Giustizia

Eccesso colposo nell’adempimento del dovere: se diventa regola, si paralizza l’azione delle Forze dell’Ordine. il caso Ramy lo dimostra

Il Sindacato Indipendente Carabinieri prende posizione in modo fermo e responsabile sul recente sviluppo giudiziario relativo al caso Ramy Elgaml.

La nuova contestazione di omicidio stradale per eccesso colposo nell’adempimento del dovere nei confronti del Carabiniere alla guida dell’auto di servizio impone una riflessione seria e non ideologica.

La realtà operativa dei Carabinieri non si svolge nei laboratori del diritto, ma nelle strade, spesso in condizioni di pericolo concreto, con decisioni da assumere in pochi istanti e con informazioni inevitabilmente incomplete. È in quei secondi che un militare sceglie di intervenire per fermare chi fugge, per impedire ulteriori reati, per proteggere i cittadini e anche la propria incolumità.

Il caso Ramy è emblematico non solo per il suo tragico epilogo, ma per il messaggio che rischia di trasmettere agli operatori: ogni intervento dinamico può trasformarsi, a distanza di mesi, in un percorso giudiziario che logora professionalmente e umanamente.

È doveroso ricordare un principio elementare:

  • se il conducente dello scooter si fosse fermato all’alt, oggi non staremmo parlando di questa tragedia;
  • la fuga è stata una scelta. E ogni scelta comporta responsabilità.

Il SIC non mette in discussione il ruolo dell’autorità giudiziaria. Ma afferma con chiarezza che la valutazione dell’azione di un Carabiniere deve essere compiuta considerando il contesto reale, non con la freddezza di una ricostruzione ex post priva delle tensioni e dei rischi del momento.

Quando l’istituto dell’eccesso colposo nell’adempimento del dovere viene applicato in modo estensivo, il rischio è evidente rischiando di generare una “polizia difensiva”.

Un operatore che teme di essere trascinato per anni in un procedimento penale tenderà inevitabilmente a ridurre l’iniziativa. E questo non è un problema per le Forze dell’Ordine, è un problema per i cittadini.

Non chiediamo immunità per chi sbaglia volontariamente o gravemente.

Chiediamo che chi agisce nell’adempimento del dovere non venga sistematicamente posto sotto accusa come automatismo.

Dietro ogni divisa c’è una persona. Dietro quella persona c’è una famiglia. Ci sono figli. C’è una vita che resta sospesa per anni.

La sicurezza non è uno slogan. È una responsabilità concreta.

E chi la esercita ogni giorno deve essere sostenuto dallo Stato, non lasciato solo.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a battersi in ogni sede istituzionale e normativa per garantire tutele chiare, proporzionate e coerenti con la realtà operativa di chi serve il Paese in prima linea.

 

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Addestramento nei poligoni civili, la proposta del SIC diventa realtà

Il Sindacato Indipendente Carabinieri esprime soddisfazione per la circolare emanata dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri in data 10 febbraio 2026, con la quale viene disciplinata la possibilità per i Carabinieri di esercitarsi con l’arma in dotazione individuale presso i poligoni dell’Unione Italiana Tiro a Segno.

Il provvedimento recepisce quanto formalmente rappresentato dal SIC nel 2024 attraverso una proposta tecnicamente strutturata, orientata esclusivamente al rafforzamento dell’addestramento individuale e alla tutela operativa del personale.

Già allora avevamo evidenziato come l’esercitazione autonoma, svolta libero dal servizio e senza oneri per l’Amministrazione, costituisse un investimento concreto sulla sicurezza dell’operatore e, conseguentemente, del cittadino.

Oggi quell’impostazione trova piena attuazione.

La nuova disciplina introduce tracciabilità delle sessioni di tiro, registrazione tecnica dei colpi esplosi e attestazione formale dell’attività svolta, rafforzando standard professionali, responsabilità individuale e cultura della sicurezza.

Il SIC rivendica con legittima soddisfazione un risultato che nasce da studio, confronto normativo e contributo propositivo serio e documentato.

Desideriamo esprimere un sentito e qualificato ringraziamento al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, per la guida autorevole, la visione strategica e l’attenzione costante riservata ai contributi tecnici e alle proposte costruttive provenienti dal Sindacato Indipendente Carabinieri.

La capacità di ascolto istituzionale e la volontà di valorizzare iniziative orientate alla formazione, al benessere e alla sicurezza del personale rappresentano un segnale di responsabilità e lungimiranza, che rafforza il rapporto tra vertice e base operativa nell’esclusivo interesse dell’Arma e dei suoi Uomini e Donne.

Il SIC continuerà a fornire contributi concreti, fondati su competenza, analisi normativa e visione organizzativa, con un unico obiettivo, garantire ai Carabinieri strumenti adeguati per operare in sicurezza e tornare a casa ogni giorno.

 

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Assoluzione in appello per un nostro associato: Giustizia ristabilita, dignità restituita. Il SIC vince con i fatti

Il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) accoglie con piena soddisfazione la sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte d’Appello Militare di Roma nei confronti di un proprio Associato, ingiustamente condannato in primo grado per il reato di ingiuria nei confronti di un superiore, a seguito di un diverbio inserito in un contesto ben più complesso di quanto inizialmente rappresentato.

La decisione di primo grado non aveva adeguatamente considerato il quadro complessivo dei fatti, né la condotta provocatoria e lesiva posta in essere dal superiore, il quale,  come ora emerge con chiarezza, sarà a sua volta chiamato a rispondere del reato di ingiuria nei confronti dell’inferiore.

Con questa pronuncia viene ristabilito un principio fondamentale che il SIC rivendica da sempre: la disciplina militare, pur costituendo un valore fondante dell’ordinamento, non può essere interpretata in modo meramente formalistico né utilizzata per comprimere diritti, dignità e tutele fondamentali del personale.

Il rispetto della gerarchia non può mai trasformarsi in una zona franca per comportamenti arbitrari o vessatori, né legittimare abusi che incidano sulla dignità professionale e personale dei militari.

Il SIC esprime piena soddisfazione per un esito che restituisce equilibrio, giustizia e serenità a una vicenda nella quale il collega non avrebbe mai dovuto trovarsi solo, né sul piano umano né su quello professionale. Determinante, in tal senso, la tutela legale garantita dal Sindacato e dall’Maria Paola Marro, il cui contributo ha rappresentato un valore aggiunto decisivo per il ripristino della verità.

Questo è il SIC: un sindacato che lavora, che tutela e che difende i propri iscritti con i fatti, con serietà, competenza e risultati concreti, sempre al fianco dei Carabinieri.

 

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Porto d’arma fuori servizio: risultato concreto del SIC a tutela della sicurezza degli operatori

Il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) esprime piena soddisfazione per il significativo risultato ottenuto in materia di tutela personale fuori servizio degli operatori delle Forze di Polizia, a seguito dell’azione sindacale strutturata e incisiva condotta negli ultimi mesi.

L’IMPEGNO DEL SINDACATO E L’ATTENZIONE DELLA STAMPA SPECIALIZZATA

L’azione sindacale del SIC ha preso avvio il 15 dicembre 2025, in continuità con il percorso già avviato nel corso dello stesso anno, quando il Sindacato ha trasmesso a tutte le Autorità competenti una istanza formale (VEDI ALLEGATO 1) finalizzata all’attuazione dell’art. 28 del D.L. 48/2025.

La richiesta verteva sull’adozione del regolamento attuativo per l’acquisto di un’arma destinata alla difesa personale fuori servizio e sul necessario adeguamento dell’art. 73 del R.D. 635/1940, al fine di superare le criticità interpretative esistenti.

Questo percorso sindacale, fondato su presupposti giuridici e operativi concreti, ha trovato immediato riscontro anche nelle riviste di settore, che hanno seguito con attenzione l’iniziativa del SIC.

Il 17 dicembre 2025, Armi e Tiro riportava: “Pistola fuori servizio, il sindacato dei carabinieri scrive ai ministri” (VEDI ALLEGATO 2).

Il 22 dicembre 2025, Armi Magazine titolava: “Sul porto di pistola fuori servizio il sindacato dei carabinieri scrive al Governo” (VEDI ALLEGATO 3).

 

LA SVOLTA ISTITUZIONALE

In data 5 febbraio 2026, il percorso intrapreso ha raggiunto un traguardo di rilievo. Il Ministero dell’Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza (Ufficio per l’Amministrazione Generale), con nota a firma del Direttore dell’Ufficio, Dott. Manella, ha fornito i chiarimenti attesi, recependo le osservazioni tecniche e giuridiche formalmente avanzate dal SIC.

Si tratta di un passaggio di rilievo sostanziale, che incide direttamente sull’interpretazione normativa e sulla futura applicazione delle disposizioni in materia di porto e detenzione di armi comuni da sparo fuori servizio, con evidenti ricadute sulla sicurezza individuale degli operatori.

L’iniziativa del SIC, avviata il 15 dicembre 2025 mediante la trasmissione di una istanza formale a tutte le Autorità competenti, era finalizzata proprio a sollecitare l’adozione del regolamento attuativo previsto dal legislatore e a superare le persistenti incertezze applicative.

Il SIC ribadisce che la sicurezza degli operatori non può essere affrontata in termini meramente teorici. L’arma d’ordinanza rappresenta uno strumento essenziale, ma non sempre risulta adeguata al porto fuori servizio; l’accesso a armi più compatte e funzionali costituisce pertanto una tutela concreta e coerente con le esigenze operative reali.

Il riscontro ministeriale conferma come un Sindacato serio, competente e propositivo possa incidere concretamente sulle scelte istituzionali, contribuendo al rafforzamento del sistema di tutele.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a vigilare affinché alle interpretazioni fornite seguano attuazioni concrete ed efficaci, nella consapevolezza che la sicurezza di chi difende lo Stato non può mai essere considerata un optional.

 

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Milano, il Comandante Generale incontra il personale della Legione Carabinieri Lombardia

Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, si è recato oggi a Milano per incontrare il personale della Legione Carabinieri Lombardia, prendendo parte a un momento di confronto diretto con i Carabinieri della regione, alla presenza del Comandante della Legione Carabinieri Lombardia, Generale di Divisione Giuseppe De Riggi, e del Comandante Interregionale Carabinieri “Pastrengo”, Generale di Corpo d’Armata Riccardo Galletta, insieme al personale di ogni ordine e grado e alle APCSM.

In rappresentanza del SIC – Sindacato Indipendente Carabinieri ha partecipato il Segretario Generale Regionale Lombardia, Federica Santelli, a testimonianza dell’impegno del Sindacato nel presidiare i momenti istituzionali di confronto che incidono direttamente sulla vita lavorativa dei Carabinieri.

L’incontro ha rappresentato un segnale chiaro e concreto di una guida presente, attenta e vicina al personale, capace di scendere sul territorio e di ascoltare chi ogni giorno garantisce sicurezza e legalità. Un approccio che il SIC riconosce come elemento distintivo di una leadership moderna, consapevole che la forza dell’Arma passa prima di tutto dal benessere umano e professionale dei suoi uomini e delle sue donne.

Il SIC esprime apprezzamento e sincera gratitudine al Generale di Divisione Giuseppe De Riggi e al Generale di Corpo d’Armata Riccardo Galletta per l’impostazione istituzionale dell’incontro e per il clima di ascolto e rispetto garantito a tutto il personale.

Un ringraziamento particolare va al Comandante Generale Luongo, per l’azione costante che sta portando avanti a favore di un’Arma più coesa, più serena e più forte, fondata su un principio tanto semplice quanto decisivo: la comunicazione non è forma, ma ascolto reale.

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Proposta di modifica dell’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152 e inasprimento delle relative sanzioni

Fluminimaggiore, 6 febbraio 2026

Al Signor Ministro della Difesa
On.le Guido Crosetto

e, p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri
Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Proposta di modifica dell’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152 e inasprimento delle relative sanzioni, al fine di vietare la partecipazione alle manifestazioni pubbliche di soggetti che si coprono il volto e di rafforzare l’efficacia deterrente delle norme.

On. Ministro,

il Sindacato Indipendente Carabinieri, nel rispetto delle prerogative istituzionali e in un clima di leale e fattiva collaborazione, sottopone alla Sua attenzione la presente proposta di integrazione normativa, elaborata con finalità esclusivamente tecniche, operative e di tutela della sicurezza pubblica.

Il SIC riconosce l’impegno profuso dal Governo e dall’Amministrazione della Difesa nel rafforzare gli strumenti normativi in materia di ordine e sicurezza pubblica, come dimostrato dall’approvazione del Decreto-legge in materia di sicurezza pubblica da parte del Consiglio dei Ministri in data 05 febbraio 2026.

Proprio alla luce di tale intervento normativo, e muovendo dall’esperienza operativa quotidiana maturata sul territorio dai Carabinieri impegnati nei servizi di ordine pubblico, riteniamo tuttavia doveroso evidenziare come nel citato decreto non risulti attualmente prevista una disciplina specifica volta a vietare il travisamento del volto durante le manifestazioni pubbliche.

Tale fenomeno rappresenta oggi una delle principali criticità sotto il profilo:

  • della sicurezza degli operatori impiegati nei servizi di ordine pubblico;
  • dell’efficacia dell’immediata identificazione dei responsabili;
  • della successiva attività investigativa e giudiziaria.

Resta fermo il pieno rispetto dell’articolo 17 della Costituzione e del diritto di manifestare pacificamente, che il SIC intende preservare e tutelare, distinguendo con nettezza il dissenso legittimo dalle condotte violente che si avvalgono dell’anonimato per eludere i controlli e aggredire lo Stato.

Premesso che:

  • l’articolo 17 della Costituzione tutela il diritto di riunione pacifica e senza armi, diritto fondamentale che deve essere esercitato nel rispetto dell’ordine pubblico e della sicurezza collettiva;
  • il travisamento del volto durante manifestazioni pubbliche rende difficoltosa l’identificazione delle persone, favorendo infiltrazioni violente e condotte illecite;
  • l’attuale disciplina dell’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, non risulta più adeguata al mutato contesto sociale e operativo, in particolare alla luce dei fenomeni di violenza urbana e delle azioni di gruppi organizzati che utilizzano il travisamento per eludere le attività di controllo e prevenzione;

Considerato che:

  • è necessario garantire la piena riconoscibilità dei partecipanti alle manifestazioni, senza limitare il diritto di espressione e di dissenso pacifico;
  • l’attuale regime sanzionatorio non rappresenta un deterrente sufficiente ed è scarsamente proporzionato alla pericolosità della condotta;
  • è opportuno prevedere misure preventive e misure accessorie volte a prevenire la reiterazione dei reati e a tutelare l’ordine pubblico e l’incolumità degli operatori;

Il Sindacato Indipendente Carabinieri propone:

Art. 0 – Definizioni

Manifestazione

Qualunque forma di riunione, corteo, presidio, sit-in, assemblea o iniziativa pubblica svolta in luogo pubblico o aperto al pubblico, anche se non preavvisata, organizzata o promossa da soggetti privati, enti o associazioni.

Travisamento del volto

Qualsiasi condotta con la quale una persona copra, occulti o alteri in modo parziale o totale il volto, attraverso:

– maschere, passamontagna, cappucci, sciarpe, bandane o altri indumenti;

– pittura, trucco o sostanze coloranti applicate sul viso;

– schermi, visiere o dispositivi che impediscano il riconoscimento.

Giustificato motivo

Motivi sanitari, religiosi o professionali, comprovati da idonea documentazione o da evidenti esigenze oggettive, purché non strumentali all’elusione dell’identificazione personale.

Strumenti idonei a rendere difficoltoso il riconoscimento

Oggetti o accessori, anche se non specificamente destinati al travisamento, che possano rendere difficoltosa l’identificazione personale, quali:

– cappucci rigidi o morbidi con visiera abbassata;

– occhiali oscurati abbinati a copertura del volto;

– altri accessori che impediscano il riconoscimento facciale.

Manifestazione a rischio

Manifestazione per la quale, in base a elementi oggettivi e valutazioni delle autorità di pubblica sicurezza, sussiste un concreto rischio di turbative dell’ordine pubblico, violenza o infiltrazioni criminali.

Art. 1 – Modifica dell’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152

All’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, è aggiunto il seguente comma:

«È vietata la partecipazione a manifestazioni, cortei, presìdi o riunioni in luogo pubblico o aperto al pubblico a chiunque, senza giustificato motivo, si copra il volto o utilizzi indumenti, accessori o strumenti idonei a rendere difficoltoso o impossibile il riconoscimento personale.

Sono esclusi dal divieto esclusivamente i casi espressamente previsti dalla legge per motivi sanitari, religiosi o professionali, purché non strumentali all’elusione dell’identificazione.

La violazione del divieto comporta l’immediato allontanamento dal luogo della manifestazione e l’applicazione delle misure di prevenzione previste dalla legge, qualora ricorrano i presupposti.»

Art. 2 – Inasprimento e graduazione delle sanzioni

È previsto l’aumento delle sanzioni attualmente previste.

Le pene sono aumentate fino alla metà se la condotta è commessa:

nel corso di manifestazioni non preavvisate o vietate;

in concorso con altre persone;

unitamente a condotte violente, minacciose o di danneggiamento;

con uso di strumenti atti a provocare danni o a ostacolare l’azione delle forze dell’ordine.

Art. 3 – Misure accessorie

In caso di condanna è disposta:

  • l’interdizione temporanea dalla partecipazione a manifestazioni pubbliche;
  • il divieto di accesso alle aree interessate dalla manifestazione;
  • l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per un periodo determinato;
  • la confisca degli oggetti utilizzati per il travisamento.

Art. 4 – Misure preventive e di controllo

Il Prefetto, qualora sussistano elementi di pericolo per l’ordine pubblico o la sicurezza, può emettere un divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni (DASPO).

In caso di manifestazioni a rischio, le Autorità di pubblica sicurezza possono disporre controlli preventivi di identificazione e impedire l’accesso a soggetti travisati.

Art. 5 – Finalità

La presente proposta è finalizzata a:

  • rafforzare la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica;
  • garantire il diritto di manifestare in modo pacifico e riconoscibile;
  • prevenire infiltrazioni violente e criminali nelle manifestazioni;
  • tutelare l’operato e l’incolumità delle Forze dell’Ordine;
  • assicurare strumenti concreti e tempestivi di contrasto al travisamento.

CONCLUSIONI

Il SINDACATO INDIPENDENTE CARABINIERI chiede a Lei, On. Guido CROSETTO, di voler portare all’attenzione delle competenti Autorità Governative la presente proposta, affinché sia garantito un quadro normativo adeguato alle esigenze di sicurezza, prevenzione e tutela della legalità nelle manifestazioni pubbliche.

Il SIC confida che l’integrazione normativa proposta possa rafforzare, in modo equilibrato e costituzionalmente orientato, la capacità dello Stato di individuare tempestivamente i responsabili di condotte violente, garantendo al contempo la sicurezza degli operatori impegnati nei servizi di ordine pubblico e la distinzione netta tra manifestazione pacifica e azione criminale organizzata.

Con osservanza.

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Proposta sindacale per una tutela costituzionalmente sostenibile degli operatori di polizia. Alternativa allo “scudo penale”

Fluminimaggiore, 5 febbraio 2026

Al Signor Ministro della Difesa
On.le Guido crosetto
e, p.c.
Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri
Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

Oggetto: Proposta sindacale per una tutela costituzionalmente sostenibile degli operatori di polizia. Alternativa allo “scudo penale”

 

Egregio Signor Ministro,

Il Sindacato Indipendente Carabinieri propone una riforma organica delle procedure di accertamento nei casi di uso della forza, fondata sui principi di:

• legalità costituzionale;
• uguaglianza davanti alla legge (art. 3 Cost.);
• indipendenza della magistratura (artt. 101–104 Cost.);
• tutela dei diritti fondamentali degli operatori e dei cittadini.

La proposta non introduce immunità, non limita il controllo giudiziario e non crea corsie privilegiate, ma mira a garantire certezza procedurale, rapidità e trasparenza.

OBIETTIVO

Garantire:
• tutela contro denunce manifestamente strumentali;
• accertamenti tecnici rapidi, imparziali e completi;
• fiducia pubblica nel controllo sull’uso della forza.

1. Priorità procedurale, non privilegi

Misura proposta:
 Inserimento nei criteri organizzativi delle Procure di una corsia prioritaria per i
procedimenti relativi a uso legittimo della forza da parte delle FF.PP.;
 fissazione di termini ordinatori (non perentori) per:
 acquisizione atti urgenti;
 prime consulenze tecniche;
 valutazione preliminare del PM.

Fondamento:
Non si vincola il PM, ma si introduce una priorità organizzativa, come già avviene per
reati sensibili.

2. Standard nazionali per le perizie

Misura proposta:
• Istituzione di linee guida nazionali per:
• balistica forense;
• ricostruzione dinamica;
• medicina legale;
• creazione di un registro nazionale di esperti certificati, senza esclusiva.

Fondamento
Non si crea un “corpo separato”, ma si garantisce uniformità scientifica.

3. Valutazione rafforzata della legittimità

Misura proposta:
 Previsione normativa di un criterio di valutazione qualificato, secondo cui giudice deve tenere conto:
– del contesto operativo,
– del rischio percepito,
– della formazione ricevuta,
– delle procedure in vigore.

Fondamento
Non è una presunzione di innocenza speciale, ma una regola interpretativa, già compatibile con la giurisprudenza.

4. Assistenza legale immediata (senza interferenze)

Misura proposta
 Diritto dell’operatore a essere assistito da un difensore sin dalle prime fasi, senza
interferire con:
– repertazione;
– sequestri;
– rilievi.

Fondamento
È già previsto dall’ordinamento: si rafforza solo la garanzia di effettività.

5. Chiarezza tra responsabilità penale e disciplinare

Misura proposta
• Previsione normativa che distingua espressamente:
• errore procedurale → disciplinare;
• abuso intenzionale → penale.

Fondamento
Si rafforza il principio di proporzionalità, senza indebolire le sanzioni.
6. Bodycam come strumento di tutela reciproca.

Misura proposta
• Introduzione progressiva delle bodycam in operazioni ad alto rischio;
• disciplina nazionale su:
– conservazione,
– accesso,
– utilizzo processuale.

Fondamento
Strumento di garanzia per tutti, non di controllo unilaterale.

7. Sezioni specializzate, non tribunali speciali.

Misura proposta
• Istituzione di sezioni specializzate presso i Tribunali ordinari, con:
• magistrati formati in uso legittimo della forza;
• procedure prioritarie.

 

Una riforma che:
– tutela gli agenti senza impunità;
– garantisce indagini accurate e trasparenti;
– rispetta l’uguaglianza davanti alla legge;
– aumenta la fiducia della società nella polizia e nella giustizia.

Estensore della proposta:

Il Segretario Nazionale Francesco Piero Lo Iacono

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Il paradosso della Giustizia per chi serve lo Stato. Contributo del SIC sulle tutele giuridiche del personale dell’Arma dei Carabinieri non più rinviabili

Appello al Signor  Ministro della Difesa e al Signor Comandante Generale dell’Arma

Il Sindacato Indipendente Carabinieri si rivolge con profondo senso istituzionale al Ministro della Difesa, On.le Guido Crosetto e al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo, quali riferimenti essenziali del sistema di tutela, indirizzo e garanzia dell’incolumità del personale dell’Arma.

Nell’ambito delle prerogative riconosciute alle APCSM, questa realtà sindacale esercita un ruolo di interlocuzione responsabile e contributiva, offrendo analisi, proposte e riflessioni operative tanto sul piano amministrativo–ordinamentale quanto su quello governativo–istituzionale, nella consapevolezza che solo un dialogo strutturato, leale e competente possa rafforzare il sistema di sicurezza dello Stato.

Con questo spirito, e nel pieno rispetto delle competenze dei diversi livelli decisionali, il SIC sottopone all’attenzione delle SS.LL. alcune criticità non più rinviabili in materia di tutele giuridiche e operative per il personale dell’Arma dei Carabinieri.

Il paradosso della Giustizia per chi serve lo Stato

È in atto una deriva interpretativa e applicativa del diritto che rischia di trasformare l’esercizio della funzione pubblica di sicurezza in una condizione di esposizione personale, economica e morale incompatibile con i principi dello Stato di diritto.

Chi indossa l’uniforme dello Stato, e agisce in nome e per conto delle Istituzioni, non può essere lasciato solo davanti alle conseguenze di decisioni operative assunte per garantire la sicurezza collettiva.

Si registra, con crescente preoccupazione, l’affermarsi di un orientamento che tende a valutare l’operatore delle Forze dell’Ordine con un metro più severo, quasi punitivo, per il solo fatto di rappresentare l’Autorità, mentre nei confronti di chi delinque si moltiplicano letture giustificazioniste e attenuanti di natura sociale.

Tale distorsione non colpisce solo i Carabinieri, ma incide negativamente sulla credibilità della Giustizia e sul rapporto di fiducia tra cittadini e Stato.

Le principali criticità normative

Provvisionale ed esecuzione immediata – art. 540 c.p.p.

È inaccettabile che un Carabiniere, condannato in primo grado per fatti connessi al servizio, venga immediatamente assoggettato all’esecuzione di provvisionali di importi estremamente gravosi, spesso nell’ordine di centinaia di migliaia di euro.

Tali somme, nella pratica, risultano irreversibilmente perdute anche in caso di successiva assoluzione, producendo una vera e propria condanna economica anticipata prima dell’accertamento definitivo della responsabilità.

Uso legittimo della forza – artt. 52 e 53 c.p.

Al personale dell’Arma è richiesto di operare entro confini interpretativi sempre più restrittivi dell’uso legittimo della forza, in contesti caratterizzati da pericolo imminente, imprevedibilità e stress operativo elevatissimo, con una evidente asimmetria di trattamento rispetto a chi viola consapevolmente la legge.

Il principio di legalità non può trasformarsi in un vincolo paralizzante per chi è chiamato a tutelare l’ordine pubblico.

La richiesta del SIC

Alla luce di quanto esposto, il Sindacato Indipendente Carabinieri si rivolge formalmente al Ministro della Difesa e al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri affinché si facciano portavoce e promotori, nei confronti del Ministro della Giustizia, di una riflessione profonda, concreta e coraggiosa sui profili critici evidenziati.

Le problematiche rappresentate non riguardano singoli episodi, ma investono il sistema complessivo delle tutele giuridiche di chi opera quotidianamente in nome e per conto dello Stato, con responsabilità elevate e margini decisionali sempre più compressi.

Uno Stato che pretende sicurezza non può fondarla sulla paura dei suoi difensori, paura di intervenire, paura di agire, paura di subire conseguenze personali, economiche e familiari irreversibili per aver adempiuto al proprio dovere.

Perché dietro ogni Carabiniere, dietro ogni operatore delle Forze dell’Ordine, c’è una persona, una famiglia, un vissuto che lo Stato ha il dovere morale e istituzionale di proteggere.

Conclusioni

Il Sindacato Indipendente Carabinieri è certo che il contributo qui rappresentato possa trovare collocazione nella linea di pensiero e di azione delle Istituzioni destinatarie, accomunate dall’unico obiettivo che deve guidare ogni scelta pubblica, tutelare gli uomini e le donne in divisa affinché possano svolgere il proprio servizio con serenità, equilibrio e sicurezza.

Garantire la sicurezza dei cittadini significa anche garantire che chi indossa l’uniforme possa tornare a casa.

Con questo spirito, il SIC rinnova la propria piena disponibilità a fornire contributi tecnici, esperienziali e propositivi, nella convinzione che la tutela di chi serve lo Stato sia condizione imprescindibile per la tutela della legalità democratica e della sicurezza nazionale.

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Violenza di piazza, oltre cento feriti tra le Forze dell’Ordine

Questo non è dissenso, è guerra allo Stato

Oltre cento feriti tra le Forze dell’Ordine.

Questo non è il bilancio di una manifestazione.

Questo è un bollettino di guerra.

Dove si dovrebbe manifestare per un ideale, c’è chi ha scelto consapevolmente la violenza, l’assalto organizzato e l’aggressione diretta allo Stato.

Questi non sono manifestanti.

Sono criminali.

E chi aggredisce le Forze dell’Ordine deve risponderne penalmente, senza attenuanti, giustificazioni o ambiguità.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri denuncia con estrema fermezza la cinica e irresponsabile strumentalizzazione della violenza di piazza, tollerata, minimizzata o giustificata da settori politici e ambienti ideologizzati che utilizzano il disordine come leva di propaganda e lo scontro come strumento di consenso.

È ormai evidente come determinati ambienti:

  • relativizzino le aggressioni quando a essere colpiti sono Carabinieri e operatori delle Forze dell’Ordine;
  • alimentino una narrazione tossica che trasforma il servitore dello Stato in un “nemico” da colpire,
  • delegittimino sistematicamente le Istituzioni, salvo poi invocarne l’intervento quando il caos sfugge di mano.

 

Il SIC lo afferma senza mezzi termini: chi giustifica la violenza è corresponsabile della violenza stessa.

Non esistono aggressioni “comprensibili”.

Non esistono cariche “provocate” per convenienza politica.

Non esistono feriti “accettabili” quando a cadere è un servitore dello Stato.

È doveroso ricordare una verità che qualcuno finge di non vedere:

  • il delinquente sceglie l’illegalità, consapevole dei rischi che comporta.
  • il Carabiniere, invece, sceglie una missione, sancita da un giuramento solenne di fedeltà alle leggi e di tutela della sicurezza e dei beni dei cittadini.

E chi compie questa scelta non può essere lasciato solo.

Oggi i Carabinieri operano con organici insufficienti, con servizi massacranti, sotto stress continuo e in assenza di tutele operative e sanitarie adeguate.

Eppure, nonostante tutto, garantiscono quotidianamente la sicurezza di questo Paese.

È intollerabile che:

  • le aggressioni ai Carabinieri vengano minimizzate o silenziate;
  • la responsabilità politica venga nascosta dietro ambiguità verbali;
  • il sacrificio quotidiano degli operatori venga usato come merce di scambio nello scontro ideologico.

Il SIC respinge con forza ogni tentativo di scaricare sulle Forze dell’Ordine le responsabilità di un clima di odio costruito scientemente da chi soffia sul fuoco dello scontro sociale.

La violenza non è protesta.

La violenza non è dissenso.

La violenza è una scelta precisa, spesso organizzata, sempre irresponsabile.

I Carabinieri non sono un bersaglio politico.

I Carabinieri sono lo Stato.

Chi attacca lo Stato, in qualsiasi forma, deve essere chiamato a risponderne senza alibi.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri non arretrerà di un millimetro.

Continuerà a battersi per garantire tutela, dignità e rispetto a chi ogni giorno, anche a costo della propria incolumità, difende la sicurezza di tutti.

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Cagliari, il SIC presente alla cerimonia di giuramento dei neo Vice Brigadieri

Nella mattinata del 30 gennaio 2026, a Cagliari, presso la caserma “Brigadiere M.O.V.M. Enrico Zuddas”, sede del Comando Legione Carabinieri Sardegna, si è svolta la solenne cerimonia di giuramento degli otto Vice Brigadieri neo promossi, frequentatori del 30° Corso di qualificazione del Ruolo Sovrintendenti dell’Arma dei Carabinieri.

Una cerimonia intensa, sentita, partecipata, che ha rappresentato appieno i valori fondanti dell’Arma dei Carabinieri, istituzionalità, onorabilità, senso del dovere e spirito di famiglia. Valori resi ancor più significativi dalla presenza dei familiari dei neo Vice Brigadieri, parte integrante di quel percorso umano e professionale che accompagna ogni Carabiniere nel proprio servizio allo Stato.

A presiedere la cerimonia, con l’onore di far prestare giuramento ai neo promossi, il Gen. B. Francesco Rizzo, Comandante della Legione Carabinieri Sardegna, affiancato dal quadro permanente della Legione, composto da militari di ogni ordine e grado, nonché da una delegazione dell’Associazione Nazionale Carabinieri.

Nel corso dell’evento sono stati richiamati con forza i principi di responsabilità, equilibrio, autorevolezza e servizio, che dovranno guidare i Vice Brigadieri nell’assunzione del nuovo ruolo.

Per il Sindacato Indipendente Carabinieri era presente il Segretario Generale Nazionale, Luigi Pettineo, il Segretario Generale Aggiunto Leonardo Pintus in veste di Comandate di Stazione a testimonianza della costante vicinanza del SIC.

Il SIC desidera esprimere un sentito e cordiale ringraziamento al Comandante della Legione Carabinieri Sardegna, Generale di Brigata Francesco Rizzo, per la qualità della guida, la disponibilità al confronto e la concreta attenzione verso il personale. Una leadership che si distingue per equilibrio istituzionale, ascolto e apertura verso tutte le APCSM.

Al Generale Rizzo va riconosciuta una conduzione autorevole e inclusiva, capace di coniugare rigore, senso dello Stato e attenzione alle persone, elementi imprescindibili per rafforzare la coesione interna e la credibilità dell’Arma nel contesto sociale e istituzionale.

Il SIC rivolge infine i più sinceri auguri di buon lavoro ai Vice Brigadieri neo promossi, certi che sapranno onorare il giuramento prestato con professionalità, equilibrio e dedizione, nel solco dei valori che da oltre due secoli contraddistinguono l’Arma dei Carabinieri.

 

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