Cogne (AO), Carabiniere gravemente ferito durante un intervento di soccorso. Gli viene amputata una gamba

La sicurezza dei cittadini passa dalla tutela di chi rappresenta lo Stato.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri esprime profonda vicinanza al Carabiniere rimasto gravemente ferito durante un intervento di soccorso stradale avvenuto nel comune di Cogne, lungo una strada regionale della Valle d’Aosta, al quale, nelle ultime ore, è stata purtroppo amputata una gamba a seguito delle gravissime lesioni riportate.

Secondo quanto emerso, una pattuglia dei Carabinieri era intervenuta per prestare aiuto a una cittadina straniera con un’auto elettrica in panne.

Un intervento di assistenza e tutela, svolto con lo spirito che da sempre contraddistingue i Carabinieri sul territorio.

In una fase successiva, in modo improvviso e imprevedibile, la donna ha avviato il veicolo investendo un militare, causando conseguenze devastanti.

Dai successivi accertamenti risulterebbe che la conducente fosse affetta da patologie psichiche.

Questo elemento non può e non deve diventare terreno di strumentalizzazione, ma rafforza una verità che il SIC denuncia da tempo: i Carabinieri intervengono sempre, anche in contesti ad altissima imprevedibilità, senza sapere cosa li attende, mettendo quotidianamente a rischio la propria incolumità per aiutare i cittadini.

Questo episodio rappresenta, in modo drammatico, l’anima del Carabiniere: la donna e l’uomo in divisa che non voltano le spalle, che soccorrono, che proteggono, che garantiscono ordine e sicurezza pubblica anche nelle situazioni più delicate e complesse.

È il Carabiniere che agisce in pochi istanti, prende decisioni in frazioni di secondo e affronta pericoli reali anche durante quelli che, all’apparenza, sembrano interventi ordinari.

Per questo il SIC si batte in tutte le sedi e in tutti i modi affinché Governo e forze politiche non imbocchino strade diverse, ma un unico percorso chiaro e responsabile, la sicurezza dei cittadini non è negoziabile, è un bene collettivo, non ha colore politico e riguarda l’intero Paese.

Garantire sicurezza ai cittadini significa garantire maggiori tutele operative ai Carabinieri, maggiore attenzione alle loro condizioni di lavoro e una dignità economica adeguata alla specificità del servizio svolto.

Non chiediamo privilegi. Chiediamo rispetto e riconoscimento per una funzione che espone quotidianamente a rischi elevatissimi chi rappresenta lo Stato sul territorio.

Chi oggi governa ha il dovere di prendere atto della realtà in cui operano i Carabinieri, della complessità degli interventi che affrontano e del prezzo umano che spesso sono chiamati a pagare.

Lo facciamo per il bene di tutti, per il bene dell’Italia, perché un Carabiniere tutelato e rispettato è la prima vera garanzia di sicurezza per i cittadini.

 

Fluminimaggiore, 27 dicembre 2025

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Legge di Bilancio, 20 ml sulla previdenza dedicata e nulla sulla previdenza complementare. Gli sforzi del Governo sono ancora insufficienti

Accogliamo con soddisfazione la notizia dell’introduzione della cosiddetta previdenza dedicata, accompagnata da uno stanziamento di 20 milioni di euro per il 2026, una misura che guarda alle nuove generazioni e che rappresenta un segnale positivo verso i Carabinieri più giovani.

Allo stesso tempo, non possiamo nascondere una profonda amarezza.

La previdenza dedicata, infatti, favorisce principalmente chi è entrato in servizio negli ultimi anni, mentre resta irrisolta la questione della previdenza complementare, che avrebbe garantito un trattamento più equo anche ai Carabinieri con maggiore anzianità di servizio. Uomini e donne che hanno servito lo Stato per decenni e che oggi rischiano di essere dimenticati.

Il SIC ritiene che la tutela dei Carabinieri non possa essere parziale né generazionale.

Per questo sproniamo il Governo a non limitarsi a interventi settoriali, ma a introdurre investimenti strutturali e una visione complessiva che restituisca dignità reale a chi garantisce ogni giorno la sicurezza del Paese.

SERVONO:

  • aumenti concreti degli organici, per consentire alle Forze dell’Ordine di affrontare le sfide sul territorio con maggiore efficacia e sicurezza;
  • una tutela legale realmente completa, che non gravi economicamente sui singoli Carabinieri e sulle famiglie, come troppo spesso accade;
  • una tutela sanitaria adeguata, perché le aggressioni subite dai Carabinieri producono conseguenze fisiche e psicologiche che oggi si traducono in spese a carico del militare, spesso lontano da casa, monoreddito e con una famiglia da mantenere.

Il SIC continuerà a investire tutti i canali istituzionali e sindacali affinché nessun Carabiniere venga lasciato solo.

La sicurezza dello Stato passa dalla tutela concreta di chi la garantisce ogni giorno, in silenzio e con sacrificio.

Fluminimaggiore, 24.12.2025

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Attuazione art. 28 D.L. 48/2025 – Possibilità per gli operatori delle Forze di Polizia di dotarsi di arma per la tutela personale fuori servizio – Adozione del regolamento attuativo e adeguamento dell’art. 73 R.D. 635/1940.

Fluminimaggiore, 15 dicembre 2025

 

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

Al Signor Ministro dell’Interno

Prefetto Matteo Piantedosi

e p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

 

OGGETTO:  Attuazione art. 28 D.L. 48/2025 – Possibilità per gli operatori delle Forze di Polizia di dotarsi di arma per la tutela personale fuori servizio – Adozione del regolamento attuativo e adeguamento dell’art. 73 R.D. 635/1940.

 

Signori Ministri,

Signor Comandante Generale,

il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC), nel pieno e rigoroso rispetto delle prerogative attribuite alle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari, interviene con la presente esclusivamente nell’ambito della tutela delle condizioni di lavoro, della sicurezza e dell’incolumità del personale, profili che incidono direttamente sulla capacità dell’Arma dei Carabinieri di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica a tutela dei cittadini.

Questa Organizzazione sindacale, nel pieno rispetto delle prerogative e delle funzioni attribuite alle APCSM, interviene con spirito costruttivo e collaborativo, riconoscendo la piena ed esclusiva competenza dell’Amministrazione in materia operativa e tattica, da sempre attenta alla sicurezza e alla tutela dei Carabinieri.

L’azione del SIC si colloca, pertanto, esclusivamente sul piano delle condizioni di lavoro, della sicurezza individuale e della tutela dell’incolumità del personale, ambiti che incidono direttamente sulla serenità professionale dei Carabinieri e che si riflettono in modo immediato sulla sicurezza degli operatori e su una maggiore efficacia e qualità del servizio istituzionale reso alla collettività.

È in tale perimetro, pienamente conforme alle finalità sindacali e alla normativa vigente, che il SIC sottopone alla Vostra attenzione la problematica oggetto della presente.

L’art. 28 del D.L. 11 aprile 2025, n. 48, convertito dalla Legge 9 giugno 2025, n. 80, ha introdotto una rilevante innovazione in materia di porto e detenzione di armi da parte degli agenti di Pubblica Sicurezza anche fuori servizio, riconoscendo la necessità di un adeguamento del quadro normativo alle concrete esigenze di tutela personale degli operatori.

La medesima disposizione, al comma 2, prevede espressamente che con regolamento adottato ai sensi dell’art. 17, comma 2, della Legge 23 agosto 1988, n. 400, entro un anno dall’entrata in vigore della legge di conversione, siano apportate le necessarie modifiche all’art. 73 del Regolamento di esecuzione del T.U.L.P.S. (R.D. 6 maggio 1940, n. 635), al fine di rendere pienamente coerente e operativa la disciplina introdotta dal legislatore.

Ad oggi, tuttavia, tale iter attuativo non risulta ancora completato, determinando una evidente discrasia tra la volontà legislativa e l’effettiva applicazione della norma.

Ne deriva una situazione di incertezza regolamentare che continua a gravare sugli operatori di polizia e, in particolare, sui Carabinieri, chiamati quotidianamente a operare anche in contesti di rischio elevato, senza poter contare su un quadro normativo chiaro, uniforme e definitivamente consolidato.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene non ulteriormente procrastinabile il completamento di tale percorso, poiché la mancata attuazione regolamentare incide direttamente sulla sicurezza individuale del personale, sulla serenità professionale e, indirettamente, sulla qualità, sull’efficacia e sulla performance complessiva del servizio istituzionale reso ai cittadini.

Per tali ragioni, il SIC chiede formalmente:

  • l’immediata adozione del regolamento attuativo previsto dall’art. 28 del D.L. 48/2025, ai sensi dell’art. 17, comma 2, della L. 400/1988;
  • il conseguente adeguamento dell’art. 73 del R.D. 6 maggio 1940, n. 635, al fine di garantire una disciplina chiara, coerente e uniformemente applicabile su tutto il territorio nazionale, un indirizzo istituzionale univoco, che consenta agli operatori di polizia di operare in condizioni di piena certezza giuridica e di adeguata tutela personale.

Alla luce di quanto rappresentato, il Sindacato Indipendente Carabinieri confida in un intervento tempestivo e coordinato da parte delle Autorità competenti, volto a completare l’iter regolamentare previsto dal legislatore e a restituire certezza normativa, uniformità applicativa e piena tutela agli operatori della sicurezza.

Nel ribadire il massimo rispetto per i ruoli istituzionali e nella convinzione che una leale e fattiva collaborazione tra Amministrazione e rappresentanza sindacale costituisca un valore aggiunto per l’intero sistema sicurezza del Paese, il SIC resta a disposizione per ogni contributo tecnico e di approfondimento ritenuto utile.

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Ritardi nell’iter autorizzativo per il conferimento del grado superiore. Richiesta di intervento

Fluminimaggiore, 12 dicembre 2025

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Ritardi nell’iter autorizzativo per il conferimento del grado superiore. Richiesta di intervento.

 

Spettabile Signor Comandante Generale,

questa Organizzazione Sindacale, nel solco di una leale e costruttiva collaborazione istituzionale, ritiene doveroso sottoporre alla Sua autorevole attenzione una problematica che, da tempo, viene segnalata con crescente preoccupazione da numerosi appartenenti all’Arma dei Carabinieri, afferente ai ritardi che caratterizzano l’iter amministrativo per il conferimento del grado superiore nei diversi ruoli.

In particolare, anche in presenza della formale sottoscrizione della dichiarazione attestante l’assenza di motivi ostativi, il procedimento risulta spesso gravato da tempistiche eccessivamente dilatate, che non appaiono coerenti né con i principi di efficienza e buon andamento dell’azione amministrativa, né con il livello di modernizzazione e digitalizzazione che l’Amministrazione ha progressivamente perseguito negli ultimi anni.

Tale inefficienza determina ritardi non giustificabili nel riconoscimento del grado e nel conseguente adeguamento economico, con evidente pregiudizio sia sotto il profilo morale che patrimoniale per il personale interessato.

Risulta oggettivamente penalizzante che il grado venga indossato solo dopo attese eccessivamente prolungate e che i correlati incrementi retributivi siano soggetti a dilazioni temporali sproporzionate rispetto ai termini massimi previsti dall’ordinamento vigente.

Alla luce delle criticità sopra rappresentate, questa Organizzazione Sindacale chiede un intervento volto a:

 

  • favorire una tempestiva azione delle Autorità competenti, ivi compresi il Ministero della Difesa e il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, finalizzata a velocizzare, razionalizzare e rendere più efficaci i controlli amministrativi connessi al conferimento del grado superiore;
  • promuovere l’adozione di procedure pienamente digitalizzate, protocolli operativi chiari e tempistiche certe, in linea con il processo di modernizzazione tecnologica già avviato e con le esigenze operative del personale;
  • garantire la pubblicazione trasparente, sui portali istituzionali, dei tempi medi ed effettivi di definizione delle istruttorie, al fine di assicurare un controllo diffuso e verificabile da parte degli interessati;
  • assicurare il rigoroso rispetto dei termini massimi previsti dall’ordinamento amministrativo, prevedendo, ove necessario, adeguati strumenti di tutela a favore dei dipendenti che subiscano ritardi ingiustificati.

 

A sostegno della presente richiesta, si richiamano alcune disposizioni fondamentali dell’ordinamento:

Legge 7 agosto 1990, n. 241 – Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi

  • 1 l’attività amministrativa deve ispirarsi ai criteri di efficacia, efficienza, trasparenza e tempestività;
  • 2, comma 1: ogni procedimento amministrativo deve concludersi con un provvedimento espresso;
  • 2, comma 4: per i procedimenti complessi i termini possono superare i 90 giorni, ma non eccedere i 180 giorni;
  • 2, comma 7: la sospensione dei termini procedimentali è consentita una sola volta e per un periodo non superiore a 30 giorni;
  • 2-bis: è prevista la responsabilità risarcitoria in caso di ritardo nell’adozione del provvedimento.

Legge 11 febbraio 2005, n. 15, che ha riformato la Legge n. 241/1990, rafforzando i principi di certezza dei tempi e di partecipazione procedimentale.

  • 97 della Costituzione, che sancisce i principi di buon andamento e imparzialità dell’amministrazione, imponendo un’azione pubblica efficiente, trasparente e tempestiva.

 

La dottrina amministrativa ha più volte evidenziato come tali principi trovino applicazione anche nei procedimenti interni alle amministrazioni militari, pur nel rispetto delle specificità ordinamentali.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri confida che un Suo autorevole intervento possa consentire un tempestivo riallineamento delle procedure interne dell’Arma dei Carabinieri, garantendo al personale avente diritto il riconoscimento del grado e dei connessi effetti economici nei tempi previsti, nel pieno rispetto della dignità professionale e del buon andamento dell’Istituzione.

Il Sindacato resta a disposizione per partecipare a ogni tavolo di confronto istituzionale che l’Amministrazione vorrà attivare al fine di individuare soluzioni condivise a una problematica ormai non più differibile.

Con immutata e incondizionata stima,

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Effetti della detrazione aggiuntiva prevista dalla Legge di Bilancio 2025. L’analisi tecnica svolta dal SIC

Negli ultimi giorni è circolata una Nota Informativa del Centro Nazionale Amministrativo dell’Arma dei Carabinieri riguardante l’applicazione dell’ulteriore detrazione prevista dalla Legge di Bilancio 2025.

Come Sindacato Indipendente Carabinieri riteniamo necessario fornire una lettura tecnica, chiara e completa, priva di interpretazioni strumentali e fondata esclusivamente su dati normativi e fiscali verificabili.

 

  1. Che cosa chiarisce realmente la Nota del Comando Generale

La comunicazione del CNA, esaminata dal nostro team tecnico, riguarda esclusivamente:

L’ulteriore detrazione fiscale fino a 1.000 euro introdotta dall’art.1, comma 6, della L. 207/2024.

Il meccanismo progressivo di riduzione tra 20.000 e 40.000 euro di reddito.

I possibili conguagli dovuti all’aumento dell’imponibile nel mese di dicembre (indennità, straordinari, eventi eccezionali).

Le modalità di eventuale recupero a partire da febbraio 2026, in rate se superiori a 60 euro.

La perdita totale o parziale della detrazione in presenza di altri redditi non conosciuti dal sostituto d’imposta (es. locazioni, collaborazioni, redditi familiari ecc.).

–        Nessun passaggio della Nota parla di errori sul calcolo del cuneo fiscale.

–        Non vengono citate anomalie o irregolarità sui cedolini di dicembre.

–        La Nota non nasce per “correggere” una criticità, ma per applicare una norma fiscale introdotta dalla legge di bilancio.

Questa distinzione è fondamentale per evitare fake-news e letture arbitrarie.

 

  1. Dove può sorgere realmente un problema per i Carabinieri

La nostra analisi tecnico-fiscale evidenzia un punto critico che non dipende dall’Arma ma dalla struttura stessa della norma.

La detrazione aggiuntiva di 1.000 euro NON è strutturale, NON è garantita e può ridursi o azzerarsi per cause indipendenti dal lavoratore.

In particolare:

Le indennità aggiuntive di dicembre fanno aumentare l’imponibile fiscale e possono ridurre o annullare la detrazione.

Chi supera, anche di poco, le soglie di reddito 20.000–40.000 euro, non riceverà l’importo pieno.

Chi ha altri redditi extra deve attendersi possibili restituzioni in sede di dichiarazione dei redditi.

Il conguaglio effettivo arriverà solo nel 2026, quindi il personale rischia sorprese future.

Questi elementi vanno spiegati con trasparenza, perché possono incidere sullo stipendio in modo significativo.

 

  1. La posizione del SIC: serietà tecnica, nessun allarmismo, nessuna strumentalizzazione

Il SIC non usa la fiscalità come terreno di scontro politico né per rivendicare meriti che non gli appartengono.

Il nostro compito è uno soltanto: dire la verità e tutelare i Carabinieri su basi normative concrete.

Per questo affermiamo, con chiarezza:

✔ La Nota del Comando Generale non segnala errori nel calcolo del cuneo fiscale.

✔ Il problema non è un “errore”, ma una legge che genera effetti variabili e imprevedibili sui redditi dei Carabinieri.

✔ Il SIC continuerà a monitorare ogni fase del conguaglio per prevenire impatti ingiustificati sui cedolini.

✔ Il personale ha diritto a essere informato prima, in modo trasparente, puntuale e comprensibile.

 

Questa è la differenza tra fare sindacato e fare propaganda.

 

  1. La vera criticità sistemica che il SIC porta all’attenzione del Governo

Come sempre diciamo: la Sicurezza non può dipendere da bonus che cambiano ogni anno né da detrazioni che si annullano al primo straordinario.

Il SIC ribadisce due richieste strutturali:

  1. STOP agli interventi fiscali temporanei e instabili: serve un sistema chiaro, prevedibile e stabile per chi serve lo Stato;
  2. TRASPARENZA preventiva sui meccanismi fiscali: il Carabiniere deve sapere oggi cosa succederà al suo stipendio nel 2026, non a posteriori.

 

  1. Conclusione

Il SIC continuerà a vigilare, verificare e spiegare con precisione tutte le ricadute fiscali che potrebbero interessare i Carabinieri.

Lo faremo con:

–        competenza tecnica,

–        responsabilità istituzionale,

–        rispetto per la verità,

–        tutela dei colleghi.

 

Perché la dignità economica non è un privilegio: è un diritto.

SIC – Avanti sempre, con forza e dignità.

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Osservazioni tecniche sulla proposta di costituzione del Dipartimento Sanitario della Difesa e tutela della specificità sanitaria dell’Arma dei Carabinieri

 

Fluminimaggiore, 9 dicembre 2025

 

OGGETTO:  Osservazioni tecniche sulla proposta di costituzione del Dipartimento Sanitario della Difesa e tutela della specificità sanitaria dell’Arma dei Carabinieri

 

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

e, p.c

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

 

Ministro, Comandante Generale,

 

il SIC – Sindacato Indipendente Carabinieri, nel prendere visione delle interlocuzioni avviate presso lo Stato Maggiore della Difesa circa l’ipotesi di un Dipartimento Sanitario della Difesa a ordinamento centralizzato, formula le seguenti osservazioni tecniche a tutela della specificità dell’Arma e della sicurezza del personale.

La sanità militare dell’Arma non è un settore amministrativo: è un pilastro della sicurezza nazionale.

L’Arma dei Carabinieri, pur appartenendo alle Forze Armate, esercita funzioni di Sicurezza, Ordine Pubblico e Polizia Giudiziaria che nessuna altra Forza Armata svolge.

La sua struttura territoriale – unica nel Paese – rappresenta un modello di prossimità, continuità operativa e tutela del cittadino che non può essere trattato secondo parametri indistinti o sovraforze.

  1. La specificità sanitaria dell’Arma non può essere omologata

Il personale sanitario dell’Arma:

  • opera nei contesti operativi più esposti del territorio;
  • supporta attività di Ordine Pubblico, investigazione e sicurezza;
  • garantisce risposta immediata ai reparti territoriali e speciali;
  • è integrato nella catena di comando tipica dell’Arma, fondata su rapidità e prossimità.

Un Dipartimento Sanitario unico comporterebbe rischi concreti:

  • disallineamento tra esigenze operative e struttura sanitaria;
  • perdita del modello sanitario integrato nell’Arma;
  • dissoluzione dello status di Carabiniere del personale sanitario, elemento identitario e funzionale;
  • lentezze decisionali incompatibili con l’operatività quotidiana.

La specificità dell’Arma non è negoziabile perché coincide con la tutela della collettività.

  1. Una riforma centralizzata in piena crisi di organico aggraverebbe la sicurezza nazionale

L’Arma sta vivendo la più grave crisi di organico della sua storia recente.

A fronte di aggressioni ai Carabinieri quadruplicate, i reparti lavorano con numeri ridotti e turni che superano ogni compatibilità.

In questo quadro, ogni Carabiniere infortunato o aggredito che viene avviato a CMO/CMV resta fermo per mesi, spesso per inerzia procedurale, nonostante la volontà di rientrare in servizio per garantire la sicurezza dei cittadini.

Questo significa:

  • reparti ulteriormente scoperti;
  • aumento dei carichi di lavoro per chi resta;
  • diminuzione della capacità operativa sul territorio;
  • rischio per la continuità del presidio di legalità nel Paese.

Un Dipartimento Sanitario unico, costruito secondo logiche valide per Esercito, Marina o Aeronautica, aggraverebbe i tempi di valutazione e recupero del personale dell’Arma, compromettendo ancora di più la sicurezza dei cittadini.

Trattare chi fa polizia come chi non la fa è un errore strutturale.

  1. Ambiguità della futura dipendenza gerarchico-operativa

Dalla documentazione attualmente nota non risulta definito:

  • se il personale sanitario manterrà piena dipendenza gerarchica dai Comandi dell’Arma;
  • se verrà inserito in una catena interforze esterna all’Arma;
  • quale sarà il rapporto nei servizi operativi di ordine pubblico e nelle operazioni speciali;
  • chi risponderà dei conflitti di competenze.

Una riforma senza chiarezza sulla catena di comando espone il personale a rischi operativi, disciplinari, amministrativi e persino penali.

  1. Violazione del pluralismo sindacale e mancata convocazione del SIC

Si rileva, con rammarico, che il tavolo di confronto attivato sulla riforma sanitaria non ha incluso tutte le APCSM iscritte all’albo, tra cui il SIC.

Tale esclusione:

  • contrasta con l’art. 39 Cost.;
  • contrasta con l’art. 5, comma 4, della L. 46/2022;
  • genera una discriminazione sindacale non prevista dall’ordinamento;
  • altera la parità di dignità tra sigle che la legge impone.

Una riforma di tale portata non può essere definita senza ascoltare l’intero pluralismo sindacale previsto dalla normativa vigente.

  1. La posizione del SIC: riformare sì, ma con metodo e rispetto dell’operatività dell’Arma

Il SIC propone che:

la sanità dell’Arma resti pienamente integrata nelle sue catene di comando;

il personale sanitario mantenga lo status di Carabiniere;

vengano ridotti drasticamente i tempi di recupero dei militari in attesa di giudizio medico;

venga garantita la prossimità territoriale degli assetti sanitari;

le riforme siano condivise con tutte le APCSM iscritte all’albo, come prevede la legge.

 

Ministro, Comandante Generale, la tutela della specificità dell’Arma non è solo una questione sindacale: è una questione di sicurezza nazionale.

Una riforma sanitaria che non tenga conto della realtà operativa dei Carabinieri rischia di produrre effetti gravi e permanenti sul funzionamento dell’Istituzione, sui reparti e sulla sicurezza dei cittadini.

Il SIC ribadisce la massima disponibilità a un confronto tecnico, trasparente e completo, nel pieno rispetto della legge e dell’interesse dell’Arma.

Con osservanza,

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Area negoziale Dirigenti: Fondino, Arretrati Una Tantum E Previdenza Dedicata. DIRIGENTI MILITARI DIMENTICATI DAL GOVERNO

Fluminimaggiore, 1° dicembre 2025

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

e, p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Area negoziale Dirigenti: Fondino, Arretrati Una Tantum E Previdenza Dedicata. DIRIGENTI MILITARI DIMENTICATI DAL GOVERNO.

 

Egregio Signor Ministro,

il Sindacato Indipendente Carabinieri rileva la permanenza di rilevanti criticità in merito all’area negoziale Dirigenti e ai ritardi connessi agli impegni assunti dal Governo, sia relativamente accordi negoziali già sottoscritti (contratti trienni 2018/2021 e 2021/2023), sia per il triennio 2023/2026 la cui contrattazione non risulta ancora avviata.

Nonostante ad agosto 2025 il Governo abbia sottoscritto l’accordo negoziale relativo ai rinnovi contrattuali dei trienni 2018/2021 e 2021/2023, le relative indennità “una tantum”, ad oggi, non risultano ancore corrisposte.

Anche la liquidazione del cosiddetto “fondino” per l’anno 2025, riservato ai Dirigenti con il grado di Maggiore e Tenente Colonnello, ai sensi dell’art. 45, comma 11, del D. Lgs. n. 95/2017, non è stato ancora corrisposto (e verrà erogato presumibilmente, con ritardo a dicembre).

Permangono, poi, le criticità più volte segnalate in merito alla costante perdita del potere d’acquisto dei salari dei Dirigenti, alla necessità di avviare una forma di previdenza dedicata e all’assenza di garanzie e tutele nei confronti dei Dirigenti militari e delle forze di polizia che per sventura siano dichiarati inidonei al servizio[1].

Il Sic chiede al Governo di porre rimedio alle suddette criticità e si rende sin d’ora disponibile ad un confronto con il Governo e con gli Stati Maggiori della Difesa, volto all’ottimizzazione delle risorse al fine di tutelare in un’ottica collaborativa il benessere e gli interessi dei propri tesserati.

Con osservanza,

 

 

[1] Mentre il personale non dirigente inidoneo al servizio (da Car. a Cap.) può transitare nei ruoli civili della Difesa, per i Dirigenti militari e della Pds (Da Maggiore a Gen. CA) non vi è alcun tipo di tutela. Se un Maggiore/Tenente Colonnello ai sensi dell’art. 930, co. 1-sexies del COM) hanno la facoltà di transitare in un ruolo non dirigenziale ovvero la posizione prevista per i capitani, di fatto accettando un demansionamento, mentre analoga e ben più paradossale situazione riguarda i militari nel grado di Colonnello in su in quanto la legge nulla prevede. Pertanto, qualora Colonnelli e Generali risultassero inidonei al servizio militare incondizionato – anche a causa di attività di servizio – non potrebbero transitare nei ruoli civili del Ministero della Difesa né in altra Pubblica Amministrazione, di fatto venendo posti in congedo e perdendo il proprio posto di lavoro.

 

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La sentenza che “attenua” la violenza contro chi serve lo Stato in divisa è un grave arretramento per la sicurezza del Paese – Lettera al Ministro della Difesa

Fluminimaggiore, 30 novembre 2025

AL SIG. MINISTRO DELLA DIFESA

On.le Guido Crosetto

ROMA

 

OGGETTO:   La sentenza che “attenua” la violenza contro chi serve lo Stato in divisa è un grave arretramento per la sicurezza del Paese.

Signor Ministro,

la recente decisione della Corte costituzionale di ammettere la “particolare tenuità del fatto” anche nei reati di violenza, minaccia e resistenza contro un pubblico ufficiale rappresenta un segnale grave per la sicurezza del Paese.

Parliamo di una scelta che incide direttamente sulla tutela delle Forze dell’Ordine.

Noi del SIC lo diciamo con chiarezza: non esiste una violenza ‘lieve’ contro un rappresentante dello Stato in divisa.

Un gesto aggressivo, anche minimo, non è mai innocuo.

Colpisce la persona, indebolisce l’autorità dell’uniforme e compromette la capacità stessa dello Stato di garantire ordine e sicurezza.

Questa sentenza introduce un messaggio pericoloso, ovvero che alcune aggressioni possano essere considerate non meritevoli di una risposta penale.

Un varco che rischia di:

–          normalizzare comportamenti aggressivi verso gli operatori di Polizia;

–          incoraggiare chi già vive di violenza a spingersi oltre;

–          indebolire ulteriormente la deterrenza penale in un momento storico in cui le aggressioni ai danni delle Forze dell’Ordine aumentano ogni giorno.

La Corte ha basato la sua decisione sull’art. 3 della Costituzione e sul principio di ragionevolezza.

Ma la realtà operativa dei reparti è ben diversa, pattuglie sottorganico, contesti difficili, turni estenuanti e un’escalation di violenze documentate quotidianamente.

È proprio in questi contesti che lo Stato dovrebbe rafforzare, non attenuare, la protezione dei suoi operatori.

Lo ribadiamo, chi aggredisce un Carabiniere non offende solo una persona; offende anche lo Stato.

E uno Stato serio non risponde con attenuanti, ma con strumenti chiari, forti e netti.

Per questo il SIC chiede al Governo e al Parlamento:

  • un intervento legislativo urgente che escluda in modo esplicito la “tenuità del fatto” per i reati commessi contro chi serve lo Stato in divisa;
  • il ripristino di una tutela a 360 gradi rafforzata e non negoziabile per tutte le Forze dell’Ordine;
  • un confronto immediato con i Ministeri competenti per evitare che questa sentenza diventi una porta aperta all’impunità.

 

Difendere chi porta le Forze dell’Ordine significa difendere lo Stato e la sicurezza dei cittadini.

Noi del SIC continueremo a farlo senza tentennamenti.

Con incondizionata stima,

 

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Richiesta di tavolo di confronto sulle modalità di gestione delle foresterie dell’Arma dei Carabinieri – Proposte di trasparenza, accessibilità e dignità del personale

Il Sindacato Indipendente Carabinieri, nella sua funzione di tutela e rappresentanza del personale dell’Arma, intende sottoporre all’attenzione del Comando Generale una tematica di grande rilevanza logistica e sociale, la gestione delle foresterie a livello nazionale.

Come risulta consultando il portale intranet dell’Arma, in numerose sedi territoriali e centrali sono state istituite foresterie destinate al personale. Tuttavia, da una serie di segnalazioni pervenute e verifiche dirette, emergono criticità costanti nella trasparenza e nella corretta applicazione dei regolamenti interni che ne disciplinano l’utilizzo.

In particolare, si rileva che:

  • le prenotazioni sono spesso respinte con la motivazione “assenza di disponibilità”, anche quando le richieste vengono inoltrate con congruo anticipo (20-30 giorni);
  • pur essendo generalmente rispettate le priorità previste per le esigenze sanitarie, non esistono analoghe forme di tutela per i Carabinieri monoreddito o con nuclei familiari numerosi, i quali, a causa dei costi elevati delle strutture private, si trovano, di fatto, impossibilitati a sostenere una vacanza o un soggiorno con la propria famiglia;
  • in diverse realtà territoriali, la concessione delle stanze risulta talvolta orientata verso soggetti non aventi diritto, inclusi soggetti esterni all’Arma o appartenenti ad altre amministrazioni, talvolta con redditi di gran lunga superiori a quelli di un Carabiniere medio;
  • le tempistiche di risposta non permettono al personale, in particolare a quello proveniente da regioni insulari o lontane (come la Sardegna e la Sicilia), di organizzare logisticamente un soggiorno, acquistare biglietti o pianificare con anticipo la propria permanenza.

A ciò si aggiunge il fatto che la stragrande maggioranza dei Carabinieri non dispone di un alloggio di servizio e deve sostenere mensilmente il peso di affitti o mutui. In tale contesto, poter usufruire di una foresteria non rappresenta un privilegio, ma un diritto sociale e di dignità, coerente con i principi di equità, benessere e sostegno al personale previsti dall’Ordinamento Militare.

Alla luce di quanto esposto, questo Sindacato chiede l’apertura di un tavolo di confronto tecnico tra il Comando Generale e le Organizzazioni Sindacali dell’Arma, finalizzato a:

  1. Verificare l’uniformità di applicazione dei regolamenti sulle foresterie;
  2. Istituire un sistema di prenotazione trasparente e tracciabile, che tuteli priorità e prelazioni;
  3. Garantire tempi di risposta certi e compatibili con la pianificazione familiare;
  4. Definire un tariffario standard nazionale equo e sostenibile per tutto il personale;
  5. Valutare l’ampliamento del numero di foresterie e l’ottimizzazione delle strutture esistenti per favorire un maggior accesso ai Carabinieri, in particolare a quelli provenienti da regioni periferiche o insulari.

Il SIC ritiene che la trasparenza nella gestione delle foresterie non sia soltanto una questione amministrativa, ma un segnale di rispetto verso chi serve quotidianamente lo Stato con disciplina e onore.

Restiamo pertanto a disposizione per ogni forma di collaborazione e proposta costruttiva utile a garantire un sistema più equo, trasparente e dignitoso per tutti.

Con osservanza,

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Il Generale di Corpo d’Armata Marco Minicucci è il nuovo Comandante delle Scuole di formazione dell’Arma dei Carabinieri

Nella mattinata odierna, presso la piazza d’armi del Comando delle Scuole dell’Arma dei Carabinieri a Roma, alla presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore LUONGO, e delle Autorità civili e religiose, si è svolta la cerimonia di avvicendamento con l’insediamento del nuovo Comandante delle Scuole di Formazione, Gen. C.A. Marco MINICUCCI.

Alla cerimonia era presente anche il Segretario Generale Nazionale Aggiunto del SIC, Andrea CALÌ, in rappresentanza della Segreteria Generale.

Il Gen. C.A. Marco MINICUCCI, originario di Terni, ricopre anche l’incarico di Vice Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri.

Vanta una brillante carriera militare, avendo ricoperto incarichi di primaria importanza, tra cui:

  • Comandante Interregionale Carabinieri “Ogaden”;
  • Comandante Provinciale dei Carabinieri di Napoli;
  • Comandante della Legione Carabinieri “Lazio”;
  • Capo Ufficio Operazioni e responsabile di diversi Reparti del Comando Generale.

È insignito della Medaglia d’Oro al merito di lungo comando e di onorificenze NATO per le operazioni in Kosovo e nella ex Jugoslavia.

Il Gen. C.A. MINICUCCI ha preso parte a numerose missioni internazionali di pace e sicurezza, distinguendosi per eccezionali capacità di comando e per un elevatissimo livello professionale. In ambito NATO ha individuato soluzioni operative di straordinaria efficacia per l’addestramento delle milizie locali impegnate nel contrasto al terrorismo e nel ripristino dell’ordine e della legalità.

Con una guida intelligente, dinamica ed equilibrata, anche in contesti caratterizzati da elevata conflittualità, ha condotto i propri reparti al raggiungimento degli obiettivi assegnati, contribuendo ad accrescere il prestigio dell’Italia e delle sue Forze Armate sul piano internazionale.

Il Generale MINICUCCI ha inoltre prestato servizio in molteplici aree del territorio nazionale particolarmente sensibili per l’ordine e la sicurezza pubblica, ottenendo risultati di rilievo nel contrasto alla criminalità organizzata, nella scoperta di gravi fatti di sangue e nella cattura di pericolosi latitanti.

Ha sempre dimostrato un’attenzione particolare al benessere del personale, avendo ricoperto anche l’incarico di Presidente della Rappresentanza Militare.

Il SIC offrirà al Gen. C.A. Marco MINICUCCI una leale e fattiva collaborazione, con l’obiettivo di migliorare concretamente le condizioni lavorative del personale alle sue dipendenze, e gli rivolge i più sinceri auguri per il prestigioso incarico.

Al Gen. C.A. Giuseppe LA GALA, che conclude una carriera straordinaria, il SIC rivolge un sentito ringraziamento. La sua vita professionale nell’Arma dei Carabinieri è stata un esempio di dedizione, impegno e professionalità al servizio dello Stato e dei cittadini. Innumerevoli gli incarichi ricoperti con onore, lasciando un segno indelebile nelle vite di coloro che ha guidato. La sua saggezza, la sua fermezza e il suo profondo spirito di servizio rappresentano un patrimonio prezioso per l’Arma. Con l’augurio di una meritata e serena pensione, il SIC gli rivolge i più cordiali saluti.

Il SIC ribadisce, con rispetto e determinazione, il proprio impegno: sostenere con lealtà chi guida l’Arma e difendere senza compromessi chi la serve ogni giorno. Avanti sempre, con forza e dignità.

 

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