“In questo contesto non può essere ignorato un dato oggettivo che impone attenzione e responsabilità, negli ultimi undici giorni si sono verificati due suicidi tra i Carabinieri, un quadro molto preoccupante che non può essere minimizzato”.
IL DOVERE DEL RISPETTO E DELLA VERITÀ
Il suicidio di un Carabiniere è sempre una ferita profonda che attraversa la famiglia, i colleghi, la comunità e l’intera Arma. Di fronte a tragedie di questa portata, il primo dovere è il rispetto, rispetto per chi non c’è più, per chi resta e per un dolore che non può e non deve essere strumentalizzato.
Come Organizzazione Sindacale riteniamo necessario ribadire con chiarezza un principio troppo spesso ignorato, il suicidio non è mai il risultato di una sola causa. Ridurre automaticamente ogni gesto estremo al servizio, alla caserma o all’Amministrazione rappresenta una semplificazione pericolosa e, in molti casi, profondamente ingiusta.
Le ragioni che possono condurre una persona a una decisione così drammatica sono complesse, intrecciate e profondamente individuali. Possono concorrere fattori personali, familiari, psicologici, sanitari, economici e relazionali.
In alcune circostanze il servizio può incidere, in altre può non avere alcun ruolo, in altre ancora può rappresentare solo uno degli elementi di un quadro molto più ampio. Ogni vicenda ha una storia propria e merita di essere compresa nella sua interezza, non ridotta a uno schema precostituito.
Va riconosciuto che, nel contesto delle Forze di Polizia, la disponibilità di un’arma d’ordinanza è un elemento di cui tenere conto con attenzione. Questo aspetto richiede una sensibilità particolare nell’ambito della prevenzione e del supporto.
COSA IL SIC NON FARÀ
Il Sindacato Indipendente Carabinieri respinge con fermezza:
- I processi sommari
- Le sentenze mediatiche
- Le ricostruzioni automatiche
- L’uso del dolore come strumento di propaganda sindacale o politica
Un sindacato serio non è un tribunale e non ha il compito di individuare colpevoli senza fatti accertati. Il nostro ruolo è diverso e più responsabile, comprendere, prevenire, tutelare.
L’APPROCCIO GIUSTO AL DISAGIO SUICIDARIO
Il tema del disagio e del fenomeno suicidario deve essere affrontato con prudenza, responsabilità e onestà intellettuale, senza ideologie e senza scorciatoie comunicative. Parlare senza conoscere i fatti non aiuta la prevenzione, non tutela i colleghi e non rende giustizia alle famiglie.
Difendere i Carabinieri significa anche difendere la verità dei fatti, anche quando è complessa o scomoda. La prevenzione reale non nasce dagli slogan, ma da:
- Ascolto autentico
- Individuazione precoce del disagio
- Strumenti di supporto realmente efficaci
- Attenzione concreta al benessere umano e psicologico del personale
- Capacità di analisi, non di reazione emotiva
L’IMPEGNO DEL SIC
Il SIC continuerà a mantenere una linea chiara, equilibrata e responsabile, vicino ai Carabinieri, alle famiglie e all’Arma, ma lontano da ogni forma di strumentalizzazione.
Solo così si onora davvero chi non c’è più.
Solo così si lavora seriamente affinché tragedie simili possano essere comprese e, per quanto possibile, prevenute.
IL PRINCIPIO CHE CI GUIDA
Il SIC non si sottrae al dolore, ma non lo utilizza.
Non punta il dito, ma non si volta dall’altra parte.
Si assume una responsabilità chiara e non delegabile, difendere i Carabinieri con serietà, anche quando questo significa dire verità difficili.
Perché chi urla fa rumore, chi analizza, tutela.
Chi si assume responsabilità, prova davvero a salvare vite.
Fluminimaggiore, 5 gennaio 2026

