Giustizia

Eccesso colposo nell’adempimento del dovere: se diventa regola, si paralizza l’azione delle Forze dell’Ordine. il caso Ramy lo dimostra

Il Sindacato Indipendente Carabinieri prende posizione in modo fermo e responsabile sul recente sviluppo giudiziario relativo al caso Ramy Elgaml.

La nuova contestazione di omicidio stradale per eccesso colposo nell’adempimento del dovere nei confronti del Carabiniere alla guida dell’auto di servizio impone una riflessione seria e non ideologica.

La realtà operativa dei Carabinieri non si svolge nei laboratori del diritto, ma nelle strade, spesso in condizioni di pericolo concreto, con decisioni da assumere in pochi istanti e con informazioni inevitabilmente incomplete. È in quei secondi che un militare sceglie di intervenire per fermare chi fugge, per impedire ulteriori reati, per proteggere i cittadini e anche la propria incolumità.

Il caso Ramy è emblematico non solo per il suo tragico epilogo, ma per il messaggio che rischia di trasmettere agli operatori: ogni intervento dinamico può trasformarsi, a distanza di mesi, in un percorso giudiziario che logora professionalmente e umanamente.

È doveroso ricordare un principio elementare:

  • se il conducente dello scooter si fosse fermato all’alt, oggi non staremmo parlando di questa tragedia;
  • la fuga è stata una scelta. E ogni scelta comporta responsabilità.

Il SIC non mette in discussione il ruolo dell’autorità giudiziaria. Ma afferma con chiarezza che la valutazione dell’azione di un Carabiniere deve essere compiuta considerando il contesto reale, non con la freddezza di una ricostruzione ex post priva delle tensioni e dei rischi del momento.

Quando l’istituto dell’eccesso colposo nell’adempimento del dovere viene applicato in modo estensivo, il rischio è evidente rischiando di generare una “polizia difensiva”.

Un operatore che teme di essere trascinato per anni in un procedimento penale tenderà inevitabilmente a ridurre l’iniziativa. E questo non è un problema per le Forze dell’Ordine, è un problema per i cittadini.

Non chiediamo immunità per chi sbaglia volontariamente o gravemente.

Chiediamo che chi agisce nell’adempimento del dovere non venga sistematicamente posto sotto accusa come automatismo.

Dietro ogni divisa c’è una persona. Dietro quella persona c’è una famiglia. Ci sono figli. C’è una vita che resta sospesa per anni.

La sicurezza non è uno slogan. È una responsabilità concreta.

E chi la esercita ogni giorno deve essere sostenuto dallo Stato, non lasciato solo.

Il Sindacato Indipendente Carabinieri continuerà a battersi in ogni sede istituzionale e normativa per garantire tutele chiare, proporzionate e coerenti con la realtà operativa di chi serve il Paese in prima linea.

 

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