Segnalazioni concernenti il precoce deterioramento delle polo operative distribuite al personale dell’Arma dei Carabinieri

Fluminimaggiore, 1° giugno 2026

 

Ufficio Relazioni Sindacali
ROMA

 

Oggetto: Segnalazioni concernenti il precoce deterioramento delle polo operative distribuite al personale dell’Arma dei Carabinieri – Richiesta di verifiche tecniche e approfondimenti urgenti.

 

Questa Associazione Professionale a Carattere Sindacale tra Militari desidera esprimere apprezzamento per l’accelerazione impressa alla distribuzione delle nuove polo operative, destinate al personale impiegato nelle regioni maggiormente interessate dalle elevate temperature stagionali, in particolare, Puglia, Calabria, Sicilia, Campania, Basilicata e Sardegna.

Si tratta di una misura attesa e certamente orientata a migliorare il benessere e l’efficienza operativa dei Carabinieri sul territorio.

Proprio per tale ragione, questa Organizzazione Sindacale ritiene doveroso rappresentare alcune criticità emerse dalle numerose segnalazioni pervenute da militari appartenenti alle citate regioni interessate dalla prima fase di distribuzione.

Le segnalazioni ricevute, in molti casi corredate da documentazione fotografica, evidenziano fenomeni di precoce deterioramento dei capi, consistenti in cedimenti delle cuciture, lacerazioni del tessuto e altri danneggiamenti manifestatisi dopo un utilizzo limitato o a seguito dei primi ordinari cicli di lavaggio effettuati secondo le modalità previste.

Questa Organizzazione Sindacale non intende formulare giudizi preventivi né avanzare valutazioni prive del necessario supporto tecnico.

Tuttavia, quando segnalazioni analoghe provengono da numerosi Carabinieri appartenenti a differenti realtà territoriali, il principio di precauzione impone un tempestivo approfondimento da parte dell’Amministrazione, sia a tutela del personale sia dell’Erario.

Tra gli aspetti che meritano particolare attenzione rientrano la verifica dell’anno di produzione dei lotti distribuiti, delle modalità di conservazione adottate e dei tempi di permanenza nei depositi logistici prima della consegna al personale.

È noto, infatti, come i manufatti tessili possano subire un decadimento delle proprie caratteristiche qualitative qualora conservati per lunghi periodi o in condizioni ambientali non ottimali. Appare pertanto opportuno verificare se i capi distribuiti appartengano a produzioni recenti ovvero a forniture precedentemente stoccate, al fine di escludere qualsiasi correlazione tra l’eventuale anzianità del materiale e le criticità segnalate.

Una polo operativa non rappresenta un semplice capo di abbigliamento, ma uno strumento di servizio che contribuisce al decoro professionale del militare e all’immagine dell’Arma dei Carabinieri. Per tale ragione, qualora dovessero emergere anomalie qualitative o difformità rispetto agli standard previsti, questa Organizzazione Sindacale auspica l’immediata sostituzione dei capi interessati.

Alla luce di quanto esposto, nella consapevolezza della costante attenzione che l’Amministrazione riserva alle condizioni di lavoro del personale, questa Organizzazione Sindacale auspica che le criticità rappresentate possano essere oggetto di tempestivi approfondimenti tecnici, al fine di verificarne l’effettiva portata e valutare, ove necessario, gli opportuni interventi a tutela dei Carabinieri e dell’immagine dell’Arma.

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Arterie stradali della Sardegna e sicurezza viaria – Non si può affidare la vita dei cittadini e dei Carabinieri alla fortuna. Proposta di confronto istituzionale a tutela della collettività e del personale dell’Arma dei Carabinieri

Fluminimaggiore, 28 maggio 2026

AL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
Sen. Matteo Salvini

AL COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI
Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo

AL COMANDANTE DELLA LEGIONE CARABINIERI SARDEGNA

AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SARDEGNA

ALL’ASSESSORATO REGIONALE AI TRASPORTI DELLA REGIONE SARDEGNA

ALL’ANAS SARDEGNA

 AL PREFETTO DI CAGLIARI

 AL PREFETTO DI SASSARI

 AL PREFETTO DI NUORO

 AL PREFETTO DI ORISTANO

 AL QUESTORE DI CAGLIARI

 AL QUESTORE DI SASSARI

 AL QUESTORE DI NUORO

 AL QUESTORE DI ORISTANO

 AL DIRIGENTE DEL COMPARTIMENTO POLIZIA STRADALE SARDEGNA

 

OGGETTO: Arterie stradali della Sardegna e sicurezza viaria – Non si può affidare la vita dei cittadini e dei Carabinieri alla fortuna. Proposta di confronto istituzionale a tutela della collettività e del personale dell’Arma dei Carabinieri.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene non più rinviabile una riflessione seria, concreta ed istituzionale sulle condizioni di sicurezza di numerose arterie stradali della Sardegna, con particolare riferimento ai tratti montani, costieri e ad alta percorrenza, quotidianamente interessati dal transito di cittadini, motociclisti, turisti e personale delle Forze dell’Ordine impegnato nei servizi di vigilanza, prevenzione, pronto intervento e sicurezza della circolazione.

Il recente episodio verificatosi nel territorio di Baunei, dove un Carabiniere motociclista, fortunatamente rimasto illeso, è stato coinvolto in un incidente durante un servizio di sicurezza stradale e di assistenza ad un tour motociclistico, impone una riflessione che non può e non deve esaurirsi nella sola contingenza dell’evento.

Fortunatamente, il collega non ha riportato conseguenze gravi, dimostrando ancora una volta quello spirito di servizio, senso del dovere ed attaccamento alle Istituzioni che quotidianamente contraddistinguono le Donne e gli Uomini dell’Arma dei Carabinieri.

Tuttavia, proprio quanto accaduto evidenzia con forza la necessità di affrontare, con spirito costruttivo ma con altrettanta determinazione, il tema della sicurezza infrastrutturale di numerosi tratti viari della Sardegna, ove frequentemente insistono:

  • arterie ad elevata percorrenza;
  • tratti montani e costieri particolarmente esposti a rischio;
  • zone prive di adeguate protezioni laterali;
  • barriere non sempre idonee a garantire adeguati standard di sicurezza per motociclisti ed utenti della strada.

Il SIC evidenzia come le Donne e gli Uomini dell’Arma dei Carabinieri percorrano quotidianamente tali arterie nello svolgimento dei propri compiti istituzionali, condividendo con i cittadini gli stessi rischi, le stesse criticità e le medesime esposizioni operative.

Chi garantisce sicurezza sulle strade della Sardegna deve poter operare in condizioni infrastrutturali adeguate e sicure.

Una rete viaria moderna, efficiente e sicura rappresenta inoltre un valore strategico fondamentale per l’immagine, lo sviluppo e la competitività della Sardegna.

Garantire arterie stradali adeguate, sicure e coerenti con le esigenze del territorio significa non soltanto tutelare la vita dei cittadini, degli operatori e dei milioni di utenti che quotidianamente percorrono le strade dell’Isola, ma anche rafforzare concretamente la capacità della Sardegna di presentarsi come territorio moderno, organizzato ed attrattivo sotto il profilo turistico ed infrastrutturale.

Le straordinarie bellezze paesaggistiche della Sardegna, ogni anno meta di migliaia di motociclisti e turisti provenienti da tutto il mondo, meritano infrastrutture all’altezza della loro rilevanza internazionale.

Investire nella sicurezza stradale significa pertanto investire contemporaneamente:

  • nella tutela della vita umana;
  • nella sicurezza pubblica;
  • nell’efficienza dei collegamenti;
  • e nell’immagine stessa della Sardegna quale terra di accoglienza, sicurezza e sviluppo.

Il SIC ritiene che il tema della sicurezza infrastrutturale della rete viaria sarda non possa più essere affrontato esclusivamente in termini emergenziali o successivamente al verificarsi di eventi drammatici.

Occorre una visione strutturale, moderna e concreta, capace di coniugare sicurezza, prevenzione, mobilità e tutela della vita umana, attraverso investimenti mirati ed una pianificazione realmente aderente alle criticità del territorio

Per tali ragioni, il Sindacato Indipendente Carabinieri auspica la tempestiva apertura di un tavolo di confronto istituzionale con la Presidenza della Regione Sardegna, gli assessorati competenti, gli enti gestori della rete viaria e tutte le autorità interessate, affinché possano essere avviate concrete strategie di investimento, monitoraggio e messa in sicurezza delle principali arterie stradali dell’Isola.

La sicurezza dei cittadini e degli operatori dello Stato non può essere demandata al caso, né affidata esclusivamente all’esperienza, alla professionalità o al senso del dovere di chi quotidianamente opera sulle strade della Sardegna.

Prevenire oggi significa evitare tragedie domani.

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Innalzamento delle temperature e criticità operative connesse all’attuale disciplina sull’impiego delle uniformi

 

Fluminimaggiore,  21 aprile 2026

 

AL SIG. COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI

Gen. C.A. Salvatore LUONGO

ROMA

 

OGGETTO: Innalzamento delle temperature e criticità operative connesse all’attuale disciplina sull’impiego delle uniformi.

 

Signor Comandante Generale,

nel quadro di una leale e fattiva collaborazione istituzionale, questa Segreteria Generale intende sottoporre alla Sua autorevole attenzione una criticità che, alla luce dell’innalzamento repentino delle temperature su vasta parte del territorio nazionale con particolare incidenza nelle regioni del Centro-Sud e nelle aree insulari, sta assumendo rilevanza concreta sul piano operativo e sul benessere del personale.

Si riscontra, infatti, una crescente discrepanza tra la rigidità dell’attuale sistema di “cambio uniforme”, ancorato a criteri temporali predeterminati, e le reali condizioni climatiche in cui i Carabinieri sono quotidianamente chiamati ad operare.

In numerosi contesti territoriali, già nel corso dei mesi primaverili si registrano temperature elevate che rendono l’impiego della divisa invernale o di mezza stagione non più adeguato, soprattutto nei servizi esterni svolti nelle ore diurne, con conseguenti situazioni di affaticamento fisico e potenziale stress termico.

Tale condizione incide, non solo, sul comfort individuale, ma assume una diretta rilevanza operativa.

Un operatore esposto a condizioni climatiche non compatibili con l’uniforme prevista si trova a operare con maggiore difficoltà, con possibili riflessi sulla prontezza operativa, sulla capacità decisionale e, conseguentemente, sull’efficacia complessiva del servizio reso.

A ciò si aggiungono ulteriori elementi di criticità, connessi alla necessità di garantire elevati standard di decoro e immagine istituzionale, che comportano per il personale frequenti cambi di vestiario, con inevitabili ricadute sulla gestione quotidiana e sui costi individuali.

Analogamente, le condizioni climatiche determinano un maggiore ricorso ai sistemi di climatizzazione sui veicoli di servizio, con conseguente incremento dei consumi.

La rigidità dell’attuale disciplina, fondata su un calendario uniforme valido sull’intero territorio nazionale, appare pertanto non più pienamente coerente con l’evoluzione climatica in atto, rendendo opportuno un adeguamento organizzativo basato su parametri più flessibili e aderenti alla realtà operativa.

Alla luce di quanto sopra, questa Segreteria Generale chiede un intervento tempestivo volto a:

  • valutare l’anticipazione dell’impiego della divisa estiva, in particolare nelle aree maggiormente interessate dall’innalzamento delle temperature;
  • introdurre criteri di flessibilità territoriale, demandando ai Comandi Legionali la possibilità di modulare l’utilizzo delle uniformi in relazione alle effettive condizioni climatiche locali;
  • favorire l’adozione e la diffusione di capi operativi più funzionali, quali maglie tipo “polo” o analoghi indumenti tecnici, già oggetto di precedente segnalazione da parte di questa Organizzazione Sindacale, in grado di garantire adeguati livelli di traspirabilità e comfort, nel pieno rispetto del decoro istituzionale.

Si tratta di un intervento che non può essere ricondotto a mere esigenze di comfort, ma che incide direttamente sull’efficienza dello strumento operativo e sulla tutela del personale, elementi strettamente connessi alla qualità del servizio reso alla collettività.

Certi della sensibilità dell’Ill.ma S.V. rispetto a tematiche che attengono alla sicurezza, all’efficienza e al benessere dei Carabinieri, si resta in attesa di un cortese e sollecito riscontro, rinnovando la piena disponibilità a ogni eventuale approfondimento tecnico.

Con osservanza.

La Segreteria Generale Nazionale

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Orari lavorativi settimanali

Articolazione dell’orario di lavoro su cinque giorni settimanali: festività cadenti di sabato, necessità di indirizzi applicativi uniformi

 

Fluminimaggiore, 14 aprile 2026

AL SIG. COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI

Gen. C.A. Salvatore LUONGO

=ROMA=

OGGETTO: Articolazione dell’orario di lavoro su cinque giorni settimanali:  festività cadenti di sabato,  necessità di indirizzi applicativi uniformi.

 

Signor Comandante Generale,

in un clima di leale, concreta e fattiva collaborazione istituzionale, orientata esclusivamente al miglioramento dell’efficienza organizzativa e alla tutela del personale, si sottopone alla Sua autorevole attenzione la seguente questione applicativa, emersa in modo ricorrente presso diversi reparti dell’Arma e oggetto di segnalazioni da parte del personale.

  1. Quadro organizzativo di riferimento

Una parte del personale dell’Arma dei Carabinieri, in particolare quello impiegato presso Uffici, Stati Maggiori e articolazioni di livello centrale e territoriale, osserva un’articolazione dell’orario di lavoro su cinque giorni settimanali, per complessive 36 ore settimanali, secondo il seguente schema: 7 ore e 12 minuti giornalieri, ovvero articolazioni flessibili (es. rientri pomeridiani) comunque equivalenti al raggiungimento delle 36 ore settimanali entro il venerdì.

In tale configurazione:

  • il sabato è qualificato come giornata non lavorativa, a zero ore;
  • la domenica costituisce il riposo settimanale.
  1. Fattispecie oggetto di segnalazione

Si rileva che, nell’ipotesi in cui una giornata festiva cada di sabato, il personale impiegato su cinque giorni:

  • non beneficia di alcuna riduzione dell’orario settimanale, avendo già assolto integralmente le 36 ore entro il venerdì;
  • non matura alcun recupero compensativo né altra forma di ristoro.

Parallelamente, presso reparti con articolazione su sei giorni settimanali (tipicamente organizzazioni territoriali):

  • la medesima festività cadente di sabato incide su una giornata ordinariamente lavorativa;
  • determina, conseguentemente, una riduzione dell’impegno settimanale oppure il riconoscimento di forme di recupero.
  1. Analisi tecnica

Dall’analisi della disciplina vigente emerge che:

  • il modello su cinque giorni configura il sabato come giornata feriale non lavorativa, non assimilabile né a giornata festiva né a riposo settimanale;
  • la coincidenza della festività con tale giornata non genera automaticamente diritti a recupero o compensazione, in assenza di specifica previsione normativa.
  • Tale impostazione risulta coerente con i principi generali dell’organizzazione del lavoro pubblico e con la distinzione tra:
  • modelli orari differenti, entrambi legittimi;
  • modalità di distribuzione dell’orario settimanale, alternative ma equivalenti sul piano formale.

Si evidenzia, inoltre, che, a differenza di altri comparti della Pubblica Amministrazione caratterizzati da modelli organizzativi sostanzialmente omogenei, l’Arma dei Carabinieri presenta una fisiologica coesistenza di differenti articolazioni dell’orario di lavoro, strettamente connesse alla diversità delle funzioni svolte (attività d’ufficio e attività operativa sul territorio).

Tale specificità determina, in presenza del medesimo evento (festività cadente di sabato), effetti applicativi non pienamente allineati tra personale appartenente alla stessa Amministrazione, con conseguenti ricadute sul piano dell’equilibrio organizzativo interno.

  1. Criticità applicativa rilevata (dato oggettivo) 

Pur nel rispetto della legittimità dell’impianto normativo, si evidenzia una asimmetria oggettiva di effetti tra modelli organizzativi interni all’Arma:

  • personale su 5 giorni → 36 ore settimanali integralmente rese;
  • personale su 6 giorni → 30 ore riduzione effettiva dell’impegno settimanale in presenza della medesima festività.

La criticità assume particolare rilievo nell’anno 2026, in cui quattro festività infrasettimanali cadono di sabato (Epifania, Festa della Liberazione, Assunzione – Ferragosto, Santo Stefano), determinando una reiterazione concreta e misurabile degli effetti sopra descritti.

In termini esemplificativi, nelle settimane interessate da tale coincidenza, il personale in settimana corta è comunque tenuto all’integrale assolvimento delle 36 ore settimanali, mentre nei modelli articolati su 6 giorni la medesima festività può determinare una riduzione dell’impegno lavorativo settimanale ovvero di 30 ore .

Si evidenzia, altresì, che tali giornate assumono una particolare rilevanza anche sotto il profilo operativo e del trattamento economico connesso alle prestazioni rese in tali circostanze, rafforzando ulteriormente l’incidenza della criticità evidenziata.

Ne deriva una incidenza concreta, ripetuta e misurabile sul carico lavorativo, che, pur nel rispetto della legittimità del sistema, evidenzia una disomogeneità di effetti tra modelli interni.

  1. Proposta sindacale

Alla luce di quanto sopra, questa Organizzazione Sindacale non formula una contestazione, ma una proposta costruttiva e migliorativa.

Si propone di valutare:

  • l’emissione di indirizzi applicativi univoci;
  • l’introduzione, ove ritenuto opportuno, di misure compensative organizzative, quali:
  • credito orario convenzionale;
  • recupero programmato;
  • altre soluzioni gestionali idonee a riequilibrare gli effetti tra modelli orari.

In tale ambito, potrebbe altresì essere valutata, in via programmatoria e compatibilmente con le esigenze di servizio, la possibilità di modulare l’orario settimanale del personale in settimana corta nelle settimane interessate dalla coincidenza della festività con il sabato, anche attraverso una riduzione dell’impegno complessivo, al fine di garantire un maggiore allineamento degli effetti tra i diversi modelli organizzativi.

  1. Conclusione

Questa APCSM ritiene che la questione rappresenti un’opportunità per rafforzare:

  • l’equità interna;
  • l’uniformità gestionale;
  • la chiarezza applicativa.

Un intervento in tal senso contribuirebbe a migliorare il funzionamento complessivo dell’organizzazione e il benessere del personale.

Certi della Sua attenzione, si resta in attesa di un cortese riscontro.

 

La Segreteria Generale Nazionale

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Erosione del potere di acquisto

Erosione del potere d’acquisto del personale, proposte per un welfare istituzionale evolutivo e richiesta immediata di confronto con il Signor Comandante Generale

Fluminimaggiore, 8 aprile 2026

 

AL SIG. COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI

Gen. C.A. Salvatore LUONGO

ROMA

 

OGGETTO: Erosione del potere d’acquisto del personale, proposte per un welfare istituzionale evolutivo e richiesta immediata di confronto con il Signor Comandante Generale.

 

Signor Comandante Generale,

l’attuale scenario economico, anche con riferimento al Comparto Difesa e Sicurezza, sta incidendo in maniera significativa sulla dignità economica delle famiglie dei Carabinieri.

Alla luce della situazione attuale, che di seguito si rappresenta e che assume carattere di concreta urgenza per il personale dell’Arma, questa Segreteria Generale ritiene necessario attivare un immediato confronto con la S.V., nell’ambito delle prerogative riconosciute alle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari dal Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66.

 Il quadro economico in atto, caratterizzato da un progressivo aggravamento del costo della vita e da una evidente incidenza sui bilanci familiari del personale, non consente allo stato attuale di intravedere soluzioni risolutive nel breve periodo, rendendo pertanto necessario un confronto diretto e tempestivo con l’Autorità di Vertice dell’Arma.

Nel solco di una leale e fattiva collaborazione istituzionale, e nel pieno rispetto delle prerogative attribuite a questa Associazione, riteniamo doveroso tornare su un tema già sottoposto alla Sua attenzione.

Si richiama, in particolare, la nota già trasmessa in data 19 marzo 2026 al Ministro della Difesa e alla S.V., avente ad oggetto: “Impatto del caro carburante sul personale dell’Arma dei Carabinieri proposta di misure strutturali e rimodulazione dell’articolazione settimanale del servizio” (vedasi allegato).

Alla luce delle criticità già evidenziate in quella sede, e del progressivo aggravarsi delle condizioni economiche che incidono sul personale, questa Segreteria Generale ritiene necessario ampliare la riflessione, riportando all’attenzione un quadro complessivo che oggi assume carattere di sempre maggiore urgenza.

L’attuale congiuntura economica, segnata da un’inflazione persistente e da un incremento generalizzato del costo della vita, sta determinando una progressiva erosione del potere d’acquisto, con effetti ormai evidenti anche sul personale in uniforme.

Il dato che emerge con chiarezza è che la stabilità garantita dalla divisa non coincide più con una reale sicurezza economica, soprattutto nei contesti territoriali caratterizzati da un elevato costo della vita.

In tale quadro, continua a incidere in maniera significativa il costo dei carburanti, già oggetto di specifica segnalazione, che aggrava ulteriormente la condizione del personale, in particolare di quello costretto a sostenere quotidianamente spostamenti rilevanti per raggiungere la sede di servizio.

Il fenomeno del pendolarismo forzato determina infatti:

  • una riduzione concreta del reddito disponibile;
  • un impatto diretto sulla qualità della vita e sulla serenità operativa del personale.

Siamo altresì consapevoli che la risposta non possa esaurirsi nel solo rinnovo contrattuale.

Appare invece necessario adottare una visione strutturale, orientata alla costruzione di un sistema di welfare dedicato, capace di incidere concretamente sulle condizioni di vita del personale.

In tale prospettiva, questa Segreteria Generale rappresenta la necessità di:

  • ridurre gli spostamenti casa-lavoro attraverso una rimodulazione dell’articolazione settimanale del servizio (da 6 a 5 giorni e, ove possibile, da 5 a 4), garantendo comunque il mantenimento delle 36 ore settimanali senza riduzione del servizio;
  • prevedere strumenti di ristoro economico per i costi di carburante e mobilità;
  • introdurre misure compensative stabili, parametrate ai costi reali sostenuti dal personale;
  • riconoscere economicamente la specificità del servizio nel comparto sicurezza;
  • attivare forme di sostegno abitativo e servizi a supporto della famiglia;
  • rivedere le indennità di sede in relazione al costo della vita nei diversi territori;
  • valutare l’introduzione di indennità territoriali differenziate, finalizzate a riequilibrare il potere d’acquisto.

Si tratta di interventi che non possono essere considerati contingenti o episodici, ma che richiedono un approccio strutturale, coerente con la realtà operativa vissuta quotidianamente dal personale.

Signor Comandante Generale, la situazione rappresentata presenta profili di evidente criticità e, allo stato attuale, non consente di intravedere soluzioni risolutive nel breve periodo.

Per tali ragioni, questa Segreteria Generale chiede di voler fissare un immediato incontro finalizzato ad un confronto diretto sulle tematiche esposte, al fine di individuare soluzioni concrete e tempestive a tutela del personale.

 Si resta in attesa di un cortese riscontro alla richiesta formulata, confidando in un sollecito riscontro in ragione della rilevanza e urgenza delle tematiche rappresentate.

Con profondo senso del dovere e costante lealtà istituzionale.

 

La Segreteria Generale del SIC

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Concorso Carabinieri, difficoltà logistiche

Concorso pubblico per il reclutamento di 3.081 Allievi Carabinieri – Riflessi economici indiretti sui militari iscritti e sulle loro famiglie

Fluminimaggiore, 7 aprile 2026

AL SIG. COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI
Gen. C.A. Salvatore LUONGO
ROMA

OGGETTO: Concorso pubblico per il reclutamento di 3.081 Allievi Carabinieri – Riflessi economici indiretti sui militari iscritti e sulle loro famiglie.

Signor Comandante Generale,

nel quadro delle attribuzioni riconosciute alle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari e nel rispetto del perimetro normativo delineato dal Decreto Legislativo 15 marzo 2010 n. 66, il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene opportuno sottoporre alla Sua attenzione una considerazione che, pur non attenendo direttamente alle materie tipiche di competenza delle APCSM, presenta evidenti riflessi economici e familiari in capo ai militari iscritti.

Come noto, il concorso pubblico per il reclutamento di 3.081 Allievi Carabinieri prevede lo svolgimento della prova scritta in sedi decentrate individuate sul territorio nazionale.

Tale articolazione organizzativa, pur rispondendo a esigenze di carattere generale, comporta tuttavia, per alcune specifiche aree geografiche, oneri logistici ed economici non uniformemente distribuiti.

In particolare, numerosi militari iscritti al SIC, in servizio nella Regione Sardegna, hanno rappresentato come la partecipazione dei propri figli al citato concorso comporti costi
rilevanti e difficilmente comprimibili, connessi agli spostamenti obbligati verso sedi peninsulari, nonché alle conseguenti necessità di vitto e alloggio.

La condizione di insularità propria della Regione Sardegna comporta, inoltre, specifiche criticità logistiche legate all’assenza di collegamenti terrestri diretti, rendendo necessario il ricorso esclusivo al trasporto aereo o marittimo.

Tale situazione risulta ulteriormente aggravata nei casi in cui le prove concorsuali si articolino su più giornate non consecutive, prevedendo intervalli temporali anche coincidenti con giornate di fine settimana (sabato e domenica) che impongono la permanenza sul territorio peninsulare fino alla ripresa delle attività, con conseguente impossibilità di rientro presso il proprio domicilio senza sostenere ulteriori e rilevanti costi di viaggio.

Tali oneri incidono direttamente sull’equilibrio economico dei nuclei familiari interessati, determinando un impatto che, seppur indiretto, si riflette sul benessere complessivo del personale in servizio, ambito che rientra pienamente nella sfera di attenzione e tutela propria delle APCSM.

In tale prospettiva, la presenza sul territorio della Regione Sardegna di infrastrutture dell’Arma già operative e funzionalmente idonee quali la Scuola Allievi Carabinieri di Iglesias (SU) potrebbe rappresentare una soluzione organizzativa concreta ed immediatamente disponibile, idonea a ridurre sensibilmente gli oneri economici segnalati dai militari iscritti e dalle loro famiglie.

Si evidenzia, peraltro, come la medesima struttura sia già stata in passato utilmente impiegata per lo svolgimento di fasi selettive di procedure concorsuali interne, confermandone l’idoneità sotto il profilo organizzativo e logistico.

Confidando nella consueta sensibilità istituzionale verso il benessere complessivo del personale dell’Arma, si rappresenta come le situazioni evidenziate assumano un valore ancora più significativo laddove coinvolgono nuclei familiari di Carabinieri, nei quali i figli cresciuti nei valori e nei principi propri dell’Istituzione manifestano la volontà di intraprendere il medesimo percorso professionale dei propri genitori, proseguendone idealmente l’impegno al servizio dello Stato.

In tale prospettiva, appare quanto mai opportuno evitare che elementi di natura economica possano incidere sulle scelte e sulle opportunità di accesso, gravando ulteriormente sui
militari e sulle loro famiglie, già quotidianamente impegnati nello svolgimento dei propri compiti istituzionali.

In un’ottica di leale e costruttiva collaborazione istituzionale, si auspica che le considerazioni e la proposta rappresentata possano essere oggetto di attenta valutazione.

Con Osservanza,

La Segreteria Generale Nazionale

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Impatto del caro carburante sul personale dell’Arma dei Carabinieri – proposta di misure strutturali e rimodulazione dell’articolazione settimanale del servizio.

 

Fluminimaggiore, 19 marzo 2026

 

Al Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri

Gen.le di C.A. Salvatore Luongo

=ROMA=

 

Oggetto: Impatto del caro carburante sul personale dell’Arma dei Carabinieri – proposta di misure strutturali e rimodulazione dell’articolazione settimanale del servizio.

 

Signor Comandante Generale,

il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC), nel solco di una leale e fattiva collaborazione istituzionale e nel pieno rispetto dei ruoli, desidera sottoporre alla Sua cortese attenzione una problematica di crescente rilievo che investe la quotidianità delle donne e degli uomini dell’Arma: l’impatto del caro carburante sulla sostenibilità economica del servizio.

Il recente contesto economico ha determinato un sensibile aumento dei costi energetici, incidendo in modo diretto su spese strettamente connesse all’espletamento dei compiti istituzionali.

Com’è noto, il servizio svolto dall’Arma comporta una mobilità costante e non comprimibile. La capillare dislocazione territoriale, unitamente alle attuali carenze organiche, determina frequentemente situazioni in cui il personale è chiamato a sostenere onerosi costi di spostamento, talvolta con molteplici trasferimenti nell’arco della medesima giornata.

Tali oneri gravano direttamente sul singolo militare, generando un impatto economico che rischia di riflettersi negativamente sulla serenità e sulla sostenibilità della prestazione lavorativa.

Sebbene le misure di sostegno una tantum previste per i nuclei familiari fragili rappresentino un segnale apprezzabile, il SIC ritiene necessaria una riflessione più ampia e specifica per il comparto Difesa e Sicurezza.

In tale ottica, questa Associazione Professionale a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM) propone di valutare l’introduzione di misure strutturate, quali:

  • la possibilità, per il personale impiegato in attività d’ufficio e ove compatibile con le esigenze operative, di adottare modelli organizzativi differenziati che prevedano una rimodulazione dell’articolazione settimanale del servizio, consentendo:
  • nelle articolazioni ove l’orario è distribuito su sei giornate lavorative, una riorganizzazione su cinque giornate;
  • nelle articolazioni già strutturate su cinque giornate, una possibile concentrazione dell’orario su quattro giornate;

il tutto garantendo il pieno rispetto del monte ore settimanale previsto (36 ore), attraverso una diversa distribuzione dello stesso, senza alcuna riduzione dell’orario di servizio, al fine di contenere gli spostamenti casa-lavoro, ridurre i costi a carico del personale e generare, al contempo, un potenziale risparmio anche per l’Amministrazione;

  • strumenti di ristoro economico per la mobilità connessa al servizio, con specifico riferimento ai costi del carburante;
  • meccanismi compensativi stabili, parametrati alle effettive e diversificate condizioni operative del personale sul territorio;
  • criteri di valutazione economica che riconoscano e valorizzino la specificità del comparto;

Certi della Sua sensibilità verso il benessere del personale, elemento cardine per l’efficacia del servizio reso alla cittadinanza, Le chiediamo di voler valutare l’opportunità di rappresentare tale questione nelle sedi competenti, promuovendo un approfondimento coerente con le reali esigenze dei Carabinieri.

Con sensi di profonda stima e deferenti ossequi.

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Legge 28 novembre 2023, n. 201. Delega al Governo per la riforma dell’organizzazione militare e della sanità militare. Valorizzazione laurea e percorso post universitario per Ufficiali vincitori di concorso a nomina diretta – questione interforze.

Fluminimaggiore, 19 marzo 2026

 

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

= ROMA =

e p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

= ROMA =

 

Oggetto: Legge 28 novembre 2023, n. 201. Delega al Governo per la riforma dell’organizzazione militare e della sanità militare. Valorizzazione laurea e percorso post universitario per Ufficiali vincitori di concorso a nomina diretta – questione interforze.

 

Egregio Signor Ministro,

nell’ambito delle prerogative riconosciute alle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari, e nel pieno rispetto dell’ordinamento militare, delle dinamiche di carriera e del benessere complessivo del personale, il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene doveroso sottoporre alla Sua attenzione una questione di rilevante impatto ordinamentale, economico e previdenziale, che incide direttamente sulla valorizzazione professionale degli ufficiali vincitori di concorso a nomina diretta, inclusi gli ufficiali medici.

L’art. 32 del D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), oggi richiamato dall’art. 1860 del D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’Ordinamento Militare), disciplina il computo, ai fini pensionistici, degli studi superiori richiesti agli ufficiali per i quali, ai fini della nomina in servizio permanente effettivo, è previsto il possesso del titolo di laurea. La ratio originaria della disposizione va individuata nell’esigenza di assicurare un sostanziale equilibrio di trattamento economico-previdenziale tra differenti modalità di accesso alla carriera degli ufficiali. In particolare, il legislatore intendeva evitare penalizzazioni per il personale che accedeva al servizio permanente come ufficiale dopo aver conseguito la laurea in ambito civile, generalmente in età più avanzata (circa 24-25 anni), rispetto a coloro che, arruolatisi in età più giovane (circa 19 anni) con il solo diploma di istruzione secondaria, conseguivano il titolo accademico all’interno delle Accademie militari, maturando nel frattempo anzianità di servizio utile ai fini pensionistici. Il computo degli anni di studio universitario era dunque finalizzato a ricondurre le due categorie ad una sostanziale equivalenza previdenziale, compensando il differente momento di ingresso in servizio con il riconoscimento, ai fini della quiescenza, del periodo dedicato alla formazione universitaria.

La suddetta disposizione, concepita ed introdotta in un contesto ordinamentale caratterizzato dall’applicazione generalizzata del sistema pensionistico retributivo, non produce oggi alcun effetto sul montante contributivo in favore del personale militare arruolatosi successivamente al 31 dicembre 1995 e assoggettato al regime contributivo. In assenza di un correlato versamento contributivo, infatti, il computo degli anni di studio universitario assume, per tale personale, una valenza meramente giuridica, risultando di fatto neutro sotto il profilo economico-pensionistico. Il mutato quadro previdenziale, segnato dall’introduzione del sistema contributivo, ha infatti inciso profondamente sull’efficacia della norma, determinando una evidente frattura tra la ratio originaria dell’istituto e i suoi effetti attuali, con conseguente penalizzazione del personale arruolatosi successivamente al 31 dicembre 1995 mediante concorsi a nomina diretta. La situazione risulta particolarmente critica per gli ufficiali medici vincitori di concorsi a nomina diretta, i quali accedono alla carriera militare solo dopo aver completato un percorso formativo lungo e oneroso. Tale percorso è costituito dal corso di laurea in Medicina e Chirurgia, della durata legale di sei anni, cui si aggiunge l’eventuale scuola di specializzazione post-laurea, della durata variabile da quattro a cinque anni, spesso richiesta o fortemente valorizzata ai fini dell’impiego istituzionale. Tali periodi di formazione, pur essendo indispensabili e funzionali all’esercizio delle delicate funzioni sanitarie in ambito militare, non trovano allo stato attuale alcuna effettiva valorizzazione previdenziale per il personale in regime contributivo, determinando un marcato squilibrio rispetto ad altri percorsi di accesso alla carriera degli ufficiali.

Si evidenzia, inoltre, che sempre al fine di evitare eccessive disparità economiche e stipendiali fra ufficiali a nomina diretta e ufficiali provenienti dall’accademia, in passato il comma 8 dell’articolo 11 del D.Lgs. 29/05/2017, n. 94, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 22/06/2017, n. 143 S.O. — Disposizioni di coordinamento, transitorie e finali (All. 1) prevedeva, in deroga al comma 3 dell’art. 1811 del TUOM, la determinazione dello stipendio (cd. abbattimento stipendiale), al 23° anno dalla nomina di tenente anziché al 25° come previsto per gli altri ufficiali. La suddetta disposizione ha costituito la base giuridica della circolare M_D GMIL REG 2017 0415063, del 14 luglio 2017 che ha indicato concretamente la decorrenza stipendiale al 23° anno per gli ufficiali a nomina diretta, circolare che è stata applicata a tutti gli ufficiali delle Forze Armate ad esclusione degli Ufficiali dell’Arma vincitori di concorso a nomina diretta che invece sono stati penalizzati e si sono visti posticipare l’abbattimento stipendiale e inquadramento economico solo al 25° anno (vedasi pag. 13 lett. D della circolare in All. 2 che cita fra i beneficiari della disposizione solo gli Ufficiali a nomina diretta di EI, MM e AM ma non i CC).

In tale contesto, appare auspicabile un intervento normativo correttivo volto a ristabilire la finalità perequativa delle disposizioni di cui agli art. 1860 e 1811 TUOM, prevedendo, per il personale militare in regime contributivo vincitore di concorso a nomina diretta, la valorizzazione effettiva degli anni di studio universitario richiesti per l’accesso alla carriera nonché la valorizzazione dei percorsi post-universitari obbligatori o funzionali, quali le scuole di specializzazione mediante l’attribuzione di contribuzione figurativa, ovvero la trasformazione dell’attuale computo giuridico in riscatto a carico dello Stato, al fine di garantire una reale neutralità previdenziale tra i diversi percorsi di accesso al ruolo degli ufficiali, nonché una progressione economica analoga tra ufficiali vincitori di concorso a nomina diretta e ufficiali provenienti dalle Accademie in tutte le Forze Armate, ivi inclusa l’Arma dei Carabinieri, mediante l’applicazione del meccanismo cd. di abbattimento stipendiale e inquadramento economico al 23° anno in favore di tutti gli ufficiali vincitori di concorso a nomina diretta.

Per quanto sopra esposto, il Sindacato Indipendente Carabinieri chiede l’introduzione di un intervento normativo:

  • integrativo degli articoli 1860 e 1811 del Decreto Legislativo 66/2010 volto a prevedere espressamente che, per il personale militare assoggettato al sistema contributivo, gli anni di studio universitario e di formazione post-universitaria richiesti per l’accesso ai ruoli degli ufficiali siano effettivamente valorizzati ai fini previdenziali mediante contribuzione figurativa ovvero mediante riscatto a carico dell’Amministrazione;
  • che ripristini in via definitiva la determinazione stipendiale e il relativo inquadramento economico al 23° anno di servizio con effetto retroattivo per tutti gli ufficiali delle Forze Armate, inclusi quelli dell’Arma dei Carabinieri, vincitori di concorso a nomina diretta.

Alla luce di quanto esposto, si confida che la S.V. voglia valutare con la massima attenzione la questione rappresentata, promuovendo, per il tramite dei competenti Uffici, un approfondimento tecnico-normativo e un percorso istituzionale volto a garantire il pieno riconoscimento dei diritti e delle legittime aspettative del personale interessato, nel rispetto dei principi di equità, omogeneità interforze e valorizzazione delle professionalità.

 

Il Sindacato Indipendente Carabinieri resta a disposizione per ogni utile contributo tecnico e collaborativo, auspicando un positivo e concreto riscontro.

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Sicurezza dell’infrastruttura telematica dell’Arma e valorizzazione del personale tecnico. Riflessioni e proposte – Nota al Comandante Generale

Egregio Comandante Generale,

la recente comunicazione rivolta ai Carabinieri in merito all’aggiornamento della Pubblicazione n. P-7, concernente la politica di sicurezza dell’infrastruttura telematica dell’Arma, rappresenta un passaggio di grande rilievo istituzionale.

Il richiamo alla centralità della sicurezza informatica nell’attuale contesto tecnologico e geopolitico evidenzia come le infrastrutture digitali costituiscano ormai un pilastro essenziale per l’operatività dell’Istituzione e per la tutela degli interessi dello Stato.

In tale quadro assume un ruolo determinante il personale dell’Arma impiegato nel settore telematico, ed in particolare:

  • Tecnici telematici operanti presso i Centri Telematici dei Comandi di Legione e Provinciali;
  • Referenti informatici ad incarico esclusivo presso i Comandi di Legione e Provinciali;
  • Referenti informatici a duplice incarico presso i Comandi di Compagnia.

Si tratta di militari che operano quotidianamente sulla rete informatica dell’Arma assicurando la gestione e la manutenzione degli apparati, il funzionamento degli applicativi istituzionali, la protezione dei dati e dei sistemi di backup, l’accesso e la sicurezza delle banche dati nonché la continuità dei sistemi di comunicazione e videoconferenza.

Tali attività rappresentano un elemento imprescindibile per l’efficienza operativa dell’Istituzione e per la sicurezza del Paese.

Proprio alla luce di questa crescente centralità tecnologica, il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) riceve tuttavia numerose segnalazioni da parte del personale impiegato nel settore telematico che evidenziano alcune criticità meritevoli di attenzione.

In particolare:

  • mancanza di un pieno riconoscimento della specificità professionale delle attività svolte dal personale tecnico;
  • difficoltà operative dei Referenti a duplice incarico (livello Compagnia), che, a causa della sovrapposizione dei compiti istituzionali, incontrano crescenti difficoltà nel garantire la gestione efficace delle attività informatiche;
  • carenza di strumenti di valorizzazione professionale ed economica per incarichi caratterizzati da elevata responsabilità tecnica e operativa;

Impiego in servizi non specialistici: il frequente utilizzo del personale telematico in servizi di natura logistica o di presidio (quali turni di carraia, servizi di autista o piantonamenti) rischia di sottrarre risorse altamente specializzate alle delicate attività tecniche loro affidate, incidendo sulla necessaria continuità operativa nella gestione e nel monitoraggio delle infrastrutture informatiche.

Considerato che il settore informatico rappresenta oggi uno degli ambiti più sensibili per la protezione delle infrastrutture digitali dello Stato, appare opportuno avviare una riflessione istituzionale volta a:

  • valorizzare le professionalità e le competenze tecniche maturate dal personale impiegato nei sistemi informativi dell’Arma;
  • individuare forme di riconoscimento funzionale ed economico coerenti con la crescente rilevanza strategica di tali attività;
  • Garantire l’esclusività d’impiego: definire direttive che esonerino il personale specializzato dai servizi di istituto a carattere generico, assicurando che la loro attività sia interamente dedicata alla gestione e alla sicurezza dei sistemi complessi dell’Arma.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene che investire sul personale che garantisce la sicurezza delle infrastrutture digitali dell’Istituzione significhi rafforzare concretamente la capacità operativa dell’Arma e contribuire alla tutela degli interessi strategici del Paese.

Nel confermare la piena disponibilità del SIC a fornire un contributo propositivo su tali tematiche, si auspica che possa essere avviata una riflessione istituzionale su un settore che, alla luce delle attuali dinamiche tecnologiche e geopolitiche, riveste ormai un ruolo essenziale per l’efficienza operativa dell’Arma dei Carabinieri.

Con stima,

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Titolo onorifico di “Veterano della Difesa” – apprezzamento istituzionale e proposta di evoluzione sostanziale

 

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

= ROMA =

e p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

= ROMA =

 

 

OGGETTO:  Titolo onorifico di “Veterano della Difesa” – apprezzamento istituzionale e proposta di evoluzione sostanziale

 

Egregio Signor Ministro,

il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC), nel rispetto dei ruoli istituzionali e con spirito di leale collaborazione, intende esprimere il proprio apprezzamento per l’istituzione del titolo onorifico di “Veterano della Difesa”, introdotto con Decreto del Ministro della Difesa del 21 febbraio 2025, nonché sottoporre alcune riflessioni di carattere dottrinale finalizzate alla sua valorizzazione sostanziale.

  1. Premessa istituzionale

Il SIC riconosce nell’iniziativa del Ministro della Difesa un atto di significativo valore politico e istituzionale, volto a riconoscere formalmente il servizio prestato dai militari delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri, anche in congedo, in contesti operativi caratterizzati da elevata complessità, responsabilità ed esposizione al rischio.

Tale riconoscimento contribuisce a consolidare la memoria operativa dello Stato e a restituire dignità a chi ha servito la Patria con disciplina, onore e senso delle Istituzioni.

  1. Definizione sostanziale del titolo di Veterano

Il SIC ritiene opportuno richiamare il significato pieno e dottrinale del concetto di Veterano della Patria o della Difesa.

Veterano è colui che ha servito lo Stato in funzioni operative essenziali alla difesa della Nazione, assumendosi rischi concreti per la propria integrità fisica e psichica, nonché per la sicurezza della collettività, al fine di garantire la salvaguardia delle istituzioni democratiche e il rispetto dell’ordinamento giuridico.

Il riconoscimento di tale figura non può esaurirsi in una dimensione meramente simbolica, ma riflette la missione costituzionale delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri e il valore umano e professionale del servizio reso.

  1. La cesura post-servizio e il limite dell’attuale disciplina

L’ordinamento vigente prevede che, al termine del servizio attivo, il personale militare cessi ogni forma di appartenenza ordinamentale, pur avendo svolto attività caratterizzate da elevata responsabilità, esposizione al rischio e significativa usura psico-fisica.

In questo contesto, il titolo di “Veterano della Difesa”, così come attualmente configurato, rischia di assumere una valenza prevalentemente onorifica e amministrativa, non traducendo pienamente il valore sostanziale del servizio prestato.

Il punto centrale non riguarda l’opportunità del riconoscimento che il SIC condivide bensì la necessità che esso evolva verso una configurazione coerente con la responsabilità istituzionale che lo Stato assume nei confronti di chi lo ha difeso.

  1. Analisi comparata e coerenza istituzionale

Da uno studio comparato condotto dal SIC emerge che in numerose democrazie alleate quali Stati Uniti, Regno Unito e Francia  il riconoscimento del veterano si traduce in misure concrete di sostegno sanitario, sociale e logistico, ispirate al principio di continuità istituzionale del servizio reso.

In tali ordinamenti, lo status di veterano comporta, tra l’altro:

– programmi strutturati di supporto psicologico post-servizio;

– agevolazioni nell’accesso a servizi statali e pubblici (trasporti, formazione, percorsi di reinserimento lavorativo);

– strumenti di tutela per le famiglie nei casi di invalidità grave o decesso.

Non si tratta di privilegi, ma di misure coerenti con il sacrificio richiesto e con la responsabilità pubblica che ne deriva.

L’eventuale ispirazione a buone prassi internazionali, opportunamente adattate alle specificità dell’ordinamento italiano, garantirebbe coerenza tra il riconoscimento formale e la sostanza del rapporto tra Stato e suoi difensori.

  1. Per chi Vive e per chi è Caduto responsabilità istituzionale permanente

Chi ha servito per decenni con dedizione e disciplina non può essere considerato semplicemente un destinatario di un titolo onorifico, tuttavia rappresenta una parte viva del patrimonio umano e professionale formato dallo Stato.

Allo stesso modo, chi ha perso la vita in servizio merita un ricordo permanente, istituzionalmente garantito.

Uno Stato maturo riconosce con pari dignità i vivi e i caduti, mantenendo saldo il legame tra memoria, servizio e responsabilità pubblica.

  1. Proposta del SIC

Il SIC non richiede trattamenti privilegiati né benefici impropri.

Sollecita, invece, una riflessione volta a conferire al titolo di Veterano della Difesa una configurazione evolutiva orientata alla definizione di uno status giuridico e funzionale coerente con il valore umano, professionale e istituzionale del servizio reso.

Il riconoscimento non può limitarsi a una certificazione formale, ma deve tendere a rappresentare, in modo sostanziale, il legame permanente tra lo Stato e coloro che ne hanno garantito la difesa.

  1. Conclusione

Uno Stato che riconosce formalmente i propri veterani compie un passo importante.

Uno Stato che ne riconosce pienamente lo status rafforza se stesso, la propria credibilità istituzionale e il legame con le Istituzioni che lo tutelano.

Il SIC conferma il proprio spirito di collaborazione istituzionale e la disponibilità a contribuire, con competenza ed esperienza sindacale, a un eventuale percorso di approfondimento volto a rendere il riconoscimento del Veterano della Difesa pienamente coerente con la sua valenza costituzionale e sociale.

Con rispetto, senso dello Stato e responsabilità democratica.

Avanti sempre, con forza e dignità.

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