Toscana: il SIC entra nei reparti e investe sui giovani

Non è stato un semplice ciclo di assemblee.

È stato un segnale chiaro: il SIC c’è, cresce e sceglie di stare dove tutto nasce — tra i Carabinieri, nei reparti, accanto ai giovani.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri ha svolto, nei giorni 26 e 27 marzo 2026, un intenso tour sindacale in Toscana, attraversando i principali presidi operativi e formativi dell’Arma:

  • Comando Provinciale e Compagnia di Pisa (con i reparti dipendenti);
  • Comando Provinciale e Compagnia di Livorno (con i reparti dipendenti);
  • Compagnia di Pontedera;
  • Comando Legione Carabinieri Toscana;
  • Scuola Allievi Marescialli e Brigadieri di Firenze.

tturata, organizzata dal Segretario Generale Regionale SIC Toscana Fabio Scanu, che ha dimostrato concretamente come il progetto SIC stia prendendo forma attraverso entusiasmo, credibilità e fiducia, soprattutto tra i più giovani.

Ad affiancare il territorio, una presenza nazionale forte e coerente:

  • il Segretario Generale Nazionale Luigi Pettineo;
  • il Segretario Nazionale Francesco Piero Lo Iacono;
  • il Segretario Nazionale Marco Lattanzi;
  • il Segretario del Direttivo Nazionale Umberto Turchetta;
  • il Segretario del Direttivo Nazionale Tommaso Gugliotta.

Una presenza che non è formale, ma strategica: guidare, sostenere e far crescere una nuova generazione di Carabinieri consapevoli dei propri diritti.

UN TOUR TRA I REPARTI, MA SOPRATTUTTO TRA LE PERSONE

Le assemblee hanno registrato partecipazione reale, confronto diretto e un’accoglienza che è andata oltre il dato istituzionale: in ogni sede abbiamo trovato attenzione, ascolto e, soprattutto, fiducia. Fiducia in un modello sindacale che non promette, ma opera.

Durante gli incontri sono stati illustrati in modo chiaro e concreto:

  • il progetto organizzativo del SIC;
  • le attività e gli interventi già realizzati;
  • i servizi a tutela degli iscritti;
  • il sistema di tutela legale;
  • il supporto psicologico;
  • l’assistenza su infermità e cause di servizio;
  • le battaglie sindacali già condotte e i risultati ottenuti.

Ma soprattutto, si è parlato senza filtri delle condizioni reali di lavoro, delle criticità quotidiane e delle prospettive di miglioramento.

FIRENZE: DOVE NASCONO I FUTURI COMANDANTI

Particolarmente significativo è stato l’incontro presso la Scuola Allievi Marescialli e Brigadieri di Firenze. Non un reparto qualsiasi.

È il luogo dove si formano i futuri comandanti, la prima linea del territorio, i punti di riferimento di migliaia di Carabinieri.

Qui si costruisce la guida dell’Arma di domani.

Qui si forma chi dovrà gestire uomini, responsabilità e sicurezza.

Portare conoscenza sindacale in questo contesto significa una cosa sola:

investire sul futuro.

Significa accompagnare i giovani Carabinieri in un percorso di crescita consapevole, affinché possano diventare non solo comandanti preparati, ma anche uomini e donne consapevoli dei propri diritti, del proprio valore e della propria dignità.

IL SENSO DI QUESTA PRESENZA

La presenza della Segreteria Nazionale non è stata simbolica.

È stata una scelta precisa: investire sui giovani, guidarli, formarli e costruire insieme una nuova cultura sindacale.

Una cultura fatta di diritti concreti, benessere reale, dignità economica, prospettiva pensionistica,

tutela operativa e personale.

Perché un Carabiniere formato e consapevole oggi è un Carabiniere più forte domani.

E un’Arma più forte.

RINGRAZIAMENTI ISTITUZIONALI

Il Sindacato Indipendente Carabinieri esprime un sentito e convinto ringraziamento ai Comandanti e a tutte le articolazioni dell’Arma che hanno consentito lo svolgimento delle attività assembleari.

Un ringraziamento particolare al Comandante della Legione Carabinieri Toscana, Generale di Brigata Pierluigi Solazzo, al Capo di Stato Maggiore del Comando Legione Carabinieri Toscana, Colonnello Dionisio De Masi, al Comandante della Scuola Allievi Marescialli e Brigadieri, Generale di Divisione Carlo Cerrina e al Tenente Colonnello Andrea Nocera.

Per l’accoglienza, la disponibilità e la sensibilità istituzionale dimostrata.

Ma soprattutto per aver compreso il valore di un confronto corretto, rispettoso e orientato al miglioramento del sistema.

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Impatto del caro carburante sul personale dell’Arma dei Carabinieri – proposta di misure strutturali e rimodulazione dell’articolazione settimanale del servizio.

 

Fluminimaggiore, 19 marzo 2026

 

Al Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri

Gen.le di C.A. Salvatore Luongo

=ROMA=

 

Oggetto: Impatto del caro carburante sul personale dell’Arma dei Carabinieri – proposta di misure strutturali e rimodulazione dell’articolazione settimanale del servizio.

 

Signor Comandante Generale,

il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC), nel solco di una leale e fattiva collaborazione istituzionale e nel pieno rispetto dei ruoli, desidera sottoporre alla Sua cortese attenzione una problematica di crescente rilievo che investe la quotidianità delle donne e degli uomini dell’Arma: l’impatto del caro carburante sulla sostenibilità economica del servizio.

Il recente contesto economico ha determinato un sensibile aumento dei costi energetici, incidendo in modo diretto su spese strettamente connesse all’espletamento dei compiti istituzionali.

Com’è noto, il servizio svolto dall’Arma comporta una mobilità costante e non comprimibile. La capillare dislocazione territoriale, unitamente alle attuali carenze organiche, determina frequentemente situazioni in cui il personale è chiamato a sostenere onerosi costi di spostamento, talvolta con molteplici trasferimenti nell’arco della medesima giornata.

Tali oneri gravano direttamente sul singolo militare, generando un impatto economico che rischia di riflettersi negativamente sulla serenità e sulla sostenibilità della prestazione lavorativa.

Sebbene le misure di sostegno una tantum previste per i nuclei familiari fragili rappresentino un segnale apprezzabile, il SIC ritiene necessaria una riflessione più ampia e specifica per il comparto Difesa e Sicurezza.

In tale ottica, questa Associazione Professionale a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM) propone di valutare l’introduzione di misure strutturate, quali:

  • la possibilità, per il personale impiegato in attività d’ufficio e ove compatibile con le esigenze operative, di adottare modelli organizzativi differenziati che prevedano una rimodulazione dell’articolazione settimanale del servizio, consentendo:
  • nelle articolazioni ove l’orario è distribuito su sei giornate lavorative, una riorganizzazione su cinque giornate;
  • nelle articolazioni già strutturate su cinque giornate, una possibile concentrazione dell’orario su quattro giornate;

il tutto garantendo il pieno rispetto del monte ore settimanale previsto (36 ore), attraverso una diversa distribuzione dello stesso, senza alcuna riduzione dell’orario di servizio, al fine di contenere gli spostamenti casa-lavoro, ridurre i costi a carico del personale e generare, al contempo, un potenziale risparmio anche per l’Amministrazione;

  • strumenti di ristoro economico per la mobilità connessa al servizio, con specifico riferimento ai costi del carburante;
  • meccanismi compensativi stabili, parametrati alle effettive e diversificate condizioni operative del personale sul territorio;
  • criteri di valutazione economica che riconoscano e valorizzino la specificità del comparto;

Certi della Sua sensibilità verso il benessere del personale, elemento cardine per l’efficacia del servizio reso alla cittadinanza, Le chiediamo di voler valutare l’opportunità di rappresentare tale questione nelle sedi competenti, promuovendo un approfondimento coerente con le reali esigenze dei Carabinieri.

Con sensi di profonda stima e deferenti ossequi.

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Legge 28 novembre 2023, n. 201. Delega al Governo per la riforma dell’organizzazione militare e della sanità militare. Valorizzazione laurea e percorso post universitario per Ufficiali vincitori di concorso a nomina diretta – questione interforze.

Fluminimaggiore, 19 marzo 2026

 

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

= ROMA =

e p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

= ROMA =

 

Oggetto: Legge 28 novembre 2023, n. 201. Delega al Governo per la riforma dell’organizzazione militare e della sanità militare. Valorizzazione laurea e percorso post universitario per Ufficiali vincitori di concorso a nomina diretta – questione interforze.

 

Egregio Signor Ministro,

nell’ambito delle prerogative riconosciute alle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari, e nel pieno rispetto dell’ordinamento militare, delle dinamiche di carriera e del benessere complessivo del personale, il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene doveroso sottoporre alla Sua attenzione una questione di rilevante impatto ordinamentale, economico e previdenziale, che incide direttamente sulla valorizzazione professionale degli ufficiali vincitori di concorso a nomina diretta, inclusi gli ufficiali medici.

L’art. 32 del D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), oggi richiamato dall’art. 1860 del D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’Ordinamento Militare), disciplina il computo, ai fini pensionistici, degli studi superiori richiesti agli ufficiali per i quali, ai fini della nomina in servizio permanente effettivo, è previsto il possesso del titolo di laurea. La ratio originaria della disposizione va individuata nell’esigenza di assicurare un sostanziale equilibrio di trattamento economico-previdenziale tra differenti modalità di accesso alla carriera degli ufficiali. In particolare, il legislatore intendeva evitare penalizzazioni per il personale che accedeva al servizio permanente come ufficiale dopo aver conseguito la laurea in ambito civile, generalmente in età più avanzata (circa 24-25 anni), rispetto a coloro che, arruolatisi in età più giovane (circa 19 anni) con il solo diploma di istruzione secondaria, conseguivano il titolo accademico all’interno delle Accademie militari, maturando nel frattempo anzianità di servizio utile ai fini pensionistici. Il computo degli anni di studio universitario era dunque finalizzato a ricondurre le due categorie ad una sostanziale equivalenza previdenziale, compensando il differente momento di ingresso in servizio con il riconoscimento, ai fini della quiescenza, del periodo dedicato alla formazione universitaria.

La suddetta disposizione, concepita ed introdotta in un contesto ordinamentale caratterizzato dall’applicazione generalizzata del sistema pensionistico retributivo, non produce oggi alcun effetto sul montante contributivo in favore del personale militare arruolatosi successivamente al 31 dicembre 1995 e assoggettato al regime contributivo. In assenza di un correlato versamento contributivo, infatti, il computo degli anni di studio universitario assume, per tale personale, una valenza meramente giuridica, risultando di fatto neutro sotto il profilo economico-pensionistico. Il mutato quadro previdenziale, segnato dall’introduzione del sistema contributivo, ha infatti inciso profondamente sull’efficacia della norma, determinando una evidente frattura tra la ratio originaria dell’istituto e i suoi effetti attuali, con conseguente penalizzazione del personale arruolatosi successivamente al 31 dicembre 1995 mediante concorsi a nomina diretta. La situazione risulta particolarmente critica per gli ufficiali medici vincitori di concorsi a nomina diretta, i quali accedono alla carriera militare solo dopo aver completato un percorso formativo lungo e oneroso. Tale percorso è costituito dal corso di laurea in Medicina e Chirurgia, della durata legale di sei anni, cui si aggiunge l’eventuale scuola di specializzazione post-laurea, della durata variabile da quattro a cinque anni, spesso richiesta o fortemente valorizzata ai fini dell’impiego istituzionale. Tali periodi di formazione, pur essendo indispensabili e funzionali all’esercizio delle delicate funzioni sanitarie in ambito militare, non trovano allo stato attuale alcuna effettiva valorizzazione previdenziale per il personale in regime contributivo, determinando un marcato squilibrio rispetto ad altri percorsi di accesso alla carriera degli ufficiali.

Si evidenzia, inoltre, che sempre al fine di evitare eccessive disparità economiche e stipendiali fra ufficiali a nomina diretta e ufficiali provenienti dall’accademia, in passato il comma 8 dell’articolo 11 del D.Lgs. 29/05/2017, n. 94, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 22/06/2017, n. 143 S.O. — Disposizioni di coordinamento, transitorie e finali (All. 1) prevedeva, in deroga al comma 3 dell’art. 1811 del TUOM, la determinazione dello stipendio (cd. abbattimento stipendiale), al 23° anno dalla nomina di tenente anziché al 25° come previsto per gli altri ufficiali. La suddetta disposizione ha costituito la base giuridica della circolare M_D GMIL REG 2017 0415063, del 14 luglio 2017 che ha indicato concretamente la decorrenza stipendiale al 23° anno per gli ufficiali a nomina diretta, circolare che è stata applicata a tutti gli ufficiali delle Forze Armate ad esclusione degli Ufficiali dell’Arma vincitori di concorso a nomina diretta che invece sono stati penalizzati e si sono visti posticipare l’abbattimento stipendiale e inquadramento economico solo al 25° anno (vedasi pag. 13 lett. D della circolare in All. 2 che cita fra i beneficiari della disposizione solo gli Ufficiali a nomina diretta di EI, MM e AM ma non i CC).

In tale contesto, appare auspicabile un intervento normativo correttivo volto a ristabilire la finalità perequativa delle disposizioni di cui agli art. 1860 e 1811 TUOM, prevedendo, per il personale militare in regime contributivo vincitore di concorso a nomina diretta, la valorizzazione effettiva degli anni di studio universitario richiesti per l’accesso alla carriera nonché la valorizzazione dei percorsi post-universitari obbligatori o funzionali, quali le scuole di specializzazione mediante l’attribuzione di contribuzione figurativa, ovvero la trasformazione dell’attuale computo giuridico in riscatto a carico dello Stato, al fine di garantire una reale neutralità previdenziale tra i diversi percorsi di accesso al ruolo degli ufficiali, nonché una progressione economica analoga tra ufficiali vincitori di concorso a nomina diretta e ufficiali provenienti dalle Accademie in tutte le Forze Armate, ivi inclusa l’Arma dei Carabinieri, mediante l’applicazione del meccanismo cd. di abbattimento stipendiale e inquadramento economico al 23° anno in favore di tutti gli ufficiali vincitori di concorso a nomina diretta.

Per quanto sopra esposto, il Sindacato Indipendente Carabinieri chiede l’introduzione di un intervento normativo:

  • integrativo degli articoli 1860 e 1811 del Decreto Legislativo 66/2010 volto a prevedere espressamente che, per il personale militare assoggettato al sistema contributivo, gli anni di studio universitario e di formazione post-universitaria richiesti per l’accesso ai ruoli degli ufficiali siano effettivamente valorizzati ai fini previdenziali mediante contribuzione figurativa ovvero mediante riscatto a carico dell’Amministrazione;
  • che ripristini in via definitiva la determinazione stipendiale e il relativo inquadramento economico al 23° anno di servizio con effetto retroattivo per tutti gli ufficiali delle Forze Armate, inclusi quelli dell’Arma dei Carabinieri, vincitori di concorso a nomina diretta.

Alla luce di quanto esposto, si confida che la S.V. voglia valutare con la massima attenzione la questione rappresentata, promuovendo, per il tramite dei competenti Uffici, un approfondimento tecnico-normativo e un percorso istituzionale volto a garantire il pieno riconoscimento dei diritti e delle legittime aspettative del personale interessato, nel rispetto dei principi di equità, omogeneità interforze e valorizzazione delle professionalità.

 

Il Sindacato Indipendente Carabinieri resta a disposizione per ogni utile contributo tecnico e collaborativo, auspicando un positivo e concreto riscontro.

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Referendum 22-23: il SIC in prima linea per la dignità e la sicurezza dei Carabinieri nei seggi

Nelle giornate del 22 e 23 marzo 2026, migliaia di Carabinieri saranno impiegati nei seggi elettorali per garantire sicurezza, legalità e corretto svolgimento delle operazioni di voto.

Un servizio essenziale per la democrazia che, ancora troppo spesso, viene svolto in condizioni logistiche non adeguate.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) segue con la massima attenzione questo impiego.

Il nostro principio è chiaro e non negoziabile: chi garantisce la sicurezza dello Stato deve operare in condizioni dignitose, sicure e rispettose della persona.

Criticità non  più tollerabili

Non è più accettabile che l’abnegazione dei Carabinieri debba sopperire a carenze organizzative ormai croniche.

Il SIC dice basta a:

  • locali inadeguati, privi dei requisiti igienico-sanitari e con condizioni ambientali non conformi;
  • logistica insufficiente, con assenza di spazi idonei per il riposo e servizi igienici non adeguati;
  • organizzazione del vitto carente, spesso discontinua e non rispondente alle reali esigenze operative.

Diritti, non concessioni

Il rispetto delle condizioni minime di sicurezza e dignità non è una concessione.

È un obbligo.

Il SIC richiama con fermezza gli enti locali e tutte le Amministrazioni coinvolte al rispetto rigoroso delle normative in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

I Carabinieri non devono adattarsi al disagio: devono essere messi nelle condizioni di svolgere un servizio efficiente, professionale e all’altezza del ruolo che ricoprono.

L’impegno del SIC sul territorio

Il SIC attiverà un monitoraggio costante su tutto il territorio nazionale:

  • raccolta delle segnalazioni e intervento tempestivo sulle criticità
  • tutela dei Comandanti di Stazione e di Reparto, troppo spesso lasciati soli a gestire inefficienze non dipendenti dalla loro responsabilità;
  • intervento presso i vertici dell’Arma e le autorità prefettizie, in presenza di situazioni che ledono la dignità del personale.

La dignità del servizio non è negoziabile.

Chi indossa l’uniforme rappresenta lo Stato.

E lo Stato ha il dovere di rispettarlo, prima ancora di pretenderne il sacrificio.

La Segreteria Generale Nazionale

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Contratto Difesa e Sicurezza 2025-2027 in stallo. Risorse insufficienti e troppi silenzi al tavolo delle trattative

Abbiamo appreso con sconcerto e preoccupazione del rinvio degli incontri tecnici del 10 e 11 marzo 2026, deciso unilateralmente dal Dipartimento della Funzione Pubblica.

Non è un semplice contrattempo burocratico è uno schiaffo in pieno volto a ogni Carabiniere che ogni giorno garantisce la sicurezza della Nazione.

Le giustificazioni su “sopravvenuti impegni istituzionali” sono la solita maschera di una politica che considera il comparto Difesa e Sicurezza un bancomat di consensi in campagna elettorale e un peso di bilancio al momento del dunque.

Basta pressappochismo: la faccia contro le poltrone.

Mentre il Governo prende tempo e le risorse restano “al lumicino”, assistiamo con sdegno al teatrino di alcune  sigle sindacali. Organizzazioni che si gonfiano il petto sbandierando numeri di iscritti come fossero trofei, ma che al tavolo delle trattative dimostrano la consistenza del fumo.

A che serve avere migliaia di tessere se non si ha il coraggio di sbattere i pugni ?

La realtà è amara, troppi sono impegnati a tutelare la propria “poltrona” e i propri privilegi di casta sindacale, piuttosto che la dignità del Carabiniere.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) stigmatizza questo atteggiamento rinunciatario e compiacente.

Chi si accontenta di briciole pur di non disturbare il manovratore non fa sindacato, fa assistenza passiva.

“La dignità dei Carabinieri non si baratta. Noi ci mettiamo la faccia, altri ci mettono solo la firma sui fallimenti.”

Risorse insufficienti?

Non siamo figli di un Dio minore.

Il nodo economico è il vero nervo scoperto.

Le risorse stanziate per il triennio 2025-2027 sono offensive.

Non accetteremo un contratto che non copra nemmeno l’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione.

La richiesta della Funzione Pubblica di inviare le piattaforme prima di sedersi al tavolo è l’ennesimo tentativo di imbrigliare la discussione in binari predefiniti, svuotando il confronto politico di ogni sostanza.

Le nostre richieste sono chiare:

  • risorse reali e immediate;
  • adeguamento stipendiale dignitoso, non mance;
  • rispetto istituzionale;
  • garanzie concrete per chi rischia la vita in strada.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri non resterà a guardare mentre il futuro dei colleghi viene svenduto.

La nostra battaglia per il rispetto e la specificità professionale continua, senza sconti per nessuno.

La Segreteria Generale Nazionale SIC

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Sicurezza dell’infrastruttura telematica dell’Arma e valorizzazione del personale tecnico. Riflessioni e proposte – Nota al Comandante Generale

Egregio Comandante Generale,

la recente comunicazione rivolta ai Carabinieri in merito all’aggiornamento della Pubblicazione n. P-7, concernente la politica di sicurezza dell’infrastruttura telematica dell’Arma, rappresenta un passaggio di grande rilievo istituzionale.

Il richiamo alla centralità della sicurezza informatica nell’attuale contesto tecnologico e geopolitico evidenzia come le infrastrutture digitali costituiscano ormai un pilastro essenziale per l’operatività dell’Istituzione e per la tutela degli interessi dello Stato.

In tale quadro assume un ruolo determinante il personale dell’Arma impiegato nel settore telematico, ed in particolare:

  • Tecnici telematici operanti presso i Centri Telematici dei Comandi di Legione e Provinciali;
  • Referenti informatici ad incarico esclusivo presso i Comandi di Legione e Provinciali;
  • Referenti informatici a duplice incarico presso i Comandi di Compagnia.

Si tratta di militari che operano quotidianamente sulla rete informatica dell’Arma assicurando la gestione e la manutenzione degli apparati, il funzionamento degli applicativi istituzionali, la protezione dei dati e dei sistemi di backup, l’accesso e la sicurezza delle banche dati nonché la continuità dei sistemi di comunicazione e videoconferenza.

Tali attività rappresentano un elemento imprescindibile per l’efficienza operativa dell’Istituzione e per la sicurezza del Paese.

Proprio alla luce di questa crescente centralità tecnologica, il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) riceve tuttavia numerose segnalazioni da parte del personale impiegato nel settore telematico che evidenziano alcune criticità meritevoli di attenzione.

In particolare:

  • mancanza di un pieno riconoscimento della specificità professionale delle attività svolte dal personale tecnico;
  • difficoltà operative dei Referenti a duplice incarico (livello Compagnia), che, a causa della sovrapposizione dei compiti istituzionali, incontrano crescenti difficoltà nel garantire la gestione efficace delle attività informatiche;
  • carenza di strumenti di valorizzazione professionale ed economica per incarichi caratterizzati da elevata responsabilità tecnica e operativa;

Impiego in servizi non specialistici: il frequente utilizzo del personale telematico in servizi di natura logistica o di presidio (quali turni di carraia, servizi di autista o piantonamenti) rischia di sottrarre risorse altamente specializzate alle delicate attività tecniche loro affidate, incidendo sulla necessaria continuità operativa nella gestione e nel monitoraggio delle infrastrutture informatiche.

Considerato che il settore informatico rappresenta oggi uno degli ambiti più sensibili per la protezione delle infrastrutture digitali dello Stato, appare opportuno avviare una riflessione istituzionale volta a:

  • valorizzare le professionalità e le competenze tecniche maturate dal personale impiegato nei sistemi informativi dell’Arma;
  • individuare forme di riconoscimento funzionale ed economico coerenti con la crescente rilevanza strategica di tali attività;
  • Garantire l’esclusività d’impiego: definire direttive che esonerino il personale specializzato dai servizi di istituto a carattere generico, assicurando che la loro attività sia interamente dedicata alla gestione e alla sicurezza dei sistemi complessi dell’Arma.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene che investire sul personale che garantisce la sicurezza delle infrastrutture digitali dell’Istituzione significhi rafforzare concretamente la capacità operativa dell’Arma e contribuire alla tutela degli interessi strategici del Paese.

Nel confermare la piena disponibilità del SIC a fornire un contributo propositivo su tali tematiche, si auspica che possa essere avviata una riflessione istituzionale su un settore che, alla luce delle attuali dinamiche tecnologiche e geopolitiche, riveste ormai un ruolo essenziale per l’efficienza operativa dell’Arma dei Carabinieri.

Con stima,

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Concorso 3.081 Allievi Carabinieri. Un segnale positivo, ma serve un piano straordinario per gli organici

La pubblicazione del bando di concorso per il reclutamento di 3.081 Allievi Carabinieri in ferma quadriennale rappresenta un segnale positivo e atteso da tempo.

L’ingresso di nuove energie è fondamentale per sostenere l’impegno quotidiano delle Donne e degli Uomini dell’Arma, chiamati a garantire Sicurezza, Legalità e presenza sul territorio in un contesto operativo sempre più complesso.

 

Il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) accoglie quindi con favore questo bando, ma ritiene necessario evidenziare con chiarezza che tale immissione non è ancora sufficiente a colmare la significativa carenza organica che oggi grava su molti reparti dell’Arma, in particolare sulle Stazioni e sui reparti territoriali che rappresentano il primo presidio di sicurezza per i cittadini.

 

Per questo motivo il SIC ritiene indispensabile:

  • un piano straordinario di assunzioni, che vada oltre il semplice turnover dei pensionamenti e consenta di rafforzare concretamente gli organici sul territorio;
  • percorsi formativi e addestrativi adeguati, affinché i nuovi Allievi possano affrontare con preparazione e sicurezza le responsabilità operative che li attendono;
  • un progressivo rafforzamento dei reparti esterni, oggi spesso in forte sofferenza numerica, affinché l’immissione dei nuovi Carabinieri possa tradursi rapidamente in maggiore supporto operativo e in un reale sollievo per il personale già impiegato.

 

L’Arma dei Carabinieri è una delle istituzioni più vicine ai cittadini e la sua efficacia dipende anche dalla presenza concreta sul territorio di personale adeguatamente formato e numericamente sufficiente.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà quindi a sostenere ogni iniziativa che rafforzi l’organico dell’Arma e migliori le condizioni operative dei militari, perché più Carabinieri sul territorio significa più sicurezza per i cittadini e condizioni operative più dignitose per chi ogni giorno serve lo Stato indossando l’uniforme.

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Lombardia, il SIC nei Reparti. Tre giorni di attività assembleari tra Desio, Pavia e Lodi

Tre giornate intense di attività assembleare sindacale, confronto diretto con i militari e presenza concreta nei reparti dell’Arma.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri ha svolto in Lombardia un importante ciclo di assemblee sindacali presso la Compagnia Carabinieri di Desio, la Compagnia Carabinieri di Pavia e la Compagnia Carabinieri di Lodi, confermando ancora una volta la volontà di essere presente tra i Carabinieri e vicino a chi ogni giorno opera sul territorio.

L’attività è stata organizzata dal Segretario Generale Regionale SIC Lombardia Federica Santelli, impegnata in un significativo lavoro di radicamento e consolidamento della struttura sindacale sul territorio lombardo.

Alle assemblee hanno partecipato il Segretario Generale Nazionale del SIC Luigi Pettineo ed il Segretario Nazionale Francesco Piero Lo Iacono.

La presenza dei vertici nazionali ha rappresentato un segnale concreto di sostegno al lavoro della struttura regionale e ai giovani riferimenti del SIC Lombardia, nel pieno spirito di un Sindacato che rafforza il territorio e valorizza le energie locali.

Il ciclo di attività assembleari è iniziato il 5 marzo presso la Compagnia Carabinieri di Desio ed è proseguito il 6 marzo presso la Compagnia Carabinieri di Pavia e la Compagnia Carabinieri di Lodi, consentendo un confronto diretto con numerosi Carabinieri in servizio nei rispettivi territori.

Durante le assemblee sono stati illustrati in maniera chiara e trasparente:

–         il progetto organizzativo del Sindacato Indipendente Carabinieri;

–         le attività sindacali svolte a livello nazionale e territoriale;

–         i servizi concreti messi a disposizione degli iscritti;

–         il sistema di tutela legale effettiva garantito ai Carabinieri;

–         i risultati e le vittorie sindacali ottenute in difesa dei colleghi.

Le assemblee hanno rappresentato momenti di confronto aperto e partecipato, durante i quali i militari hanno potuto porre domande, rappresentare criticità e condividere riflessioni sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive di miglioramento della tutela del personale.

Tre giornate intense di lavoro, un vero tour de force sindacale, che ha consentito al SIC di rafforzare ulteriormente il proprio rapporto con il territorio lombardo e con i Carabinieri che vi prestano servizio.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri desidera inoltre esprimere un sincero ringraziamento per l’attenzione e la sensibilità istituzionale dimostrate al Comandante della Compagnia Carabinieri di Desio, Capitano Cristiano Barboni, al Comandante Provinciale dei Carabinieri di Pavia, Colonnello Pantaleone Grimaldi, al Comandante della Compagnia Carabinieri di Pavia, Capitano Davide Masina, al Comandante Provinciale dei Carabinieri di Lodi, Colonnello Alberto Cicognani, e al Comandante della Compagnia Carabinieri di Lodi, Maggiore Daniele Brasi.

Un ringraziamento per l’apertura dimostrata, per la sensibilità istituzionale e per il confronto garantito nell’accogliere l’attività assembleare sindacale.

Nel corso delle giornate di lavoro vi è stata inoltre l’occasione di incontrare gli Avvocati Maria Paola Marro e Antonio Cirella, professionisti che da tempo collaborano con il Sindacato Indipendente Carabinieri offrendo un contributo qualificato nell’ambito della tutela legale degli associati.

L’incontro ha rappresentato un momento di ulteriore consolidamento di una collaborazione professionale fondata su stima reciproca, competenza e piena disponibilità, elementi che consentono al SIC di garantire ai propri iscritti un’assistenza legale altamente qualificata e concreta.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri desidera pertanto esprimere anche a loro un sincero ringraziamento per la costante disponibilità e per il contributo professionale che continuano a mettere al servizio degli associati.

Il SIC continuerà a essere presente nei reparti e sui territori, con un obiettivo chiaro: rafforzare la tutela dei Carabinieri e dare voce concreta alle loro esigenze.

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Posto di controllo Carabinieri

Escalation di eventi ad alto rischio per cittadini e operatori delle Forze di Polizia – richiesta urgente di intervento istituzionale

Fluminimaggiore, 5 marzo 2026

Al Signor Ministro della Difesa

Onorevole Guido Crosetto

Al Signor Ministro dell’Interno

Prefetto Matteo Piantedosi

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Escalation di eventi ad alto rischio per cittadini e operatori delle Forze di Polizia – richiesta urgente di intervento istituzionale

 

Signori Ministri,

Signor Comandante Generale,

il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene doveroso rappresentare con estrema chiarezza la forte preoccupazione che sta emergendo tra i militari dell’Arma e tra gli operatori delle Forze di Polizia in relazione a una escalation di eventi ad altissimo rischio verificatisi negli ultimi giorni.

A Roma, un veicolo in fuga dalle Forze dell’Ordine ha provocato un incidente con esiti mortali travolgendo una famiglia.

Tra Marche e Umbria, un inseguimento sulla Strada Statale Flaminia si è concluso con uno speronamento e il ferimento di due Carabinieri.

A Cerveteri, una Carabiniera è stata travolta durante un posto di controllo ed elitrasportata d’urgenza al Policlinico Gemelli.

Non si tratta di singoli episodi scollegati tra loro.

Si tratta del segnale evidente di una dinamica sempre più frequente: soggetti che, pur di sottrarsi ai controlli delle Forze di Polizia, sono disposti a mettere deliberatamente a rischio la vita dei cittadini e degli operatori dello Stato.

Pur riconoscendo che il Decreto Sicurezza recentemente entrato in vigore fa già un passo significativo verso il riconoscimento e la persecuzione di questo fenomeno (l’articolo 8 modifica l’articolo 192 del Codice della Strada aggiungendo la reclusione da 6 mesi a 5 anni, il ritiro della patente e la confisca del mezzo per chi fugge all’alt dandosi ad una fuga pericolosa) riteniamo necessario affermare con chiarezza alcuni aspetti che non possono più essere ignorati:

–           Il livello di deterrenza nei confronti di chi forza i controlli delle Forze dell’Ordine appare sempre più insufficiente;

–           Quando un soggetto decide di fuggire ad alta velocità, speronare un mezzo di servizio o travolgere un operatore pur di sottrarsi alla legge, significa che il timore delle conseguenze non rappresenta più un freno reale a tali condotte;

–           Gli operatori delle Forze di Polizia sono sempre più esposti a rischi operativi estremamente elevati;

–           I servizi di controllo del territorio, gli inseguimenti e i posti di blocco rappresentano oggi momenti operativi ad altissima pericolosità, nei quali uomini e donne in divisa si trovano a fronteggiare soggetti determinati a tutto pur di sottrarsi alla legge;

–           La sicurezza dei cittadini e degli operatori dello Stato rappresenta una responsabilità primaria delle istituzioni.

Quando cittadini innocenti perdono la vita o quando militari e operatori restano feriti durante attività di servizio, non può essere accettato che tali episodi vengano percepiti come inevitabili.

Un Carabiniere che esce in servizio non dovrebbe sentirsi costretto a sperare di rientrare a casa sano e salvo per riabbracciare i propri familiari.

Un cittadino non dovrebbe correre il rischio di perdere la vita semplicemente perché qualcuno decide di sottrarsi a un controllo delle Forze dell’Ordine.

Alla luce di quanto esposto, questa APCSM ritiene non più rinviabile un intervento deciso volto a:

–           rafforzare le tutele operative per il personale impegnato nei servizi di controllo e negli inseguimenti ad alto rischio;

–           potenziare strumenti tecnologici e dispositivi di sicurezza a disposizione degli operatori;

–           valutare interventi normativi capaci di garantire una reale deterrenza nei confronti di chi mette deliberatamente in pericolo la vita degli operatori delle Forze di Polizia e dei cittadini;

–           avviare un monitoraggio nazionale del fenomeno per comprendere con precisione l’effettiva dimensione di un rischio che sta assumendo contorni sempre più preoccupanti.

Tuttavia riteniamo che la tutela della sicurezza pubblica e dell’incolumità degli operatori dello Stato non possa essere affidata alla casualità degli eventi.

Su questi temi è necessario un segnale chiaro e tempestivo.

Restiamo disponibile a fornire contributi tecnici e operativi utili a individuare soluzioni efficaci nell’interesse esclusivo della sicurezza dei cittadini e del personale dell’Arma dei Carabinieri

Con osservanza istituzionale,

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Titolo onorifico di “Veterano della Difesa” – apprezzamento istituzionale e proposta di evoluzione sostanziale

 

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

= ROMA =

e p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

= ROMA =

 

 

OGGETTO:  Titolo onorifico di “Veterano della Difesa” – apprezzamento istituzionale e proposta di evoluzione sostanziale

 

Egregio Signor Ministro,

il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC), nel rispetto dei ruoli istituzionali e con spirito di leale collaborazione, intende esprimere il proprio apprezzamento per l’istituzione del titolo onorifico di “Veterano della Difesa”, introdotto con Decreto del Ministro della Difesa del 21 febbraio 2025, nonché sottoporre alcune riflessioni di carattere dottrinale finalizzate alla sua valorizzazione sostanziale.

  1. Premessa istituzionale

Il SIC riconosce nell’iniziativa del Ministro della Difesa un atto di significativo valore politico e istituzionale, volto a riconoscere formalmente il servizio prestato dai militari delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri, anche in congedo, in contesti operativi caratterizzati da elevata complessità, responsabilità ed esposizione al rischio.

Tale riconoscimento contribuisce a consolidare la memoria operativa dello Stato e a restituire dignità a chi ha servito la Patria con disciplina, onore e senso delle Istituzioni.

  1. Definizione sostanziale del titolo di Veterano

Il SIC ritiene opportuno richiamare il significato pieno e dottrinale del concetto di Veterano della Patria o della Difesa.

Veterano è colui che ha servito lo Stato in funzioni operative essenziali alla difesa della Nazione, assumendosi rischi concreti per la propria integrità fisica e psichica, nonché per la sicurezza della collettività, al fine di garantire la salvaguardia delle istituzioni democratiche e il rispetto dell’ordinamento giuridico.

Il riconoscimento di tale figura non può esaurirsi in una dimensione meramente simbolica, ma riflette la missione costituzionale delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri e il valore umano e professionale del servizio reso.

  1. La cesura post-servizio e il limite dell’attuale disciplina

L’ordinamento vigente prevede che, al termine del servizio attivo, il personale militare cessi ogni forma di appartenenza ordinamentale, pur avendo svolto attività caratterizzate da elevata responsabilità, esposizione al rischio e significativa usura psico-fisica.

In questo contesto, il titolo di “Veterano della Difesa”, così come attualmente configurato, rischia di assumere una valenza prevalentemente onorifica e amministrativa, non traducendo pienamente il valore sostanziale del servizio prestato.

Il punto centrale non riguarda l’opportunità del riconoscimento che il SIC condivide bensì la necessità che esso evolva verso una configurazione coerente con la responsabilità istituzionale che lo Stato assume nei confronti di chi lo ha difeso.

  1. Analisi comparata e coerenza istituzionale

Da uno studio comparato condotto dal SIC emerge che in numerose democrazie alleate quali Stati Uniti, Regno Unito e Francia  il riconoscimento del veterano si traduce in misure concrete di sostegno sanitario, sociale e logistico, ispirate al principio di continuità istituzionale del servizio reso.

In tali ordinamenti, lo status di veterano comporta, tra l’altro:

– programmi strutturati di supporto psicologico post-servizio;

– agevolazioni nell’accesso a servizi statali e pubblici (trasporti, formazione, percorsi di reinserimento lavorativo);

– strumenti di tutela per le famiglie nei casi di invalidità grave o decesso.

Non si tratta di privilegi, ma di misure coerenti con il sacrificio richiesto e con la responsabilità pubblica che ne deriva.

L’eventuale ispirazione a buone prassi internazionali, opportunamente adattate alle specificità dell’ordinamento italiano, garantirebbe coerenza tra il riconoscimento formale e la sostanza del rapporto tra Stato e suoi difensori.

  1. Per chi Vive e per chi è Caduto responsabilità istituzionale permanente

Chi ha servito per decenni con dedizione e disciplina non può essere considerato semplicemente un destinatario di un titolo onorifico, tuttavia rappresenta una parte viva del patrimonio umano e professionale formato dallo Stato.

Allo stesso modo, chi ha perso la vita in servizio merita un ricordo permanente, istituzionalmente garantito.

Uno Stato maturo riconosce con pari dignità i vivi e i caduti, mantenendo saldo il legame tra memoria, servizio e responsabilità pubblica.

  1. Proposta del SIC

Il SIC non richiede trattamenti privilegiati né benefici impropri.

Sollecita, invece, una riflessione volta a conferire al titolo di Veterano della Difesa una configurazione evolutiva orientata alla definizione di uno status giuridico e funzionale coerente con il valore umano, professionale e istituzionale del servizio reso.

Il riconoscimento non può limitarsi a una certificazione formale, ma deve tendere a rappresentare, in modo sostanziale, il legame permanente tra lo Stato e coloro che ne hanno garantito la difesa.

  1. Conclusione

Uno Stato che riconosce formalmente i propri veterani compie un passo importante.

Uno Stato che ne riconosce pienamente lo status rafforza se stesso, la propria credibilità istituzionale e il legame con le Istituzioni che lo tutelano.

Il SIC conferma il proprio spirito di collaborazione istituzionale e la disponibilità a contribuire, con competenza ed esperienza sindacale, a un eventuale percorso di approfondimento volto a rendere il riconoscimento del Veterano della Difesa pienamente coerente con la sua valenza costituzionale e sociale.

Con rispetto, senso dello Stato e responsabilità democratica.

Avanti sempre, con forza e dignità.

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