Roma, un piromane tenta di dare fuoco a due volanti della Polizia.
Ascoli Piceno, Carabinieri inseguono auto con a bordo dei pregiudicati. Il veicolo in fuga finisce in un burrone ed i militari si ritrovano indagati.
Episodi che riportano alla memoria tanti altri fatti di cronaca degli scorsi mesi e che, ad una lettura attenta, presentano un comune denominatore.
Ovvero, un’avversione sempre più visceralizzata nei confronti delle Forze dell’Ordine.
E non solo da parte dei delinquenti.
Una certa parte dei cittadini (piccola fortunatamente), una certa parte della Politica, una certa parte della Magistratura, punta sempre più spesso il dito contro Carabinieri e Poliziotti, come se i cattivi fossero sempre ed esclusivamente loro.
Si organizzano corsi per ragionare su come eliminare le istituzioni delle Forze dell’Ordine.
Si indagano operatori che hanno rischiato la vita per bloccare chi, attimi prima, aveva messo in pericolo vite umane.
Si tace su un certo modo ultra-violento di manifestare in piazza.
Perché, tanto, in quei contesti, i veri delinquenti non sono quelli con il volto travisato e con in mano spranghe e molotov…ma sono quelli che indossano la divisa.
Il SIC torna a ribadire con forza che è necessario un cambio di passo, che sia, prima di tutto culturale.
Chiediamo che le Istituzioni condannino trasversalmente l’illegalità e la violenza.
Che nessuno taccia ambiguamente per mere strategie politiche.
Non basta la retorica nei giorni delle commemorazioni, servono azioni concrete.
E se non arriveranno, il SIC è pronto alla mobilitazione, con ogni forma democratica e legittima con assemblee pubbliche, denunce delle inefficienze, richieste ufficiali al Parlamento e al Governo.
Chi oggi indossa la divisa lo fa con senso del dovere, ma anche con una dignità che non accetta più compromessi.
Il nostro giuramento non è silenzio. È servizio. E oggi quel servizio pretende giustizia.

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