Merano, Carabiniere coraggioso si cala nel fiume e porta in salvo tre bambini bloccati

Attraverso le immagini diffuse sui social, apprendiamo dell’intervento avvenuto a Merano, dove un Carabiniere, senza esitare, si è calato nel fiume per raggiungere e contribuire in maniera determinante a portare in salvo tre bambini bloccati dall’innalzamento delle acque.

Quanto accaduto non rappresenta soltanto un episodio di straordinario valore umano e professionale: è l’immagine concreta di cosa significhi indossare la divisa dell’Arma dei Carabinieri.

In pochi istanti il collega ha valutato il pericolo, si è assicurato ed è sceso nel greto del fiume, esponendo la propria incolumità per proteggere quella di giovani vite in pericolo.

A lui va l’orgoglio, il plauso e la profonda gratitudine di tutto il Sindacato Indipendente Carabinieri.

Come Organizzazione Sindacale, tuttavia, non possiamo fermarci alle sole parole di elogio, le Istituzioni non possono ricordarsi del valore dei Carabinieri soltanto quando servono gli eroi.

Dietro episodi come quello di Merano c’è una realtà che troppo spesso viene considerata normale, dove  donne e uomini ogni giorno indossano una divisa sapendo che, in pochi secondi, un servizio apparentemente ordinario può trasformarsi in una situazione nella quale è necessario mettere a rischio la propria incolumità per salvare quella degli altri.

Questo non può essere considerato semplicemente “il loro dovere”.

Servire lo Stato comporta responsabilità, sacrifici e rischi che devono trovare un riconoscimento concreto nelle condizioni di lavoro, nelle tutele operative, nel trattamento economico, contrattuale e previdenziale.

Per questo il SIC chiede che al riconoscimento pubblico del valore dei Carabinieri seguano fatti concreti, adeguate tutele, strumenti e dotazioni all’altezza dei rischi affrontati, riconoscimenti professionali ed economici e contratti realmente dignitosi.

Perché il coraggio non può essere celebrato soltanto quando diventa una notizia.

Deve essere riconosciuto ogni giorno.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri sarà sempre al fianco delle donne e degli uomini dell’Arma che, con il proprio servizio quotidiano e con gesti come quello compiuto a Merano, onorano la divisa, lo Stato e il Paese.

 

Fluminimaggiore, 1° settembre 2026

 

LA SEGRETERIA GENERALE NAZIONALE

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Disponibilità dei recapiti telefonici personali per i militari che ricoprono posizioni d’impiego associate a SIM di servizio – Sollecito urgente, segnalazioni dal territorio e richiesta di chiarimenti

SIC/CG14-2026 Fluminimaggiore, 24 agosto 2026

 

 

AL SIGNOR COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI

Gen. C.A. Salvatore LUONGO

ROMA

 

 

OGGETTO: Disponibilità dei recapiti telefonici personali per i militari che ricoprono posizioni d’impiego associate a SIM di servizio – Sollecito urgente, segnalazioni dal territorio e richiesta di chiarimenti.

 

Rif. Circolare n. 1102/800-2-1994 di prot. Del 18 agosto 2026 – Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri – II Reparto – SM – Ufficio Operazioni.

 

Signor Comandante Generale,

con il rispetto istituzionale che questa Realtà Associativa Sindacale ha sempre mantenuto nei confronti dei Vertici dell’Arma, ci permettiamo di sollecitare ulteriormente un riscontro chiaro, tempestivo e univoco in relazione alla problematica già formalmente rappresentata a seguito della circolare in riferimento.

Riteniamo infatti che una questione di rilevanza nazionale, destinata a incidere concretamente sulle condizioni di impiego e sulla sfera personale dei militari interessati, richieda indicazioni certe e uniformi, nel pieno rispetto del quadro normativo vigente e dei diritti del personale.

Ad oggi, non essendo pervenuto a questa Organizzazione Sindacale alcun riscontro nel merito e continuando nel frattempo a giungere numerose segnalazioni dal territorio, riteniamo doveroso insistere affinché venga fornita una risposta capace di eliminare ogni possibile incertezza applicativa.

Stanno infatti pervenendo al SIC reiterate segnalazioni da parte di Comandanti e militari preposti a funzioni di responsabilità, secondo le quali presso differenti articolazioni territoriali sarebbe stato sollecitato l’inserimento del numero telefonico personale sulla piattaforma istituzionale, generando dubbi e preoccupazioni circa la natura della richiesta e le eventuali conseguenze derivanti dalla mancata adesione.

Parte del personale avrebbe già provveduto, anche per senso del dovere e rispetto delle indicazioni ricevute; altri militari manifestano invece comprensibili perplessità rispetto alla messa a disposizione dell’Amministrazione di un’utenza appartenente alla propria sfera personale.

Non può determinarsi una situazione nella quale il singolo militare, in assenza di indicazioni inequivoche, si trovi davanti all’alternativa tra rendere disponibile il proprio recapito telefonico personale o temere possibili conseguenze professionali o disciplinari derivanti dalla mancata adesione alla richiesta.

È proprio per evitare interpretazioni difformi sul territorio nazionale che riteniamo necessario un chiarimento definitivo.

Questa Realtà Associativa Sindacale Professionale non invita il personale a disattendere le disposizioni impartite dall’Amministrazione.

Chiede, al contrario, che nessun militare venga lasciato nell’incertezza circa ciò che costituisce un obbligo, ciò che rappresenta una facoltà e le eventuali conseguenze delle proprie determinazioni.

Riteniamo pertanto necessario chiarire:

  • se l’inserimento del recapito telefonico personale debba considerarsi obbligatorio o facoltativo;
  • quali siano le eventuali conseguenze derivanti dalla mancata indicazione dell’utenza privata;
  • quali siano presupposti, finalità, limiti e modalità attraverso cui la rintracciabilità può essere richiesta al personale al di fuori dell’orario di servizio;
  • con quali modalità e garanzie venga acquisito, trattato e utilizzato il recapito telefonico personale;
  • se, laddove la raggiungibilità costituisca un’esigenza strutturale dell’Amministrazione, questa non debba essere prioritariamente assicurata attraverso utenze e dispositivi mobili di servizio.

SULLA RINTRACCIABILITÀ E DISPONIBILITÀ FUORI SERVIZIO OCCORRE NECESSARIAMENTE UN CONFINE CERTO

Il SIC riconosce pienamente le esigenze dell’Arma di garantire continuità dell’azione di comando, tempestività dei flussi informativi e pronta risposta nelle situazioni di effettiva necessità.

Ciò che chiediamo è che venga definito con chiarezza dove termina la semplice rintracciabilità connessa alla funzione ricoperta e dove inizia un’effettiva disponibilità del militare al di fuori dell’orario di servizio.

Quando una determinata funzione richiede strutturalmente una maggiore disponibilità, questa deve trovare una disciplina chiara, strumenti adeguati e, qualora comporti un effettivo e ulteriore vincolo per il personale, un coerente riconoscimento della condizione richiesta.

Non si tratta di rivendicare privilegi legati al grado o alla funzione, ma di affermare un principio che per il SIC deve valere per ogni Carabiniere, indipendentemente dal ruolo ricoperto: una disponibilità ulteriore richiesta dall’Amministrazione deve essere definita, regolamentata e adeguatamente tutelata.

SIGNOR COMANDANTE GENERALE, CHIEDIAMO UNA RISPOSTA CHIARA

Alla luce delle numerose segnalazioni ricevute e considerata la rilevanza nazionale della problematica, questa Realtà Associativa Sindacale ritiene non più rinviabile un chiarimento univoco, capace di assicurare uniformità applicativa sull’intero territorio nazionale e certezza al personale interessato.

Non chiediamo di ridurre l’efficienza dell’Arma né intendiamo interferire con le prerogative organizzative e operative dell’Amministrazione.

Chiediamo, però, che nessun Carabiniere venga lasciato solo davanti al dubbio di dover scegliere tra mettere a disposizione un proprio recapito personale e il timore di possibili conseguenze derivanti dal non farlo.

Qualora dovessero emergere provvedimenti pregiudizievoli direttamente riconducibili alla mancata disponibilità del recapito telefonico personale, il Sindacato Indipendente Carabinieri, nell’ambito delle proprie prerogative, assicurerà ai propri iscritti ogni forma di tutela sindacale e legale consentita dall’ordinamento.

Signor Comandante Generale, confidiamo pertanto in un Suo autorevole e tempestivo intervento affinché vengano fornite indicazioni chiare, uniformi e definitive, capaci di coniugare le imprescindibili esigenze dell’Istituzione con la tutela dei diritti e della dignità del personale.

Il SIC continuerà, come sempre, a offrire il proprio contributo con spirito costruttivo e senso di responsabilità, nella convinzione che chiarezza delle regole e tutela del personale rappresentino esse stesse condizioni essenziali per l’efficienza dell’Arma.

Con deferente considerazione.

 

 

LA SEGRETERIA GENERALE NAZIONALE
SINDACATO INDIPENDENTE CARABINIERI

SCARICA QUESTA NOTA IN PDF

Disponibilità recapiti telefonici mobili per i militari che ricoprono le posizioni d’impiego associate a sim di servizio. Circolare n.1102/800-2-1994 di prot. del 18 agosto 2026 – osservazioni e proposte

Fluminimaggiore, 20 agosto 2026

AL SIGNOR COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI
Gen. C.A. Salvatore LUONGO
ROMA

 

OGGETTO: Disponibilità recapiti telefonici mobili per i militari che ricoprono le posizioni d’impiego associate a sim di servizio. Circolare n.1102/800-2-1994 di prot. del 18 agosto 2026 – osservazioni e proposte.

Signor Comandante Generale,

questa Realtà Associativa Sindacale, nell’esercizio delle proprie prerogative e in uno spirito di leale e fattiva collaborazione con i Vertici dell’Istituzione, intende sottoporre alla Sua attenzione alcune riflessioni sulla circolare in oggetto, non con intento meramente contestativo, ma con l’obiettivo di contribuire a coniugare le esigenze operative dell’Arma con la tutela e la valorizzazione del personale.

Il SIC riconosce pienamente la necessità di assicurare continuità dell’azione di comando, rapidità dei flussi informativi e tempestività di risposta nelle situazioni di effettiva necessità.

Chi ricopre una funzione di comando o un incarico di particolare responsabilità è pienamente consapevole degli obblighi derivanti dal ruolo. Proprio per questo riteniamo necessario distinguere con chiarezza la responsabilità propria della funzione dalla disponibilità personale permanente del militare.

La previsione contenuta nella circolare, secondo cui il personale interessato debba risultare agevolmente rintracciabile qualora insorgano esigenze improrogabili e rilevanti, anche “a prescindere dall’orario di servizio”, pone infatti una questione che, a nostro avviso, merita un ulteriore approfondimento.

Il problema non è la possibilità di contattare un Comandante in una situazione eccezionale. Il problema nasce quando l’eccezione rischia di trasformarsi, nella concreta applicazione quotidiana, in una condizione ordinaria di disponibilità continuativa.

Occorre pertanto evitare che il concetto di rintracciabilità, certamente connesso entro determinati limiti alle funzioni di maggiore responsabilità, possa sovrapporsi a quello di una disponibilità fuori servizio, senza una chiara delimitazione dei presupposti, delle modalità e degli effetti.

Il personale deve poter conoscere con certezza quando la propria disponibilità costituisca un preciso obbligo funzionale e quando, invece, possa fruire pienamente del proprio tempo libero, del necessario recupero psicofisico e della propria vita personale e familiare.

Analoga attenzione riteniamo debba essere riservata all’utilizzo dei recapiti telefonici personali.

Comprendiamo l’esigenza rappresentata nella circolare di disporre di un recapito alternativo nei casi in cui il militare abbia rinunciato all’utenza telefonica mobile associata alla posizione d’impiego. Tuttavia, laddove la raggiungibilità costituisca un’esigenza strutturale connessa alla funzione ricoperta, appare coerente che sia l’Amministrazione a garantire gli strumenti tecnologici necessari, evitando che esigenze istituzionali vengano ordinariamente soddisfatte attraverso utenze appartenenti alla sfera privata del personale.

Ma vi è soprattutto un tema che questa Realtà Associativa Sindacale ritiene meritevole di particolare attenzione: la concreta valorizzazione delle funzioni di comando e delle maggiori responsabilità richieste al personale anche oltre il normale orario di servizio.

Se determinate posizioni d’impiego comportano, per loro stessa natura, un livello superiore di responsabilità, continuità funzionale e disponibilità, riteniamo corretto che tale specificità trovi un adeguato riconoscimento anche sotto il profilo economico.

Per tali ragioni, il Sindacato Indipendente Carabinieri propone l’avvio di un confronto finalizzato all’istituzione di una specifica “Indennità di Pronta Operatività e Funzione di Comando”, destinata ai Comandanti e al personale titolare di incarichi per i quali venga concretamente richiesta una particolare e continuativa disponibilità funzionale.

Non un privilegio, ma il riconoscimento di una responsabilità effettivamente esercitata.

Parallelamente, riteniamo necessario definire con maggiore chiarezza il confine tra la semplice rintracciabilità connessa all’incarico, le situazioni eccezionali che possono richiedere un immediato contatto e quelle condizioni che determinano, nella sostanza, una vera e propria disponibilità fuori dall’orario di servizio.

Una perimetrazione chiara della materia consentirebbe di tutelare il personale e, nello stesso tempo, la stessa Amministrazione, prevenendo interpretazioni difformi o eccessivamente estensive sul territorio nazionale.

Il SIC ritiene inoltre auspicabile che, per tutte le posizioni d’impiego nelle quali la raggiungibilità costituisca una necessità strutturale, siano assicurate utenze e dispositivi mobili di servizio, limitando il ricorso ai recapiti personali alle sole ipotesi residuali.

Signor Comandante Generale,

questa Organizzazione Sindacale non mette in discussione la necessità di garantire la prontezza e l’efficienza operativa dell’Arma. Al contrario, ritiene che proprio tali obiettivi richiedano regole chiare, strumenti adeguati e il giusto riconoscimento delle responsabilità affidate alle donne e agli uomini dell’Istituzione.

Alla funzione di comando devono corrispondere responsabilità chiare, strumenti adeguati e un altrettanto chiaro riconoscimento della maggiore disponibilità richiesta.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri auspica pertanto che le considerazioni e le proposte formulate possano costituire occasione di approfondimento della materia e favorire l’individuazione di soluzioni capaci di coniugare le imprescindibili esigenze dell’Arma con la tutela, il benessere e la valorizzazione professionale ed economica del personale.

In tale spirito di leale e fattiva collaborazione, questa Realtà Associativa Sindacale conferma la propria disponibilità a fornire ogni contributo ritenuto utile.

Con deferente considerazione.

LA SEGRETERIA GENERALE NAZIONALE
DEL SINDACATO INDIPENDENTE CARABINIERI

 

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Pordenone, ennesima aggressione a un Carabiniere durante il servizio. Dirigente nazionale del SIC, colpito a pugni mentre interveniva in un’abitazione

LA DENUNCIA DEL SIC: “UN CARABINIERE NON PUÒ RISCHIARE DI ESSERE AGGREDITO OGNI VOLTA CHE INTERVIENE PER TUTELARE LA SICUREZZA DEI CITTADINI. CHI SERVE LO STATO MERITA RISPETTO, TUTELE CONCRETE E PROTEZIONE REALE. BASTA PAROLE, SERVONO FATTI

​Nella giornata di ieri, l’ennesimo episodio di violenza: un Carabiniere, nonché Dirigente Nazionale del Sindacato Indipendente Carabinieri, Lucio ACETO è stato violentemente aggredito a pugni mentre, nell’espletamento del proprio dovere, era stato chiamato a intervenire presso un’abitazione della zona Pedemontana friulana, per gestire una delicata situazione familiare.

​Questa è la realtà con cui i Carabinieri si confrontano ogni giorno, entrano nelle case per sedare liti familiari, proteggere vittime di violenza, riportare la calma e garantire la sicurezza dei cittadini. Sempre più spesso, però, si ritrovano a essere loro stessi vittime di aggressioni fisiche, minacce e violenze.

Questa Organizzazione Sindacale denuncia con forza una situazione ormai divenuta insostenibile. Non è più accettabile che un Carabiniere rischi la propria incolumità ogni volta che viene chiamato a intervenire per difendere la legalità e la sicurezza della collettività.

​Servono tutele operative concrete, strumenti adeguati, un immediato e severo inasprimento normativo con la certezza della pena per chi usa violenza contro le divise, e una inversione culturale che restituisca rispetto verso chi rappresenta lo Stato.

​Ogni aggressione a un Carabiniere non colpisce soltanto un uomo in uniforme, colpisce lo Stato, le Istituzioni e il diritto dei cittadini a vivere in sicurezza.

​Al nostro Dirigente Nazionale Lucio ACETO va la piena vicinanza di tutta l’Organizzazione Sindacale e l’augurio di una pronta e completa guarigione.

​Da questo ennesimo episodio deve nascere una presa di coscienza collettiva: chi ogni giorno mette a rischio la propria vita per proteggere quella degli altri ha il diritto di operare in sicurezza, con il rispetto e le garanzie che il proprio ruolo impone.

​Pretendiamo rispetto. Pretendiamo tutele. Pretendiamo protezione reale.

​Basta parole. Servono fatti.

 

Fluminimaggiore, 17 agosto 2026

LA SEGRETERIA GENERALE NAZIONALE

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

16 agosto 2026 . La strage di Chilivani

31° anniversario della strage di Chilivani. Il SIC onora il coraggio e il sacrificio di Ciriaco Carru e Walter Frau

Ozieri (SS), 16 agosto 2026 – Ricorre oggi il 31° anniversario della Strage di Chilivani, una delle pagine più dolorose e alte della storia dell’Arma dei Carabinieri e della Sardegna.

​Il 16 agosto 1995, nella piana di Chilivani, l’Appuntato Ciriaco Carru e il Carabiniere Scelto Walter Frau, in servizio al Nucleo Radiomobile della Compagnia di Ozieri, intercettarono un commando criminale armato che preparava un assalto a un furgone portavalori. Investiti da un’improvvisa e violenta azione di fuoco, i due militari non arretrarono: reagirono con straordinario valore ed estremo senso del dovere, pagando con la vita la fedeltà alle Istituzioni e scompaginando il piano dei rapinatori. Per il loro eroico gesto, a entrambi è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

​Questa mattina, sul luogo della strage, si è svolta la solenne cerimonia commemorativa alla presenza dei familiari delle vittime e delle Autorità civili, militari e religiose. Per l’Arma dei Carabinieri era presente il Comandante Provinciale di Sassari, Colonnello Antonio Maione. Presenti, inoltre, il Carabiniere Scelto Walter Frau e il Brigadiere Capo in quiescenza Roberto Frau. In rappresentanza del Sindacato Indipendente Carabinieri ha partecipato il Segretario Generale Regionale della Sardegna, Michele Tangianu, per rendere omaggio a due Eroi il cui sacrificio appartiene all’intero Paese.

​A trentuno anni di distanza, il dolore delle famiglie resta una ferita aperta. A loro va il pensiero più profondo di tutta la nastra organizzazione Sindacale, dietro ogni Carabiniere caduto ci sono affetti che ne custodiscono ogni giorno il ricordo e l’assenza. Un dramma che le Istituzioni hanno il dovere morale di non lasciare mai solo.

​Ricordare Ciriaco Carru e Walter Frau non è un mero atto formale, dichiara il Segretario Generale Regionale Tangianu, custodire la loro memoria significa assumersi la responsabilità quotidiana di tutelare le donne e gli uomini dell’Arma che ogni giorno, pattugliano le strade e affrontano contesti ad altissimo rischio per la sicurezza di tutti.

​Il sacrificio di questi due colleghi eroi  rappresenta un patrimonio morale che abbiamo il dovere di tramandare alle nuove generazioni: un esempio intatto di coraggio, abnegazione e spirito di servizio.

​In questa giornata di raccoglimento, la Segreteria Generale e la Segreteria Regionale SIC Sardegna si stringono con rispetto ed estrema vicinanza alle famiglie Carru e Frau, ai colleghi e a tutta la comunità dell’Arma dei Carabinieri.

31 anni dopo, il loro sacrificio è memoria viva. È esempio. È responsabilità.

Onore all’Appuntato M.O.V.M. Ciriaco Carru e al Carabiniere Scelto M.O.V.M. Walter Frau.

 

​                                 La Segreteria Generale Nazionale                                      La Segreteria Regionale SIC Sardegna

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Truffe agli anziani

Roma, sventata la truffa del “finto Carabiniere”: la lucidità di una 88enne e la pronta risposta dell’Arma.

COLPIRE ANZIANI E PERSONE FRAGILI FACENDO LEVA SULLA PAURA E SUGLI AFFETTI È UNA DELLE FORME PIÙ VILI E MISERABILI DI CRIMINALITÀ. L’ARMA C’È, È SUL TERRITORIO ED È AL FIANCO DEI CITTADINI

Abbiamo appreso attraverso un video ormai diventato virale sui social del tempestivo e straordinario intervento dei Carabinieri a Roma, conclusosi con l’arresto in flagranza di reato della giovane truffatrice.

Nel filmato si scorge un passaggio umano e professionale bellissimo: il Carabiniere che, con fare protettivo, suggerisce all’orecchio della signora di 88 anni come comportarsi, e la donna che, mentre si avvia verso la porta con ironica fierezza e straordinaria lucidità, rassicura il militare dicendo: “guardo ho  88 anni, però capisco le cose!”. Un momento di grande complicità che dimostra come la presenza dei colleghi abbia infuso serenità e sicurezza nell’anziana cittadina.

Un profondo riconoscimento va proprio a questa signora che, senza esporsi a rischi, ha finto di assecondare i truffatori e ha allertato il 112, permettendo ai Carabinieri di coordinare l’intervento all’atto della consegna dei preziosi e bloccare la malintenzionata in flagranza.

Questo episodio racconta, ancora una volta, cosa significhi concretamente presidio del territorio, cittadini che si fidano delle Istituzioni e Carabinieri pronti a rispondere immediatamente con professionalità e umanità.

Come Sindacato Indipendente Carabinieri riteniamo le truffe ai danni degli anziani tra le forme più odiose, vili e miserabili di criminalità. Chi entra nelle case delle persone più vulnerabili usando la leva della paura per un familiare pur di sottrarre ricordi di una vita, dimostra una miseria morale intollerabile.

Ancora più grave è l’uso fraudolento del nome e dell’uniforme dell’Arma. La nostra divisa, simbolo di protezione e vicinanza, non può essere infangata per ingannare i cittadini.

Ai colleghi intervenuti va il nostro sincero apprezzamento per la freddezza e la prontezza dimostrate. Alla signora di 88 anni va un messaggio chiaro: la sua prontezza e la sua simpatia non hanno solo sventato un reato, ma l’hanno resa una straordinaria alleata dell’Arma dei Carabinieri.

L’Arma c’è. L’Arma ascolta. L’Arma protegge.

Davanti a chi colpevolmente colpisce i più fragili, i Carabinieri non lasciano mai solo nessuno.

 

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Gestione degli interventi nei Trattamenti Sanitari Obbligatori (T.S.O.), negli Accertamenti Sanitari Obbligatori (A.S.O.) e nelle emergenze psichiatriche e psicosociali.

Fluminimaggiore, 7 agosto 2026

AL SIGNOR MINISTRO DELL’INTERNO
Pref. Matteo PIANTEDOSI – ROMA

AL SIGNOR MINISTRO DELLA DIFESA
On. Guido CROSETTO – ROMA

AL SIGNOR MINISTRO DELLA SALUTE
Prof. Orazio SCHILLACI – ROMA

AL SIGNOR COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI
Gen. C.A. Salvatore LUONGO – ROMA

 

OGGETTO: Gestione degli interventi nei Trattamenti Sanitari Obbligatori (T.S.O.), negli Accertamenti Sanitari Obbligatori (A.S.O.) e nelle emergenze psichiatriche e psicosociali. Segnalazione delle criticità operative, richiamo al quadro normativo vigente e proposte finalizzate alla tutela dell’incolumità del personale dell’Arma dei Carabinieri, della collettività e della corretta ripartizione delle competenze istituzionali.

 

Le Illustrissime Autorità in indirizzo sono invitate a voler esaminare con la massima attenzione la presente nota, predisposta dal Sindacato Indipendente Carabinieri, nell’esercizio delle prerogative riconosciute alle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (A.P.C.S.M.).

​La presente iniziativa nasce nello spirito della leale e fattiva collaborazione istituzionale che questa associazione sindacale intende assicurare alle Amministrazioni dello Stato, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento dell’efficienza del servizio, alla tutela del personale militare e alla sicurezza della collettività, attraverso la segnalazione di criticità operative e la formulazione di proposte concrete, coerenti con il vigente quadro normativo.

​Le numerose segnalazioni pervenute alla Segreteria Generale Nazionale da parte dei Reparti territoriali dell’Arma dei Carabinieri, unitamente all’analisi dei più recenti episodi verificatisi sull’intero territorio nazionale, evidenziano una criticità ormai strutturale nella gestione degli interventi relativi ai Trattamenti Sanitari Obbligatori (T.S.O.), agli Accertamenti Sanitari Obbligatori (A.S.O.) e, più in generale, alle emergenze psichiatriche e psicosociali.

​Sempre più frequentemente il personale dell’Arma viene chiamato a intervenire quale unico presidio dello Stato, assumendo responsabilità operative che esulano dalle proprie competenze istituzionali e professionali, con inevitabili ricadute sotto il profilo della sicurezza, della responsabilità giuridica e della tutela psicofisica dei militari.

​La presente nota non nasce da un singolo episodio, bensì rappresenta il risultato di una costante attività di ascolto e di analisi delle problematiche operative segnalate dai Carabinieri impegnati quotidianamente nei servizi di controllo del territorio.

​Riteniamo doveroso sottoporre tali criticità all’attenzione delle SS.VV., confidando nell’adozione delle più opportune iniziative amministrative e organizzative, nella consapevolezza che la sicurezza degli operatori rappresenta un presupposto imprescindibile per garantire la sicurezza dei cittadini.

​L’analisi delle numerose segnalazioni ricevute evidenzia un fenomeno ormai sistematico. Di fronte a soggetti in stato di grave alterazione psicofisica, crisi psichiatriche, episodi autolesionistici, stati deliranti, condizioni derivanti dalla mancata assunzione di terapie farmacologiche o da altre situazioni di emergenza sanitaria, la risposta operativa sul territorio viene frequentemente demandata quasi esclusivamente ai Carabinieri.

​È doveroso evidenziare come il personale dell’Arma non possieda né possa possedere per formazione professionale e competenza istituzionale gli strumenti clinici necessari per effettuare valutazioni diagnostiche o distinguere, nell’immediatezza dell’intervento, tra una patologia psichiatrica, una crisi tossicologica, una condizione neurologica o una situazione di grave disagio emotivo.

​Ciononostante, i Carabinieri continuano ad intervenire, come hanno sempre fatto, con senso del dovere, spirito di servizio e assoluta dedizione allo Stato, ponendo la tutela della vita umana al di sopra di ogni altra considerazione e affrontando situazioni ad elevatissimo rischio, spesso in assenza del necessario supporto sanitario e degli altri soggetti istituzionalmente competenti.

​L’approfondimento tecnico-giuridico svolto da questa Organizzazione Sindacale conferma che il Trattamento Sanitario Obbligatorio costituisce un procedimento amministrativo di natura sanitaria disciplinato dalla Legge 23 dicembre 1978, n. 833 (artt. 33, 34 e 35) e dall’art. 50 del D.Lgs. 267/2000 (T.U.E.L.), riconducibile alle competenze del Sindaco quale Autorità Sanitaria Locale, mentre le attività di natura sanitaria competono al Servizio Sanitario Nazionale. L’esecuzione, la notifica e l’accompagnamento del paziente competono in via prioritaria alla Polizia Locale quale forza di polizia amministrativa e sanitaria direttamente dipendente dal Primo Cittadino, come espressamente chiarito dalla Circolare del Ministero dell’Interno n. 3/2001 del 20 luglio 2001 e confermato dalla giurisprudenza amministrativa (TAR Catania, Sez. I, Sent. n. 799/2005).

​Un quadro procedurale le cui garanzie verso il cittadino sono state ulteriormente rafforzate dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 76/2025, a conferma di come il T.S.O. costituisca un atto di garanzia giuridico-sanitaria complessa e non un’operazione di polizia o di coercizione cieca.

​Ne consegue che l’intervento dell’Arma dei Carabinieri deve mantenere un carattere meramente eccezionale e di supporto residuale per le sole esigenze di ordine e sicurezza pubblica, evitando che il personale venga sistematicamente investito di responsabilità che appartengono ad altre Amministrazioni.

​Particolare attenzione merita la gestione operativa delle persone in evidente stato di sofferenza psichica. Quando non vi sia un pericolo concreto e immediato per l’incolumità delle persone, l’azione delle pattuglie dovrebbe essere orientata prioritariamente alla messa in sicurezza dell’area, al contenimento della situazione mediante tecniche di de-escalation e all’attesa dell’intervento del personale sanitario specializzato, al quale competono le valutazioni cliniche e gli eventuali trattamenti terapeutici.

​Un intervento coercitivo anticipato, in assenza di un’effettiva necessità operativa, rischia infatti di aggravare le condizioni del paziente, esporre i militari a conseguenze giudiziarie e compromettere la sicurezza di tutti gli operatori presenti.

​Alla luce di tali criticità, il Sindacato Indipendente Carabinieri chiede che vengano adottate iniziative finalizzate a garantire:

  • ​Procedure operative uniformi su tutto il territorio nazionale;
  • ​Una più efficace formazione degli operatori delle Centrali Operative del Numero Unico di Emergenza (N.U.E. 112), affinché di fronte a chiamate per crisi psicopatologiche o emotive venga effettuato un immediato triage sanitario che disponga l’invio contestuale e prioritario delle equipe mediche del 118 e della Polizia Locale, evitando di accreditare l’Arma dei Carabinieri quale unico ed isolato organo di primo intervento;
  • ​L’emanazione di specifiche direttive operative da parte del Comando Generale dell’Arma;
  • ​La definizione, presso ogni Prefettura, di protocolli condivisi tra Prefetture, Aziende Sanitarie Locali, Comuni e Forze di Polizia, nel pieno rispetto delle competenze attribuite dalla normativa vigente.

​Il Sindacato Indipendente Carabinieri rinnova la piena disponibilità a collaborare con le Istituzioni nell’individuazione di ogni soluzione utile a rafforzare la tutela della salute pubblica, la sicurezza dei cittadini e la protezione delle donne e degli uomini dell’Arma che quotidianamente operano al servizio del Paese.

​Certi della sensibilità istituzionale che le SS.VV. vorranno riservare alla presente segnalazione, si resta in attesa di un cortese riscontro e si porgono i più distinti saluti.

SCARICA QUESTA NOTA IN PDF

Il SIC lancia l'allarme Sicurezza

Allarme sulla sicurezza nazionale. Il territorio sempre più ostaggio della criminalità e i cittadini lo percepiscono ogni giorno. L’Italia non può arrendersi alla criminalità

Fluminimaggiore, 4 agosto 2026

AL MINISTRO DELLA DIFESA
On.le Guido Crosetto

AL MINISTRO DELL’INTERNO
Prefetto Matteo Piantedosi

 AL COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA
Comandante C.A. Salvatore Luongo

 

Oggetto: Allarme sulla sicurezza nazionale. Il territorio sempre più ostaggio della criminalità e i cittadini lo percepiscono ogni giorno. L’Italia non può arrendersi alla criminalità

Negli ultimi mesi, e con particolare intensità nelle ultime settimane, l’Italia sta assistendo a una preoccupante escalation di violenza, aggressioni, rapine, baby gang, spaccio diffuso e criminalità urbana. Da Roma a Milano, da Torino a Napoli, il senso di sicurezza dei cittadini viene messo quotidianamente alla prova.

Da Quarticciolo, Tor Bella Monaca, San Basilio, Corviale, Torre Maura, Pigneto, Stazione Termini e Quartiere Africano a Roma; da San Siro, Rogoredo, Corvetto, Quarto Oggiaro e l’area della Stazione Centrale a Milano; da Barriera di Milano, Aurora e Porta Palazzo a Torino; da Scampia, Secondigliano, San Giovanni a Teduccio, Forcella e Quartieri Spagnoli nell’area metropolitana di Napoli; fino ad altre realtà urbane come San Giorgio a Bari, sono sempre più numerosi i territori nei quali la criminalità diffusa alimenta un crescente senso di insicurezza tra i cittadini.

L’elenco potrebbe purtroppo continuare. Ed è proprio questo il dato più allarmante: oggi il problema non riguarda più un singolo quartiere o una singola città. Riguarda l’intero Paese.

Le cronache degli ultimi giorni raccontano di aggressioni, violenze, truffe ai danni degli anziani, episodi di criminalità diffusa, inseguimenti ad alto rischio, baby gang che agiscono in pieno giorno e operatori delle Forze dell’Ordine aggrediti durante il servizio. Allo stesso tempo, raccontano anche di Carabinieri che salvano anziani da truffe, arrestano rapinatori, smantellano organizzazioni criminali, sequestrano armi e droga e restituiscono sicurezza alle comunità. È questa la differenza tra chi genera paura e chi restituisce libertà.

​In questo scenario, mentre la criminalità si manifesta con modalità sempre più aggressive, organizzate e violente, alimentata anche dal traffico di sostanze stupefacenti e da fenomeni di illegalità diffusa, i Carabinieri e le altre Forze dell’Ordine rappresentano la presenza concreta dello Stato sul territorio.

​Sono loro ad affrontare quotidianamente le situazioni più complesse e pericolose, intervenendo per difendere cittadini, famiglie e comunità, spesso in condizioni di grave carenza di organico, con risorse limitate e sotto una pressione operativa sempre più elevata. Un impegno che, troppo frequentemente, si traduce in aggressioni, ferimenti e in un livello di esposizione al rischio che non ha eguali nella Pubblica Amministrazione.

​Gli episodi registrati nelle ultime settimane dimostrano inoltre come la presenza di pattuglie sul territorio rappresenti il più efficace deterrente contro la criminalità. Se gruppi di baby gang riescono ad agire indisturbati perfino durante le ore diurne, significa che gli attuali organici non consentono più una copertura adeguata del territorio. Questa è una realtà che non può più essere ignorata.

​Più Carabinieri e più Forze dell’Ordine presenti nelle città significano più prevenzione, maggiore controllo del territorio, interventi più rapidi e una più efficace tutela dei cittadini. È arrivato il momento di smettere di inseguire l’emergenza e di affrontarla con decisioni coraggiose. Non è più il tempo delle dichiarazioni di circostanza, delle promesse o dei rinvii. Ogni giorno perso viene pagato dai cittadini onesti e dalle donne e dagli uomini dello Stato che ogni giorno indossano una divisa.

​La sicurezza nazionale non appartiene a una parte politica. È un patrimonio della Repubblica. Per questo motivo Governo, Parlamento, Regioni, Enti locali e tutte le forze politiche hanno il dovere morale e istituzionale di superare ogni contrapposizione e fare fronte comune. Così come il Paese sa unirsi davanti alle grandi sfide nazionali, oggi deve unirsi per difendere la sicurezza dell’Italia.

​Servono scelte immediate. Servono investimenti straordinari. Servono più Carabinieri e più Forze dell’Ordine sul territorio. Servono organici adeguati, bodycam, dashcam, giubbotti antitaglio, dotazioni tecnologiche moderne, strumenti di protezione individuale e mezzi operativi all’altezza di una criminalità sempre più organizzata e violenta.

​Non possiamo continuare a chiedere agli operatori di garantire sicurezza con risorse insufficienti, mentre il livello dello scontro con la criminalità cresce giorno dopo giorno.

​Ogni aggressione contro un appartenente alle Forze dell’Ordine è un’aggressione allo Stato. Ogni cittadino che rinuncia alla propria libertà per paura della criminalità rappresenta una sconfitta delle Istituzioni.

​Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a denunciare con fermezza ogni criticità e a sostenere ogni iniziativa realmente orientata alla tutela della sicurezza pubblica. Oggi, però, non bastano più le parole. È il momento che tutte le Istituzioni si assumano fino in fondo la responsabilità di difendere il Paese con scelte concrete, tempestive e condivise.

Quando lo Stato arretra, la criminalità occupa gli spazi lasciati liberi. Quando le Forze dell’Ordine vengono lasciate sole, non falliscono i Carabinieri: fallisce lo Stato.

 

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Emergenza bradisismo nei Campi flegrei. Il SIC al fianco dei cittadini e dei Carabinieri

CHI SERVE LO STATO IN PRIMA LINEA MERITA TUTELE, DIGNITÀ

E GIUSTI RICONOSCIMENTI

 

Il Sindacato Indipendente Carabinieri segue con la massima attenzione e profonda preoccupazione il perdurare dell’emergenza bradisismica che sta interessando i Campi Flegrei, aggravata dal recente terremoto di magnitudo 4.7 che ha provocato danni, feriti e nuove evacuazioni.

Esprimiamo anzitutto la nostra più sincera vicinanza alla popolazione, costretta a convivere ogni giorno con la paura, l’incertezza e il rischio di dover abbandonare la propria casa.

Ma il nostro pensiero va anche ai Carabinieri che operano in quel territorio, uomini e donne che, oltre a vivere personalmente la medesima emergenza con le proprie famiglie, continuano a garantire senza esitazione la sicurezza dei cittadini, il soccorso pubblico, l’ordine pubblico e la presenza dello Stato.

Mentre la terra continua a tremare, i Carabinieri non arretrano di un passo. Restano al loro posto, spesso affrontando turni massacranti, forte stress psicofisico e il peso di un’emergenza che sembra non avere fine. Sono il volto dello Stato nei momenti più difficili, offrendo sicurezza e rassicurazione alla comunità anche quando loro stessi vivono la medesima condizione di precarietà.

È proprio per questo che non è più accettabile che a un sacrificio tanto straordinario continui a non corrispondere un adeguato riconoscimento istituzionale.

Il SIC chiede al Comando Generale dell’Arma e al Governo un intervento immediato affinché nel prossimo rinnovo contrattuale venga prevista una specifica Indennità di Disagio per il personale impiegato nei Campi Flegrei, quale concreto riconoscimento delle eccezionali condizioni operative e del costante stress cui è sottoposto.

Chiediamo inoltre il conferimento di encomi o altre solenni attestazioni di merito a tutti i Carabinieri che, pur vivendo in prima persona l’emergenza sismica, continuano a servire lo Stato con disciplina, coraggio e straordinaria abnegazione.

Chi protegge una comunità che vive nella paura non può essere lasciato solo.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a sostenere ogni iniziativa utile affinché ai Carabinieri dei Campi Flegrei siano finalmente garantiti tutele concrete, dignità economica e il riconoscimento che il loro servizio merita.

Il coraggio non può essere considerato un dovere senza valore. Va rispettato, tutelato e riconosciuto.

 

La Segreteria Generale Nazionale

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Val di Susa, i Carabinieri non sono carne da macello

Alla luce delle manifestazioni annunciate per il prossimo fine settimana in Val di Susa, il Sindacato Indipendente Carabinieri richiama tutte le Istituzioni alla massima responsabilità.

Il diritto di manifestare pacificamente è un valore costituzionale che nessuno mette in discussione. Altra cosa sono le infiltrazioni violente che, come dimostrano i gravissimi episodi della scorsa settimana, trasformano il dissenso in aggressioni contro le Forze dell’Ordine, con oltre 140 operatori rimasti feriti.

I Carabinieri non sono carne da macello.

Ogni Carabiniere ha il diritto di svolgere il proprio servizio con dispositivi adeguati, regole operative chiare e la consapevolezza che lo Stato farà tutto il possibile per proteggerlo.

C’è poi un’altra riflessione che non può essere ignorata. Ogni centinaio di operatori impiegati per fronteggiare la violenza di pochi viene sottratto alla sicurezza quotidiana dei cittadini. Ogni reparto impiegato in ordine pubblico è una risorsa in meno nelle città.

Il SIC ribadisce un principio non negoziabile: lo Stato non può indietreggiare davanti alla violenza. Ma non può nemmeno pretendere che siano sempre gli stessi uomini e le stesse donne in uniforme a pagarne il prezzo più alto.

I Carabinieri servono lo Stato. Lo Stato ha il dovere di proteggere i propri Carabinieri.

 

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF