia sulle aliquote di pronto intervento sia sulle Stazioni Carabinieri, speso operanti in contesti di isolamento territoriale.

​In virtù dell’Art. 2087 del Codice Civile e della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008), dispositivi come Taser, Bodycam e Giubbotti Antitaglio non rappresentano ‘privilegi tattici’, ma veri e propri Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) indispensabili per la mitigazione del rischio residuo e la prevenzione dalle aggressioni con armi bianche.

​Per questo motivo, chiediamo l’immediata eliminazione di ogni sperequazione distributiva tra le Sezioni Radiomobili e le Stazioni Carabinieri: la protezione e la sicurezza passiva degli operatori devono essere garantite in modo capillare e uniforme a tutto il personale impiegato in servizio esterno.

​Tuttavia, ribadiamo che la tecnologia tutela l’operatore, ma non sostituisce le funzioni dello Stato.

Nessuna bodycam curerà mai una patologia psichiatrica, nessun taser sostituirà le politiche migratorie e nessun giubbotto protettivo potrà colmare la carenza di 30.000 uomini sul territorio.

​Inoltre, la tecnologia non può diventare una trappola: non tollereremo più l’abitudine di vivisezionare un filmato operativo, estrapolando l’1% di presunta imperfezione per cancellare il 99% di un intervento svolto con professionalità, senso del dovere e sacrificio.

​Diciamo BASTA alla prassi di scaricare le incapacità del Sistema Paese sugli Operatori di Polizia. Servono dotazioni adeguate, l’estensione immediata dei DPI a tutte le Stazioni Carabinieri, assunzioni straordinarie e che ogni Istituzione della Repubblica torni a fare il proprio dovere.

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Val di Susa, in carcere questi criminali terroristi. Il SIC si costituisce parte civile

Da troppi anni la Val di Susa è teatro non di un civile dissenso democratico, ma di una vera e propria guerriglia urbana programmaticamente diretta contro gli uomini e le donne in divisa.

I cantieri di interesse strategico nazionale sono diventati un fronte di scontro permanente in cui la tutela dell’ordine pubblico si trasforma quotidianamente in una minaccia diretta per l’incolumità fisica di Poliziotti, Carabinieri e Finanzieri.

La difesa del territorio non è un alibi per l’aggressione

​Non accettiamo più la narrazione ipocrita che tenta di mascherare sassaiole, lanci di bombe carta, molotov, razzi ad altezza uomo, acidi e cesoie sotto l’insegna dell’”ambientalismo” o della “lotta di popolo”.

Manifestare è un diritto, l’assedio è un reato: chi si presenta ai cantieri di Chiomonte o San Didero armato di maschere antigas, fionde di precisione e bulloni non sta esercitando la libertà di pensiero: sta compiendo un attacco premeditato e paramilitare allo Stato.

Servitori dello Stato, non bersagli da tiro: gli agenti impiegati nei presidi della Val Susa affrontano turni estenuanti in condizioni ambientali e logistiche estreme, costretti a subire attacchi organizzati da gruppi che hanno fatto della violenza ideologica la propria ragione d’essere.

Fine dell’ambiguità politica e mediatica

​Pretendiamo che le Istituzioni e la Politica la smettano di oscillare tra la solidarietà di facciata e la tolleranza verso certi ambienti. Chi giustifica i violentatori dei cantieri, chi parla di “disagio della valle” per scusare veri e propri atti di guerriglia o chi strizza l’occhio ai settori più radicali, si rende moralmente ed eticamente complice di ogni ferita e di ogni umiliazione inflitta ai nostri colleghi.

Le nostre rivendicazioni ineludibili per il fronte Val Susa

​Di fronte a uno scenario di scontro sistematico, il Sindacato non chiede mezze misure, ma risposte immediate e stringenti:

  • ​Regole di ingaggio chiare e protocolli operativi idonei. Non si possono mandare gli operatori sul campo con le mani legate di fronte ad assalti organizzati.
  • Servono direttive di piazza chiare che mettano al centro la tutela degli agenti.
  • Certezza della pena e arresto in flagranza differita: Basta con la “porta girevole” per chi devasta i cantieri e aggredisce il personale in servizio. Chi attacca un presidio di sicurezza deve rispondere di reati gravi contro lo Stato e scontare pene effettive.
  • Tutele legali automatiche: Lo Stato deve farsi carico integralmente della difesa legale degli agenti indagati a seguito degli interventi d’ordine pubblico nei cantieri. È inaccettabile che chi rischia la vita per difendere un cantiere pubblico debba poi pagare di tasca propria per difendersi in tribunale.
  • ​Indennità di rischio e potenziamento dei presidi: Riconoscimento economico e logistico straordinario per il personale impiegato in un contesto ad altissimo logoramento psicofisico e operativo, con turni umani e dotazioni protettive di ultima generazione.

​La Val di Susa non è una zona franca al di fuori della Costituzione. Difendere chi indossa una divisa nei cantieri della TAV significa difendere la sovranità dello Stato, la legalità e la sicurezza di tutti i cittadini.

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Val di Susa: non un atto di protesta, è un bollettino di guerra e un attacco allo Stato

OLTRE 60 CARABINIERI FERITI.  “QUESTI NON POSSIAMO DEFINIRLI MANIFESTANTI, SONO CRIMINALI ORGANIZZATI, TERRORISTI SENZA NESSUNA PIETÀ: PRONTI A COSTITUIRCI PARTE CIVILE PER CHIEDERE IL CARCERE E IL CONTO DEI DANNI

Quello che giunge dai cantieri dell’Opera in Val di Susa non è il resoconto di una manifestazione e non è un semplice atto di protesta: è un vero e proprio bollettino di guerra e un attacco eversivo contro lo Stato.

​L’assalto al cantiere di Chiomonte, l’incendio doloso dei mezzi di servizio dell’Arma dei Carabinieri e il bilancio drammatico che supera già i 60 feriti tra le Forze dell’Ordine dimostrano la natura feroce di un’azione pianificata.

​Bisogna smetterla di usare eufemismi e chiamare le cose con il loro nome: quelli che hanno agito non sono manifestanti, non sono ambientalisti e non hanno nulla a che fare con la tutela del territorio o la transizione green. Sono criminali e delinquenti comuni che hanno messo in atto una violenza premeditata.

​Lanciare molotov, bombe carta, macigni, dare fuoco ai mezzi delle Istituzioni e utilizzare persino uno striscione per accampare “vendette” ideologiche legate ai fatti di Bologna non è dissenso: è criminalità pura.

NESSUNA PIETÀ

​Il Sindacato Indipendente Carabinieri non ci sta e impiegherà tutte le proprie forze per condannare e contrastare concretamente questa deriva. Per chi compie tali gesti non deve esserci alcuna pietà né giustificazione. Di fronte a questo massacro, la Magistratura deve adottare un pugno penale durissimo: chi viene sorpreso ad assaltare i cantieri, incendiare mezzi o aggredire le Forze dell’Ordine deve finire dritto in carcere.

BASTA CON LA TOLLERANZA VERSO CHI DEVASTA LA SALUTE DEI LAVORATORI IN DIVISA E DISTRUGGE LE DOTAZIONI DELLO STATO.

​Il Sindacato Indipendente Carabinieri annuncia sin da ora che si costituirà parte civile nei processi penali che si apriranno contro i responsabili di questi atti criminali. Utilizzeremo ogni strumento legale a nostra disposizione per chiedere il conto di ogni singolo giorno di prognosi, di ogni danno fisico e psicologico causato ai colleghi e per tutelare la dignità e l’incolumità delle donne e degli uomini dell’Arma.

Chiediamo con urgenza e fermezza:

  1. Carcere e custodia cautelare immediata per tutti i delinquenti identificati;
  2. Pugno penale e tolleranza zero contro chi attacca le Istituzioni e i suoi servitori.

​Il Sindacato Indipendente Carabinieri esprime la più totale ed affettuosa solidarietà, vicinanza e gli auguri di pronta guarigione agli oltre 60 Carabinieri e ai colleghi delle altre Forze di Polizia rimasti feriti e devastati dalle violenze esplose in Val di Susa, stringendosi ai colleghi e alle loro famiglie in questo momento drammatico.

Il vostro Sindacato sarà al vostro fianco con tutta la sua forza, anche e soprattutto nelle aule di tribunale.

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Carabinieri radiomobile

Scordia (CT), Carabiniere accoltellato durante un intervento di soccorso

Questa realtà esprime la più profonda vicinanza e i più sentiti auguri di pronta e completa guarigione al giovane Carabiniere di 25 anni, gravemente ferito da una coltellata al fianco durante un intervento di soccorso nel comune di Scordia, in provincia di Catania.

Secondo le notizie sinora disponibili, il militare è intervenuto, insieme ai colleghi, per prestare aiuto nell’ambito di una richiesta di soccorso, venendo improvvisamente aggredito e colpito con un’arma da taglio. Sull’accaduto saranno, come sempre, le competenti Autorità giudiziarie ad accertare i fatti e le eventuali responsabilità, nel pieno rispetto delle indagini in corso.

Al di là dell’esito dell’attività investigativa, un dato appare evidente: ancora una volta un Carabiniere ha rischiato la vita mentre svolgeva il proprio dovere al servizio della collettività.

I Carabinieri non si sottraggono mai. Intervengono ogni giorno, senza esitazione, anche negli scenari più complessi e imprevedibili, mettendo a rischio la propria incolumità per proteggere quella dei cittadini. Questo straordinario senso del dovere non può essere dato per scontato né lasciato privo delle necessarie garanzie.

È necessario rafforzare concretamente la sicurezza del personale attraverso dotazioni di protezione individuale sempre più efficaci e adeguate ai rischi operativi, promuovendo anche un costante impiego dei dispositivi di protezione previsti, affinché ogni operatore possa affrontare il servizio nelle migliori condizioni di sicurezza possibili.

Allo stesso tempo, riteniamo indispensabile che il Governo promuova un serio percorso istituzionale, coinvolgendo Regioni, Enti Locali e Servizio Sanitario Nazionale, finalizzato ad affrontare in maniera strutturale la gestione delle situazioni caratterizzate da gravi fragilità psichiche e dalle conseguenze delle dipendenze patologiche.

Non è accettabile che le Forze dell’Ordine continuino a rappresentare l’unico presidio chiamato a fronteggiare emergenze che richiedono anche una preventiva presa in carico sanitaria e sociale.

Il SIC rinnova pertanto alcune richieste che ritiene non più rinviabili:

  • Dotazioni e dispositivi di protezione individuale adeguati, con particolare attenzione alla sicurezza degli operatori impegnati quotidianamente nel controllo del territorio;
  • Un tavolo permanente tra Governo, Amministrazioni territoriali e Servizio Sanitario, per definire protocolli operativi condivisi nella gestione delle situazioni ad alto rischio connesse a gravi disturbi psichici e dipendenze;
  • Tutele legali, garanzie operative e certezza della pena per chiunque aggredisca un appartenente alle Forze dell’Ordine.

Aggredire un Carabiniere significa colpire chi ogni giorno garantisce la sicurezza delle nostre comunità. Per questo ogni episodio di violenza nei confronti degli operatori dello Stato deve trovare una risposta ferma, concreta e tempestiva, sul piano della prevenzione, della tutela e dell’applicazione della legge.

Al giovane collega rivolgiamo il nostro più sincero abbraccio, esteso alla sua famiglia e a tutti i militari del Reparto che, con professionalità, coraggio e spirito di servizio, hanno gestito una situazione di estrema gravità.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a trasformare ogni episodio di violenza in un’azione concreta di tutela, perché chi indossa una divisa non deve mai sentirsi solo.

Fluminimaggiore, 24 luglio 2026

LA SEGRETERIA GENERALE NAZIONALE
DEL SINDACATO INDIPENDENTE CARABINIERI

 

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