Il Sistema sicurezza è al collasso per il fallimento degli altri reparti dello Stato

Oggi agli operatori delle Forze dell’Ordine viene chiesto di essere contemporaneamente poliziotti, psicologi, psichiatri, mediatori, assistenti sociali, negoziatori e operatori sanitari. Non possiamo essere i tuttologi di uno Stato che rinuncia a prevenire e che non garantisce pari protezione a tutti i suoi servitori.

​Negli ultimi mesi il dibattito sulla sicurezza pubblica si è impoverito in un rituale di slogan fotocopia. Ogni emergenza, ogni aggressione, ogni episodio critico viene liquidato con il solito comunicato che nessuno prende più in seria considerazione: più bodycam, più taser, più DPI, più formazione.

Richieste legittime che sosteniamo da sempre, ma che oggi non bastano più a nascondere la triste realtà di un sistema sicurezza in Italia che è al collasso, perché si continua a curare il sintomo ignorando la malattia.

Oggi la domanda da porsi è una sola: perché l’ennesima emergenza sociale, sanitaria o migratoria finisce per gravare unicamente sulle spalle di una pattuglia composta da due Carabinieri?

​Dalle baby gang nelle periferie al degrado e alle occupazioni criminali nelle stazioni, dall’immigrazione clandestina priva di accoglienza e controllo, alla violenza di soggetti con gravissime patologie psichiatriche lasciati a vagare senza assistenza; dagli assalti eversivi ai cantieri fino alla criminalità predatoria.

Le Forze dell’Ordine sono chiamate a intervenire quando hanno già fallito il sistema sanitario, la psichiatria, i servizi sociali, il sistema dell’immigrazione e la prevenzione del territorio.

​E poi assistiamo a cittadini, politici e media che giudicano soltanto i pochi secondi finali di un intervento drammatico come nel recente caso del fermo di Bologna ignorando che, in quella circostanza, il soggetto fermato versava in uno stato di totale abbandono istituzionale ed era privo di assistenza sanitaria da mesi.

Il ruolo delle Forze dell’Ordine è far rispettare le leggi e garantire l’ordine e sicurezza pubblica, ma sistematicamente i colleghi sono chiamati ad affrontare contesti dove sarebbero necessari lo psicologo, lo psichiatra, il mediatore, l’assistente sociale o il negoziatore. È il caso quotidiano di:

  • ​Dissidi familiari e violenza di genere;
  • ​Soggetti pericolosi e armati in strada che seminano il panico;
  • ​Persone con gravissime patologie psichiatriche in crisi;
  • ​Soggetti irregolari e senza tetto, facile preda della criminalità;
  • ​Individui sotto l’effetto prolungato di sostanze stupefacenti e alcol.

IL PARADOSSO DELLA FORMAZIONE E LA CARENZA DI ORGANICO


Respingiamo al mittente la narrazione colpevolizzante secondo cui il problema sia una presunta mancanza di addestramento. L’Amministrazione compie sforzi enormi per garantire la formazione e l’aggiornamento professionale del personale.

​Il problema è puramente matematico e strutturale: mancano circa 12-14 mila Carabinieri e altrettanti appartenenti alla Polizia di Stato.

Sul territorio gravano quasi 30.000 operatori in meno.

​A questo si aggiunge il paradosso del tempo operativo: in presenza di un contratto collettivo che tutela giustamente i diritti dei lavoratori, ogni ora sottratta al servizio sul territorio per fare addestramento significa togliere pattuglie e sicurezza reale ai cittadini.

LA TECNOLOGIA È UN DPI INDISPENSABILE (ART. 2087 C.C.), NON LA SOLUZIONE AI FALLIMENTI DELLO STATO

Anche sulle dotazioni serve chiarezza istituzionale. L’attuale contesto socio-ambientale è caratterizzato da un’elevata imprevedibilità della minaccia, che grava in modo uniforme sia sulle aliquote di pronto intervento sia sulle Stazioni Carabinieri, speso operanti in contesti di isolamento territoriale.

​In virtù dell’Art. 2087 del Codice Civile e della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008), dispositivi come Taser, Bodycam e Giubbotti Antitaglio non rappresentano ‘privilegi tattici’, ma veri e propri Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) indispensabili per la mitigazione del rischio residuo e la prevenzione dalle aggressioni con armi bianche.

​Per questo motivo, chiediamo l’immediata eliminazione di ogni sperequazione distributiva tra le Sezioni Radiomobili e le Stazioni Carabinieri: la protezione e la sicurezza passiva degli operatori devono essere garantite in modo capillare e uniforme a tutto il personale impiegato in servizio esterno.

​Tuttavia, ribadiamo che la tecnologia tutela l’operatore, ma non sostituisce le funzioni dello Stato.

Nessuna bodycam curerà mai una patologia psichiatrica, nessun taser sostituirà le politiche migratorie e nessun giubbotto protettivo potrà colmare la carenza di 30.000 uomini sul territorio.

​Inoltre, la tecnologia non può diventare una trappola: non tollereremo più l’abitudine di vivisezionare un filmato operativo, estrapolando l’1% di presunta imperfezione per cancellare il 99% di un intervento svolto con professionalità, senso del dovere e sacrificio.

​Diciamo BASTA alla prassi di scaricare le incapacità del Sistema Paese sugli Operatori di Polizia. Servono dotazioni adeguate, l’estensione immediata dei DPI a tutte le Stazioni Carabinieri, assunzioni straordinarie e che ogni Istituzione della Repubblica torni a fare il proprio dovere.

SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Pubblicato in Comunicati, News.