NO ai Comandanti di corpo nelle APCSM. La Rappresentanza sindacale militare non può essere contaminata da vecchi sistemi che appartenevano al CO.CE.R.

“Chiedere che i Comandanti di Corpo assumano ruoli dirigenziali nelle APCSM è un attacco alla credibilità della rappresentanza sindacale militare.”

Il SIC esprime ferma opposizione al contenuto della lettera sottoscritta da 18 APCSM, indirizzata ai Ministeri competenti.

Tra le proposte avanzate, spicca con particolare gravità la richiesta di modificare l’attuale quadro normativo per consentire ai Comandanti di Corpo e ad altri ufficiali a ricoprire cariche dirigenziali nelle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM).

Il Codice dell’ordinamento militare (Decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66) e le leggi specifiche sulle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, stabilisce che i comandanti di corpo, e in generale i vertici delle forze armate, non possono essere iscritti o ricoprire cariche all’interno di queste associazioni.

Questi divieti sono motivati dalla necessità di garantire l’imparzialità e la neutralità delle forze armate, evitando possibili conflitti di interesse tra il ruolo di comando e l’attività sindacale. Inoltre, si vuole preservare la coesione e la disciplina interna, che potrebbero essere compromesse da un coinvolgimento diretto dei vertici nell’azione sindacale.

Esistono limitazioni specifiche per coloro che ricoprono ruoli di comando e vertice, proprio per garantire il corretto funzionamento e l’efficacia delle istituzioni militari.

Si tratta di un divieto chiaro e diretto, introdotto per impedire qualsiasi commistione tra potere gerarchico e funzione sindacale.

Non è interpretabile. Non è aggirabile.

Al di fuori di queste figure esplicitamente incompatibili, esistono altre situazioni di forte inopportunità.

È il caso, ad esempio, di Ufficiali in servizio presso uffici disciplina, trasferimenti, contenzioso e avanzamento.

In qualunque ordinamento moderno, chi esercita funzioni di autorità sul personale non dovrebbe rappresentarne contemporaneamente gli interessi sindacali.

È un principio di neutralità funzionale che garantisce credibilità, rispetto e trasparenza.

COSA NASCONDE QUELLA LETTERA?

Oltre ad avanzare una richiesta palesemente contraria ai principi di razionalità e trasparenza necessari nella Pubblica Amministrazione, la lettera delle 18 sigle propone:

☆ trattamenti economici riservati per dirigenti sindacali;

☆ accesso facilitato a impieghi esterni e internazionali;

☆ tutele giuridiche e previdenziali di favore;

☆una sovrapposizione tra autorità gerarchica e funzione rappresentativa.

Tutto questo non rafforza la rappresentanza sindacale militare ma la indebolisce, intaccandone le funzioni prioritarie di giusta tutela dei diritti da salvaguardare e tutelare.

È un tentativo di restaurare il modello anacronistico della rappresentanza militare, archiviato dalla Legge 46/2022.

IL SIC NON PUÒ RIMANERE INDIFFERENTE A QUESTA ASSURDA ED INACCETTABILE PROPOSTA.

Il SIC difende i principi che giustificano la nostra stessa esistenza ovvero:

  • libertà sindacale reale, non nominale;
  • autonomia e rispetto della dignità dei lavoratori con le stellette.

Il SIC svolgerà l’attività  sindacale senza compromessi e senza  ambiguità.

SCARICA IL COMUNICATO IN PDF

Pubblicato in Comunicati, News.