Quando si offende un Carabiniere si ferisce la Repubblica. La libertà di espressione non può legittimare l’odio verso chi serve la nazione

«La libertà di espressione costituisce uno dei pilastri della nostra democrazia. Proprio per questo non può trasformarsi nella legittimazione dell’insulto, del disprezzo e dell’odio verso coloro che, ogni giorno, garantiscono la sicurezza, la legalità e la convivenza civile.»

Esprimiamo il più profondo sconcerto per la diffusione, nel corso di una trasmissione televisiva, di un brano musicale contenente esplicite espressioni ingiuriose nei confronti dell’Arma dei Carabinieri.

​La libertà artistica e la libertà di espressione rappresentano valori costituzionali che il SIC difende senza esitazioni. Proprio per questo motivo non possono essere strumentalizzate fino a trasformarsi in strumenti di delegittimazione delle Istituzioni e di disprezzo verso chi indossa una divisa al servizio dello Stato.

CHI COLPISCE UNA DIVISA COLPISCE LO STATO

​Chi indossa una divisa non rappresenta soltanto sé stesso: rappresenta la Repubblica, la legalità e l’autorità dello Stato. Per questo motivo, ogni messaggio che normalizza l’insulto verso un appartenente alle Forze dell’Ordine non colpisce soltanto una categoria di lavoratori, ma indebolisce il rapporto di fiducia tra cittadini e Istituzioni.

​Quando si fa passare il principio che denigrare un Carabiniere sia normale, si incrina pericolosamente la cultura del rispetto, della responsabilità civile e della legalità, soprattutto tra le nuove generazioni.

​Le recenti e brutali aggressioni subite dagli appartenenti alle Forze dell’Ordine dimostrano che la violenza non nasce mai dal nulla. Essa si alimenta anche attraverso una progressiva banalizzazione dell’insulto, della delegittimazione e dell’odio verso la divisa.

​Quando il disprezzo verso l’uniforme viene tollerato o addirittura trasformato in intrattenimento, il rischio che dalle parole si passi ai fatti diventa sempre più concreto.

Il SIC ritiene che il problema non risieda nella singola canzone, ma in un fenomeno culturale ben più profondo, che alimenta ostilità nei confronti di chi ogni giorno presidia la legalità e tutela la sicurezza dei cittadini.

​Per tali ragioni, il Sindacato Indipendente Carabinieri investirà formalmente della vicenda gli organi di vigilanza preposti:

  • AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni);
  • CORECOM territorialmente competenti;
  • Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

​Il SIC non chiede censure. Chiede responsabilità. Chi utilizza strumenti di comunicazione capaci di raggiungere milioni di persone ha il dovere di interrogarsi sul messaggio che trasmette e sulle conseguenze sociali che quel messaggio può generare.

Chiediamo che venga verificata la compatibilità di simili contenuti con il ruolo educativo, culturale e di responsabilità sociale che il sistema radiotelevisivo è chiamato a svolgere.

​La critica alle Istituzioni è un diritto che appartiene a ogni democrazia. L’ingiuria sistematica, il disprezzo verso chi serve lo Stato e la trasformazione dell’odio in spettacolo non rappresentano un esercizio di libertà, ma un preoccupante arretramento della cultura civile.

​Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a difendere, con determinazione e attraverso ogni iniziativa consentita dall’ordinamento, la dignità professionale e umana delle donne e degli uomini dell’Arma dei Carabinieri.

Qualora dovesse permanere un’inaccettabile inerzia da parte delle Istituzioni competenti, questa Organizzazione Sindacale valuterà e promuoverà, nelle forme previste dalla legge, ogni ulteriore iniziativa di mobilitazione a tutela del personale.

​Difendere una divisa significa difendere la Repubblica.

Difendere la Repubblica significa tutelare la libertà, la sicurezza e i valori democratici di tutti i cittadini.

 

La Segreteria Generale Nazionale

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