Ci sono momenti in cui il silenzio pesa più delle parole.
E quello che sta accadendo attorno al rinnovo contrattuale 2025-2027 del comparto Difesa e Sicurezza rischia di diventare una delle pagine più amare degli ultimi anni per le Donne e gli Uomini in uniforme.
Perché oggi il problema non è soltanto un contratto giudicato da molti insufficiente.
Il problema è ciò che sta emergendo attorno a quel tavolo.
Un tavolo dove qualcuno ringrazia la Funzione Pubblica pur ammettendo che le risorse siano limitate.
Un tavolo dove qualcuno prepara il personale ad accettare “quel poco che ci danno”.
Un tavolo dove qualcuno abbandona la contrattazione denunciando opacità e mancanza di trasparenza sui numeri reali.
E dove altri, invece, arrivano addirittura a scaricare sugli iscritti la responsabilità politica di decidere se firmare o meno il contratto.
Il Sindacato Indipendente Carabinieri ritiene tutto questo profondamente grave.
Per mesi abbiamo assistito a proclami, slogan, conferenze e dichiarazioni di chi sosteneva di essere determinante ai tavoli della contrattazione.
Oggi, però, davanti a risorse che gli stessi sindacati definiscono insufficienti, emerge una realtà ben diversa: divisioni, ambiguità e soprattutto paura di assumersi responsabilità chiare davanti ai Carabinieri.
La rappresentanza sindacale non può trasformarsi in un referendum utile a scaricare responsabilità.
Chi sceglie di sedersi a un tavolo negoziale deve avere il coraggio di assumere una posizione, senza rifugiarsi dietro sondaggi, consultazioni o formule utili soltanto a deresponsabilizzare chi rappresenta il personale.
Il SIC non accetta un sindacalismo costruito sull’ambiguità.
Così come non accetta che si continui a raccontare ai Carabinieri che bisogna “stringere i denti”, mentre il costo della vita aumenta, il potere d’acquisto continua a crollare e migliaia di colleghi sono costretti ogni giorno a sacrifici enormi per garantire sicurezza al Paese.
La verità è sotto gli occhi di tutti.
Le stesse organizzazioni che oggi parlano di firma immediata ammettono pubblicamente che:
– le risorse sono insufficienti;
– le indennità operative sono ferme da decenni;
– il contratto non recupera realmente il gap inflazionistico;
– non esistono ulteriori stanziamenti significativi all’orizzonte.
Ed esiste una verità che molti oggi evitano accuratamente di dire ai Carabinieri e a tutto il comparto militare.
Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha sostanzialmente costruito l’equilibrio di questa contrattazione tenendo conto soprattutto delle posizioni espresse dal Comparto Polizia, che numericamente rappresenta la parte predominante del tavolo sicurezza.
Tradotto in termini concreti: se il comparto Polizia firma, per il Governo il problema politico del rinnovo contrattuale è sostanzialmente risolto.
Questa è la realtà.
Una realtà che molti preferiscono non affrontare, forse per convenienza, forse per paura di ammettere che chi sedeva ai tavoli della contrattazione per Carabinieri, Guardia di Finanza e Forze Armate non è riuscito a incidere realmente sugli equilibri finali della trattativa.
Il Sindacato Indipendente Carabinieri, invece, ritiene che ai colleghi debba essere detta la verità, anche quando è scomoda.
Perché il rispetto verso chi indossa una divisa passa innanzitutto dalla trasparenza e dal coraggio di chiamare le cose con il proprio nome.
Ed è proprio qui che emerge il punto più drammatico di questa contrattazione.
Negli ultimi nove anni il personale del comparto Difesa e Sicurezza ha subito una progressiva erosione del potere d’acquisto che oggi pesa concretamente sulla vita delle famiglie dei Carabinieri.
Parliamo di centinaia di euro reali persi ogni mese.
Parliamo di colleghi che, tra inflazione, aumento del costo della vita, carburanti, mutui, affitti e spese quotidiane, si ritrovano oggi con uno stipendio che vale molto meno rispetto al passato.
Secondo le analisi emerse nel corso del confronto sindacale, il divario economico accumulato nel tempo supera ormai abbondantemente i 300 euro mensili in termini di reale capacità di spesa.
Ed è questa la verità che tanti evitano di dire.
Perché mentre qualcuno parla di “risultati”, migliaia di Carabinieri continuano a pagare ogni giorno il prezzo di una contrattazione che non è stata in grado di recuperare il reale crollo del potere d’acquisto maturato negli ultimi anni.
Molti Carabinieri, in questi anni, hanno scelto di iscriversi alle APCSM anche nella convinzione di ottenere tutela, assistenza e protezione concreta davanti alle crescenti difficoltà operative e giudiziarie.
Ma oggi è doveroso dire la verità ai colleghi.
Nessuno sta “regalando” nulla ai Carabinieri.
Perché mentre migliaia di colleghi continuano a versare regolarmente quote sindacali, il peso economico reale continua a ricadere interamente sulle loro famiglie.
E i colleghi hanno il diritto di sapere che ogni firma apposta su questo contratto avrà conseguenze concrete sulla loro qualità della vita, sui loro sacrifici e sul futuro economico delle loro famiglie.
E allora il SIC pone una domanda semplice ma inevitabile:
se tutti riconoscono che le risorse sono inadeguate rispetto alla specificità del comparto, perché tutta questa fretta di chiudere?
I Carabinieri non hanno bisogno di sindacalisti che entrano in un Palazzo per sentirsi importanti dieci minuti.
Hanno bisogno di rappresentanti che abbiano il coraggio di dire la Verità.
Ed è proprio la Verità che oggi manca.
Manca quando si presenta come “successo” un contratto che molti definiscono già insufficiente.
Manca quando si cerca di trasformare la dignità economica del personale in un esercizio di rassegnazione collettiva.
Manca quando si chiede ai colleghi di scegliere al posto di chi dovrebbe assumersi la responsabilità politica e sindacale di una firma.
Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a pretendere rispetto, trasparenza e dignità economica reale per i Carabinieri e per tutto il comparto Difesa e Sicurezza.
Senza inchini. Senza fughe dai tavoli. Senza propaganda.
E soprattutto senza scaricare sui colleghi responsabilità che spettano esclusivamente a chi sceglie di rappresentarli.
Perché la dignità dei Carabinieri non può essere oggetto di compromessi, convenienze o giochi di equilibrio sindacale.
E chi oggi rappresenta il personale ha il dovere morale di ricordarselo.
La Segreteria Generale Nazionale
