Fenomeno suicidiario nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia. Richiesta apertura di un tavolo tecnico permanente interministeriale.

Fluminimaggiore, 22 settembre 2025

AL SIGNOR MINISTRO DELLA DIFESA
On. Guido Crosetto
e, p.c.
AL SIG. COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI
Gen. C.A. Salvatore LUONGO

Oggetto: Fenomeno suicidiario nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia. Richiesta apertura di un tavolo tecnico permanente interministeriale.

Illustrissimo Signor Ministro,
in relazione ai numerosi suicidi registratesi nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia, ci rendiamo conto di quanta ignavia vi sia nel volere affrontare nei modi più corretti l’annoso
problema.
Si ha la sensazione che le motivazioni in essere siano troppo spinose per poterle esaminare e giungere ad una possibile spiegazione.
Ancora oggi il problema sussiste ed è più che mai attuale, ma si è ancora lontani dalle ipotetiche soluzioni, atteso che non pare vi sia una reale volontà dirimente da parte delle Autorità preposte.
Tutto gira intorno ad ipotesi aleatorie che allontanano lo sguardo dal vissuto reale dei cittadini in divisa.
Riteniamo che i problemi sono variegati, quasi tutti insiti nella gestione interna alle Amministrazioni del Comparto Difesa e Sicurezza.
Le cause di questo fenomeno sono molteplici e complesse, ma alcune criticità ricorrono con forza.

Lontananza dalla famiglia
Trasferimenti e assegnazioni lontane da casa, spesso per lunghi periodi, generano isolamento e disgregazione dei legami affettivi. L’istituto dei trasferimenti viene affrontato dalle singole amministrazioni in maniera differente. Si devono attendere diversi anni prima di poter presentare una domanda di trasferimento per le solite e ripetute condizioni ostative derivanti dalle esigenze di organico e di servizio. Nell’Arma dei Carabinieri si devono attendere quattro anni prima di proporre domanda di trasferimento e, anche lì, nel qual caso venga accolta, difficilmente si accettano le destinazioni scelte dall’interessato, sempre per esigenze di “servizio e di organico”, locuzioni che hanno subito nel tempo una carenza di motivazione giuridica, se non meglio specificate. Sostanzialmente, la prospettiva di crescita e di consolidamento di una vita familiare, con tutte le difficoltà che ne conseguono, vengono spesso rinviate e sottovalutate dalle Amministrazioni del Comparto Difesa e Sicurezza.

Turni stressanti e carichi di lavoro eccessivi
Orari imprevedibili, straordinari continui e servizi che non lasciano spazio a una vera rigenerazione fisica e mentale. Esposizione a prolungati ed estenuanti turni di lavoro per fare fronte alle emergenze di ordine e sicurezza pubblica nel territorio nazionale e per sopperire alle gravi carenze organiche dei Reparti.

Burnout specifico delle FF.PP.
Non si tratta solo di “stanchezza”, ma di una vera sindrome da stress cronico che colpisce chi è costantemente esposto a emergenze, violenza, dolore e conflitti. Nelle Forze dell’Ordine questo si manifesta come perdita di motivazione, distacco emotivo e sensazione di impotenza di fronte ai problemi della comunità.

Problemi personali e familiari sommersi
Spesso i colleghi vivono difficoltà private che restano invisibili, perché la cultura del “devi essere forte” scoraggia dal chiedere aiuto.

Farsi carico dei problemi altrui
Siamo chiamati a risolvere le emergenze del cittadino, a sopperire alle carenze dell’amministrazione spesso con personale e risorse insufficienti e contemporaneamente a sostenere le esigenze della propria famiglia. Questo accumulo di responsabilità può diventare insostenibile.

Di fronte a tutto ciò, i gesti estremi appaiono “inspiegabili” solo a chi non conosce davvero la vita quotidiana di un Operatore delle Forze dell’Ordine.
Il suicidio è di gran lunga la prima causa di morte violenta per gli Operatori di polizia. Il tasso suicidario in questi Servitori dello Stato alla luce della pubblicazione di recenti dati statistici risulta nettamente più elevato che nella popolazione generale.
Nel Comparto Sicurezza e Difesa è necessario considerare il suicidio un autonomo rischio occupazionale, distinto anche se convergente con il rischio stress lavoro-correlato, in modo da pianificare strategie sistematiche per una sua più incisiva prevenzione.
Lo studio e la prevenzione del suicidio nelle Forze Armate e di Polizia deve costituire un autentico e concreto interesse per questo argomento, attraverso l’analisi delle specifiche caratteristiche del fenomeno tra chi veste la divisa e del ruolo giocato al riguardo dallo stress professionale.
Ogni suicidio in divisa è una sconfitta collettiva che mette in discussione il modo in cui lo Stato tutela chi lo serve.

Il SIC non si limita a denunciare il fenomeno. Questa Organizzazione sindacale vuole fornire il proprio responsabile contribuito per la soluzione delle problematiche che sono all’origine degli atti suicidari.
Il SIC è pronto a farlo, affiancando l’Amministrazione senza rinunciare al proprio ruolo di tutela.

Per arginare il fenomeno suicidario nel Comparto Difesa e Sicurezza proponiamo le seguenti strategie d’intervento:
1. Incremento degli organici: servono assunzioni stabili per ridurre i carichi di lavoro e
garantire turni sostenibili.
2. Pari diritti e tutele per tutti i corpi: nessun comparto deve sentirsi in secondo piano;
3. Supporto psicologico strutturale: sportelli di ascolto, programmi di prevenzione del
burnout e formazione dei dirigenti e comandanti per individuare i segnali precoci di
disagio.
4. Politiche di conciliazione famiglia-lavoro: trasferimenti più flessibili, possibilità di rientri in sede e strumenti per mantenere vivi i rapporti familiari.

Chiediamo a Lei, sig Ministro della Difesa On. Guido CROSETTO, di farsi promotore dell’apertura di un tavolo tecnico interministeriale sulla prevenzione del fenomeno suicidario.
Un tavolo operativo con obiettivi chiari da perseguire senza soluzione di continuità.
Siamo certi che Lei, On. Guido CROSETTO, si farà latore presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri della problematica esposta nella presente missiva, per l’apertura immediata di un tavolo tecnico permanente interministeriale, a cui parteciperanno tutte le APCSM ed i Sindacati di polizia.

“La morte suicidiaria di un Servitore in divisa dello Stato non può essere nascosta o ignorata per motivi di immagine e prestigio delle varie Amministrazioni che compongono il Comparto Difesa e Sicurezza.”

Con incondizionata deferenza,

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Pubblicato in Il SIC Scrive, News.