Sicurezza dell’infrastruttura telematica dell’Arma e valorizzazione del personale tecnico. Riflessioni e proposte – Nota al Comandante Generale

Egregio Comandante Generale,

la recente comunicazione rivolta ai Carabinieri in merito all’aggiornamento della Pubblicazione n. P-7, concernente la politica di sicurezza dell’infrastruttura telematica dell’Arma, rappresenta un passaggio di grande rilievo istituzionale.

Il richiamo alla centralità della sicurezza informatica nell’attuale contesto tecnologico e geopolitico evidenzia come le infrastrutture digitali costituiscano ormai un pilastro essenziale per l’operatività dell’Istituzione e per la tutela degli interessi dello Stato.

In tale quadro assume un ruolo determinante il personale dell’Arma impiegato nel settore telematico, ed in particolare:

  • Tecnici telematici operanti presso i Centri Telematici dei Comandi di Legione e Provinciali;
  • Referenti informatici ad incarico esclusivo presso i Comandi di Legione e Provinciali;
  • Referenti informatici a duplice incarico presso i Comandi di Compagnia.

Si tratta di militari che operano quotidianamente sulla rete informatica dell’Arma assicurando la gestione e la manutenzione degli apparati, il funzionamento degli applicativi istituzionali, la protezione dei dati e dei sistemi di backup, l’accesso e la sicurezza delle banche dati nonché la continuità dei sistemi di comunicazione e videoconferenza.

Tali attività rappresentano un elemento imprescindibile per l’efficienza operativa dell’Istituzione e per la sicurezza del Paese.

Proprio alla luce di questa crescente centralità tecnologica, il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) riceve tuttavia numerose segnalazioni da parte del personale impiegato nel settore telematico che evidenziano alcune criticità meritevoli di attenzione.

In particolare:

  • mancanza di un pieno riconoscimento della specificità professionale delle attività svolte dal personale tecnico;
  • difficoltà operative dei Referenti a duplice incarico (livello Compagnia), che, a causa della sovrapposizione dei compiti istituzionali, incontrano crescenti difficoltà nel garantire la gestione efficace delle attività informatiche;
  • carenza di strumenti di valorizzazione professionale ed economica per incarichi caratterizzati da elevata responsabilità tecnica e operativa;

Impiego in servizi non specialistici: il frequente utilizzo del personale telematico in servizi di natura logistica o di presidio (quali turni di carraia, servizi di autista o piantonamenti) rischia di sottrarre risorse altamente specializzate alle delicate attività tecniche loro affidate, incidendo sulla necessaria continuità operativa nella gestione e nel monitoraggio delle infrastrutture informatiche.

Considerato che il settore informatico rappresenta oggi uno degli ambiti più sensibili per la protezione delle infrastrutture digitali dello Stato, appare opportuno avviare una riflessione istituzionale volta a:

  • valorizzare le professionalità e le competenze tecniche maturate dal personale impiegato nei sistemi informativi dell’Arma;
  • individuare forme di riconoscimento funzionale ed economico coerenti con la crescente rilevanza strategica di tali attività;
  • Garantire l’esclusività d’impiego: definire direttive che esonerino il personale specializzato dai servizi di istituto a carattere generico, assicurando che la loro attività sia interamente dedicata alla gestione e alla sicurezza dei sistemi complessi dell’Arma.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene che investire sul personale che garantisce la sicurezza delle infrastrutture digitali dell’Istituzione significhi rafforzare concretamente la capacità operativa dell’Arma e contribuire alla tutela degli interessi strategici del Paese.

Nel confermare la piena disponibilità del SIC a fornire un contributo propositivo su tali tematiche, si auspica che possa essere avviata una riflessione istituzionale su un settore che, alla luce delle attuali dinamiche tecnologiche e geopolitiche, riveste ormai un ruolo essenziale per l’efficienza operativa dell’Arma dei Carabinieri.

Con stima,

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Titolo onorifico di “Veterano della Difesa” – apprezzamento istituzionale e proposta di evoluzione sostanziale

 

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

= ROMA =

e p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

= ROMA =

 

 

OGGETTO:  Titolo onorifico di “Veterano della Difesa” – apprezzamento istituzionale e proposta di evoluzione sostanziale

 

Egregio Signor Ministro,

il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC), nel rispetto dei ruoli istituzionali e con spirito di leale collaborazione, intende esprimere il proprio apprezzamento per l’istituzione del titolo onorifico di “Veterano della Difesa”, introdotto con Decreto del Ministro della Difesa del 21 febbraio 2025, nonché sottoporre alcune riflessioni di carattere dottrinale finalizzate alla sua valorizzazione sostanziale.

  1. Premessa istituzionale

Il SIC riconosce nell’iniziativa del Ministro della Difesa un atto di significativo valore politico e istituzionale, volto a riconoscere formalmente il servizio prestato dai militari delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri, anche in congedo, in contesti operativi caratterizzati da elevata complessità, responsabilità ed esposizione al rischio.

Tale riconoscimento contribuisce a consolidare la memoria operativa dello Stato e a restituire dignità a chi ha servito la Patria con disciplina, onore e senso delle Istituzioni.

  1. Definizione sostanziale del titolo di Veterano

Il SIC ritiene opportuno richiamare il significato pieno e dottrinale del concetto di Veterano della Patria o della Difesa.

Veterano è colui che ha servito lo Stato in funzioni operative essenziali alla difesa della Nazione, assumendosi rischi concreti per la propria integrità fisica e psichica, nonché per la sicurezza della collettività, al fine di garantire la salvaguardia delle istituzioni democratiche e il rispetto dell’ordinamento giuridico.

Il riconoscimento di tale figura non può esaurirsi in una dimensione meramente simbolica, ma riflette la missione costituzionale delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri e il valore umano e professionale del servizio reso.

  1. La cesura post-servizio e il limite dell’attuale disciplina

L’ordinamento vigente prevede che, al termine del servizio attivo, il personale militare cessi ogni forma di appartenenza ordinamentale, pur avendo svolto attività caratterizzate da elevata responsabilità, esposizione al rischio e significativa usura psico-fisica.

In questo contesto, il titolo di “Veterano della Difesa”, così come attualmente configurato, rischia di assumere una valenza prevalentemente onorifica e amministrativa, non traducendo pienamente il valore sostanziale del servizio prestato.

Il punto centrale non riguarda l’opportunità del riconoscimento che il SIC condivide bensì la necessità che esso evolva verso una configurazione coerente con la responsabilità istituzionale che lo Stato assume nei confronti di chi lo ha difeso.

  1. Analisi comparata e coerenza istituzionale

Da uno studio comparato condotto dal SIC emerge che in numerose democrazie alleate quali Stati Uniti, Regno Unito e Francia  il riconoscimento del veterano si traduce in misure concrete di sostegno sanitario, sociale e logistico, ispirate al principio di continuità istituzionale del servizio reso.

In tali ordinamenti, lo status di veterano comporta, tra l’altro:

– programmi strutturati di supporto psicologico post-servizio;

– agevolazioni nell’accesso a servizi statali e pubblici (trasporti, formazione, percorsi di reinserimento lavorativo);

– strumenti di tutela per le famiglie nei casi di invalidità grave o decesso.

Non si tratta di privilegi, ma di misure coerenti con il sacrificio richiesto e con la responsabilità pubblica che ne deriva.

L’eventuale ispirazione a buone prassi internazionali, opportunamente adattate alle specificità dell’ordinamento italiano, garantirebbe coerenza tra il riconoscimento formale e la sostanza del rapporto tra Stato e suoi difensori.

  1. Per chi Vive e per chi è Caduto responsabilità istituzionale permanente

Chi ha servito per decenni con dedizione e disciplina non può essere considerato semplicemente un destinatario di un titolo onorifico, tuttavia rappresenta una parte viva del patrimonio umano e professionale formato dallo Stato.

Allo stesso modo, chi ha perso la vita in servizio merita un ricordo permanente, istituzionalmente garantito.

Uno Stato maturo riconosce con pari dignità i vivi e i caduti, mantenendo saldo il legame tra memoria, servizio e responsabilità pubblica.

  1. Proposta del SIC

Il SIC non richiede trattamenti privilegiati né benefici impropri.

Sollecita, invece, una riflessione volta a conferire al titolo di Veterano della Difesa una configurazione evolutiva orientata alla definizione di uno status giuridico e funzionale coerente con il valore umano, professionale e istituzionale del servizio reso.

Il riconoscimento non può limitarsi a una certificazione formale, ma deve tendere a rappresentare, in modo sostanziale, il legame permanente tra lo Stato e coloro che ne hanno garantito la difesa.

  1. Conclusione

Uno Stato che riconosce formalmente i propri veterani compie un passo importante.

Uno Stato che ne riconosce pienamente lo status rafforza se stesso, la propria credibilità istituzionale e il legame con le Istituzioni che lo tutelano.

Il SIC conferma il proprio spirito di collaborazione istituzionale e la disponibilità a contribuire, con competenza ed esperienza sindacale, a un eventuale percorso di approfondimento volto a rendere il riconoscimento del Veterano della Difesa pienamente coerente con la sua valenza costituzionale e sociale.

Con rispetto, senso dello Stato e responsabilità democratica.

Avanti sempre, con forza e dignità.

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Servizio Navale, valorizzazione delle professionalità e prospettive organizzative

Fluminimaggiore, 2 marzo 2026

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Servizio Navale, valorizzazione delle professionalità e prospettive organizzative.

 

Signor Comandante Generale,

nel solco della leale e concreta collaborazione istituzionale che il Sindacato Indipendente Carabinieri intende mantenere con il Vertice dell’Arma, si ritiene doveroso sottoporre alla Sua autorevole attenzione alcune riflessioni concernenti il personale del Servizio Navale.

Istituito l’11 novembre 1969, il Servizio Navale rappresenta una componente altamente specializzata dell’Arma, costruita nel tempo attraverso investimenti, formazione dedicata e consolidamento di competenze tecniche di elevato profilo.

Le attività di vigilanza delle acque interne e marittime, sicurezza della navigazione, controllo dei traffici illeciti, presidio portuale, contrasto all’immigrazione clandestina, soccorso e supporto operativo ai reparti territoriali e subacquei costituiscono espressione concreta della funzione di forza di polizia a competenza generale attribuita all’Arma.

Il personale impiegato stabilmente in tale settore ha maturato, spesso in decenni di servizio, una professionalità specialistica che rappresenta un patrimonio operativo e istituzionale di assoluto rilievo.

Sono pervenute a questo Sindacato segnalazioni relative a possibili ipotesi di accorpamento del personale del Servizio Navale presso Comandi Stazione territoriali, con conseguente modifica dell’attuale specificità d’impiego.

Pur nella piena consapevolezza che ogni scelta organizzativa rientra nelle prerogative dell’Amministrazione, appare necessario evidenziare che una rimodulazione non adeguatamente ponderata rischierebbe di:

– disperdere competenze altamente specialistiche consolidate in oltre mezzo secolo di esperienza;

– incidere sulla motivazione di personale con significativa anzianità di servizio;

– determinare una contrazione del trattamento economico connesso a incarichi di comando e responsabilità tecniche;

– generare disorientamento professionale, con possibili riflessi sull’efficienza operativa complessiva.

In tale contesto, appare opportuno richiamare che il Servizio Navale costituisce articolazione specialistica prevista nell’assetto ordinamentale delineato dal Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 e disciplinata dal D.P.R. 15 marzo 2010, n. 90, nell’ambito dei reparti a connotazione tecnico-operativa. Le funzioni esercitate si inseriscono nel quadro delle attribuzioni riconosciute all’Arma dalla Legge 1 aprile 1981, n. 121.

Alla luce di tale cornice normativa, eventuali interventi organizzativi  pur legittimi nelle finalità dovrebbero essere orientati a salvaguardare la continuità funzionale del settore e la valorizzazione delle professionalità maturate, in coerenza con i principi di buon andamento, proporzionalità e ragionevolezza dell’azione amministrativa.

Particolare attenzione merita altresì il legittimo affidamento del personale che ha costruito il proprio percorso professionale nell’ambito della specialità navale, anche con riferimento alle responsabilità e agli incarichi esercitati nel tempo.

Alla luce dei profili sopra evidenziati attinenti al benessere del personale, alla dignità economica connessa alla funzione esercitata e alla valorizzazione delle risorse umane specialistiche il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene opportuno poter avviare un tavolo di confronto dedicato con la S.V., anche in considerazione del ruolo che le realtà associative iscritte all’albo rivestono nella rappresentanza del personale, nelle forme e nei tempi che Ella riterrà opportuni.

Un momento di interlocuzione istituzionale consentirebbe di approfondire gli impatti organizzativi dell’eventuale riorganizzazione e di contribuire, in un’ottica costruttiva e collaborativa, all’individuazione di soluzioni equilibrate e rispettose delle professionalità coinvolte.

Confidando nella Sua sensibilità istituzionale e nella costante attenzione dimostrata verso la tutela delle professionalità dell’Arma, il Sindacato auspica che eventuali scelte strategiche sappiano coniugare esigenze organizzative e valorizzazione di un patrimonio specialistico che rappresenta un valore aggiunto per l’Istituzione.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri resta, come sempre, a disposizione per un confronto costruttivo e responsabile.

Con osservanza,

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Proposta di modifica dell’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152 e inasprimento delle relative sanzioni

Fluminimaggiore, 6 febbraio 2026

Al Signor Ministro della Difesa
On.le Guido Crosetto

e, p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri
Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Proposta di modifica dell’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152 e inasprimento delle relative sanzioni, al fine di vietare la partecipazione alle manifestazioni pubbliche di soggetti che si coprono il volto e di rafforzare l’efficacia deterrente delle norme.

On. Ministro,

il Sindacato Indipendente Carabinieri, nel rispetto delle prerogative istituzionali e in un clima di leale e fattiva collaborazione, sottopone alla Sua attenzione la presente proposta di integrazione normativa, elaborata con finalità esclusivamente tecniche, operative e di tutela della sicurezza pubblica.

Il SIC riconosce l’impegno profuso dal Governo e dall’Amministrazione della Difesa nel rafforzare gli strumenti normativi in materia di ordine e sicurezza pubblica, come dimostrato dall’approvazione del Decreto-legge in materia di sicurezza pubblica da parte del Consiglio dei Ministri in data 05 febbraio 2026.

Proprio alla luce di tale intervento normativo, e muovendo dall’esperienza operativa quotidiana maturata sul territorio dai Carabinieri impegnati nei servizi di ordine pubblico, riteniamo tuttavia doveroso evidenziare come nel citato decreto non risulti attualmente prevista una disciplina specifica volta a vietare il travisamento del volto durante le manifestazioni pubbliche.

Tale fenomeno rappresenta oggi una delle principali criticità sotto il profilo:

  • della sicurezza degli operatori impiegati nei servizi di ordine pubblico;
  • dell’efficacia dell’immediata identificazione dei responsabili;
  • della successiva attività investigativa e giudiziaria.

Resta fermo il pieno rispetto dell’articolo 17 della Costituzione e del diritto di manifestare pacificamente, che il SIC intende preservare e tutelare, distinguendo con nettezza il dissenso legittimo dalle condotte violente che si avvalgono dell’anonimato per eludere i controlli e aggredire lo Stato.

Premesso che:

  • l’articolo 17 della Costituzione tutela il diritto di riunione pacifica e senza armi, diritto fondamentale che deve essere esercitato nel rispetto dell’ordine pubblico e della sicurezza collettiva;
  • il travisamento del volto durante manifestazioni pubbliche rende difficoltosa l’identificazione delle persone, favorendo infiltrazioni violente e condotte illecite;
  • l’attuale disciplina dell’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, non risulta più adeguata al mutato contesto sociale e operativo, in particolare alla luce dei fenomeni di violenza urbana e delle azioni di gruppi organizzati che utilizzano il travisamento per eludere le attività di controllo e prevenzione;

Considerato che:

  • è necessario garantire la piena riconoscibilità dei partecipanti alle manifestazioni, senza limitare il diritto di espressione e di dissenso pacifico;
  • l’attuale regime sanzionatorio non rappresenta un deterrente sufficiente ed è scarsamente proporzionato alla pericolosità della condotta;
  • è opportuno prevedere misure preventive e misure accessorie volte a prevenire la reiterazione dei reati e a tutelare l’ordine pubblico e l’incolumità degli operatori;

Il Sindacato Indipendente Carabinieri propone:

Art. 0 – Definizioni

Manifestazione

Qualunque forma di riunione, corteo, presidio, sit-in, assemblea o iniziativa pubblica svolta in luogo pubblico o aperto al pubblico, anche se non preavvisata, organizzata o promossa da soggetti privati, enti o associazioni.

Travisamento del volto

Qualsiasi condotta con la quale una persona copra, occulti o alteri in modo parziale o totale il volto, attraverso:

– maschere, passamontagna, cappucci, sciarpe, bandane o altri indumenti;

– pittura, trucco o sostanze coloranti applicate sul viso;

– schermi, visiere o dispositivi che impediscano il riconoscimento.

Giustificato motivo

Motivi sanitari, religiosi o professionali, comprovati da idonea documentazione o da evidenti esigenze oggettive, purché non strumentali all’elusione dell’identificazione personale.

Strumenti idonei a rendere difficoltoso il riconoscimento

Oggetti o accessori, anche se non specificamente destinati al travisamento, che possano rendere difficoltosa l’identificazione personale, quali:

– cappucci rigidi o morbidi con visiera abbassata;

– occhiali oscurati abbinati a copertura del volto;

– altri accessori che impediscano il riconoscimento facciale.

Manifestazione a rischio

Manifestazione per la quale, in base a elementi oggettivi e valutazioni delle autorità di pubblica sicurezza, sussiste un concreto rischio di turbative dell’ordine pubblico, violenza o infiltrazioni criminali.

Art. 1 – Modifica dell’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152

All’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, è aggiunto il seguente comma:

«È vietata la partecipazione a manifestazioni, cortei, presìdi o riunioni in luogo pubblico o aperto al pubblico a chiunque, senza giustificato motivo, si copra il volto o utilizzi indumenti, accessori o strumenti idonei a rendere difficoltoso o impossibile il riconoscimento personale.

Sono esclusi dal divieto esclusivamente i casi espressamente previsti dalla legge per motivi sanitari, religiosi o professionali, purché non strumentali all’elusione dell’identificazione.

La violazione del divieto comporta l’immediato allontanamento dal luogo della manifestazione e l’applicazione delle misure di prevenzione previste dalla legge, qualora ricorrano i presupposti.»

Art. 2 – Inasprimento e graduazione delle sanzioni

È previsto l’aumento delle sanzioni attualmente previste.

Le pene sono aumentate fino alla metà se la condotta è commessa:

nel corso di manifestazioni non preavvisate o vietate;

in concorso con altre persone;

unitamente a condotte violente, minacciose o di danneggiamento;

con uso di strumenti atti a provocare danni o a ostacolare l’azione delle forze dell’ordine.

Art. 3 – Misure accessorie

In caso di condanna è disposta:

  • l’interdizione temporanea dalla partecipazione a manifestazioni pubbliche;
  • il divieto di accesso alle aree interessate dalla manifestazione;
  • l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per un periodo determinato;
  • la confisca degli oggetti utilizzati per il travisamento.

Art. 4 – Misure preventive e di controllo

Il Prefetto, qualora sussistano elementi di pericolo per l’ordine pubblico o la sicurezza, può emettere un divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni (DASPO).

In caso di manifestazioni a rischio, le Autorità di pubblica sicurezza possono disporre controlli preventivi di identificazione e impedire l’accesso a soggetti travisati.

Art. 5 – Finalità

La presente proposta è finalizzata a:

  • rafforzare la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica;
  • garantire il diritto di manifestare in modo pacifico e riconoscibile;
  • prevenire infiltrazioni violente e criminali nelle manifestazioni;
  • tutelare l’operato e l’incolumità delle Forze dell’Ordine;
  • assicurare strumenti concreti e tempestivi di contrasto al travisamento.

CONCLUSIONI

Il SINDACATO INDIPENDENTE CARABINIERI chiede a Lei, On. Guido CROSETTO, di voler portare all’attenzione delle competenti Autorità Governative la presente proposta, affinché sia garantito un quadro normativo adeguato alle esigenze di sicurezza, prevenzione e tutela della legalità nelle manifestazioni pubbliche.

Il SIC confida che l’integrazione normativa proposta possa rafforzare, in modo equilibrato e costituzionalmente orientato, la capacità dello Stato di individuare tempestivamente i responsabili di condotte violente, garantendo al contempo la sicurezza degli operatori impegnati nei servizi di ordine pubblico e la distinzione netta tra manifestazione pacifica e azione criminale organizzata.

Con osservanza.

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Proposta sindacale per una tutela costituzionalmente sostenibile degli operatori di polizia. Alternativa allo “scudo penale”

Fluminimaggiore, 5 febbraio 2026

Al Signor Ministro della Difesa
On.le Guido crosetto
e, p.c.
Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri
Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

Oggetto: Proposta sindacale per una tutela costituzionalmente sostenibile degli operatori di polizia. Alternativa allo “scudo penale”

 

Egregio Signor Ministro,

Il Sindacato Indipendente Carabinieri propone una riforma organica delle procedure di accertamento nei casi di uso della forza, fondata sui principi di:

• legalità costituzionale;
• uguaglianza davanti alla legge (art. 3 Cost.);
• indipendenza della magistratura (artt. 101–104 Cost.);
• tutela dei diritti fondamentali degli operatori e dei cittadini.

La proposta non introduce immunità, non limita il controllo giudiziario e non crea corsie privilegiate, ma mira a garantire certezza procedurale, rapidità e trasparenza.

OBIETTIVO

Garantire:
• tutela contro denunce manifestamente strumentali;
• accertamenti tecnici rapidi, imparziali e completi;
• fiducia pubblica nel controllo sull’uso della forza.

1. Priorità procedurale, non privilegi

Misura proposta:
 Inserimento nei criteri organizzativi delle Procure di una corsia prioritaria per i
procedimenti relativi a uso legittimo della forza da parte delle FF.PP.;
 fissazione di termini ordinatori (non perentori) per:
 acquisizione atti urgenti;
 prime consulenze tecniche;
 valutazione preliminare del PM.

Fondamento:
Non si vincola il PM, ma si introduce una priorità organizzativa, come già avviene per
reati sensibili.

2. Standard nazionali per le perizie

Misura proposta:
• Istituzione di linee guida nazionali per:
• balistica forense;
• ricostruzione dinamica;
• medicina legale;
• creazione di un registro nazionale di esperti certificati, senza esclusiva.

Fondamento
Non si crea un “corpo separato”, ma si garantisce uniformità scientifica.

3. Valutazione rafforzata della legittimità

Misura proposta:
 Previsione normativa di un criterio di valutazione qualificato, secondo cui giudice deve tenere conto:
– del contesto operativo,
– del rischio percepito,
– della formazione ricevuta,
– delle procedure in vigore.

Fondamento
Non è una presunzione di innocenza speciale, ma una regola interpretativa, già compatibile con la giurisprudenza.

4. Assistenza legale immediata (senza interferenze)

Misura proposta
 Diritto dell’operatore a essere assistito da un difensore sin dalle prime fasi, senza
interferire con:
– repertazione;
– sequestri;
– rilievi.

Fondamento
È già previsto dall’ordinamento: si rafforza solo la garanzia di effettività.

5. Chiarezza tra responsabilità penale e disciplinare

Misura proposta
• Previsione normativa che distingua espressamente:
• errore procedurale → disciplinare;
• abuso intenzionale → penale.

Fondamento
Si rafforza il principio di proporzionalità, senza indebolire le sanzioni.
6. Bodycam come strumento di tutela reciproca.

Misura proposta
• Introduzione progressiva delle bodycam in operazioni ad alto rischio;
• disciplina nazionale su:
– conservazione,
– accesso,
– utilizzo processuale.

Fondamento
Strumento di garanzia per tutti, non di controllo unilaterale.

7. Sezioni specializzate, non tribunali speciali.

Misura proposta
• Istituzione di sezioni specializzate presso i Tribunali ordinari, con:
• magistrati formati in uso legittimo della forza;
• procedure prioritarie.

 

Una riforma che:
– tutela gli agenti senza impunità;
– garantisce indagini accurate e trasparenti;
– rispetta l’uguaglianza davanti alla legge;
– aumenta la fiducia della società nella polizia e nella giustizia.

Estensore della proposta:

Il Segretario Nazionale Francesco Piero Lo Iacono

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Nota di riflessione e proposta di confronto sul benessere del personale a seguito del grave lutto che ha colpito l’Arma

Fluminimaggiore, 26 gennaio 2026

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Nota di riflessione e proposta di confronto sul benessere del personale a seguito del grave lutto che ha colpito l’Arma.

 

Signor Comandante Generale,

con profonda commozione e sincero dolore apprendiamo dell’ennesima, tragica scomparsa di un nostro fratello in uniforme: un giovane Carabiniere Forestale di soli 25 anni, un figlio, un servitore dello Stato in servizio, venuto a mancare in circostanze che scuotono profondamente tutta la comunità dell’Arma.

Siamo ben consapevoli che, in eventi di questa natura, la catena di comando e Lei personalmente ne siete immediatamente e direttamente informati. Non è dunque nostra intenzione “portare all’attenzione” un fatto che l’Istituzione conosce già con tempestività e responsabilità.

Scriviamo, piuttosto, mossi da un sentimento di rispetto, partecipazione e dovere sindacale, per condividere una riflessione più ampia e strutturata.

Negli ultimi anni, episodi simili  pur nella loro unicità e nella necessità di estrema cautela nel valutarne le cause, delineano un fenomeno complesso e delicatissimo, che non può essere affrontato né con semplificazioni né con letture emotive.

La letteratura scientifica e psicologica più accreditata evidenzia come, nei contesti ad alta responsabilità istituzionale e operativa, soprattutto tra il personale più giovane, possano emergere forme di disagio silente, isolamento, difficoltà di adattamento, carichi emotivi non sempre espressi, distanza dagli affetti, senso di inadeguatezza percepita o di solitudine decisionale.

Come Sindacato Indipendente Carabinieri, abbiamo sempre sostenuto che tali dinamiche vadano trattate con intelligenza, competenza e cautela, ma anche con efficacia, affinché il benessere psicologico non resti un principio astratto, bensì un obiettivo concreto, misurabile e realmente accessibile a tutte le donne e gli uomini dell’Arma, con particolare attenzione ai più giovani.

In questo solco, Signor Comandante Generale, Le rivolgiamo una richiesta che nasce dal massimo rispetto istituzionale e dalla nostra quotidiana esperienza sul territorio, valutare la possibilità di farsi promotore dell’istituzione di un tavolo di confronto strutturato, che coinvolga l’Amministrazione e le realtà associative sindacali presenti, le quali per funzione e prossimità  intercettano spesso in modo diretto e anticipato i disagi del personale.

Un luogo di confronto serio, riservato e competente, non per individuare responsabilità, ma per rafforzare strumenti di ascolto, prevenzione, accompagnamento e comunicazione interna, nel pieno interesse dell’Arma e della sua efficienza operativa.

Riteniamo che un’iniziativa di questo tipo rappresenterebbe un segnale forte di attenzione e maturità istituzionale, capace di trasformare un dolore che colpisce tutti noi in un’occasione di crescita e tutela concreta del capitale umano che costituisce la vera forza della nostra Benemerita.

Con spirito leale, costruttivo e collaborativo, restiamo a disposizione per ogni interlocuzione che Lei vorrà ritenere utile, certi che la tutela dell’uomo e della donna in uniforme sia un valore condiviso e fondante.

Avanti sempre, con forza e dignità.

Con deferente stima e rispetto.

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Accordi sindacali e arretrati per i dirigenti, un intervento parziale che non copre tutte le necessità del ruolo dirigenziale

Fluminimaggiore, 2 gennaio 2025

AL SIG. MINISTRO DELLA DIFESA

Onl.e Guido CROSETTO

ROMA

e p.c. 

AL SIG. COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI

Gen. C.A. Salvatore LUONGO

ROMA

 

OGGETTO:         Accordi sindacali e arretrati per i dirigenti, un intervento parziale che non copre tutte le necessità del ruolo dirigenziale.

___________________

Egregio Signor Ministro,

il Sindacato Indipendente Carabinieri prende atto con la consueta trasparenza e rigore che i recenti accordi sindacali sugli arretrati relativi ai trienni 2018/2020 e 2021/2023 destinati ai dirigenti, pubblicati in Gazzetta Ufficiale in data 31.12.2025, rappresentano un passo formale e circoscritto.

È un riconoscimento delle specificità dirigenziali nel comparto sicurezza e difesa, ma non rappresenta una soluzione complessiva e strutturale.

Il SIC, che ha già in passato sollecitato in sede negoziale l’estensione di istituti economici come l’indennità cyber e strumenti di welfare a tutela della famiglia, già previsti per il personale non dirigente, rileva che la misura adottata, pur costituendo un atto dovuto, si traduce di fatto in un importo una tantum di limitata portata.

Un riconoscimento di circa 2.000 euro per due trienni, che equivale a un euro al giorno, non può essere considerato un adeguato riconoscimento economico delle responsabilità assunte dai dirigenti dell’Arma dei Carabinieri.

Il SIC sottolinea che, pur apprezzando l’impegno istituzionale, continuerà a vigilare affinché si giunga a una reale valorizzazione del ruolo dirigenziale, anche attraverso l’introduzione di nuove indennità accessorie e di misure che garantiscano una tutela complessiva e non frammentaria.

In conclusione, il SIC conferma la propria posizione sindacale: quanto fatto è un punto di partenza, non di arrivo. Il nostro sindacato rimane fermo nel richiedere interventi strutturali e non meri aggiustamenti temporanei, per assicurare che la dignità e le responsabilità dei Dirigenti Carabinieri siano pienamente riconosciute e tutelate.

Con stima,

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Attuazione art. 28 D.L. 48/2025 – Possibilità per gli operatori delle Forze di Polizia di dotarsi di arma per la tutela personale fuori servizio – Adozione del regolamento attuativo e adeguamento dell’art. 73 R.D. 635/1940.

Fluminimaggiore, 15 dicembre 2025

 

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

Al Signor Ministro dell’Interno

Prefetto Matteo Piantedosi

e p.c.

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

 

OGGETTO:  Attuazione art. 28 D.L. 48/2025 – Possibilità per gli operatori delle Forze di Polizia di dotarsi di arma per la tutela personale fuori servizio – Adozione del regolamento attuativo e adeguamento dell’art. 73 R.D. 635/1940.

 

Signori Ministri,

Signor Comandante Generale,

il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC), nel pieno e rigoroso rispetto delle prerogative attribuite alle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari, interviene con la presente esclusivamente nell’ambito della tutela delle condizioni di lavoro, della sicurezza e dell’incolumità del personale, profili che incidono direttamente sulla capacità dell’Arma dei Carabinieri di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica a tutela dei cittadini.

Questa Organizzazione sindacale, nel pieno rispetto delle prerogative e delle funzioni attribuite alle APCSM, interviene con spirito costruttivo e collaborativo, riconoscendo la piena ed esclusiva competenza dell’Amministrazione in materia operativa e tattica, da sempre attenta alla sicurezza e alla tutela dei Carabinieri.

L’azione del SIC si colloca, pertanto, esclusivamente sul piano delle condizioni di lavoro, della sicurezza individuale e della tutela dell’incolumità del personale, ambiti che incidono direttamente sulla serenità professionale dei Carabinieri e che si riflettono in modo immediato sulla sicurezza degli operatori e su una maggiore efficacia e qualità del servizio istituzionale reso alla collettività.

È in tale perimetro, pienamente conforme alle finalità sindacali e alla normativa vigente, che il SIC sottopone alla Vostra attenzione la problematica oggetto della presente.

L’art. 28 del D.L. 11 aprile 2025, n. 48, convertito dalla Legge 9 giugno 2025, n. 80, ha introdotto una rilevante innovazione in materia di porto e detenzione di armi da parte degli agenti di Pubblica Sicurezza anche fuori servizio, riconoscendo la necessità di un adeguamento del quadro normativo alle concrete esigenze di tutela personale degli operatori.

La medesima disposizione, al comma 2, prevede espressamente che con regolamento adottato ai sensi dell’art. 17, comma 2, della Legge 23 agosto 1988, n. 400, entro un anno dall’entrata in vigore della legge di conversione, siano apportate le necessarie modifiche all’art. 73 del Regolamento di esecuzione del T.U.L.P.S. (R.D. 6 maggio 1940, n. 635), al fine di rendere pienamente coerente e operativa la disciplina introdotta dal legislatore.

Ad oggi, tuttavia, tale iter attuativo non risulta ancora completato, determinando una evidente discrasia tra la volontà legislativa e l’effettiva applicazione della norma.

Ne deriva una situazione di incertezza regolamentare che continua a gravare sugli operatori di polizia e, in particolare, sui Carabinieri, chiamati quotidianamente a operare anche in contesti di rischio elevato, senza poter contare su un quadro normativo chiaro, uniforme e definitivamente consolidato.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene non ulteriormente procrastinabile il completamento di tale percorso, poiché la mancata attuazione regolamentare incide direttamente sulla sicurezza individuale del personale, sulla serenità professionale e, indirettamente, sulla qualità, sull’efficacia e sulla performance complessiva del servizio istituzionale reso ai cittadini.

Per tali ragioni, il SIC chiede formalmente:

  • l’immediata adozione del regolamento attuativo previsto dall’art. 28 del D.L. 48/2025, ai sensi dell’art. 17, comma 2, della L. 400/1988;
  • il conseguente adeguamento dell’art. 73 del R.D. 6 maggio 1940, n. 635, al fine di garantire una disciplina chiara, coerente e uniformemente applicabile su tutto il territorio nazionale, un indirizzo istituzionale univoco, che consenta agli operatori di polizia di operare in condizioni di piena certezza giuridica e di adeguata tutela personale.

Alla luce di quanto rappresentato, il Sindacato Indipendente Carabinieri confida in un intervento tempestivo e coordinato da parte delle Autorità competenti, volto a completare l’iter regolamentare previsto dal legislatore e a restituire certezza normativa, uniformità applicativa e piena tutela agli operatori della sicurezza.

Nel ribadire il massimo rispetto per i ruoli istituzionali e nella convinzione che una leale e fattiva collaborazione tra Amministrazione e rappresentanza sindacale costituisca un valore aggiunto per l’intero sistema sicurezza del Paese, il SIC resta a disposizione per ogni contributo tecnico e di approfondimento ritenuto utile.

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Ritardi nell’iter autorizzativo per il conferimento del grado superiore. Richiesta di intervento

Fluminimaggiore, 12 dicembre 2025

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Ritardi nell’iter autorizzativo per il conferimento del grado superiore. Richiesta di intervento.

 

Spettabile Signor Comandante Generale,

questa Organizzazione Sindacale, nel solco di una leale e costruttiva collaborazione istituzionale, ritiene doveroso sottoporre alla Sua autorevole attenzione una problematica che, da tempo, viene segnalata con crescente preoccupazione da numerosi appartenenti all’Arma dei Carabinieri, afferente ai ritardi che caratterizzano l’iter amministrativo per il conferimento del grado superiore nei diversi ruoli.

In particolare, anche in presenza della formale sottoscrizione della dichiarazione attestante l’assenza di motivi ostativi, il procedimento risulta spesso gravato da tempistiche eccessivamente dilatate, che non appaiono coerenti né con i principi di efficienza e buon andamento dell’azione amministrativa, né con il livello di modernizzazione e digitalizzazione che l’Amministrazione ha progressivamente perseguito negli ultimi anni.

Tale inefficienza determina ritardi non giustificabili nel riconoscimento del grado e nel conseguente adeguamento economico, con evidente pregiudizio sia sotto il profilo morale che patrimoniale per il personale interessato.

Risulta oggettivamente penalizzante che il grado venga indossato solo dopo attese eccessivamente prolungate e che i correlati incrementi retributivi siano soggetti a dilazioni temporali sproporzionate rispetto ai termini massimi previsti dall’ordinamento vigente.

Alla luce delle criticità sopra rappresentate, questa Organizzazione Sindacale chiede un intervento volto a:

 

  • favorire una tempestiva azione delle Autorità competenti, ivi compresi il Ministero della Difesa e il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, finalizzata a velocizzare, razionalizzare e rendere più efficaci i controlli amministrativi connessi al conferimento del grado superiore;
  • promuovere l’adozione di procedure pienamente digitalizzate, protocolli operativi chiari e tempistiche certe, in linea con il processo di modernizzazione tecnologica già avviato e con le esigenze operative del personale;
  • garantire la pubblicazione trasparente, sui portali istituzionali, dei tempi medi ed effettivi di definizione delle istruttorie, al fine di assicurare un controllo diffuso e verificabile da parte degli interessati;
  • assicurare il rigoroso rispetto dei termini massimi previsti dall’ordinamento amministrativo, prevedendo, ove necessario, adeguati strumenti di tutela a favore dei dipendenti che subiscano ritardi ingiustificati.

 

A sostegno della presente richiesta, si richiamano alcune disposizioni fondamentali dell’ordinamento:

Legge 7 agosto 1990, n. 241 – Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi

  • 1 l’attività amministrativa deve ispirarsi ai criteri di efficacia, efficienza, trasparenza e tempestività;
  • 2, comma 1: ogni procedimento amministrativo deve concludersi con un provvedimento espresso;
  • 2, comma 4: per i procedimenti complessi i termini possono superare i 90 giorni, ma non eccedere i 180 giorni;
  • 2, comma 7: la sospensione dei termini procedimentali è consentita una sola volta e per un periodo non superiore a 30 giorni;
  • 2-bis: è prevista la responsabilità risarcitoria in caso di ritardo nell’adozione del provvedimento.

Legge 11 febbraio 2005, n. 15, che ha riformato la Legge n. 241/1990, rafforzando i principi di certezza dei tempi e di partecipazione procedimentale.

  • 97 della Costituzione, che sancisce i principi di buon andamento e imparzialità dell’amministrazione, imponendo un’azione pubblica efficiente, trasparente e tempestiva.

 

La dottrina amministrativa ha più volte evidenziato come tali principi trovino applicazione anche nei procedimenti interni alle amministrazioni militari, pur nel rispetto delle specificità ordinamentali.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri confida che un Suo autorevole intervento possa consentire un tempestivo riallineamento delle procedure interne dell’Arma dei Carabinieri, garantendo al personale avente diritto il riconoscimento del grado e dei connessi effetti economici nei tempi previsti, nel pieno rispetto della dignità professionale e del buon andamento dell’Istituzione.

Il Sindacato resta a disposizione per partecipare a ogni tavolo di confronto istituzionale che l’Amministrazione vorrà attivare al fine di individuare soluzioni condivise a una problematica ormai non più differibile.

Con immutata e incondizionata stima,

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Osservazioni tecniche sulla proposta di costituzione del Dipartimento Sanitario della Difesa e tutela della specificità sanitaria dell’Arma dei Carabinieri

 

Fluminimaggiore, 9 dicembre 2025

 

OGGETTO:  Osservazioni tecniche sulla proposta di costituzione del Dipartimento Sanitario della Difesa e tutela della specificità sanitaria dell’Arma dei Carabinieri

 

Al Signor Ministro della Difesa

On.le Guido Crosetto

e, p.c

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

 

Ministro, Comandante Generale,

 

il SIC – Sindacato Indipendente Carabinieri, nel prendere visione delle interlocuzioni avviate presso lo Stato Maggiore della Difesa circa l’ipotesi di un Dipartimento Sanitario della Difesa a ordinamento centralizzato, formula le seguenti osservazioni tecniche a tutela della specificità dell’Arma e della sicurezza del personale.

La sanità militare dell’Arma non è un settore amministrativo: è un pilastro della sicurezza nazionale.

L’Arma dei Carabinieri, pur appartenendo alle Forze Armate, esercita funzioni di Sicurezza, Ordine Pubblico e Polizia Giudiziaria che nessuna altra Forza Armata svolge.

La sua struttura territoriale – unica nel Paese – rappresenta un modello di prossimità, continuità operativa e tutela del cittadino che non può essere trattato secondo parametri indistinti o sovraforze.

  1. La specificità sanitaria dell’Arma non può essere omologata

Il personale sanitario dell’Arma:

  • opera nei contesti operativi più esposti del territorio;
  • supporta attività di Ordine Pubblico, investigazione e sicurezza;
  • garantisce risposta immediata ai reparti territoriali e speciali;
  • è integrato nella catena di comando tipica dell’Arma, fondata su rapidità e prossimità.

Un Dipartimento Sanitario unico comporterebbe rischi concreti:

  • disallineamento tra esigenze operative e struttura sanitaria;
  • perdita del modello sanitario integrato nell’Arma;
  • dissoluzione dello status di Carabiniere del personale sanitario, elemento identitario e funzionale;
  • lentezze decisionali incompatibili con l’operatività quotidiana.

La specificità dell’Arma non è negoziabile perché coincide con la tutela della collettività.

  1. Una riforma centralizzata in piena crisi di organico aggraverebbe la sicurezza nazionale

L’Arma sta vivendo la più grave crisi di organico della sua storia recente.

A fronte di aggressioni ai Carabinieri quadruplicate, i reparti lavorano con numeri ridotti e turni che superano ogni compatibilità.

In questo quadro, ogni Carabiniere infortunato o aggredito che viene avviato a CMO/CMV resta fermo per mesi, spesso per inerzia procedurale, nonostante la volontà di rientrare in servizio per garantire la sicurezza dei cittadini.

Questo significa:

  • reparti ulteriormente scoperti;
  • aumento dei carichi di lavoro per chi resta;
  • diminuzione della capacità operativa sul territorio;
  • rischio per la continuità del presidio di legalità nel Paese.

Un Dipartimento Sanitario unico, costruito secondo logiche valide per Esercito, Marina o Aeronautica, aggraverebbe i tempi di valutazione e recupero del personale dell’Arma, compromettendo ancora di più la sicurezza dei cittadini.

Trattare chi fa polizia come chi non la fa è un errore strutturale.

  1. Ambiguità della futura dipendenza gerarchico-operativa

Dalla documentazione attualmente nota non risulta definito:

  • se il personale sanitario manterrà piena dipendenza gerarchica dai Comandi dell’Arma;
  • se verrà inserito in una catena interforze esterna all’Arma;
  • quale sarà il rapporto nei servizi operativi di ordine pubblico e nelle operazioni speciali;
  • chi risponderà dei conflitti di competenze.

Una riforma senza chiarezza sulla catena di comando espone il personale a rischi operativi, disciplinari, amministrativi e persino penali.

  1. Violazione del pluralismo sindacale e mancata convocazione del SIC

Si rileva, con rammarico, che il tavolo di confronto attivato sulla riforma sanitaria non ha incluso tutte le APCSM iscritte all’albo, tra cui il SIC.

Tale esclusione:

  • contrasta con l’art. 39 Cost.;
  • contrasta con l’art. 5, comma 4, della L. 46/2022;
  • genera una discriminazione sindacale non prevista dall’ordinamento;
  • altera la parità di dignità tra sigle che la legge impone.

Una riforma di tale portata non può essere definita senza ascoltare l’intero pluralismo sindacale previsto dalla normativa vigente.

  1. La posizione del SIC: riformare sì, ma con metodo e rispetto dell’operatività dell’Arma

Il SIC propone che:

la sanità dell’Arma resti pienamente integrata nelle sue catene di comando;

il personale sanitario mantenga lo status di Carabiniere;

vengano ridotti drasticamente i tempi di recupero dei militari in attesa di giudizio medico;

venga garantita la prossimità territoriale degli assetti sanitari;

le riforme siano condivise con tutte le APCSM iscritte all’albo, come prevede la legge.

 

Ministro, Comandante Generale, la tutela della specificità dell’Arma non è solo una questione sindacale: è una questione di sicurezza nazionale.

Una riforma sanitaria che non tenga conto della realtà operativa dei Carabinieri rischia di produrre effetti gravi e permanenti sul funzionamento dell’Istituzione, sui reparti e sulla sicurezza dei cittadini.

Il SIC ribadisce la massima disponibilità a un confronto tecnico, trasparente e completo, nel pieno rispetto della legge e dell’interesse dell’Arma.

Con osservanza,

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