Bologna, la Verità appartiene alla magistratura, non ai social network

ACCOGLIAMO CON FAVORE LA PRIMA APPLICAZIONE DEL NUOVO STRUMENTO DI GARANZIA

PREVISTO DAL PACCHETTO SICUREZZA

Esprimiamo il profondo cordoglio per la tragica perdita della vita umana avvenuta nel quartiere Pilastro, imponendo il massimo rigore nell’accertamento dei fatti. L’intervento della Polizia di Stato si è sviluppato in pochi secondi e in condizioni di estrema tensione, a seguito di reiterate segnalazioni al 112 per un soggetto in grave stato di alterazione e pericolosità pubblica. Pur nel pieno rispetto degli inquirenti, costituisce elemento oggettivo che l’uomo fosse già noto alle Forze dell’Ordine per numerosi e gravi precedenti di polizia (droga, lesioni, violenza e resistenza). Gli agenti hanno operato con assoluta trasparenza, raccogliendo subito tutte le prove a 360 gradi per metterle a immediata disposizione dell’Autorità Giudiziaria, nella cui autonoma azione riponiamo totale fiducia: se sono stati commessi errori, chi ha sbagliato pagherà nelle sedi opportune.

Siamo fortemente preoccupati per l’annuncio di manifestazioni pubbliche promosse o legittimate dall’Amministrazione comunale di Bologna prima ancora che i riscontri scientifici abbiano definito i fatti. Cavalcare il pregiudizio e scendere in piazza esponendo slogan inaccettabili come “Omicidio di Stato” significa alimentare una deriva ideologica che mina la credibilità delle Istituzioni. Allo stesso modo, assistiamo a pericolosi processi sommari celebrati sui social network tramite la diffusione di frammenti video decontestualizzati. Uno Stato moderno ha il dovere di tutelare le garanzie processuali di chi opera quotidianamente per la sicurezza e nessun operatore può essere condannato dall’opinione pubblica prima della raccolta delle prove.

Accogliamo con favore l’applicazione, da parte della Procura di Bologna, del nuovo strumento di garanzia previsto dalla recente normativa del Pacchetto Sicurezza. Questo passaggio di assoluta rilevanza giuridica consente lo svolgimento di tutti gli accertamenti periziali necessari senza ricorrere all’automatico e infamante iscrizione nel registro degli indagati. Una scelta di civiltà che contempera il diritto alla verità con la dignità di chi è intervenuto nell’adempimento del proprio dovere. In questo contesto, la presenza delle body-cam conferma la storica battaglia del SIC per la distribuzione capillare delle telecamere individuali, uno strumento che non è di coazione, ma di trasparenza, capace di blindare la verità oggettiva contro ogni narrazione parziale o emotiva del web.

La legittimità dell’uso della forza legale deve essere valutata esclusivamente nelle sedi competenti sulla base di consulenze tecniche, esami autoptici e tossicologici. Nessun video di pochi secondi e nessuna mobilitazione di piazza possono sostituirsi alla Magistratura. La giustizia non si amministra sulle piattaforme social o sull’onda dell’emotività politica. Difendere questo principio significa difendere lo Stato di diritto, la credibilità delle Istituzioni e i diritti di ogni singolo cittadino.

 

La Segreteria Generale Nazionale

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Quando si offende un Carabiniere si ferisce la Repubblica. La libertà di espressione non può legittimare l’odio verso chi serve la nazione

«La libertà di espressione costituisce uno dei pilastri della nostra democrazia. Proprio per questo non può trasformarsi nella legittimazione dell’insulto, del disprezzo e dell’odio verso coloro che, ogni giorno, garantiscono la sicurezza, la legalità e la convivenza civile.»

Esprimiamo il più profondo sconcerto per la diffusione, nel corso di una trasmissione televisiva, di un brano musicale contenente esplicite espressioni ingiuriose nei confronti dell’Arma dei Carabinieri.

​La libertà artistica e la libertà di espressione rappresentano valori costituzionali che il SIC difende senza esitazioni. Proprio per questo motivo non possono essere strumentalizzate fino a trasformarsi in strumenti di delegittimazione delle Istituzioni e di disprezzo verso chi indossa una divisa al servizio dello Stato.

CHI COLPISCE UNA DIVISA COLPISCE LO STATO

​Chi indossa una divisa non rappresenta soltanto sé stesso: rappresenta la Repubblica, la legalità e l’autorità dello Stato. Per questo motivo, ogni messaggio che normalizza l’insulto verso un appartenente alle Forze dell’Ordine non colpisce soltanto una categoria di lavoratori, ma indebolisce il rapporto di fiducia tra cittadini e Istituzioni.

​Quando si fa passare il principio che denigrare un Carabiniere sia normale, si incrina pericolosamente la cultura del rispetto, della responsabilità civile e della legalità, soprattutto tra le nuove generazioni.

​Le recenti e brutali aggressioni subite dagli appartenenti alle Forze dell’Ordine dimostrano che la violenza non nasce mai dal nulla. Essa si alimenta anche attraverso una progressiva banalizzazione dell’insulto, della delegittimazione e dell’odio verso la divisa.

​Quando il disprezzo verso l’uniforme viene tollerato o addirittura trasformato in intrattenimento, il rischio che dalle parole si passi ai fatti diventa sempre più concreto.

Il SIC ritiene che il problema non risieda nella singola canzone, ma in un fenomeno culturale ben più profondo, che alimenta ostilità nei confronti di chi ogni giorno presidia la legalità e tutela la sicurezza dei cittadini.

​Per tali ragioni, il Sindacato Indipendente Carabinieri investirà formalmente della vicenda gli organi di vigilanza preposti:

  • AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni);
  • CORECOM territorialmente competenti;
  • Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

​Il SIC non chiede censure. Chiede responsabilità. Chi utilizza strumenti di comunicazione capaci di raggiungere milioni di persone ha il dovere di interrogarsi sul messaggio che trasmette e sulle conseguenze sociali che quel messaggio può generare.

Chiediamo che venga verificata la compatibilità di simili contenuti con il ruolo educativo, culturale e di responsabilità sociale che il sistema radiotelevisivo è chiamato a svolgere.

​La critica alle Istituzioni è un diritto che appartiene a ogni democrazia. L’ingiuria sistematica, il disprezzo verso chi serve lo Stato e la trasformazione dell’odio in spettacolo non rappresentano un esercizio di libertà, ma un preoccupante arretramento della cultura civile.

​Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a difendere, con determinazione e attraverso ogni iniziativa consentita dall’ordinamento, la dignità professionale e umana delle donne e degli uomini dell’Arma dei Carabinieri.

Qualora dovesse permanere un’inaccettabile inerzia da parte delle Istituzioni competenti, questa Organizzazione Sindacale valuterà e promuoverà, nelle forme previste dalla legge, ogni ulteriore iniziativa di mobilitazione a tutela del personale.

​Difendere una divisa significa difendere la Repubblica.

Difendere la Repubblica significa tutelare la libertà, la sicurezza e i valori democratici di tutti i cittadini.

 

La Segreteria Generale Nazionale

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19 Luglio 1992, la strage di Via D’Amelio. Il SIC non dimentica

Oggi ricorre il 34° anniversario della strage di via D’Amelio, a Palermo, in cui furono barbaramente trucidati il Giudice PAOLO BORSELLINO ED I CINQUE AGENTI DELLA SCORTA: AGOSTINO CATALANO, VINCENZO LI MULI, WALTER EDDIE COSINA, CLAUDIO TRAINA ED EMANUELA LOI.

​A 34 anni da quella strage, il loro esempio resta un faro per chi crede nella legalità, nella giustizia, nel coraggio.
​Borsellino non fu solo un magistrato. Fu un uomo che scelse di non voltarsi dall’altra parte, che sfidò la paura con dignità e coerenza, pagando con la vita il suo impegno.

​Le sue parole, come quelle di Falcone, continuano a vivere in chi ogni giorno serve lo Stato senza compromessi.
​Il suo sacrificio ha risvegliato coscienze, smosso le Istituzioni, generato una cultura che ancora oggi ispira Magistrati, Forze dell’Ordine, studenti, cittadini.

​Non basta commemorare, bisogna continuare la sua battaglia, dentro e fuori le Istituzioni.
​Il SIC onora la sua Memoria e rinnova l’impegno: nessuna tregua alla mafia, nessun silenzio davanti all’ingiustizia.

Contratto 2025-2027, le cifre che nessuno vi dice

Contratto 2025-2027 ELEMOSINA. I Ministri cantano vittoria, i Carabinieri subiscono l’elemosina. Il SIC mostra le cifre esatte.
​Mentre i Ministri registrano video trionfali sbandierando una “svolta storica”, il SIC ristabilisce la verità. Guardate i dati reali della nostra grafica sulla pelle di un Graduato:

​Altro che cifre strabilianti! Quasi il 40% del contratto se lo rimangia subito lo Stato in tasse, e gli arretrati arriveranno in ritardo e a scaglioni. Intanto le bollette delle nostre famiglie aumentano oggi, ogni mese. 📉
​I sindacati di Polizia hanno firmato mesi fa togliendo forza al tavolo negoziale, ma i Carabinieri non si piegano a questo gioco.
​Colleghi, la vostra forza è la democrazia. Avete il potere di abbandonare chi vi svende per una passerella ministeriale e scegliere chi vi rappresenta con competenza e coraggio. Noi ci siamo. 🇮🇹

Un gesto contro un’auto di servizio è un gesto contro lo Stato

“RISPETTIAMO LE SENTENZE, MA NON POSSIAMO NASCONDERE IL NOSTRO SGOMENTO DI FRONTE A UNA DECISIONE CHE RISCHIA DI ALIMENTARE UN SENSO DI IMPUNITÀ”

 

​Il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) esprime profondo rammarico e sincero sgomento per la decisione con cui il Tribunale di Perugia ha assolto il giovane che aveva deliberatamente urinato sull’autovettura di servizio dell’Arma, filmando l’intera scena per poi diffonderla sui social.

​Pur riaffermando il pieno rispetto per l’autonomia della Magistratura, il SIC ritiene doveroso manifestare la propria profonda amarezza. Ci troviamo dinanzi a un esito processuale che rischia di essere percepito dall’opinione pubblica come un segnale di scarsa tutela nei confronti delle Istituzioni e di chi, ogni giorno, rappresenta lo Stato sulle strade del Paese.

​Non si tratta semplicemente di un danno a un’autovettura. Quel mezzo rappresenta visibilmente la presenza dello Stato sul territorio e il sacrificio quotidiano delle Donne e degli Uomini in divisa che garantiscono la sicurezza dei cittadini, spesso in condizioni di estrema difficoltà. Un gesto intenzionalmente degradante, ostentato per finalità di esposizione mediatica, assume una valenza simbolica che non può essere derubricata a mero episodio di cronaca. Il rispetto dei simboli dello Stato costituisce un presupposto essenziale della convivenza civile.

​La sociologia del diritto e la storia delle istituzioni ci insegnano un principio fondamentale: l’efficacia delle norme si misura anche sulla certezza che i comportamenti lesivi della dignità collettiva ricevano una risposta coerente da parte dell’ordinamento. Quando si diffonde la percezione di una tutela non adeguata nei confronti delle Forze dell’Ordine, il rischio reale è quello di indebolire il rapporto di fiducia tra cittadini e Istituzioni, patrimonio indispensabile per la tenuta dello Stato di diritto.

​Le donne e gli uomini del SIC lo affermano con la dignità di chi serve quotidianamente la Repubblica: c’è un profondo senso di stanchezza. Siamo stanchi di mettere ogni giorno a repentaglio la nostra incolumità per poi vedere svilita la dignità della nostra funzione. La divisa non è un bersaglio, né un simbolo sul quale chiunque possa sentirsi libero di compiere atti offensivi confidando nell’assenza di conseguenze.

​Il SIC non chiede scorciatoie giustizialiste né decisioni esemplari estranee ai principi costituzionali. Chiede, tuttavia, che ogni articolazione dello Stato contribuisca a rafforzare il rispetto di chi lo rappresenta quotidianamente. È necessario promuovere una riflessione, anche sul piano legislativo e culturale, affinché episodi di questo genere trovino risposte capaci di riaffermare l’autorevolezza dello Stato.

​Quando viene colpita una divisa, non viene offeso soltanto un Carabiniere: viene messa in discussione l’autorità dello Stato stesso. Difendere chi serve le Istituzioni significa difendere i cittadini e la forza della nostra democrazia.

La Segreteria Generale Nazionale

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Contratto 2025-2027: basta teatro. I Carabinieri meritano rispetto, non propaganda

Il rinnovo del contratto del Comparto Sicurezza e Difesa per il triennio 2025-2027 è ormai una realtà. Da ore assistiamo ad un susseguirsi di comunicati, proclami e rivendicazioni che cercano di trasformare una delle pagine economicamente più deludenti degli ultimi anni in una presunta vittoria, oppure, all’opposto, in un’improvvisa scoperta della dignità perduta.

La verità è una sola: i Carabinieri meritavano di più.

Non ci interessa alimentare tifoserie sindacali. Ci interessa raccontare i fatti.

LA MASCHERA DELLA RESPONSABILITÀ

​Le organizzazioni che hanno sottoscritto l’accordo rivendicano di aver compiuto un atto di responsabilità. Sostengono che firmare fosse necessario per garantire risorse immediate, evitare ulteriori rinvii e mantenere aperto il confronto con il Governo. È una posizione legittima.

​Ma resta una domanda che ogni Carabiniere dovrebbe porsi: responsabilità verso chi?

Verso il personale che da anni perde potere d’acquisto oppure verso l’esigenza di chiudere comunque un accordo?

​Perché la responsabilità non può diventare il paravento dietro cui giustificare un contratto che, sotto il profilo economico, non restituisce quanto l’inflazione ha sottratto negli ultimi anni. Chi firma ha tutto il diritto di spiegare la propria scelta. Ma ha anche il dovere di assumersene fino in fondo la responsabilità politica e sindacale, senza raccontare ai colleghi che questo rappresenti una svolta storica. I numeri raccontano una realtà diversa.

LA COERENZA NON NASCE IL GIORNO DELLA FIRMA

​Dall’altra parte troviamo chi oggi afferma che “la dignità non si baratta con cento euro”, che il contratto è offensivo e che non andava sottoscritto. Parole che, considerate isolatamente, possono anche essere condivisibili.

​Ma la memoria dei Carabinieri non può fermarsi agli ultimi giorni. Molte di queste stesse organizzazioni, fino a poche settimane fa, sedevano agli stessi tavoli negoziali, definivano il confronto costruttivo, ringraziavano pubblicamente la Funzione Pubblica e lasciavano intendere che il percorso stesse producendo risultati.

Oggi il racconto cambia radicalmente.

​È una scelta che ogni collega valuterà liberamente. Per il SIC la coerenza non può iniziare il giorno in cui diventa conveniente prendere le distanze da un accordo ormai sottoscritto.

LA MANIFESTAZIONE DEL 18 LUGLIO

​Il SIC guarda con rispetto ai colleghi che il 18 luglio manifesteranno il proprio dissenso. La rabbia del personale è autentica e merita rispetto.

​Tuttavia, non possiamo ignorare un dato oggettivo: la mobilitazione arriva quando il contratto è già stato sottoscritto. Le manifestazioni rappresentano uno strumento democratico e legittimo, ma la forza di un’organizzazione sindacale si misura soprattutto durante la trattativa, quando le decisioni possono ancora essere influenzate. Manifestare a giochi chiusi rischia inevitabilmente di avere un valore prevalentemente simbolico. La vera fermezza si dimostra prima della firma.

LE PROMESSE FUTURE NON PAGANO LE BOLLETTE DI OGGI

​Tra gli argomenti utilizzati per giustificare la firma ricorre l’apertura di futuri tavoli tecnici sulla previdenza, sulla specificità e su altre materie. Sono temi importanti.

​Ma i Carabinieri hanno imparato, in oltre trent’anni, che tra l’annuncio di un tavolo e l’arrivo di risorse concrete esiste spesso una distanza enorme. Le famiglie dei militari non vivono di promesse. Vivono di stipendi. Di mutui. Di bollette. Di sacrifici quotidiani. Ed è su questo terreno che il contratto continua a mostrare tutti i propri limiti.

LA POSIZIONE DEL SIC

​Il SIC non utilizzerà questa vicenda per fare propaganda. Non diremo mai che un contratto insufficiente sia una vittoria. Ma non diremo neppure che basti indignarsi dopo la firma per cancellare mesi di scelte politiche e sindacali.

​Noi crediamo che un sindacato debba essere coerente dall’inizio alla fine. Debba dire la verità ai colleghi anche quando è scomoda. Debba avere il coraggio di criticare chi firma senza risultati adeguati, ma anche chi scopre l’opposizione soltanto quando il contratto è ormai definitivo. I Carabinieri meritano molto di più di questa sterile contrapposizione. Meritano organizzazioni sindacali che mettano al centro esclusivamente i loro interessi.

LA NOSTRA CONCLUSIONE

​Il Carabiniere non ha perso. Ogni giorno continua a servire lo Stato con disciplina, sacrificio e senso del dovere.

​A perdere sono stati altri. Ha perso una politica che non è stata capace di riconoscere concretamente il valore delle donne e degli uomini dell’Arma. Hanno perso quei sindacati che, tra firme e proteste tardive, hanno finito per dividersi invece di presentarsi uniti nell’interesse dei Carabinieri.

​Il Carabiniere non è il perdente di questa vicenda. È chi aveva il dovere di rappresentarlo che oggi deve interrogarsi sui risultati raggiunti.

Il SIC continuerà a stare da una sola parte: quella dei Carabinieri. Sempre.

La Segreteria Generale Nazionale

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Il SIC alla scuola Marescialli di Firenze

“CONFRONTO DI ALTO PROFILO CON I FUTURI COMANDANTI SULLA SICUREZZA OPERATIVA, TUTELA CONTRATTUALE E BENESSERE DEL PERSONALE”

​Lo scorso 13 luglio, il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) ha svolto una solenne assemblea sindacale presso la prestigiosa Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri di Firenze, promuovendo un fondamentale momento di ascolto, confronto e approfondimento con gli Allievi Marescialli. L’incontro ha inteso tracciare le linee guida per coloro che rappresenteranno la figura cardine dell’organizzazione territoriale dell’Arma e i futuri Comandanti di Stazione sul territorio nazionale.

​All’evento ha preso parte l’alta dirigenza del sindacato, nelle persone del Segretario Generale Nazionale Luigi Pettineo, del Segretario del Direttivo Nazionale Umberto Turchetta, del Segretario Generale Regionale Toscana Fabio Scanu e del Segretario Regionale Toscana con delega alle Unità Mobili e Specializzate Palidoro, Pasquale Capasso.

​Un ringraziamento profondo e colmo di orgoglio sindacale va rivolto alla straordinaria partecipazione dei colleghi frequentatori. Il dibattito, fecondo e caratterizzato da un elevatissimo livello accademico, ha visto una fitta serie di domande e interventi che testimoniano la maturità professionale e la consapevolezza della futura classe dirigente dell’Arma territoriale.

​In piena aderenza all’Ordine del Giorno, la dirigenza del SIC ha capillarizzato l’illustrazione dei servizi essenziali offerti a tutela dei propri iscritti, sviscerando temi nevralgici quali:

  • ​L’assistenza disciplinare e la tutela legale e professionale;
  • ​I programmi di welfare sanitario con sistemi di telemedicina e teleassistenza H24;
  • ​Le coperture assicurative specifiche (LTC) contro i rischi di non autosufficienza e gli infortuni;
  • ​Il “Progetto SIC Giovani” e le consulenze previdenziali dedicate, strumenti indispensabili per pianificare con consapevolezza il futuro previdenziale sin dall’inizio della carriera.

​Sotto il profilo prettamente rivendicativo, ampio spazio è stato dedicato alla complessa tematica del rinnovo contrattuale 2025-2027. Il SIC ha declinato con assoluta trasparenza tecnica lo stato dell’arte dei tavoli negoziali in corso presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, denunciando con fermezza l’insufficienza delle risorse attualmente stanziate.

Il SIC ha rimarcato l’urgenza di una modernizzazione strutturale degli equipaggiamenti: investire in uniformi funzionali, nell’implementazione di dispositivi di deterrenza e autodifesa (taser), nell’estensione generalizzata di bodycam e dashcam, e nella blindatura dei veicoli di servizio non è un costo, ma un prerequisito inderogabile per la sicurezza dei lavoratori e, di riflesso, dei cittadini.

​Molti degli Allievi Marescialli saranno a breve immessi nei Nuclei Operativi e Radiomobili o assumeranno la responsabilità di una Stazione Carabinieri. Essere Maresciallo significa incarnare lo Stato nelle periferie sociali del Paese, coniugando autorevolezza, equilibrio decisionale, rigore giuridico e profonda sensibilità umana.

Il SIC, riscontrando l’eccelso livello accademico e motivazionale della Scuola di Firenze, ha voluto infondere in questi futuri Comandanti una rinnovata cultura della prevenzione del rischio e del benessere organizzativo.

​A margine dell’assemblea, la delegazione del SIC è stata ricevuta dal Comandante della Scuola, il Generale di Divisione Carlo Cerrina, al quale sono state rappresentate direttamente le principali istanze e le criticità emerse dal confronto con gli allievi. Si è trattato di un dialogo di altissimo spessore istituzionale, in cui il Generale Cerrina ha dimostrato una spiccata sensibilità verso il benessere dei frequentatori e una visione di autentica guida pedagogica; a lui va il sentito ringraziamento del SIC per l’attenzione riservata alle prerogative sindacali e per l’autorevolezza con cui dirige uno dei pilastri formativi più importanti dell’Arma.

​Formare oggi comandanti tutelati, ascoltati e consapevoli significa edificare un’Arma dei Carabinieri più forte, moderna ed efficiente domani.

Il SIC continuerà a presidiare le Scuole e i Reparti, fedele al proprio storico motto: “I Carabinieri proteggono i cittadini, il SIC protegge i Carabinieri”.

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Scontro tra scooter e veicolo Carabinieri a Teramo

Silvi (TE), nessuna iscrizione nel registro degli indagati per il Carabiniere alla guida del veicolo di servizio

La Segreteria Generale Nazionale del SIC (Sindacato Indipendente Carabinieri), in piena sinergia con la Segreteria Regionale SIC Abruzzo, accoglie con profondo apprezzamento la decisione della Procura della Repubblica di Teramo di non procedere all’iscrizione nel registro degli indagati del collega che si trovava alla guida del mezzo di servizio durante i tragici fatti verificatisi a Silvi.

​Quando la Magistratura opera con tempestività, equilibrio e piena aderenza agli elementi oggettivi emersi nell’immediatezza dei fatti, è doveroso riconoscerne il valore. La decisione assunta dimostra come sia possibile coniugare l’esigenza dell’accertamento giudiziario con la tutela della dignità, della serenità personale, familiare e della professionalità degli operatori delle Forze dell’Ordine, evitando automatismi che, in molte circostanze, hanno prodotto conseguenze gravemente penalizzanti per chi agisce esclusivamente nell’adempimento del proprio dovere.

​Come organizzazione sindacale rivolgiamo un messaggio chiaro: la tutela dei diritti dei Carabinieri passa anche attraverso un approccio equilibrato che, nel pieno rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura, sappia distinguere le situazioni in cui gli elementi disponibili consentono di evitare iniziative che rischiano di trasformarsi in un inutile peso umano e professionale per chi opera quotidianamente al servizio dello Stato.

​Nei drammatici eventi di Silvi, i militari sono stati chiamati ad affrontare, in pochi istanti, una situazione di eccezionale gravità, caratterizzata da un impatto frontale provocato da un soggetto in fuga ad altissima velocità. In quel frangente, la pattuglia ha subìto la condotta scellerata del fuggiasco mentre era impegnata a sbarrare la strada per proteggere l’incolumità degli altri utenti della strada. In simili circostanze, evitare automatismi investigativi non necessari rappresenta un segnale di equilibrio istituzionale e di rispetto verso chi, ogni giorno, assume decisioni difficili per garantire la sicurezza della collettività.

​La decisione della Procura della Repubblica di Teramo rappresenta un esempio di attenzione ai principi di proporzionalità e ragionevolezza che auspichiamo possa costituire un importante punto di riferimento e un modello standard anche in analoghe vicende future, sempre nel pieno rispetto dell’autonomia della funzione giudiziaria e dell’obbligo di accertare ogni responsabilità quando ne ricorrano i presupposti.

​Il SIC continuerà a sostenere ogni iniziativa finalizzata a garantire che i Carabinieri possano operare con la necessaria serenità, nella consapevolezza che tutelare chi serve lo Stato significa rafforzare la sicurezza dell’intera collettività. La giustizia deve sempre accertare i fatti con rigore e imparzialità, ma deve farlo preservando, quando gli elementi lo consentono, la dignità professionale e umana di chi ogni giorno mette a rischio la propria vita per la sicurezza dei cittadini.

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Follia la Colosseo. Non chiamateli maranza

FOLLIA AL COLOSSEO – NON CHIAMATELI MARANZA
PER IL SIC SONO DELINQUENTI E CRIMINALI. LO STATO RISPONDA CON FERMEZZA

“Le gravissime immagini della guerriglia urbana andata in scena la sera del 1° luglio a Largo Gaetana Agnesi, a pochi passi dal Colosseo, non rappresentano una semplice festa degenerata, ma il volto di una criminalità arrogante che pretende di imporre le proprie regole, sfidando
apertamente lo Stato e le Forze dell’Ordine”. Lo dichiara Luigi Pettineo, Segretario Generale del Sindacato Indipendente Carabinieri.

“Esprimiamo la nostra più sincera solidarietà – prosegue – ai colleghi della Polizia Locale di Roma Capitale rimasti feriti durante i violenti disordini e rivolgiamo un sentito plauso ai Carabinieri e alla Polizia di Stato, intervenuti con tempestività e professionalità per ristabilire l’ordine e procedere ai primi fermi”.

“Quanto accaduto nel cuore della Capitale” – prosegue Pettineo – “impone una riflessione profonda. Quando uomini e donne in uniforme vengono accerchiati e aggrediti nell’esercizio delle proprie funzioni, non siamo più di fronte a un semplice episodio di violenza urbana, siamo davanti a un attacco all’autorità dello Stato, alla legalità e ai principi democratici che regolano la convivenza civile.
C’è chi continua a definire questi gruppi con il termine maranza, quasi a voler attribuire una connotazione folkloristica a comportamenti gravissimi. Per il SIC la definizione è una sola: sono delinquenti e criminali”.

E aggiunge – “Chi si muove in branco armato di coltelli, oggetti atti ad offendere o persino armi da fuoco non manifesta alcun disagio sociale, ma commette reati. E quando quelle armi vengono rivolte contro chi indossa una divisa o contro cittadini innocenti, siamo di fronte a una criminalità che deve essere contrastata con assoluta determinazione.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri denuncia da tempo la crescente aggressività di questi fenomeni e ribadisce che non può esistere alcuna zona franca nelle città italiane. È necessario rafforzare il controllo del territorio, garantire alle Forze dell’Ordine uomini, mezzi e strumenti adeguati e assicurare risposte tempestive nei confronti di chi sceglie la violenza come metodo di affermazione”.

“Riponendo, come sempre, la massima fiducia e il più profondo rispetto nella funzione dell’Autorità Giudiziaria, auspichiamo applichi con assoluto rigore le norme previste dall’ordinamento. Non invochiamo provvedimenti simbolici, ma una rigorosa e coerente applicazione della legge, affinché sia chiaro che in Italia lo Stato tutela i diritti e le libertà proprio attraverso il rispetto delle regole.

Una risposta giudiziaria ferma, tempestiva e proporzionata alla gravità dei fatti rappresenta il segnale più concreto di vicinanza alle donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine che ogni giorno, con coraggio e spirito di servizio, mettono a rischio la propria incolumità per garantire la sicurezza dei cittadini.

Come Carabinieri e come rappresentanti sindacali non arretreremo mai di un passo. La sicurezza, la legalità e la dignità delle donne e degli uomini in uniforme non sono negoziabili” – conclude.

La Segreteria Generale Nazionale

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Assalto a Carovigno, evitata una strage grazie allo scudo dei Carabinieri

Il gravissimo assalto al portavalori di ieri a Carovigno conferma quanto il SIC denuncia da tempo, la criminalità alza il livello dello scontro con modalità da guerriglia, creando rischi enormi per la sicurezza pubblica.

In questo scenario di eccezionale pericolo, i Carabinieri sono intervenuti con straordinaria tempestività e coraggio, ponendosi come sempre in prima linea per la tutela dei cittadini.
Il SIC esprime il più profondo apprezzamento ai militari protagonisti dell’operazione, che hanno dimostrato cosa significhi servire lo Stato con dedizione, determinazione e assoluto senso del dovere, portando all’arresto dei responsabili.

Ancora una volta emerge il valore insostituibile della presenza capillare dell’Arma, la rapidità e la preparazione delle nostre Stazioni territoriali sono state il primo, vero scudo che ha evitato che una tentata rapina si trasformasse in una tragedia per l’intera comunità.
Tuttavia, l’episodio di Carovigno impone una riflessione politica non più rinviabile: non basta analizzare il singolo caso di fronte a una criminalità organizzata così aggressiva.
È arrivato il momento che le Istituzioni capiscano che investire sulla sicurezza non è un costo a fondo perduto, ma l’unica garanzia per consentire ai cittadini di vivere in piena libertà e democrazia in territori complessi.

Per questo motivo il SIC chiede che nessuno si volti dall’altra parte. Politica e istituzioni facciano sentire la propria voce e diano risorse concrete all’unico baluardo presente ovunque, i Carabinieri.

Il SIC ritiene indispensabile che Governo e Comando Generale avviino un piano straordinario per adeguare gli organici, i mezzi e l’addestramento dei militari operanti in queste aree ad alto rischio. Non si tratta solo di tutelare chi indossa la divisa, ma di evitare che lo Stato si presenti disarmato di fronte a una criminalità che evolve e cambia rapidamente.

Ai Carabinieri intervenuti va il nostro ringraziamento e il nostro orgoglio. Il loro coraggio è il volto migliore dello Stato e merita strumenti adeguati, non semplici attestati di stima.
Il SIC continuerà a battersi affinché nessun Carabiniere sia lasciato solo. La sicurezza di chi protegge il Paese non è un costo, ma il primo investimento che uno Stato serio deve avere la forza di fare.

La Segreteria Generale Nazionale

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