Tra polemiche mediatiche e verità istituzionale l’arma resta presidio di legalità e dignità sociale

Il Sindacato Indipendente Carabinieri prende atto del contenuto dell’articolo pubblicato ieri dal quotidiano L’Unità, nonché della tempestiva e netta smentita diramata dal Comando Generale dell’Arma, che ha definito “prive di fondamento” e “gravemente lesive della dignità dell’Istituzione” le affermazioni contenute nel pezzo.

Nel rispetto del pluralismo informativo e della libertà di stampa, riteniamo tuttavia imprescindibile chiarire un principio non negoziabile.

L’Arma dei Carabinieri non è una figura da narrazione giornalistica, ma un sistema operativo di Legalità, Sicurezza e Civiltà, radicato nel tessuto democratico del Paese.

Ogni Carabiniere, ogni Donna e ogni Uomo in divisa, rappresenta sul territorio un modulo attivo della Repubblica, un presidio vivo dello Stato, un argine visibile contro l’illegalità, un’interfaccia diretta tra Istituzione e cittadino.

In un contesto sociale e informativo sempre più polarizzato, dove l’algoritmo conta più della verità, è necessario riportare al centro il dato oggettivo.

L’Arma dei Carabinieri non è solo una forza di Polizia, ma un pilastro morale e costituzionale che garantisce, ogni giorno, diritti, libertà, sicurezza e umanità.

Il Comando Generale, cui va il nostro rispetto, rappresenta la centrale etica, strategica e funzionale dell’Arma, ed è garante della coerenza istituzionale dell’intero sistema.

Il SIC, in qualità di associazione professionale a carattere sindacale che rappresenta e tutela quelle donne e uomini dell’Arma, non permette che venga scalfita la credibilità del servizio reso, né consente che si costruiscano narrazioni che indeboliscano la fiducia tra cittadini e chi è chiamato a difenderli. Non abbiamo bisogno di titoli eclatanti per legittimare il nostro operato.

Abbiamo bisogno di verità, onestà e rispetto reciproco.

Perché chi indossa la divisa, ogni giorno, non cerca riflettori, ma Giustizia.

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Ripristinato l’impianto di climatizzazione presso gli uffici del ROS. Un risultato del SIC!

Il Sindacato Indipendente Carabinieri informa che, oramai da due giorni, è stato ripristinato il funzionamento dell’impianto di climatizzazione nei locali adibiti a uffici del Servizio Centrale IV Reparto Investigativo e del Reparto Indagini Telematiche del Raggruppamento Operativo Speciale, presso la Caserma “Talamo”.

Si tratta di un risultato importante, ottenuto grazie all’impegno del Sindacato nel dialogo con l’Amministrazione e nella costante vigilanza sulle condizioni di lavoro.

Il Sindacato ha tra i suoi principali obiettivi proprio quello di promuovere e tutelare il benessere dei lavoratori, migliorando le condizioni di lavoro, sia dal punto di vista contrattuale che sociale.

Il corretto funzionamento degli impianti di climatizzazione non è un semplice dettaglio, ma un aspetto fondamentale per garantire ambienti salubri, sicuri e dignitosi, soprattutto nei periodi caratterizzati da temperature elevate.

Auspichiamo che l’impianto di climatizzazione venga riparato, quanto prima possibile, anche presso le camere dello stesso stabile, al fine di consentire ai militari lì accasermati il giusto e adeguato riposo.

Cogliamo l’occasione per ricordare che il sindacato è sempre disponibile ad accogliere segnalazioni, proposte e problematiche da parte di tutto il personale, con l’obiettivo di promuovere e tutelare i diritti e il benessere dei lavoratori militari.

Invitiamo, infine, chi non lo avesse ancora fatto, a considerare l’iscrizione al sindacato, perché una rappresentanza forte nasce dalla partecipazione consapevole di tutti.

Per il Sindacato Indipendente Carabinieri il benessere sul lavoro è una priorità. L’aria condizionata è tornata, grazie all’impegno collettivo. Insieme si può!

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Dopo sei anni firmato il contratto per i dirigenti dell’Arma. Il SIC prende atto del risultato, riconosce il ruolo del SIM CC e rilancia sul 2024/2026

AL SIGNOR MINISTRO DELLA DIFESA

On. Guido Crosetto

 

AL SIGNOR MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Sen. Paolo Zangrillo

 

AL SIG. COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI

Gen. C.A. Salvatore LUONGO

 

 

Oggetto: Dopo sei anni firmato il contratto per i dirigenti dell’Arma. Il SIC prende atto del risultato, riconosce il ruolo del SIM CC e rilancia sul 2024/2026

In data 6 agosto 2025 è stato finalmente firmato il primo contratto per l’area negoziale dirigenziale dell’Arma dei Carabinieri, riferito ai trienni ormai trascorsi 2018/2020 e 2020/2023.

Era ora.

Dopo sei anni di attesa, il comparto dirigente riceve una prima intesa economica che seppur tardiva segna l’avvio di un percorso che il nostro sindacato auspicava da tempo.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) prende atto con rispetto istituzionale del risultato raggiunto e riconosce il ruolo svolto dal SIM Carabinieri, unica sigla dell’Arma presente al tavolo dell’area dirigenziale, nella definizione dell’accordo.

Ma proprio in nome della nostra serietà sindacale e della nostra autonomia, sentiamo il dovere di rappresentare con chiarezza ciò che riteniamo lo stato effettivo delle cose.

Un contratto economico che non restituisce, né simbolicamente né sostanzialmente, la giusta dignità professionale ed economica ai dirigenti militari dell’Arma.

Apprezziamo l’impegno dell’Amministrazione e del Governo per aver consentito questo primo passo, ma non ci sottraiamo né mai lo faremo dal ruolo critico e costruttivo che spetta a un sindacato serio, libero e indipendente. E questo significa anche dire, con onestà, che i sei anni di ritardo e l’esiguità dell’importo economico previsto non possono essere considerati soddisfacenti.

Il contratto sottoscritto per i trienni 2018/2020 e 2020/2023 prevede un trattamento economico accessorio una tantum che si attesta attorno a 2.000 euro netti per ciascun dirigente, pari a poco più di un euro al giorno per ogni triennio, peraltro non stabilizzato.

Una cifra che non rispecchia in alcun modo le responsabilità giuridiche, operative e decisionali dei dirigenti delle Forze di Polizia ad ordinamento militare.

È stato apprezzato il tentativo di estendere ai dirigenti alcuni istituti economici già previsti nel D.P.R. 57/2022, come l’indennità cyber, richiesta a più riprese anche dal nostro sindacato. Ma questo sforzo resta isolato e insufficiente.

A tutt’oggi:

  • Non trovano applicazione ai dirigenti delle FFAA le disposizioni di legge sulle indennità da performance o legate al raggiungimento degli obiettivi, comprese quelle connesse al PNRR 1.
  • Permane la totale assenza di tutele per i dirigenti dichiarati inidonei al servizio per motivi di salute, sia che la causa sia di servizio sia che non lo sia 2.
  • Non è mai stato attivato alcun sistema di previdenza dedicata, strumento che invece rappresenterebbe una leva fondamentale per valorizzare la carriera dirigenziale nel comparto Difesa e Sicurezza.
  • Permane la necessità di estendere l’indennità Cyber a tutti i militari impiegati per la sicurezza informatica dell’Arma (ad es Capi seziine Taes/Cst e militari addetti) e di istituire un’identità specifica per i militari posti a tutela dell’ambiente.

Il SIC si farà promotore attivo affinché il prossimo tavolo negoziale relativo al triennio 2024/2026 venga aperto immediatamente e non subisca nuovi ritardi.

Il nostro obiettivo è chiaro ottenere un contratto che riconosca realmente il valore, la complessità e la delicatezza del ruolo dirigenziale.

È giunto il momento di:

  • stabilizzare gli istituti economici introdotti con questo contratto;
  • istituire nuove indennità accessorie che valorizzino la specificità militare e le peculiarità o- operative dell’Arma dei Carabinieri;
  • garantire tutele concrete anche ai dirigenti in condizioni di inidoneità permanente;
  • colmare il vuoto previdenziale con l’attivazione della previdenza dedicata per tutto il personale delle Forze Armate;
  • riconoscere pienamente l’unicità dell’Arma dei Carabinieri, Forza Armata a ordinamento militare con competenza generale e permanente anche in ambito di pubblica sicurezza e tutela ambientale.

Con rispetto, con visione e con determinazione, il SIC proseguirà il suo impegno per valorizzare ogni Dirigente associato, garantendo ascolto, rappresentanza e tutela.

E continuerà a farlo senza timori, senza ambiguità e senza compromessi.

[1] Vedasi circolare nr. 1 in data 3/01/2024 della Ragioneria Generale dello Stato che ha dettato alcune disposizioni applicative volte al raggiungimento dei predetti obiettivi, prevedendo tra l’altro, la possibilità di attribuire una quota non inferiore al al 30% della retribuzione di risultato in favore di quei dirigenti/preposti all’attività di liquidazione che raggiungano gli suddetti di pagamento nei 30 giorni dall’emissione della fattura

[2] Ai  sensi dell’art. 930, co. 1-sexies del COM non hanno la possibilità di transitare nella dirigenza pubblica. Nel grado di Maggiore e Ten. Col. devono accettare di transitare nei ruoli civili del Ministero della difesa venendo demansionati nel medesimo incarico previsto per i Capitani (quello di funzionario), mentre nel grado da Colonnello in su non hanno alcuna possibilità di transito e di tutela.

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Roma, aeroporto di Fiumicino: passeggeri aggrediscono addetti dei check-in

L’ennesimo grave episodio consumatosi all’aeroporto di Fiumicino, dove passeggeri in ritardo hanno aggredito il personale ai check-in, conferma una verità che non possiamo più ignorare: la violenza è ovunque, verso chiunque serva lo Stato o la collettività.

Il bersaglio non sono più solo le Forze dell’Ordine, ma anche operai, addetti ai servizi, autisti, insegnanti, personale sanitario, impiegati.

Una società che esplode contro chi lavora è una società allo sbando.

E in uno scalo internazionale come Fiumicino, il più importante d’Italia, è inaccettabile che accada tutto questo senza una presenza adeguata di Forze dell’Ordine.

In uno scenario tanto esposto quanto delicato come quello aeroportuale, non possiamo non riconoscere il lavoro eccezionale svolto quotidianamente da Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza e da tutte le Forze dell’Ordine presenti a Fiumicino.

Controlli, prevenzione, interventi su aggressioni, furti, situazioni critiche, fino alla gestione del rischio terrorismo, loro sono il vero baluardo di sicurezza in un luogo dove ogni giorno passano migliaia di persone e può accadere di tutto.

Con organici ridotti, la sicurezza non si garantisce: si rincorre, si reprime, si arriva tardi.

I FONDI SI TROVANO PER TUTTO…

Tranne che per ciò che conta davvero, la Sicurezza dei cittadini e la dignità di chi indossa una divisa.

Il SIC sarà forse solo un granello di sabbia nel mare, ma sarà quella voce che non tace, quella voce che si farà portavoce di questi episodi, quella voce che condanna ogni forma di violenza e criminalità.

Esprimiamo massima solidarietà agli operatori aggrediti, e ribadiamo che noi Carabinieri, oggi più che mai, stiamo dalla parte dei cittadini.

 

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Napoli, il TAR dice NO alle zone rosse. E la criminalità ringrazia

Apprendiamo con amarezza della decisione del TAR Campania, che a Napoli ha annullato l’istituzione della cosiddetta “zona rossa”, uno strumento che il Governo ha messo a disposizione dei Prefetti  per ristabilire Legalità e Sicurezza in territori ormai ostaggio della criminalità.

Come Sindacato Indipendente Carabinieri denunciamo da tempo la presenza in molte città italiane di zone franche, dove il controllo del territorio è stato ceduto di fatto  a delinquenza, baby gang e spaccio. In questi contesti, non sono i criminali a sentirsi limitati nei propri movimenti, ma i cittadini onesti, costretti a barricarsi in casa, mentre i nostri figli e i nostri anziani perdono il diritto di vivere lo spazio pubblico in serenità e sicurezza.

Gli anziani che vorrebbero uscire la sera per una passeggiata.

I bambini che avrebbero diritto a giocare senza paura.

Le famiglie che smettono di credere che lo Stato possa proteggerle.

Il modello delle “zone rosse” non è nato a Napoli. È stato già adottato in città come Milano, Roma, Bologna e Firenze, su decisione di diversi Prefetti, come risposta concreta a fenomeni di degrado urbano e pericolo diffuso. Questo sistema ha già prodotto risultati tangibili,  migliaia di controlli, centinaia di provvedimenti di allontanamento e una sensibile diminuzione delle aggressioni verso le forze dell’ordine, proprio grazie a una maggiore presenza e visibilità dello Stato nei territori più critici.

Pur nel rispetto dell’autonomia della giurisdizione amministrativa, non possiamo far finta che certe decisioni non abbiano un impatto diretto sulla percezione di sicurezza dei cittadini onesti e sull’operatività delle forze dell’ordine.

Dove lo Stato arretra, qualcun altro avanza. E non sono certo le famiglie, gli anziani o i bambini.

Noi stiamo dalla parte dei cittadini perbene, delle famiglie, dei carabinieri e delle forze dell’ordine che ogni giorno presidiano il territorio, senza retorica e senza protezione.

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Condizioni ambientali inaccettabili presso il ROS – Richiesta di intervento urgente sul sistema di climatizzazione

 

Fluminimaggiore, 28 luglio 2025

 

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

 

OGGETTO:  Condizioni ambientali inaccettabili presso il ROS – Richiesta di intervento urgente sul sistema di climatizzazione.

 

Illustrissimo Signor Comandante Generale,

 

questa Associazione Professionale a Carattere Sindacale dei Carabinieri (APCSM), iscritta all’Albo ex art. 1478 del D.Lgs. 66/2010, è da tempo destinataria di numerose e circostanziate segnalazioni da parte del personale del Raggruppamento Operativo Speciale  in particolare del Reparto Indagini Telematiche (RITEL) e del IV Reparto Investigativo circa l’assoluta impossibilità di utilizzare il sistema di climatizzazione presso i locali ove prestano servizio e presso gli alloggi in cui sono accasermati.

La situazione, già segnalata da mesi, non ha ricevuto alcuna soluzione concreta, né interventi tecnici risolutivi né comunicazioni chiare e ufficiali da parte dell’Amministrazione. Il malfunzionamento del sistema riguarda tutto il piano terra dell’immobile, dove operano i due Reparti, e si estende ai piani superiori, dove sono ubicati gli alloggi dei militari provenienti anche dalla Scuola di Perfezionamento al Tiro, dall’Officina del Reggimento Lazio e da altri Reparti ROS della Caserma “Talamo”.

Le temperature elevate registrate da giugno aggravate dalla presenza massiva di apparecchiature elettroniche rendono insostenibile la permanenza negli ambienti di lavoro e di riposo, con evidenti ripercussioni sulla salute, sull’efficienza operativa e sul diritto al recupero psicofisico. I militari hanno dovuto autonomamente dotarsi di ventilatori, a riprova dell’assenza di soluzioni istituzionali efficaci.

La gravità del disagio che si ripete ogni anno  denuncia un fallimento sistemico nella gestione del contratto di manutenzione, presumibilmente viziato da rigidità operative o clausole che impediscono perfino la sostituzione di una semplice scheda. Tale gestione inefficiente, basata su interventi tampone, non solo espone il personale a gravi rischi per la salute, ma produce sprechi di denaro pubblico e una perdita di credibilità dell’apparato tecnico-logistico dell’Amministrazione.

Il Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, impone al datore di lavoro di assicurare condizioni ambientali adeguate, anche mediante sistemi di ventilazione e climatizzazione. L’allegato IV del medesimo Decreto è chiaro, i locali devono essere mantenuti in condizioni microclimatiche idonee alla salute e al benessere dei lavoratori, soprattutto quando si tratta di ambienti ad alta densità di dispositivi e personale.

Si chiede pertanto formalmente alla S.V. un intervento urgente e diretto, con l’attivazione immediata degli uffici competenti, affinché entro e non oltre 15 giorni dalla presente:

  1. Venga ripristinata la piena funzionalità del sistema di climatizzazione presso i locali indicati
  2. Sia effettuata una verifica ispettiva sulla gestione dell’appalto manutentivo;

 

  1. Siano comunicate ufficialmente le misure correttive adottate, in ottemperanza ai requisiti minimi di legge e al dovere morale verso il personale impiegato in Reparti di eccellenza dell’Arma.

 

Investire nel benessere dei Carabinieri non è una concessione, ma un dovere istituzionale.

Garantire un ambiente salubre e funzionale significa rispettare chi ogni giorno tutela lo Stato con competenza e sacrificio.

Con i più deferenti ossequi.

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Val di Susa: attaccano chi difende lo Stato. E’ guerra alla civiltà e al progresso

Ieri, in Val di Susa, criminali travestiti da attivisti hanno perpetrato l’ennesimo attacco coordinato e strumentale contro i cantieri dell’Alta Velocità e contro le Forze dell’Ordine ivi impiegate.

Durante l’azione sono stati abbattuti recinti e barriere con attrezzi metallici, incendiati container, bagni chimici e materiale di cantiere, bloccati tratti dell’autostrada A32 con falò e ostacoli, lanciati contro i reparti schierati pietre, bombe carta, bulloni e oggetti metallici, utilizzate tecniche di frammentazione e accerchiamento tipiche della violenza politica organizzata.

Si è trattato di un’azione violenta deliberata, pianificata per colpire i rappresentanti dello Stato in divisa. Non esistono attenuanti. Non esistono interpretazioni ideologiche. Il SIC non condivide l’uso strumentale di termini come “attivismo” o “protesta civile” quando ci si trova di fronte a comportamenti eversivi.

Chi aggredisce con violenza il personale in uniforme e mette in pericolo l’incolumità pubblica non è un attivista, è un criminale.

Il SIC chiede: applicazione immediata del Decreto Sicurezza, con arresto e processo per tutti i soggetti coinvolti in violenze e danneggiamenti, attivazione urgente di un protocollo di prevenzione operativa per i servizi in aree a rischio conflittuale, potenziamento delle dotazioni di protezione individuale, a tutela dell’incolumità fisica degli operatori. “Lo Stato si difende e chi lo serve si tutela.”

Non accettiamo zone franche, né ambiguità politiche.

Pretendiamo che chi aggredisce lo Stato sia perseguito, non tollerato.

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Continua la “caccia” alle Forze dell’Ordine. Ma i “cacciatori” non sono solo i delinquenti

Roma, un piromane tenta di dare fuoco a due volanti della Polizia.

Ascoli Piceno, Carabinieri inseguono auto con a bordo dei pregiudicati. Il veicolo in fuga finisce in un burrone ed i militari si ritrovano indagati.

Episodi che riportano alla memoria tanti altri fatti di cronaca degli scorsi mesi e che, ad una lettura attenta, presentano un comune denominatore.

Ovvero, un’avversione sempre più visceralizzata nei confronti delle Forze dell’Ordine.

E non solo da parte dei delinquenti.

Una certa parte dei cittadini (piccola fortunatamente), una certa parte della Politica, una certa parte della Magistratura, punta sempre più spesso il dito contro Carabinieri e Poliziotti, come se i cattivi fossero sempre ed esclusivamente loro.

Si organizzano corsi per ragionare su come eliminare le istituzioni delle Forze dell’Ordine.

Si indagano operatori che hanno rischiato la vita per bloccare chi, attimi prima, aveva messo in pericolo vite umane.

Si tace su un certo modo ultra-violento di manifestare in piazza.

Perché, tanto, in quei contesti, i veri delinquenti non sono quelli con il volto travisato e con in mano spranghe e molotov…ma sono quelli che indossano la divisa.

Il SIC torna a ribadire con forza che è necessario un cambio di passo, che sia, prima di tutto culturale.

Chiediamo che le Istituzioni condannino trasversalmente l’illegalità e la violenza.

Che nessuno taccia ambiguamente per mere strategie politiche.

Non basta la retorica nei giorni delle commemorazioni, servono azioni concrete.

E se non arriveranno, il SIC è pronto alla mobilitazione, con ogni forma democratica e legittima con assemblee pubbliche, denunce delle inefficienze, richieste ufficiali al Parlamento e al Governo.

Chi oggi indossa la divisa lo fa con senso del dovere, ma anche con una dignità che non accetta più compromessi.

Il nostro giuramento non è silenzio. È servizio. E oggi quel servizio pretende giustizia.

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NO ai Comandanti di corpo nelle APCSM. La Rappresentanza sindacale militare non può essere contaminata da vecchi sistemi che appartenevano al CO.CE.R.

“Chiedere che i Comandanti di Corpo assumano ruoli dirigenziali nelle APCSM è un attacco alla credibilità della rappresentanza sindacale militare.”

Il SIC esprime ferma opposizione al contenuto della lettera sottoscritta da 18 APCSM, indirizzata ai Ministeri competenti.

Tra le proposte avanzate, spicca con particolare gravità la richiesta di modificare l’attuale quadro normativo per consentire ai Comandanti di Corpo e ad altri ufficiali a ricoprire cariche dirigenziali nelle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM).

Il Codice dell’ordinamento militare (Decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66) e le leggi specifiche sulle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, stabilisce che i comandanti di corpo, e in generale i vertici delle forze armate, non possono essere iscritti o ricoprire cariche all’interno di queste associazioni.

Questi divieti sono motivati dalla necessità di garantire l’imparzialità e la neutralità delle forze armate, evitando possibili conflitti di interesse tra il ruolo di comando e l’attività sindacale. Inoltre, si vuole preservare la coesione e la disciplina interna, che potrebbero essere compromesse da un coinvolgimento diretto dei vertici nell’azione sindacale.

Esistono limitazioni specifiche per coloro che ricoprono ruoli di comando e vertice, proprio per garantire il corretto funzionamento e l’efficacia delle istituzioni militari.

Si tratta di un divieto chiaro e diretto, introdotto per impedire qualsiasi commistione tra potere gerarchico e funzione sindacale.

Non è interpretabile. Non è aggirabile.

Al di fuori di queste figure esplicitamente incompatibili, esistono altre situazioni di forte inopportunità.

È il caso, ad esempio, di Ufficiali in servizio presso uffici disciplina, trasferimenti, contenzioso e avanzamento.

In qualunque ordinamento moderno, chi esercita funzioni di autorità sul personale non dovrebbe rappresentarne contemporaneamente gli interessi sindacali.

È un principio di neutralità funzionale che garantisce credibilità, rispetto e trasparenza.

COSA NASCONDE QUELLA LETTERA?

Oltre ad avanzare una richiesta palesemente contraria ai principi di razionalità e trasparenza necessari nella Pubblica Amministrazione, la lettera delle 18 sigle propone:

☆ trattamenti economici riservati per dirigenti sindacali;

☆ accesso facilitato a impieghi esterni e internazionali;

☆ tutele giuridiche e previdenziali di favore;

☆una sovrapposizione tra autorità gerarchica e funzione rappresentativa.

Tutto questo non rafforza la rappresentanza sindacale militare ma la indebolisce, intaccandone le funzioni prioritarie di giusta tutela dei diritti da salvaguardare e tutelare.

È un tentativo di restaurare il modello anacronistico della rappresentanza militare, archiviato dalla Legge 46/2022.

IL SIC NON PUÒ RIMANERE INDIFFERENTE A QUESTA ASSURDA ED INACCETTABILE PROPOSTA.

Il SIC difende i principi che giustificano la nostra stessa esistenza ovvero:

  • libertà sindacale reale, non nominale;
  • autonomia e rispetto della dignità dei lavoratori con le stellette.

Il SIC svolgerà l’attività  sindacale senza compromessi e senza  ambiguità.

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Un altro Carabiniere decide di togliersi la vita. Il silenzio non ci appartiene

Il SIC esprime profondo dolore per la scomparsa del Carabiniere Simone Mastrogiacomo, 22 anni, effettivo alla Tenenza CC di Tradate, che si è tragicamente tolto la vita a Campobasso, la sua città natale.

Un gesto estremo che lascia un inspiegabile vuoto interiore, ma che non può essere ignorato e sottovalutato per la sua tragicità.

Simone era un giovane servitore dello Stato, un collega.

E oggi, davanti a questa tragedia, non possiamo limitarci ad esprimere un semplice cordoglio.

Non possiamo stare in silenzio, perché il silenzio non ci appartiene.

Il SIC si stringe con rispetto e vicinanza alla famiglia, ai colleghi e agli amici di Simone.

Ogni perdita è anche un richiamo.

Un richiamo a non lasciare nessuno indietro.

A non voltarsi dall’altra parte quando un collega soffre.

A non accettare che un ragazzo in divisa scelga di morire nel silenzio.

Ogni vita spezzata è un dovere di memoria.

Ogni collega che ci lascia è un dovere di coscienza.

Il comportamento suicidario è complesso e comprende non solo il suicidio compiuto, ma anche il tentativo di uccidersi e l’ideazione suicidaria, segnali di un disagio intenso.

Non avviene mai senza preavviso e cela una profonda sofferenza interiore. Bisogna saper cogliere gesti e parole, mai insignificanti, che lo preannunciano.

“Chi si suicida non vuole morire, vuole soltanto fermare il dolore insopportabile. Ha il pensiero paralizzato, non vede alternative. Ha un animo disperato e la disperazione invade la sua facoltà mentale. Non ragiona lucidamente. Ha perduto la sua immagine, ha incontrato uno specchio in frantumi“.

A tutti i colleghi che vivono momenti difficili, che sentono il peso del silenzio e della solitudine non esitate a contattarci.

Il SIC è presente.

Abbiamo predisposto un servizio di ascolto e di supporto psicologico, attivo 24 ore su 24.

NESSUN MILITARE DEVE SENTIRSI SOLO.

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