Siamo ormai tristemente abituati agli accanimenti mediatici che seguono il nostro lavoro. Ai Carabinieri viene spesso negato quel principio fondamentale di civiltà giuridica che è l’“innocenza fino a prova contraria”, trasformandolo, di fatto, nel suo contrario: colpevoli fino a prova contraria.
In questi giorni leggiamo titoli di giornali, dichiarazioni di politici e post di opinionisti che parlano di “morto a causa del taser”. Una sentenza già scritta, un giudizio immediato e sommario che colpisce non solo i colleghi direttamente coinvolti, ma l’intera Arma dei Carabinieri.
Addirittura, c’è chi arriva a definire il taser un “mezzo di tortura”. È lecito chiedersi: si può davvero parlare di tortura in uno Stato di diritto come l’Italia? Le nostre forze di polizia torturano o, come sancito dalla Costituzione, svolgono il compito di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, tutelando i cittadini e lo Stato?
Oggi, per fortuna, grazie all’impegno sindacale, i Carabinieri non sono più lasciati soli: hanno una voce, hanno tutele, hanno rappresentanza. Come Sindacato Indipendente Carabinieri ribadiamo con forza che continueremo a garantire sostegno e difesa a chi, per troppo tempo, ne è stato privo.
Invitiamo con fermezza chiunque operi nell’informazione e nelle istituzioni alla massima prudenza: evitare la diffusione di notizie non verificate o l’attribuzione di responsabilità non accertate non è solo un dovere deontologico, ma un atto di rispetto verso la verità e verso le persone coinvolte.

