Fenomeno suicidiario nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia. Richiesta apertura di un tavolo tecnico permanente interministeriale.

Fluminimaggiore, 22 settembre 2025

AL SIGNOR MINISTRO DELLA DIFESA
On. Guido Crosetto
e, p.c.
AL SIG. COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI
Gen. C.A. Salvatore LUONGO

Oggetto: Fenomeno suicidiario nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia. Richiesta apertura di un tavolo tecnico permanente interministeriale.

Illustrissimo Signor Ministro,
in relazione ai numerosi suicidi registratesi nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia, ci rendiamo conto di quanta ignavia vi sia nel volere affrontare nei modi più corretti l’annoso
problema.
Si ha la sensazione che le motivazioni in essere siano troppo spinose per poterle esaminare e giungere ad una possibile spiegazione.
Ancora oggi il problema sussiste ed è più che mai attuale, ma si è ancora lontani dalle ipotetiche soluzioni, atteso che non pare vi sia una reale volontà dirimente da parte delle Autorità preposte.
Tutto gira intorno ad ipotesi aleatorie che allontanano lo sguardo dal vissuto reale dei cittadini in divisa.
Riteniamo che i problemi sono variegati, quasi tutti insiti nella gestione interna alle Amministrazioni del Comparto Difesa e Sicurezza.
Le cause di questo fenomeno sono molteplici e complesse, ma alcune criticità ricorrono con forza.

Lontananza dalla famiglia
Trasferimenti e assegnazioni lontane da casa, spesso per lunghi periodi, generano isolamento e disgregazione dei legami affettivi. L’istituto dei trasferimenti viene affrontato dalle singole amministrazioni in maniera differente. Si devono attendere diversi anni prima di poter presentare una domanda di trasferimento per le solite e ripetute condizioni ostative derivanti dalle esigenze di organico e di servizio. Nell’Arma dei Carabinieri si devono attendere quattro anni prima di proporre domanda di trasferimento e, anche lì, nel qual caso venga accolta, difficilmente si accettano le destinazioni scelte dall’interessato, sempre per esigenze di “servizio e di organico”, locuzioni che hanno subito nel tempo una carenza di motivazione giuridica, se non meglio specificate. Sostanzialmente, la prospettiva di crescita e di consolidamento di una vita familiare, con tutte le difficoltà che ne conseguono, vengono spesso rinviate e sottovalutate dalle Amministrazioni del Comparto Difesa e Sicurezza.

Turni stressanti e carichi di lavoro eccessivi
Orari imprevedibili, straordinari continui e servizi che non lasciano spazio a una vera rigenerazione fisica e mentale. Esposizione a prolungati ed estenuanti turni di lavoro per fare fronte alle emergenze di ordine e sicurezza pubblica nel territorio nazionale e per sopperire alle gravi carenze organiche dei Reparti.

Burnout specifico delle FF.PP.
Non si tratta solo di “stanchezza”, ma di una vera sindrome da stress cronico che colpisce chi è costantemente esposto a emergenze, violenza, dolore e conflitti. Nelle Forze dell’Ordine questo si manifesta come perdita di motivazione, distacco emotivo e sensazione di impotenza di fronte ai problemi della comunità.

Problemi personali e familiari sommersi
Spesso i colleghi vivono difficoltà private che restano invisibili, perché la cultura del “devi essere forte” scoraggia dal chiedere aiuto.

Farsi carico dei problemi altrui
Siamo chiamati a risolvere le emergenze del cittadino, a sopperire alle carenze dell’amministrazione spesso con personale e risorse insufficienti e contemporaneamente a sostenere le esigenze della propria famiglia. Questo accumulo di responsabilità può diventare insostenibile.

Di fronte a tutto ciò, i gesti estremi appaiono “inspiegabili” solo a chi non conosce davvero la vita quotidiana di un Operatore delle Forze dell’Ordine.
Il suicidio è di gran lunga la prima causa di morte violenta per gli Operatori di polizia. Il tasso suicidario in questi Servitori dello Stato alla luce della pubblicazione di recenti dati statistici risulta nettamente più elevato che nella popolazione generale.
Nel Comparto Sicurezza e Difesa è necessario considerare il suicidio un autonomo rischio occupazionale, distinto anche se convergente con il rischio stress lavoro-correlato, in modo da pianificare strategie sistematiche per una sua più incisiva prevenzione.
Lo studio e la prevenzione del suicidio nelle Forze Armate e di Polizia deve costituire un autentico e concreto interesse per questo argomento, attraverso l’analisi delle specifiche caratteristiche del fenomeno tra chi veste la divisa e del ruolo giocato al riguardo dallo stress professionale.
Ogni suicidio in divisa è una sconfitta collettiva che mette in discussione il modo in cui lo Stato tutela chi lo serve.

Il SIC non si limita a denunciare il fenomeno. Questa Organizzazione sindacale vuole fornire il proprio responsabile contribuito per la soluzione delle problematiche che sono all’origine degli atti suicidari.
Il SIC è pronto a farlo, affiancando l’Amministrazione senza rinunciare al proprio ruolo di tutela.

Per arginare il fenomeno suicidario nel Comparto Difesa e Sicurezza proponiamo le seguenti strategie d’intervento:
1. Incremento degli organici: servono assunzioni stabili per ridurre i carichi di lavoro e
garantire turni sostenibili.
2. Pari diritti e tutele per tutti i corpi: nessun comparto deve sentirsi in secondo piano;
3. Supporto psicologico strutturale: sportelli di ascolto, programmi di prevenzione del
burnout e formazione dei dirigenti e comandanti per individuare i segnali precoci di
disagio.
4. Politiche di conciliazione famiglia-lavoro: trasferimenti più flessibili, possibilità di rientri in sede e strumenti per mantenere vivi i rapporti familiari.

Chiediamo a Lei, sig Ministro della Difesa On. Guido CROSETTO, di farsi promotore dell’apertura di un tavolo tecnico interministeriale sulla prevenzione del fenomeno suicidario.
Un tavolo operativo con obiettivi chiari da perseguire senza soluzione di continuità.
Siamo certi che Lei, On. Guido CROSETTO, si farà latore presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri della problematica esposta nella presente missiva, per l’apertura immediata di un tavolo tecnico permanente interministeriale, a cui parteciperanno tutte le APCSM ed i Sindacati di polizia.

“La morte suicidiaria di un Servitore in divisa dello Stato non può essere nascosta o ignorata per motivi di immagine e prestigio delle varie Amministrazioni che compongono il Comparto Difesa e Sicurezza.”

Con incondizionata deferenza,

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Suicidi nelle Forze dell’Ordine, dal cordoglio all’azione

Nelle ultime ore un Carabiniere a Palermo e un Poliziotto ad Ariano Irpino hanno scelto di togliersi la vita. Due drammi che colpiscono famiglie, colleghi e comunità, lasciando un vuoto che non si colmerà mai.

Il SIC esprime cordoglio e vicinanza ai familiari e ai colleghi, ma lo diciamo con chiarezza: il cordoglio da solo non basta più.

Ogni suicidio in divisa è una sconfitta collettiva, che mette in discussione il modo in cui lo Stato tutela chi lo serve.

Un sindacato vero non si limita a denunciare, ma collabora, propone, si assume la responsabilità di contribuire alla soluzione. Il SIC è pronto a farlo con impegno concreto, affiancando l’Amministrazione senza rinunciare al proprio ruolo di tutela.

Per questo chiediamo al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, al Ministro della Difesa e a tutte le APCSM di aprire un tavolo tecnico nazionale sulla prevenzione del disagio e del fenomeno suicidario. Un tavolo vero, operativo, con obiettivi chiari e verificabili.

Il SIC propone:

  • Sportelli di ascolto esterni e anonimi, attivi h24, accessibili a tutti senza burocrazia;
  • Formazione mirata per comandanti e quadri, affinché l’ascolto e la comunicazione diventino priorità del comando non solo procedure e ordini, ma capacità di riconoscere il disagio e offrire vicinanza concreta;
  • Monitoraggio trasparente del fenomeno, con raccolta dati ufficiale, analisi delle cause e pubblicazione periodica.

Il SIC non si fermerà a una semplice denuncia. Siamo pronti a mobilitare tutto il Comparto Sicurezza, le Istituzioni e le comunità, affinché la prevenzione del disagio diventi finalmente una priorità nazionale.

Alle famiglie va il nostro abbraccio più sincero. Ai colleghi diciamo non siete soli, il SIC è al vostro fianco.

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NLU estesa ai Reparti costituzionali dell’Arma. Grande vittoria del SIC

Il SIC, attraverso il lavoro del Dipartimento Studi ed Elaborati della Segreteria Nazionale, a cui va un ringraziamento per l’impegno quotidiano profuso a favore dei Carabinieri iscritti, ha trasformato le segnalazioni provenienti dai Colleghi in una proposta concreta che oggi trova pieno riscontro nella disposizione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, datata 15 settembre 2025.

Il SIC esprime grande soddisfazione per l’estensione della Nuova Linea Uniformologica (NLU) ai militari dei Reparti specializzati impiegati presso la Camera dei Deputati, il Senato della Repubblica, la Corte Costituzionale e Presidenza della Repubblica.

L’estensione della NLU ai Reparti Specializzati è il risultato di un’azione sindacale ferma e propositiva che il SIC ha portato avanti con determinazione, competenza e responsabilità.

Rappresenta, altresì, il pieno riconoscimento della dignità professionale di chi è chiamato quotidianamente a difendere le più alte Cariche dello Stato.

Un equipaggiamento funzionale, in linea con quello in uso ai reparti dell’Arma territoriale.

Il SIC rivolge un sentito ringraziamento al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, per la sensibilità verso le esigenze dei Carabinieri.

Una sensibilità ed una capacità gestionale che consente ai Carabinieri di potere operare in sicurezza, garantendo la massima efficienza.

Per il SIC la credibilità non si misura con le dichiarazioni ma con risultati reali.

Mentre altri parlano senza agire, il nostro sindacato lavora, propone e ottiene provvedimenti reali che migliorano la vita professionale e l’immagine dei Carabinieri.

Ogni segnalazione, ogni suggerimento e ogni idea condivisa si trasformano, grazie al lavoro del SIC, in azione concreta e in risultati tangibili. Continueremo a lavorare per rendere sempre più forte la voce dei Carabinieri.

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Trattamento di Fine Servizio (TFS) – richiesta tavolo tecnico e proposte operative per l’accelerazione dei tempi di liquidazione

 

Fluminimaggiore, 16 settembre 2025

 

Al Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Generale di C.A. Salvatore Luongo

 

OGGETTO:  Trattamento di Fine Servizio (TFS) – richiesta tavolo tecnico e proposte operative per l’accelerazione dei tempi di liquidazione

 

Spettabile Signor Comandante Generale,

il Sindacato Indipendente Carabinieri (SIC) Le rappresenta, con spirito di leale collaborazione istituzionale, l’urgenza di intervenire sulle criticità che colpiscono il personale dell’Arma nella fase di liquidazione del Trattamento di Fine Servizio (TFS).

Dopo decenni di servizio, troppi colleghi attendono a lungo la liquidazione della “buonuscita”. È noto che i termini fissati dalla normativa (art. 3, comma 2, del D.L. 79/1997) prevedono tempi differiti fino a 12 mesi o addirittura 24 mesi a seconda delle cause di cessazione, con successiva erogazione rateale oltre i 50.000 euro (art. 12, comma 7, D.L. 78/2010). Questi vincoli legislativi gravano pesantemente sul personale e sulle loro famiglie.

Pur consapevoli che la cornice normativa dipende dal legislatore, riteniamo tuttavia possibile agire subito su aspetti organizzativi e procedurali interni per ridurre i tempi amministrativi, garantire maggiore certezza e accompagnare i colleghi nell’accesso agli strumenti di anticipo già esistenti.

Alla luce di ciò chiediamo l’istituzione di un tavolo tecnico coordinato dal Comando Generale – con la partecipazione degli uffici amministrativi dell’Arma e, ove utile, degli enti competenti – con i seguenti macro‑obiettivi:

  • Riduzione dei tempi di lavorazione interna, con procedure semplificate e monitoraggio delle pratiche;
  • Certezza delle scadenze e comunicazione chiara al personale sulle tappe procedurali e normative;
  • Interlocuzione tecnica stabile con INPS e Ragioneria per evitare rilievi e ritardi;
  • Accompagnamento informativo del personale ai meccanismi di anticipo già disponibili presso il sistema bancario.

Richieste e proposte:

  • Rivalutare l’importo del TFS con meccanismi di aggiornamento legati all’inflazione e al costo della vita, al fine di preservare il potere d’acquisto degli importi maturati, soprattutto per il personale rientrante nel sistema contributivo, già penalizzato rispetto al sistema retributivo;
  • Istituire un fondo di anticipazione TFS a tasso agevolato, gestito internamente dal Ministero della Difesa, per consentire al personale prossimo alla quiescenza di poter accedere, su richiesta, a una parte del proprio TFS in anticipo, con garanzie certe e senza aggravio di costi;
  • Attivare formalmente il tavolo tecnico e calendarizzare le prime sessioni di lavoro;
  • Individuare i passaggi amministrativi suscettibili di semplificazione;
  • Garantire un percorso informativo unico e accessibile per tutti i colleghi prossimi alla quiescenza;
  • Rappresentare nelle sedi ministeriali l’esigenza di uniformità di trattamento tra Comparto Difesa e restante pubblico impiego e la necessità di salvaguardare il potere d’acquisto delle prestazioni.

Impatto atteso:

  • Riduzione dei tempi amministrativi interni;
  • Maggiore certezza per i colleghi sulle fasi del procedimento;
  • Minori contenziosi e criticità ricorrenti; – Accesso più consapevole e tutelato agli strumenti di anticipo già esistenti.

Il SIC è disponibile a contribuire con osservazioni operative raccolte sul campo e con un gruppo di lavoro dedicato.

Confidando nella Sua attenzione, restiamo in attesa di un Suo cortese riscontro per la calendarizzazione del tavolo.

 

Con stima istituzionale,

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Reggio Emilia, fermato con il taser dalla Polizia muore in ospedale

In attesa dei doverosi accertamenti sulla dinamica dell’evento, ribadiamo che il taser rimane uno strumento prezioso per la sicurezza di operatori e cittadini.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri interviene sul dibattito riacceso dopo la tragedia di Reggio Emilia. Un uomo di 41 anni, in evidente stato di alterazione, è deceduto dopo l’intervento della Polizia che aveva fatto ricorso al Taser per fermare la sua condotta aggressiva.

Mentre non tardano ad arrivare le solite “sentenze dei leoni da tastiera”, formulate senza attendere i riscontri e gli accertamenti delle Autorità competenti, noi ricordiamo che il taser è e rimane uno strumento prezioso di tutela dell’incolumità di tutti, in primo luogo degli operatori di Polizia e dei cittadini.

I recenti casi di Olbia e Genova hanno già visto i militari intervenuti esclusi da ogni responsabilità e lo stesso, siamo certi, accadrà con l’infausto caso di Reggio Emilia.

E aggiungiamo alla nostra riflessione anche un caso di cui abbiamo appreso attraverso un video diffuso sui social negli ultimi giorni: l’intervento di alcuni Carabinieri in Sardegna su un soggetto in piena escandescenza che è stato prima richiamato con pazienza e con tentativi di persuasione, e solo successivamente neutralizzato con il Taser. L’azione si è conclusa senza conseguenze gravi per nessuno, e tra gli applausi dei presenti.

I soggetti socialmente pericolosi non possano vivere liberamente, perché generano inevitabilmente disordine e rischio per tutti.

Il Taser è uno strumento di tutela della vita, impiegato esclusivamente quando ricorrono le condizioni stabilite dalla legge e dalle procedure operative al solo fine di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica, garantendo la pacifica convivenza.

Criminalizzare a priori l’uso di strumenti di difesa significa lasciare gli Operatori senza mezzi adeguati a fronteggiare situazioni sempre più imprevedibili e violente.

IL TASER SI ATTESTA COME STRUMENTO IDONEO PER LA TUTELA DELLA SICUREZZA E DELL’INCOLUMITÀ PUBBLICA.

Fluminimaggiore, 15 settembre 2025

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Il SIC presente alla cerimonia di avvicendamento al comando della legione Abruzzo e Molise

Nella serata del 12 settembre 2025, presso la piazza d’armi della Caserma “Pasquale Infilisi” di Chieti, sede del Comando Legione Carabinieri “Abruzzo e Molise”, si è svolta la cerimonia di avvicendamento tra il Generale di Brigata Antonino Neosi (cedente) e il Generale di Brigata Gianluca Feroce (subentrante).

Alla cerimonia, tenutasi alla presenza delle principali autorità civili, militari e religiose, nonché del Vice Comandante dell’Arma dei Carabinieri e Comandante Interregionale “Ogaden”, Generale di Corpo d’Armata Marco Minicucci, ha preso parte anche il Sindacato Indipendente Carabinieri, rappresentato dal Presidente Francesco Luciani, dal Vicepresidente Nazionale Aggiunto Giancarlo D’Angelo e dal Segretario Generale Regionale Abruzzo e Molise Gabriele Umberto Giannico.

Il SIC esprime un sentito ringraziamento al Generale Neosi per avere dimostrato durante il suo comando particolare attenzione al benessere del personale e instaurato una collaborazione proficua con il nostro sindacato.

Alla guida del Comando Legione Abruzzo e Molise subentra il Generale Gianluca Feroce, ufficiale di grande spessore umano e professionale, che ha ricoperto incarichi di rilievo, tra cui quello di Comandante del Gruppo di Intervento Speciale (GIS), di Comandante Provinciale di Genova e di dirigente presso il Comando Generale dell’Arma. Esperienze che ne testimoniano la competenza, la preparazione e la sensibilità verso il personale.

A lui il SIC rivolge i più sinceri auguri di buon lavoro, assicurando la propria leale e fattiva collaborazione, sempre orientata a migliorare le condizioni lavorative e di vita dei Carabinieri della Legione Abruzzo e Molise.

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Il SIC ricorda l’eccidio del Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa, di sua moglie Emanuela Setti Carraro e dell’Agente di scorta Domenico Russo

Il 3 settembre 1982 il Prefetto di Palermo e Generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’Agente di scorta Domenico Russo, persero la vita in uno dei più violenti agguati mafiosi.

L’auto su cui viaggiavano, una Autobianchi A112, fu travolta da una scarica di colpi di Kalashnikov AK47, un’arma da guerra impiegata per tentare di spegnere per sempre la voce di un coraggioso Servitore dello Stato.

Al Generale bastarono poco più di 100 giorni alla Prefettura di Palermo per dare speranza ai cittadini onesti. Una speranza che ‘cosa nostra’ volle cancellare con il sangue, facendo ripiombare la città nell’orrore delle stragi e della violenza criminale.

Lo Stato italiano, dopo la sua morte, dovette fare i conti con l’amarissimo rimpianto di non avergli mai concesso quei pieni poteri che egli chiedeva per combattere la mafia.

Sono trascorsi 43 anni, ma rimane intatta la responsabilità di mantenere viva la Memoria di un uomo che seppe difendere la giustizia e riempire il nostro Paese di valori civili negli anni più bui, segnati da terrorismo e mafia.

Il 3 settembre siamo tutti chiamati a ricordare. Il Sindacato Indipendente Carabinieri onora oggi la straordinaria figura del Generale Dalla Chiesa, rinnovando l’appello alle Istituzioni perché proseguano con determinazione nella difesa della Legalità e nella costruzione di una coscienza civile autentica.

Ricordare significa anche affermare il ruolo attivo dei cittadini e custodire i valori che hanno ispirato l’operato del Generale: coraggio, giustizia, sacrificio.

Il SIC rinnova il proprio impegno a trasmettere quegli stessi valori alle nuove generazioni di Carabinieri e di cittadini.

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Proposta per l’apertura di un tavolo tecnico sul Trattamento di Fine Servizio (TFS) – Lettera al Comandante Generale

Fluminimaggiore, 2 settembre 2025 

AL SIG. COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI
Gen. C.A. Salvatore Luongo

ROMA

 

OGGETTO: Proposta per l’apertura di un tavolo tecnico sul Trattamento di Fine Servizio (TFS).

 

Illustre Signor Comandante,

questo Sindacato Indipendente Carabinieri (S.I.C.), con lettera datata 10 maggio 2024[1], ha già interessato il Sig. Ministro della Difesa, On. Guido Crosetto, e il Suo predecessore, Gen. C.A. Teo Luzi, in merito alla possibilità di anticipare il Trattamento di Fine Servizio (TFS) al personale in servizio attivo del Comparto Difesa e Sicurezza, come già avviene per i soli dipendenti privati con il Trattamento di Fine Rapporto (TFR).

Il S.I.C. intende portare, nuovamente, alla sua gentile attenzione la necessità di una urgente revisione normativa del Trattamento di Fine Servizio (TFS), ritenuta una questione di fondamentale importanza per il personale.

Alla luce delle numerose segnalazioni ricevute da parte di colleghi congedati e delle evidenti criticità connesse all’attuale sistema di erogazione del TFS, il S.I.C. chiede formalmente l’instaurazione di un tavolo tecnico con la Funzione Pubblica e le Istituzioni politiche competenti, con la partecipazione delle rappresentanze sindacali, al fine di:

  1. Ridurre in modo significativo i tempi di elargizione del TFS, oggi troppo spesso incompatibili con le reali esigenze economiche e sociali del personale che ha concluso il proprio servizio;
  2. Prevedere condizioni più favorevoli per l’accesso al TFS tramite l’intermediazione degli istituti di credito, rivedendo convenzioni e tassi applicati, al fine di tutelare concretamente i diritti economici dei militari;
  3. Valutare la possibilità di consentire al personale in servizio di richiedere un anticipo parziale del TFS, da destinare a esigenze personali documentate, anche in un’ottica di maggiore flessibilità e sostegno al benessere economico del Carabiniere.

Il S.I.C. ritiene che tali misure rappresentino non solo un atto dovuto verso chi ha servito con onore lo Stato, ma anche un intervento concreto di giustizia sociale e di equità, coerente con i principi costituzionali e con il riconoscimento del valore del servizio prestato.

Confidiamo che l’Arma dei Carabinieri voglia farsi promotrice di questa richiesta nelle sedi istituzionali opportune, nell’interesse del personale tutto e della dignità del servizio che quotidianamente viene reso al Paese.

Con sincera stima,

[1]    Reperibile alla pagina internet https://www.sindacatoindipendentecarabinieri.it/2024/05/10/proposta-emendativa-per-lemanazione-di-disposizioni-attuative-riguardanti-lanticipo-del-tfs-del-personale-in-servizio-attivo-del-comparto-difesa-e-sicurezza/.

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Grazie al nostro intervento, ripristinato l’impianto di climatizzazione al ROS

I CARABINIERI DEL REPARTO SPECIALE E DELLA SCUOLA DI PERFEZIONAMENTO AL TIRO POSSONO FINALMENTE LAVORARE E RIPOSARE IN CONDIZIONI DIGNITOSE

Il SIC accoglie con soddisfazione il ripristino dell’impianto di climatizzazione presso le camere del personale del ROS – Servizio Centrale e della Scuola di Perfezionamento al Tiro.

Una situazione che si trascinava da tempo, sottovalutata e ignorata, è stata risolta grazie alla nostra costante azione sindacale, alle segnalazioni puntuali e alla nostra determinazione.

Questo risultato non è frutto del caso, ma della nostra linea chiara: ascoltare i colleghi, intervenire senza esitazioni, ottenere soluzioni concrete.

Nessun proclama, nessuna passerella: i fatti parlano da soli.

Il SIC dimostra ancora una volta che, quando si lavora con serietà e determinazione, anche problemi strutturali che compromettono il benessere e la dignità dei Carabinieri possono essere superati.

È una vittoria dei Carabinieri, ma anche una vittoria del Sindacato Indipendente Carabinieri, che porta avanti ogni giorno battaglie reali, dalla parte dei colleghi.

Invitiamo chi ancora non l’ha fatto a unirsi al SIC: perché una rappresentanza forte si costruisce con la partecipazione consapevole di tutti.

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Italia sempre più insicura, tra baby gang e violenze

Negli ultimi giorni, l’Italia è stata scossa da episodi che non possono più essere considerati isolati. Baby gang che seminano il panico in pieno giorno, donne aggredite e violentate, anziani vittime di microcriminalità.

È la fotografia di un’emergenza sociale che colpisce le fasce più deboli e mina la convivenza civile.

In questo scenario, le Forze dell’Ordine restano l’unico presidio di sicurezza per i cittadini onesti. Ma operano con carenze organiche gravi, mezzi insufficienti e turni insostenibili. Episodi come quello dei “maranza” che hanno creato panico nelle vie metropolitane, dimostrano che senza organici adeguati non è possibile coprire tutte le fasce orarie e i punti sensibili del territorio.

A questo si aggiunge un’altra emergenza: molte delle aggressioni più efferate, comprese quelle contro le stesse Forze dell’Ordine, avvengono sotto l’effetto delle sostanze stupefacenti. La droga non è solo un problema di salute, ma un moltiplicatore di violenza che devasta i cittadini, alimenta il degrado urbano e trascina i Carabinieri e la Polizia in scontri continui e sempre più rischiosi.

Il SIC richiama con forza: carcere certo per i soggetti socialmente pericolosi, senza scorciatoie di misure alternative e rafforzamento immediato degli organici per garantire più pattuglie, più presenza, più sicurezza.

Delegittimare o indebolire le Forze dell’Ordine significa abbandonare i cittadini al caos.

Perché senza sicurezza non c’è libertà, e senza Forze dell’Ordine lo Stato fallisce.

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