Modena, auto sulla folla in pieno centro lupo solitario, gesto isolato, fanatismo o altro?

Apprendiamo con forte preoccupazione dalle immagini e dai numerosi video diffusi sui social quanto accaduto ieri nel centro di Modena, teatro di momenti di panico e terrore che nessuno avrebbe mai immaginato di vedere in una città simbolo di quotidianità, lavoro e vita sociale.

Il bilancio provvisorio parla di 8 feriti, 4 dei quali in gravi condizioni, con persone trasferite d’urgenza in ospedali specializzati. Una tragedia sfiorata che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche.

Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, il soggetto fermato sarebbe un trentunenne italiano di origine marocchina, residente nel Modenese.

L’uomo, accusato di strage, avrebbe travolto diversi pedoni in pieno centro per poi tentare la fuga brandendo un coltello.

Sarà compito della Magistratura e degli investigatori stabilire con assoluta precisione se ci si trovi davanti a un gesto deliberato assimilabile a un attentato, all’azione di un fanatico isolato oppure a un episodio maturato in un diverso contesto criminale o psicologico.

Ma una cosa appare già evidente: scene di questo tipo stanno generando nei cittadini un senso di paura e vulnerabilità sempre più profondo.

Quanto accaduto dimostra ancora una volta quanto sia fondamentale la presenza delle Forze dell’Ordine sul territorio, presidio indispensabile di sicurezza, prevenzione e intervento immediato. Ed è proprio per questo che il tema dell’adeguamento degli organici non può più essere rinviato dal Governo.

Questi episodi devono essere prevenuti attraverso sistemi investigativi e di intelligence sempre più efficaci, capaci di intercettare per tempo situazioni potenzialmente pericolose prima che possano trasformarsi in tragedie.

Il dovere delle Istituzioni deve essere uno solo: garantire ai cittadini la possibilità di vivere le proprie città senza paura.

 

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

“L’unico tricolore che ci piace è quello sulle vostre bare”, parole gravissime contro le Forze dell’Ordine e contro il simbolo della Nazione

Il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) esprime profondo sdegno e la più ferma condanna per l’ignobile coro pronunciato durante una manifestazione di protesta: “L’UNICO TRICOLORE CHE CI PIACE È QUELLO SULLE VOSTRE BARE.”

Non siamo davanti a una semplice provocazione né a un eccesso verbale.
Queste parole rappresentano un messaggio gravissimo non solo contro uomini e donne in uniforme, ma anche contro il Tricolore e ciò che esso rappresenta: lo Stato, la Repubblica e i valori fondanti della nostra democrazia.

L’affermazione “l’unico tricolore che ci piace” sottintende infatti il rifiuto della bandiera italiana come simbolo di unità nazionale, legalità e istituzioni.

Un’espressione che non si limita a colpire le Forze dell’Ordine, ma che si configura come un attacco diretto all’identità stessa del Paese.

La bandiera tricolore che avvolge la bara di un appartenente alle Forze dell’Ordine caduto nell’adempimento del proprio dovere non è un simbolo qualunque.

Rappresenta un servitore dello Stato che ha mantenuto fede al giuramento prestato fino all’estremo sacrificio.

Rappresenta un uomo o una donna che hanno indossato l’uniforme con onore, lasciando ogni giorno i propri affetti — una madre, un padre, una moglie, un marito, dei figli — per garantire sicurezza ai cittadini e difendere le istituzioni.

Dietro quel Tricolore ci sono servitori dello Stato che hanno perso la vita per tutelare i diritti degli altri, lavorando di giorno e di notte, spesso nel silenzio e lontano dalle proprie famiglie.

Per questo, sentire qualcuno inneggiare alle “bare” delle Forze dell’Ordine e, al contempo, disprezzare il Tricolore, non è soltanto vergognoso.

È il segnale di un clima d’odio sempre più pericoloso verso chi rappresenta lo Stato sul territorio e verso lo Stato stesso.

Un clima che rischia di trasformarsi in violenza reale contro gli operatori in uniforme.
Ogni aggressione a un Carabiniere, ogni pietra lanciata, ogni insulto, nasce anche dalla continua delegittimazione di chi indossa una divisa e dei valori che essa incarna.

Il SIC chiede:

  • l’immediata identificazione dei responsabili;
  • una condanna pubblica chiara e senza ambiguità da parte della politica e delle organizzazioni promotrici;
  • maggiori tutele operative e giuridiche per il personale impiegato nei servizi di ordine pubblico.

Il Tricolore rappresenta unità, servizio, sacrificio e fedeltà allo Stato.

Non permetteremo a nessuno di oltraggiarlo né di trasformarlo in un simbolo di odio o di morte contro le Forze dell’Ordine e contro l’Italia.

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Roma, cerimonia ufficiale di insediamento del Generale C.A. Massimo Mennitti quale Vicecomandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Si è svolta oggi, a Roma, la cerimonia ufficiale di insediamento del Generale di Corpo d’Armata Massimo Mennitti, quale Vicecomandante Generale dell’Arma dei Carabinieri. Presenti il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, ed i massimi vertici dell’Arma.

Per il Sindacato Indipendente Carabinieri hanno preso parte alla cerimonia il Segretario Generale Aggiunto Andrea Calì ed il componente del Direttivo Nazionale Umberto Turchetta.

Una cerimonia particolarmente sentita, intensa e ricca di significato istituzionale, che ha rappresentato non soltanto un momento di continuità ai vertici dell’Arma, ma anche un passaggio importante per il futuro dell’Istituzione e per tutti i Carabinieri.

Il SIC rinnova il proprio apprezzamento nei confronti del Generale Mennitti, figura di esperienza, equilibrio e profonda conoscenza dell’Arma, maturata in anni di servizio svolto con autorevolezza, umanità e spirito istituzionale.

Siamo certi che il Generale Mennitti continuerà a mettere la propria esperienza e la propria visione al servizio dell’Istituzione, offrendo un contributo concreto alla crescita dell’Arma dei Carabinieri ed alla tutela delle donne e degli uomini che ogni giorno operano al servizio dei cittadini e della sicurezza del Paese.

Contestualmente, il SIC rivolge un sentito saluto al Generale di Corpo d’Armata Marco Minicucci, già Vicecomandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, esprimendo apprezzamento per le qualità umane e professionali dimostrate nel corso del proprio incarico e per l’attenzione riservata al personale dell’Arma.

Per noi del SIC, un’Arma forte passa inevitabilmente attraverso Carabinieri ascoltati, valorizzati e messi nelle condizioni di operare con dignità, efficienza e serenità.

 

La Segreteria Generale Nazionale del SIC

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

 

FESI 2025, le maschere cadono sempre davanti alla realtà

La nota ufficiale del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri parla chiaro.

Il decreto FESI 2025 è stato predisposto secondo criteri concordati con le APCSM firmatarie del rinnovo contrattuale. Altro che imposizioni respinte. Altro che “non passerà”. Altro che cambiamenti radicali.

E i fatti sono ancora più evidenti sono:

  • rimane il tetto delle 1.680 ore;
  • resta l’impianto già contestato;
  • vengono confermati criteri che continuano a creare disparità;
  • le risorse aggiuntive sono marginali rispetto alle reali esigenze del personale.

A rendere ancora più evidente il fallimento di questa gestione vi è un ulteriore elemento estremamente grave: all’interno della nota ufficiale dell’Arma non viene riportata alcuna certezza sui tempi di pagamento del FESI.

Questo dato pesa enormemente sulla dignità economica di tutti i Carabinieri, in un momento in cui il caro vita continua ad aumentare.

Mentre qualcuno continua a vantare vittorie, la nota informativa smonta la propaganda.

Il pagamento del FESI potrebbe non avvenire nel mese di giugno, come storicamente accaduto.

IL TEMPO DELLA PROPAGANDA È FINITO.

Se dopo tutta questa propaganda si arriva perfino a non avere nemmeno la certezza sui tempi di corresponsione del FESI, vuol dire che nulla è realmente cambiato rispetto alle vecchie logiche del passato.

Per mesi qualcuno ha costruito propaganda sulle spalle dei Carabinieri con proclami e annunci trionfali.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri lo aveva detto dall’inizio, con trasparenza, onestà intellettuale, senza slogan e senza illudere i Carabinieri.

Ed è inutile continuare a parlare di “grandi risultati” quando:

  • il potere d’acquisto continua a crollare;
  • il FESI resta ancorato a logiche vecchie;
  • gli incrementi annunciati rischiano di trasformarsi in pochi centesimi sui servizi.

Questa è la conferma che il sistema continua a non rispondere alla realtà quotidiana dei Carabinieri.

Il SIC continuerà a fare quello che ha sempre fatto, dire la verità, difendere i Carabinieri e non piegarsi alla propaganda.

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Oggi a Firenze ha giurato il futuro dell’Arma

Si è svolta oggi, presso la Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri di Firenze, la cerimonia di giuramento e conferimento degli Alamari agli Allievi Marescialli del 15° Corso Triennale.

Presenti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale di Corpo d’Armata Luciano Portolano e il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo.

Per il SIC erano presenti il Segretario Generale Regionale Toscana Fabio Scanu e il Segretario Regionale Pasquale Capasso.

Particolarmente significative le parole del Comandante Generale Salvatore Luongo rivolte agli Allievi Marescialli: “Vedo in voi i protagonisti delle fortune dei nostri reparti e il futuro dell’Istituzione. Dovrete governare questa realtà complessa con visione moderna e rigore di comportamento, avendo sempre il coraggio di agire senza farvi imbrigliare dalla burocrazia.”

Parole che rappresentano una visione concreta, moderna e operativa dell’Arma dei Carabinieri, sempre più orientata all’efficienza, alla responsabilità e alla capacità di affrontare le sfide del presente.

Il SIC partecipa a questi momenti non per semplice presenza formale, ma per rappresentare concretamente una realtà sindacale innovativa, vicina ai giovani Carabinieri e a quelli che saranno i futuri comandanti dell’Arma.

Gli alamari racchiudono un significato ideale e morale immenso, perché rappresentano il giuramento di fedeltà allo Stato e una scelta di vita votata alla comunità.

A tutti gli Allievi Marescialli va il nostro augurio più sincero affinché possano offrire, con coraggio e responsabilità, un costante contributo alla sicurezza dei cittadini e del Paese.

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Il FESI è un sistema anacronistico: si paga il presente con le risorse del passato…e con tempi incerti

Il Sindacato Indipendente Carabinieri interviene con fermezza sul Fondo Efficienza Servizio Istituzionale (il cosiddetto Premio produzione), oggi sempre più distante dalla realtà economica e operativa del personale.

UN SISTEMA SCOLLEGATO DAL PRESENTE

Il FESI si basa su risorse dell’anno precedente, erogate nell’anno successivo.

Nel 2026 si percepiranno importi riferiti al 2025, senza alcun adeguamento al costo della vita attuale. In un contesto di inflazione e aumento dei costi, questo sistema è ormai superato.

INCERTEZZA SUI TEMPI DI PAGAMENTO

Storicamente il FESI viene corrisposto nel mese di giugno.

Ad oggi, tuttavia, non vi sono certezze sull’effettiva erogazione in tale periodo. In mancanza di conferme, il pagamento potrebbe subire uno slittamento.

IMPEGNO ATTUALE, RICONOSCIMENTO PASSATO

A fronte di maggiori responsabilità e carichi di lavoro crescenti, gli importi restano invariati.

Premiare l’impegno di oggi con risorse ferme al passato significa non riconoscerlo adeguatamente. Sono state inserite ulteriori risorse, ma risultano comunque insufficienti rispetto alle reali esigenze del personale.

LA POSIZIONE DEL SIC

Non si può pretendere efficienza moderna con strumenti economici ancorati a logiche del passato. Serve un intervento concreto:

  • adeguamento delle risorse;
  • revisione del meccanismo;
  • coerenza tra servizio e riconoscimento.

IMPEGNO E RESPONSABILITÀ

Il SIC continuerà a operare con trasparenza e concretezza, nel rispetto di tutti i Carabinieri, a fronte di un servizio sempre più impegnativo, le retribuzioni non sono adeguate.

È necessario che l’Amministrazione si faccia promotrice, presso il Governo, di ulteriori stanziamenti per recuperare il potere d’acquisto perso.

Abbiamo scelto una strada chiara informare e dire la Verità.

La Segreteria Generale Nazionale

Il Generale di Corpo d’Armata Massimo Mennitti è il nuovo Vicecomandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

La nomina del Generale di Corpo d’Armata Massimo Mennitti a Vicecomandante Generale dell’Arma dei Carabinieri rappresenta un passaggio istituzionale di assoluta rilevanza per l’intera Istituzione.

Il Vicecomandante Generale è una figura centrale nell’equilibrio del vertice dell’Arma, fondamentale per garantire continuità, indirizzo e capacità di risposta alle sfide sempre più complesse che investono il Comparto Sicurezza.

Il SIC esprime apprezzamento per la nomina del Generale Mennitti, persona da sempre conosciuta e stimata, che nel corso della propria carriera ha rappresentato un punto di riferimento per molti Carabinieri, dando esempio concreto di dedizione, senso delle Istituzioni e attenzione al benessere del personale.

Siamo certi che il Generale Mennitti saprà svolgere il proprio incarico con visione, equilibrio, concretezza e attenzione verso le Donne e gli Uomini dell’Arma dei Carabinieri, interpretando un ruolo così delicato con la piena consapevolezza delle reali esigenze del personale.

In un momento storico caratterizzato da crescenti responsabilità operative, carichi di lavoro significativi e aspettative sempre più elevate, riteniamo imprescindibile che il confronto con le rappresentanze sindacali si traduca in ascolto reale e azioni concrete.

Il SIC continuerà a porsi come interlocutore leale e responsabile, ma determinato nel rappresentare le istanze dei Carabinieri: tutele effettive, condizioni di lavoro dignitose, valorizzazione professionale e benessere del personale.

Contestualmente, il SIC rivolge un sentito saluto al Generale di Corpo d’Armata Marco Minicucci, che lascia l’incarico di Vicecomandante Generale, esprimendo apprezzamento per le qualità umane e professionali dimostrate nel corso del suo percorso, nonché per l’attenzione e la sensibilità verso il personale dell’Arma.

Il nostro riconoscimento si fonda sul valore della persona e sul contributo offerto al benessere dei Carabinieri, elementi che per un sindacato rappresentano il parametro principale di valutazione.

A lui va il nostro augurio sincero di buon proseguimento umano e professionale.

Per il SIC il principio resta chiaro: un’Arma forte nasce da Carabinieri ascoltati, rispettati e messi nelle condizioni di operare con dignità ed efficacia.

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

1° Maggio, non solo lavoratori. I Carabinieri sono Professionisti della Sicurezza dello Stato

C’è un dato che oggi non può essere ignorato.

Mentre il Paese celebra la Festa dei Lavoratori, migliaia di Carabinieri non festeggiano.

Sono in servizio. In strada. Nelle piazze. Nei territori più difficili.

A garantire ciò che molti danno per scontato: la sicurezza.

Ed è proprio da qui che bisogna partire.

I Carabinieri sono lavoratori, sì, ma fermarsi a questo significa non comprendere fino in fondo la loro funzione.

I Carabinieri sono professionisti della sicurezza dello Stato.

Professionisti che operano in condizioni complesse, spesso con risorse limitate, esposti quotidianamente a rischi concreti per la propria incolumità fisica, con responsabilità che vanno ben oltre qualsiasi altra categoria lavorativa.

Professionisti che garantiscono ordine, legalità e tutela dei cittadini anche quando il resto del Paese si ferma.

Come Sindacato vogliamo affermare con chiarezza:

  • non può esistere una reale celebrazione del lavoro se non si riconosce, in modo concreto e non solo simbolico, la specificità di chi garantisce la sicurezza pubblica.
  • non esiste sicurezza senza Carabinieri messi nelle condizioni di operare con dignità.

In questa giornata, il nostro pensiero va a tutte le Donne e gli Uomini dell’Arma che oggi sono in servizio, lontani dalle proprie famiglie.

Il SIC continuerà a fare ciò che ha scelto fin dall’inizio:

ESSERE AL FIANCO DEI CARABINIERI “SEMPRE”

Perché chi garantisce la sicurezza dell’Italia non può essere considerato uno come tanti.

 

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Sicurezza, lo Stato non può chiedere sacrifici senza garantire rispetto, risorse adeguate e tutele reali agli operatori

È una criticità strutturale che incide direttamente sulla capacità dello Stato di garantire presenza, prevenzione e controllo reale del territorio.

Il SIC ritiene doveroso riportare il dibattito su un piano serio, concreto e non più rinviabile.

Una carenza strutturale che non può più essere ignorata

I dati oggi parlano chiaro: la carenza organica si attesta intorno al 9-10% per l’Arma dei Carabinieri e su valori superiori al 10% per la Polizia di Stato, rispetto alle rispettive piante organiche.

In termini reali, questo significa oltre 20.000 operatori in meno sulle strade, nei reparti e nei territori più complessi.

Non è un’oscillazione fisiologica, è un vuoto strutturale che indebolisce la capacità operativa dello Stato.

Il paradosso territoriale: dove serve più Stato, lo Stato rischia di essere meno presente

Le aree maggiormente esposte alla pressione criminale coincidono spesso con territori nei quali la carenza organica pesa in modo ancora più grave.

Parliamo di realtà complesse come Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Sardegna.

Con particolare riferimento ad alcune province e aree interne, dove la presenza dello Stato dovrebbe essere rafforzata ed il personale è, invece,  spesso costretto a lavorare con organici ridotti, carichi crescenti e responsabilità sempre più gravose.

Questo non è un problema amministrativo.ma un problema di sicurezza nazionale.

Le scelte del passato presentano il conto

Le politiche di contenimento della spesa adottate negli anni passati hanno progressivamente indebolito il Comparto Sicurezza.

Risparmiare sulla Sicurezza non significa semplicemente ridurre costi.

Significa ridurre pattuglie, presenza, prevenzione, deterrenza.

Significa mettere in maggiore difficoltà chi indossa una divisa.

Significa esporre maggiormente le Forze dell’Ordine.

Significa lasciare più soli i cittadini.

E oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: intere fasce deboli della popolazione — anziani, donne, famiglie, bambini — vivono con crescente insicurezza, limitano la propria libertà, evitano strade, piazze e luoghi pubblici dopo una certa ora.

Quando il cittadino si sente costretto a chiudersi in casa, lo Stato ha già perso terreno.

Il presidio più vicino ai cittadini

L’Arma dei Carabinieri rappresenta il presidio più capillare dello Stato sul territorio.

Nei grandi centri, nei piccoli comuni, nelle periferie, nelle aree rurali e interne, il Carabiniere è spesso il primo volto dello Stato che il cittadino incontra.

Indebolire l’Arma significa indebolire l’intero sistema sicurezza del Paese.

Rinnovo contrattuale 2025-2027: la dignità non si liquida con cifre irrisorie

Il nodo economico è centrale.

Il rinnovo contrattuale 2025-2027, per come si sta delineando, rischia di rappresentare l’ennesima mortificazione per chi ogni giorno garantisce sicurezza pubblica, ordine e legalità.

Parliamo di incrementi lordi che, nelle prospettive indicate, si attesterebbero orientativamente su circa 20 euro nel 2025, circa 40 euro nel secondo anno e circa 90 euro nel terzo anno.

Lordo, non netto.

Questa non è valorizzazione.

Non è riconoscimento.

Non è rispetto.

È una risposta economicamente debole, socialmente inadeguata e sindacalmente fallimentare.

Chi siede ai tavoli negoziali non può presentare come risultato ciò che, per migliaia di Donne e Uomini in divisa, rischia di tradursi nell’ennesima elemosina contrattuale.

La rappresentanza non si misura dai numeri dichiarati.

Si misura dalla capacità di ottenere risultati veri.

FESI – fondo efficienza servizio istituzionale, un sistema che non risponde più alla realtàIl FESI, noto come premio di produzione, rappresenta un ulteriore elemento di criticità.

Si tratta di un istituto che utilizza risorse economiche riferite all’anno precedente, erogate nell’anno successivo.

Questo significa che il FESI percepito nel 2026 è costruito su risorse del 2025, senza alcun adeguamento al contesto economico attuale.

In un periodo caratterizzato da aumento del costo della vita e perdita del potere d’acquisto, questo meccanismo risulta inadeguato.

Non si registrano incrementi significativi né una reale evoluzione nella distribuzione delle risorse.

Il risultato è evidente: importi sostanzialmente invariati, scollegati dalla realtà economica e dalle condizioni operative del personale.

Il FESI, così strutturato, rischia di diventare uno strumento privo di reale efficacia, incapace di riconoscere adeguatamente l’impegno dei Carabinieri.

Tutela giudiziaria e Decreto Sicurezza:  passi avanti, ma siamo ancora lontani

Sul piano delle tutele giuridiche qualche passo avanti è stato compiuto, ma non basta.

Il Carabiniere che interviene su strada non può essere lasciato solo dopo aver fatto il proprio dovere.

Non può affrontare anni di procedimento, esposizione mediatica, spese legali, tensioni familiari e incertezza professionale per poi sentirsi dire, magari dopo molto tempo, che ha agito correttamente.

Uno Stato serio deve proteggere chi protegge.

Non può limitarsi a pretendere coraggio, prontezza e responsabilità senza garantire tutele immediate, effettive e proporzionate.

Le soluzioni temporanee non risolvono problemi strutturali

La carenza organica non si affronta con formule provvisorie, precarie o emergenziali.

La Sicurezza non può essere programmata a termine.

Servono arruolamenti stabili, formazione seria, continuità operativa, investimenti reali e una visione strategica.

Ogni altra soluzione rischia di essere solo un tampone su una frattura profonda.

La posizione del SIC

Il SIC continuerà a denunciare con forza questa condizione.

Non per polemica, ma per responsabilità.

Perché un Carabiniere stanco, sottopagato, esposto, non tutelato e impiegato in organici insufficienti non è solo un lavoratore penalizzato.

È un presidio dello Stato indebolito.

E quando si indebolisce chi garantisce Sicurezza, si indebolisce la sicurezza di tutti.

In conclusione

Continuare a chiedere sacrifici a chi indossa una divisa, oppure iniziare finalmente a riconoscere, tutelare e valorizzare chi ogni giorno difende lo Stato.

Il SIC non arretra.

Un Carabiniere tutelato è un Carabiniere più efficace.

Un Carabiniere efficace significa maggiore sicurezza per i cittadini.

La Segreteria Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Conversione in legge del Decreto sicurezza 2026. Il SIC rivendica il cambio di passo normativo e richiama la necessità di tutele giuridiche effettive per il personale operante

Il Decreto Sicurezza 2026 è stato definitivamente convertito in legge, segnando un passaggio rilevante in materia di sicurezza pubblica e operatività delle Forze di polizia.

Questa APCSM prende atto di un intervento normativo che, su più aspetti, va nella direzione da tempo indicata: rafforzare gli strumenti operativi e rendere più efficace l’azione di contrasto ai fenomeni criminali.

Si tratta di un cambio di passo che riconosce, almeno in parte, esigenze reali più volte rappresentate dal SIC nelle sedi istituzionali, e per questo esprimiamo apprezzamento verso chi ha dimostrato capacità di ascolto. Più strumenti, ma servono garanzie.

Resta però fermo un principio per noi imprescindibile:

  • l’ampliamento dei poteri operativi deve essere accompagnato da tutele giuridiche adeguate per il personale;
  • l’efficacia dell’azione di polizia è direttamente collegata alla serenità di chi opera sul territorio.

Permangono criticità su cui il SIC continuerà a intervenire con determinazione:

  • tutela legale preventiva per il personale impiegato in servizio;
  • revisione delle procedure di iscrizione nel registro degli indagati, soprattutto nei casi legati all’adempimento del dovere, e chiarezza applicativa e uniformità delle norme, per evitare che il peso delle decisioni ricada sul singolo.

La sicurezza non si costruisce solo con nuove leggi, ma mettendo i Carabinieri nelle condizioni di operare con equilibrio, professionalità e fiducia nelle Istituzioni.

Questa realtà associativa lo dice da sempre, chi difende lo Stato deve avere la certezza di non doversi difendere dallo Stato.

Il decreto è un primo passo, ma il percorso deve proseguire con interventi che rendano effettive e proporzionate le tutele rispetto alle responsabilità richieste.

Un Carabiniere tutelato è un Carabiniere più efficace. Un Carabiniere efficace significa maggiore sicurezza per i cittadini.

Il SIC continuerà a lavorare con determinazione e responsabilità, senza arretrare.

 

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF